
Piove ed io, col mio sacchetto della spesa, cammino accostata a un edificio affinché il cornicione mi ripari.
Davanti a me, un esemplare di indigeno maschio avanza nella mia direzione.
Sarà alto 1,90, ben vestito casual, aria sana da dieta ricca in fibre e questi capelli bicolori che ultimamente sono spuntati in testa a metà della fascia di popolazione maschile di Milano compresa tra i 30 e i 45 anni, ‘sta sorta di chiaro-scuro perfettamente equilibrato che voglio a tutti i costi attribuire alla genetica o, al massimo, alle condizioni ambientali del luogo, ché io qua ci devo vivere e devo poterla prendere sul serio, questa città: sentirmi circondata da uomini che si fanno la tinta sarebbe di serio ostacolo alla mia integrazione.
Avanza verso di me e io, che ormai prevedo, lo attendo al varco: uno dei due dovrà spostarsi verso la pioggia, per far passare l’altro, e lui è più alto e più grosso di me e avanza deciso. E io mi fermo del tutto, quindi, e non mi sposto. E lui che fa? Si butta contro il muro, giuro! Si appoggia tutto alla parete dell’edificio e, a questo punto, mi devo arrendere e mi devo beccare la pioggia per oltrepassarlo.
Fenomenale.
La verità: l’ho fatto ridendo e ansiosa di correre a casa per scriverlo. Pensavo alla mia colleghina spagnola, giù in Egitto, a cui raccontavo questi aneddoti sul maschio milanese e lei non mi credeva.
Lo vedi, Julia? Lo vedi che non era la distanza a farmi caricaturizzare le situazioni? Sono così e, ad andare in giro con una videocamera per filmarli all’opera, ne verrebbe fuori un videoblog strepitoso, un documentario da proiettare nei cineclub, non dico in Medio Oriente ma anche in America Latina, in Spagna (che Dio ce la conservi), forse persino nell’Italia del sud: “Il maschio contemporaneo e la sua paura di bagnarsi le meches”. Segue dibattito.
Ora: non mi interrogherò sulle origini di questa mutazione genetica nota come “femminilizzazione del maschio”. E’ un discorso antico su cui tutte ci siamo interrogate a lungo. (Tutte no, anzi: il fenomeno ha turbato a partire dalla mia generazione, credo, ché le sorelle maggiori sono affezionate alle loro battaglie e non le mettono in discussione, esattamente come un alpino non metterebbe in discussione la sua trincea della prima guerra mondiale. Ricordo un dibattito con Anna del Bo Boffino, una decina di anni fa: un platea di donne giovani che si lamentavano della depressione del maschio e lei, imbestialita, che proclamava che bisognava farli deprimere ancora un po’, questi uomini, ché la depressione che già avevano non era sufficiente a fargli mollare il potere. Fu un autentico scontro generazionale, altro che il solito genitori-figli.)
Non mi preme risalire alle cause, dicevo, che peraltro sono note quanto l’acqua calda.
Quello che mi preme sapere è: ma chi è che ci va a letto, con questi qua?
Ma davvero ci sono donne a cui piacciono?
Voglio dire: è tecnicamente possibile farci una fantasia erotica, con uno che – metti un esempio a caso – si schiaccia contro una parete lasciando una donna sotto la pioggia pur di non bagnarsi i capelli tinti?
A prescindere da chi sia la donna, non è questo il punto.
Non verrebbe a tutte un attacco di frigidità fulminante, nel vedere il proprio compagno esibirsi nello stesso, istintivo riflesso, con qualsiasi passante (passantessa?) del pianeta?
A me verrebbe.
Mi scatterebbe un mal di testa perpetuo e incurabile. La pace dei sensi.
Poi ci si stupisce delle turiste che vanno a Sharm o a Hurgada e perdono la testa e il lume della ragione e consegnano il patrimonio e la vita a Mohammed, quello del bar dell’albergo, felici di farsi infinocchiare, stra-tradire e, sperabilmente, pure un po’ brutalizzare, ché se ti brutalizzano vuol dire che trasparente non sei.
E ci credo.
Se l’alternativa è uno che non si deve bagnare le meches, prevedo sbarchi di clandestine a migliaia lungo le coste egiziane, nei prossimi anni.
Ma pure a nuoto, non c’è bisogno del gommone! Tanto, cosa vuoi che sia un po’ di Mediterraneo da attraversare. Poche migliaia di bracciate e sei ad Alessandria, e poi sai come fa bene ai pettorali?
La vita ci impone di fare l’amore, questa è l’amara verità, ché sennò finisce. E, ahimé, sentirsi attratti gli uni dalle altre non è facile come lo si dipinge. Gli individui sono soggetti a rigidissime date di scadenza e, passato un tot di tempo, l’unica cosa che può renderci lieti di incontrare sotto le coperte il vecchio, caro Gustavo (o la vecchia, cara Antonietta) è un elementare, basico “io-maschio, tu-femmina” e viceversa. Il che vuol dire che la percezione della differenza di genere va tenuta viva, ed esiste un complesso cerimoniale, elaborato dall’umanità in migliaia di anni, che serve appunto a questo: a ricordarsi, attraverso la differenziazione dei gesti, che “io-maschio, tu-femmina, io-femmina, tu-maschio”.
Cerimoniale da applicare indiscriminatamente, peraltro, affinché la percezione del fenomeno sia costante, quotidiana e, di conseguenza, mantenga la sua funzione intrigante lungo l’arco di una vita.
Poi si può anche non farlo, ovvio.
Siamo tutti persone, tutti individui, ognuno si porti i pacchi suoi e tenga asciutte le meches sue e buonanotte.
Va benissimo, chi dice di no.
Forse è persino più giusto da un punto di vista ideologico, probabilissimo.
Solo che, secondo me (e anche secondo i resoconti di qualche amica), va a finire che il sesso ce lo faremo raccontare in cartolina o – dipende da quanto siamo raffinati – da qualche regista dal nome esotico allo Spazio Oberdan, sessione delle 21,30.
Io, poi, per un attimo ho avuto voglia di chiederglielo, al tizio: “Ma davvero mandi me sotto la pioggia? E ti viene d’istinto o è una cosa calcolata?”
Mi sono trattenuta perché io la conosco, ‘sta città, e so cosa mi avrebbe risposto lui.
Mi avrebbe detto: “Ma io vengo da destra”.

Poi però se ti avesse ceduto il passo perché sei una donna, gli avresti dovuto lavare i piatti e stirare le camicie, per par condicio.
A parte la battuta, la vedo diversamente su questa cosa.
Un Uomo (o una Donna) avrebbe fatto il gesto gentile di bagnarsi per chiunque: uomo, donna, bambino/a, vecchio/a, bello/a, brutto/a che fosse.
Se poi la cosa era limitata al valutare solo la reciproca scopabilità, allora è un altro discorso.
Tu hai detto che non t’attizza perché non è stato gentile. Lui avrà pensato che non valeva la pena essere gentile perché forse non lo attizzavi. :D
Se` riesci a trovare un po’ di tempo, ti consiglio una visita in un istituto di bellezza, ne vedrai delle belle e avrai tanto materiale su cui documentarti.
scusa, Lia, ma che ci fai ancora lì??? ci sono tanti bei paesini di provincia in Italia, dove i maschietti sono ancora maschietti e quando piove ti portano l’ombrello e ti accompagnano fino al portone di casa.
Eleni
Mammamia…. speriamo che la situazione migliori!
Voglio essere ottimista.
Scusa ma cosa ci stai a fare a Milano ?
se la odi cos’ tanto e odi i suoi abitanti ma perchè non te ne torni a Napoli !! Magari ti lasciano passare sotto il cornicione quando piovi.. per fregarti la borsetta !!!!
Ma io mica la odio, Christian: la osservo, che è diverso.
(Napoli???)
Volevo replicare ma mi viene detto che il post e’ questionable :
Your comment was denied for questionable content.
mah…
Lia, forse ti avrebbe detto “sto lavorando”. Lo dicono tutti, quando gabbano la coda in farmacia, quando parcheggiano sulle rotaie del tram o sui passi carrai altrui, quando spintonano per salire sulla metropolitana. Sono stronzi, ma no, sono solo rintronati da vent’anni di Mediaset e milaninter.
Poi però quando verrai con noi all’Anteo a vedere un film di quelli buoni e poi si cenerà da Monica, vedi che Milano è popolata anche da esseri umani.
Eccheccazzo.
Non posso pensare che i Lombardi siano così.
“Tizzi strani” albergano in tutto il mondo, non sono una specialità brasiliana!
Sicuramente, un pò al buio, sotto la pioggia, in una zona non centrale, và a sapere chi hai incontrato!
Comunque questa storia dei saloni di bellezza per maschietti è vera. Il mio dirigente (grande stxxxx) si fà bionda, cura le unghie dalla manicure, ed una bella passata alla lampada abbronzante (non so se si fa la ceretta!)!
Si fà giovane, il Dott. Ing. XXXX detto Sciolinda come lo abbiamo soprannominato!
Son ben contento dei miei compagni di lavoro, tutti coi capelli grigi-naturali, barba fatta, e come massimo di “raffinatezza” un sano dopobarba!
Diego: la blacklist ogni tanto fa le bizze, dovrò darci una guardata.
Prova a rimandarlo, il commento, se lo hai ancora. O prova a spedirmelo, ché davvero vorrei capire cosa succede.
Alberto: ma io lo so, che a Milano c’è un mucchio di gente simpatica! Però credo che quella che non lo è, invece, rientri in un sociotipo abbastanza definito che mi pare interessante osservare.
Giulio: so’ vanesi, so’. ;)
Skid: il mio discorso sull’attizzamento era un po’ più ampio e meno personale di così. ;)
E’ questo il punto, in effetti: a me viene naturale paragonare l’atteggiamento istintivo verso il genere femminile nel suo complesso del mondo in cui ero immersa fino a un mese fa con quello in cui sono ora, e la mia quotidianità è fatta di una miriade di piccoli gesti che mi sorprendono, mi spiazzano e/o mi sbalordiscono, qua.
Semplicemente perché li vedo.
Tempo un mese e non li vedrò nemmeno più, quindi tanto vale che li registri adesso.
Tra l’altro, mi viene spontaneo vederli con gli occhi con cui li potrebbe vedere una donna araba appena sbarcata, e mi diverte immaginare il suo prevedibile sconcerto.
Mi metto nei suoi panni e credo di capirne lo stupore.
Non è facilissimo da spiegare, se non si ha sotto mano un termine di comparazione condiviso.
La differenza fondamentale, comunque, sta proprio in quello a cui accenni tu, nel’alternativa tra il genere nel suo complesso o il singolo individuo.
La mia teoria è che, se ci si tiene allenati a captare la differenza di genere in senso ampio, si mantiene più alto il livello medio di sensibilità all’altro sesso.
Detto in altri termini: non è importante che io lo attizzi o meno, il tipo in questione. Uno allenato a reagire positivamente di fronte all’entità “esponente del sesso femminile” lo fa con tutte, da zero a 90 anni, senza nemmeno razionalizzarlo, per pura forza dell’istinto. Ed è un istinto che, nella vita, lo aiuterà a mantenere più alto il livello di desiderio per le singole individue che poi, di fatto, lo attizzeranno.
E viceversa.
Lo stesso dicasi a ruoli invertiti: per desiderare un singolo uomo con una certa costanza, deve piacerti la categoria da zero a 90 anni. Se ti abitui a non notarlo nemmeno, che il tale davanti a te è un uomo e non un ornitorinco o il tronco di un albero, la possibilità che pure il singolo individuo che ti piace si tramuti rapidamente in ornitorinco o in tronco d’albero è assai alta.
IMHO, ovviamente.
(Pubblicità progresso: “Cedere il posto alle signore, sul tram, garantisce una vita sessuale ricca e duratura. Con vostra moglie, non con le signore del tram.”)
milano deve essere veramente dura. nessuno è felice di andarci a vivere, da qui, dalla sicilia.purtroppo anche tu, come noi del sud, sei stato “costretta” ad andare lì. io sono andata (nel triveneto) e poi tornata, qui, nonostante viva con 500 euro al mese lavorando a tempo pieno,nonostante la mentalità di qui mi faccia spesso rabbrividire, nonostante il “razzismo” verso le donne e non verso gli immigrati, qui.non mi sono mai ambientata al nord, adattata rispondevo.credo sia anche una questione di terra, di cosa passi dalla mia pianta del piede e salga lungo la schiena quando cammino su questo suolo, e forse neanche me ne accorgo, ma fa.. fa la differenza!
Ok ma allora le donne manager rampanti e castranti? Le donne che fanno i militari di truppa? Evidentemente la raggiunta (e superata) parità di diritti delle donne nei confronti dell’ex sesso forte ha semplicemente dato via libera a quella femminilità di alcuni maschi eterosessuali che prima era impossibile da manifestare (pena appunto il non dimostrarsi maschio 100%). Oggi che lavori 100% macho vengono svolti anche da donne… bhe care signore non lamentatevi se qualche edonista vi fa prendere due goccie di pioggia. Qualche vostra collega ha indossasto mimetica e anfibi ed è ben contenta. Molto femminile vero? GI Jane, appunto.
oè
calma
hai incontrato un esemplare standard
ce ne sono ancora connessi al pianeta
ovunque
a milano conosco fior di maschi
e femmine umane assolutamente ragguardevoli
onorevoli
sbranabili
(ma sono un maschietto)
le mie amiche mi raccontano di mirabilie, e non sessuali: maschili. e quindi anche sessuali, anche.
la mia opinione: non è il luogo che fa il monaco
ci sono zone, macule, zolle
dove siamo sempre noi ovunque
per sempre. qualsiasi cosa accada.
aspetta un po’, non (pre)giudicare
amennnnnnnnnnnnnnnnnnnnn
Mi sono sempre sentita strana, a farmi venire lo sfarfallio in petto per una sedia spostata o una porta aperta, o ad arrabbiarmi quando il tizio di turno studiava la mia reazione di fronte al venditore “Bella rosa, compra rosa per bella signorina” e valutava se era il caso di risparmiare i 5 euro o “stupirmi” con tale munifico omaggio. Sono strana, ma uno dei momenti in cui ho capito che il Boccolone era l’unico che potevo pensare si sposare è stato quando, carico come un somaro di pacchi e pacchetti, si è fermato per togliere dalle mie manucce sante l’unica bustina superstite contenente numero 3 pomodori + 1 cespo di lattuga. Che io i pesi me li so portare anche da sola, ma se me li portano mi dispiace mica. Non la considero un’onta. Ieri sera ho colto un’osservazione intelligente in tv, proveniente da (udite udite) Alba Parietti. La quale si inalbera quando sente dire “Sei una donna con gli attributi, con le palle”. Ha ragione: perchè sentiamo il bisogno di farci cucire addosso un paio di testicoli per dire che abbiamo personalità? Che ognuno si tenga i suoi gioiellini.
Dico anche a te quello che ho detto a Alberto, Rota: anch’io a Milano ho carissimi amici e amiche, ci ho vissuto e mi ci sono divertita e tutte queste cose qua.
Son mica scema, perdinci.
Però esistono degli atteggiamenti locali che variano da una parte del mondo all’altra e che, osservati, fungono da termometro di un clima e di una cultura.
Non stereotipi ma sociotipi, come dice chi si diletta con l’intercultura, “e cioè delle caratterizzazioni che derivano da una generalizzazione razionale di stereotipi empiricamente verificabili.”.
http://216.239.59.104/search?q=cache:meijSDs1OLwJ:venus.unive.it/aliasve/index.php%3Fname%3DEZCMS%26page_id%3D433+sociotipi+stereotipi&hl=it&client=firefox-a
deve essere una questione generazionale:
i padri degli attuali 30 non osavano aprire la portiera della cinquecento alle loro mogli per paura che attaccassero una ramanzina chilometrica su “rapporto uomo-donna nel xx secolo, e parità e dignità, e la società che cambia e tu sei un veteromaschilista e blablablabla” (li capisco ovviamente, pur di evitare una discussione del genere sarei disposto a sbattere a calci sotto la pioggia la donzella che incrocio per dimostrarle che la parità dei sessi esiste e per farla contenta)
i figli non hanno imparato. c’è solo da aspettare una trentina d’anni che le mode cambino e la civiltà ritorni
Accaduto circa 10 minuti fa: sono alle Poste a fare la fila e avevo anche il numero. Quanto arriva il mio turno non riesco a raggiungere lo sportello che un uomo sulla cinquantina, incravattato per bene, sbarbato, insomma impeccabile, mi passa avanti come un fulmine (e veniva direttamente da fuori!) ed incomincia a parlare con l’impiegata. Sono rimasta immobile con le mie carte in mano e ho pensato “devo stare calma, forse vuole chiedere solo un’informazione”. Invece ha fatto la sua bella operazione ed io sono rimasta al suo fianco e lo guardavo sbalordita. Ho atteso che finisse. Alla fine mi è passato accanto, io stupefatta gli ho detto “credo che Lei mi debba almeno dire grazie”.Lui mi guardava, rideva, e ha incominciato a dire “ah, perchè c’era lei… oh…ma davvero”.
Lia, non so cosa avesse la tua blacklist, non credo una prevenzione contro i commenti sfavorevoli ai milanesi, visto che ne ho visti altri :-)
Rimandarti il post e’ problematico, di solito scrivo di getto. Nell’insieme dicevo : le milanesi, non tutte per carita’, sono le degne compari di quell’esemplare da te incontrato. Abito in valle d’aosta e qui siamo stati invasi dai milanesi che cercano di esportare la loro mentalita’.
piace la tua invenzione “pubblicità progresso” ;-)
L’osservazione non mi avrebbe stupito neanche se tu fossi sempre stata a Milano, Liuzza,
ma visto che ci sei (in Italia), credo ti converrebbe guardarti un programma della De Filippi. E’ duro, ma necessario.
Una anticipazione: in questo momento va di moda il maschio ‘metrosexual'(il termine è stato importato direttamente dalla tua cara Spagna).
Il metrosexual è un genere di maschio altamente diffuso tra i giovanissimi, ma si trovano anche esemplari sopra i trenta.
Il metrosexual ha le sopracciglia e il corpo depilati con cura, è abbronzato, veste soprattutto di nero e di bianco e per strada sta più attento a chi guarda lui che a chi guarda la sua ragazza. In realtà, la presenza femminile per il metrosexual è un ulteriore accessorio, che come tale non deve essere protagonista…
Mi fermo qui, il resto lo scriverai tu tra qualche tempo.
fra i commenti leggo: “ma allora le donne manager rampanti e castranti?Le donne che fanno i militari di truppa?” Oh! Finalmente ! Bello stereotipo anche questo! finalmente ho l’occasione per dire che donne simili esistono, certo, ma così come esistono gli allievi imbecilli in una qualsiasi classe di allievi normali. Come dire voi donne che avete osato uscire dalla casa-cucina-lavanderia-stireria siete ridotte così. No no no no caro mio, qui non ci siamo;) Io comunque donne manager o donne militari sfegatate e barbute mica ne conosco di persona, sul serio, e sì che conosco e ho conosciuto un’infinità di donne.
Ma perchè una non può fare il soldato o lavorare in una acciaieria e poi aspettarsi una qualche forma di gentilezza dall’altro sesso?
Oggi ero sotto l’acqua alla fermata dell’autobus e un signore mi ha offerto di ripararmi sotto il suo ombrello. E si che sono un metro e ottantacinque e ho i basettoni. E non era nemmeno gay. E’ solo che uno può essere gentile e basta. Senza secondi fini che non siano quello di vivere meglio con i propri simili, uomini o donne che siano. Certo se uno ha paura di rovinarsi le meches non guarderà molto più avanti del suo naso.
Io a Roma ho incontrato una punk di sera.
Faccia bianca-cadavere, labbra cianotiche, magrissima che sembrava uscita dal Biafra (paese estremamente povero), tutta vestita di nero.
Tornavo tranquillamente dal giretto serale con la mia Lilli, quando me la sono trovata davanti e mi è preso un accidenti, sembrava la morte in vacanza!
Concordo perfettamente con SkidX. Uno di questi giorni mi dilungo di più, Lia, che è un po’ che mi stuzzichi su questo argomento…sempre bello leggerti. Nora
Mah, io rimango convinto che sono i milanesi a essere così. Fanno i fatti loro e guai a tagliar loro la strada.
Davvero trovi che si debbano lavare i piatti a chi ci cede il paso per strada, Nora? ;)