
Qundo una è stufa di sentirsi un’aliena e desidera fare un giro in un mondo di simili, va a leggersi la stampa spagnola.
Non perché sia sempre d’accordo con ciò che si dice da quelle parti, ma perché è sicura che, comunque sia, ne trarrà una sensazione di normalità.
Oggi, a proposito del ritiro da Gaza, El País pubblica un fondo di un opinionista neo-con (ahimé), Hermann Tertsch, che dice più o meno quello che dicono tutti i giornali italiani, quindi non starò a tradurlo.
Sulla prima pagina di El Mundo, invece, spicca il richiamo a un’analisi di Javier Espinosa dal titolo “De cómo ceder ahora para conservar Cisjordania” che mi sembra più insolita per la grande stampa italiana e di cui traduco il primo paragrafo, visto che nel post qui sotto sostenevo un discorso simile:
L’evacuazione dalle 21 colonie di Gaza e dalle quattro situate nel nord della Cisgiordania comincerà stasera con la chiusura definitiva del primo territorio. Gli analisti locali avvertono che la storica decisione israeliana non sfocerà in un accordo di pace a causa della persistenza della colonizzazione della Cisgiordania.
“Sharon non ha lanciato il suo piano per raggungere la pace, ma perché la considera impossibile. Per questo, non bisogna aspettarsi progressi” spiega Yossi Alpher, un esperto israeliano del conflitto.
“Se Israele non ferma la colonizzazione, il potere del primo ministro palestinese, Abu Mazen, si dissolverà e i due popoli si ritroveranno ad affrontare un altro ciclo di violenza” afferma Amhdi Abdel Hadi, un analista palestinese.
E l’articolo continua con una ricostruzione schematica della storia degli insediamenti.
Ecco: queste piccole, semplicissime cose dette su una prima pagina di un normalissimo grande giornale europeo, mi trasmettono un senso di normalità che mi fa bene.
Per associazione di idee, mi sono ricordata che qualche tempo fa ero in treno con due colleghi, ché tornavamo al Cairo dall’Alto Egitto, e ci ritrovammo come compagno di viaggio un giornalista americano del National Geographic.
Un simpatico biondone venuto a fare un reportage.
E la colleghina spagnola, a cui la malizia non fa difetto, gli chiese: “E lì negli USA, come siete messi a libertà di stampa?”
Il giornalista alzò le spalle: “Mah, sai: l’unico limite sono un po’ le critiche a Israele. Per il resto, possiamo scrivere quello che vogliamo.”
Secondo me è un punto che andrebbe affrontato, con grande serenità, anche per quanto riguarda i nostri media, ché credo mostrino un po’ di eccesso di zelo nel loro aderire alle proposte degli addetti stampa (si dice così?) israeliani: ho appena visto il book di fotomodelli che Repubblica spaccia per “Fotoracconto” da Gaza e, devo dire la verità, sono impressionata.

“Il Signore tuo Dio ti ricondurra’ nel paese che i tuoi padri avevano posseduto e lo possiederai. Egli ti farà felice e ti moltiplichera’ più dei tuoi padri” Deuteronomio 30,5.
“Questa terra è degli ebrei, è scritto qui, nelle Scritture!…”
Evabbe’…
Ma a parte questo, pare che l’associazione dei coltivatori degli insediamenti israeliani ha annunciato di aver firmato un accordo per la vendita del 75 per cento delle serre presenti sul territorio che stanno evacuando. Le proprieta’, che valgono circa 14 miliardi di dollari, andranno a fondi internazionali che si occuperanno di rivenderle ai palestinesi.
Di piu’ non so.
Il Signore Dio tuo, ti ricondurra’lui, NON DICE TU DOVRAI OCCUPARE LA TERRA E LE CASE DEGLI ALTRI
FARLI FUGGIRE E QUELLI CHE RIMANGONO SCHIAVIZZARLI.
OGGI SHARON HA DETTO CHE IL SUO CUORE E’ PIENO DI DOLORE ALLO SPETTACOLO DELLO SGOMBERO DEI COLONI, MA QUANTO HA COMANDATO LA STRAGE NEL CAMPO PROFUGHI DI SHABRA E SHATILA IL SUO CUORE
ERA PIENO DI DOLORE?????
Sharon, è il primo dei nuovi Nazisti….