Ho fatto una gran fatica a decidermi a segnalare anche qui l’intervista (nel “Continua”) a Moshir Al Masri (nella foto), portavoce di Hamas a Gaza, concessa a Silvia Cattori alcuni giorni prima delle elezioni.
In italiano è disponibile già da due giorni, ovvero da quando l’ha tradotta Miguel Martinez, membro di Tlaxcala, rete dei traduttori per la diversità linguistica, e sta, ovviamente, avendo tutta la diffusione del caso.
Io invece ho fatto fatica, dicevo, e non certo per il contenuto dell’intervista: mi è sempre parsa incredibile l’abitudine dei media di qua di porsi domande e risposte sulla Palestina evitando scrupolosamente di consultare i diretti interessati.
Se c’è una cosa che ti fa sentire informata, quando sei nel mondo arabo, è proprio il fatto che, finalmente, riesci a sentire il punto di vista dei protagonisti – assenti – dei nostri dibattiti politici.
Sarebbe stato quindi normale, addirittura scontato, che io la segnalassi immediatamente.
Il problema è che ho sentito un’ondata di irritazione, nel leggerla, che ancora non mi è passata. E l’irritazione è dovuta tutta alle domande dell’intervistatrice.
Intendiamoci: nutro il massimo rispetto per una giornalista – più che preparata – che ottiene e diffonde un’intervista tanto interessante e pertinente, in questo momento e di fronte all’inconsistenza e all’oziosità del panorama giornalistico a cui siamo abituati.
Quello che non capisco è perché si debba vanificare un così sacrosanto lavoro – che dovrebbe, se non erro, fare conoscere il punto di vista di chi oggi governa i palestinesi a un’opinione pubblica presso cui costoro sono esclusivamente demonizzati – andando a proporre domande che si fa fatica a distinguere da un comizio. Dell’intervistatrice stessa.
Mi chiedo, francamente, quale lettore abbia in mente la giornalista.
Se è riuscita a irritare persino me, che il cielo sa quanto condivida la causa dei palestinesi, quale effetto può mai fare al lettore medio che, guarda caso, è proprio colui che più ha bisogno di essere raggiunto dalle voci che non ha mai modo di ascoltare direttamente?
Ma che senso ha proporre informazione in questo modo gruppettaro, inutilmente militante, sfacciatamente e provocatoriamente schierato dalla parte dell’intervistato?
Che utilità ha?
Certo: se gli interlocutori dei palestinesi in Francia o in Italia devono essere esclusivamente i giovanotti dei centri sociali, i circoli alternativi, i 13 militanti a tempo pieno che esistono in tutta la penisola, andiamo avanti così che va benone.
Ma se, fosse mai, ci si proponesse di fare informazione e basta, informazione seria e sensata, in grado di raggiungere il lettore normale che senza internet non potrebbe accedervi, quest’uso sconsiderato di un linguaggio intriso di protagonismo militante è senz’altro il modo migliore per autoemarginarsi – che sarebbe il minimo – e, soprattutto, per mantenere la voce dei palestinesi completamente ai margini di un dibattito politico più ampio, per non dire adulto.
E’ da quando sono tornata in Italia che, a causa del mio rispetto e interesse per il mondo arabo, mi sento spintonata a forza in una collocazione politica infinitamente più marginale e settaria di quella in cui il mio buon senso mi collocherebbe.
Abbiamo una sinistra in cui Fassino in persona relega chi non si accontenta della narrativa israeliana di un conflitto che ci riguarda tutti presso i movimenti “radicali e intransigenti” e, quindi, ininfluenti.
Abbiamo movimenti attivi all’interno dell’Unione (eh, sì: mi sono ritrovata ad ampliare il circolo delle mie letture, dopo i noti accadimenti con SpI, e mi so’ fatta una cultura) che non fanno mistero di porsi come obiettivo – per carità, legittimo: peccato che le voci opposte siano tanto fievoli – liste elettorali prive di candidati filopalestinesi.
Che mi sembra un ottimo modo per ritrovarsi definitivamente privi di rappresentanza politica e, non vorrei dire, alla lunga pure molto più vulnerabili, vista l’aria intimidatoria che tira.
Ma è proprio necessario obbedire al ruolo che gli altri ti vogliono assegnare? E’ del tutto inevitabile acconsentire ad essere complici di chi ritiene che tu te ne debba stare nei centri sociali, se vuoi parlare di Palestina?
C’è forse qualche regola non scritta che impedisca di affrontare l’argomento utilizzando un linguaggio normale, facendo interviste normali, rivolgendosi a persone normali?
Insistiamo tutti a dire che la voce dei palestinesi è la voce del senso comune e della logica, che le loro rivendicazioni non potrebbero essere più normali e sensate, che sono vittime di un deficit di informazione e di comunicazione che li strangola da decenni e poi siamo i primi a comunicare al solo scopo di predicare ai convertiti?
Ditemi come si fa, a fare uscire quest’intervista – che pure meriterebbe – dal circolo dei soliti noti.
Spiegatemi quale blog normale, non militante o iper-motivato, te la linka, te la cita, te la pubblica, con domande fatte così.
E ditemi, in coscienza, se non è un’occasione sprecata.
Eccheccavoli.
P.S. Ovviamente, traduttor non porta pena. Ce l’ho con l’intervistatrice, meglio specificare. Ma ce l’ho, soprattutto, con un uso del linguaggio che è il peggior nemico della causa che si vorrebbe sostenere.
Io vengo da un mondo dove le ragioni dei palestinesi vengono esposte, con folgorante ragionevolezza, da casalinghe, negozianti, professori, impiegati, postini e manager, perché sono normali.
Vorrei evitare, in Italia, di finire avendo come unico amico Tommy il Rosso, anni 17, e di discutere di Palestina solo con lui, sbronzandomi di Moretti seduta sui gradini del centro sociale Conchetta.
Avrei un’età.
Silvia Cattori intervista Moshir Al Masri, 20 gennaio 2006. Fonte : voltairenet.org Tradotto dall’arabo in francese da Marcel Charbonnier e Ahmed Manai, e dal francese da Miguel Martinez, tutti membri di Tlaxcala, la rete dei traduttori per la diversità linguistica (transtlaxcala@yahoo.com). Traduzione in Copyleft. La seconda traduzione (verso l’italiano) è stata fatta in grande velocità e contiene sicuramente piccoli errori: i lettori sono invitati a segnalarceli.
Le elezioni legislative palestinesi del 25 gennaio 2006 si preannunciano come un sisma politico: Hamas potrebbe ottenere la maggioranza dei suffragi. Anche la stampa atlantista si sforza di demonizzare questo partito politico. Nel desiderio di offrire informazioni obiettive ai propri lettori, Réseau Voltaire ha realizzato una lunga intervista con il portavoce di questo movimento islamico. Rispondendo alle domande di Silvia Cattori, Moshir Al Masri presenta un gruppo di resistenza contro una situazione di estrema violenza, assai lontano dal fanatismo di cui lo si accusa.
Silvia Cattori : Dopo l’assassinio di Sheikh Yassin, il leader spirituale di Hamas,nel 2004, le autorità israeliane hanno giustificato la sua liquidazione sostenendo che si trattava del Bin Laden palestinese. Hanno diffuso l’idea che il movimento islamico Hamas fosse collegato ad Al Quaida. All’estero, quando i giornalisti parlano di Hamas, è in genere per presentare i suoi membri come ” terroristi “, e non come resistenti. Vi si rimprovera di aver rifiutato il processo di Oslo, e qui i fattivi hanno dato ragione. E’ largamente diffusa l’idea che ” Hamas non accetta l’esistenza d’Israele, che nessun ebreo potrà restare in Palestina e che ogni ebreo è un bersaglio che deve essere eliminato “. Cosa rispondete a chi vi accusa di voler ” gettare gli ebrei al mare ” e di rifiutare ” il diritto di esistere di Israele ” ? Potete precisare la vostra posizione politica su questi punti ?
Moshir Al Masri: Innanzitutto, permettetemi di ringraziare tutti i giornalisti stranieri che condividono le sofferenze e la tristezza del popolo palestinese, che hanno una coscienza umana, che comprendono l’ingiustizia che pesa sul nostro popolo e lo difendono. Grazie a tutti i giornalisti, uomini e donne, che compiono la loro missione professionale in maniera obiettiva e fedele, senza pregiudizi filoisraeliani.
Per quanto riguarda il rifiuto dell’esistenza d’Israele e il rifiuto della permanenza degli ebrei in Palestina, permetteteci di distinguere tra gli ebrei in quanto tali, cioè in quanto seguaci di una religione, che noi rispettiamo e con cui abbiamo condiviso una storia onorevole attraverso la storia islamica, e l’attuale occupazione sul nostro territorio. Il problema infatti non è un problema con gli ebrei. Noi porgiamo il benvenuto agli ebrei che vogliono vivere con noi; questo è un atteggiamento permanente che constatiamo lungo tutta la storia dell’Islam, già compresa l’epoca del nostro Profeta, Muhammad. No, il problema è che c’è un’occupazione che grava sul nostro territorio.
Di conseguenza, la nostra resistenza è legale, in virtù di tutte le leggi e i regolamenti internazionali. D’altronde, la quasi totalità delle rivoluzioni nel mnodo hanno avuto il fine di cacciare un occupante dal loro territorio. Questo fu il caso nel cuore dell’Europa e in America e di conseguenza, noi abbiamo il diritto di difenderci e di cacciare l’occupante dal nostro suolo. Ci sono accuse contro il movimento di Hamas, secondo cui questo movimento cercherebbe di ” gettare gli ebrei al mare “. Queste sono affermazioni false e infondate. Noi rispettiamo il giudaismo come religione e gli ebrei come esseri umani. Invece, noi non rispettiamo un’occupazione che ci caccia dalle nostre terre e che pratica contro di noi ogni forma di aggressione, adoperando le armi più atroci, utilizzate contro il nostro popolo palestinese.
Ne deriva che non si può accettre la presenza di questa occupazione. Permettetemi di darvene un esempio: se un uomo possiede una casa e qualcuno viene a occupare quella casa, e se poi il ladro accetta di al massimo di concedere una piccola parte di quella casa al suo legittimo proprietario, nel corso di quelli che lui stesso chiama ” negoziati “, dicendogli : ” tutto il resto mi appartiene “, qualcuno potrebbe accettare una simile situazione ? E’ accettabile essere cacciati dalla propria casa e poi riconoscere che la casa appartiene a colui che gliel’ha rubata ? E poi andare sul mercato e negoziare con il ladro per tentare di recuperare una piccola stanza e sopportare i suoi tentennamenti ? E quanto più, se il ladro uccide i vostri figli, spezza le vostre culture e distrugge le basi stesse con cui ti guadagni da vivere ?
No. Nessuna religione accetta questo. Nessuna persona dotata di ragione.
S.C. – Alla fine del 2002, quando ho incontrato il dott. Rantissi voi non eravate ancora costretti a vivere nascosti. Dopo il 2003, le cose si sono fatte molto più dure: Hamas è stato messo sulla lista nera delle organizzazioni ” terroristiche ” ; c’è stato l’assassinio del dott. Dr Rantissi e di centinaia di altri quadri importanti. Come prendete il fatto che nessuna istanza, nessuno stato occidentale, prenda in considerazione la gravità delle violazioni di legalità compiute da Israele, e vi tratti come un nemico? Che nel caso d’Israele, che si fa beffe dei principi della giustizia e della vita umana, che ha violato oltre 65 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, il diritto internazionale non viene applicato?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda la classificazione di Hamas tra i movimenti ” terroristi “, risponderò che certamente tale qualifica non è né fondata né ammissibile: Hamas pratica una resistenza onorevole ed equilibrata. Dire di Hamas che si tratterebbe di un movimento ” terrorista ” è inaccettabile. Noi non siamo ” terroristi “, noi non predichiamo l’omicidio, non rubiamo la roba d’altri e noi non siamo gli occupanti, che io sappia, per venire qualificati così ? ! ?
Noi ci difendiamo contro le incursioni, contro gli arresti, contro gli omicidi mirati, contro l’utilizzo da parte di Israele delle armi più crudeli per colpire senza pietà e arbitrariamente i civili. Noi abbiamo il diritto di difenderci. Ma è evidente che gli Stati Uniti prendono apertamente la parte d’Israele. E poi c’è anche questa debolezza dell’Europa rispetto alla posizione americana. Noi non possiamo fare a meno di constatare che ne deriva una connivenza europea con Israele, fondata sull’allineamento filoisraeliano dell’amministrazione americana.
Noi facciamo appello ai cittadini di tutto il mondo affinché riesaminino la natura del conflitto palestino-sionista e a comprendere, davanti alla tregua che noi abbiamo osservato e che gli israeliani hanno violato, che il problema non è dalla parte del popolo palestinese, non è dalla parte della sua legittima resistenza, ma piuttosto dalla parte dell’aggressione di cui il nostro popolo è vittima.
S.C. – Al minimo atto di resistenza non violenta o violenta, Israele vi manda i suoi bombardieri. Voi non potete ignorare che vi provocano per farvi passare dalla parte del torto e quindi giustificare l’uso della forza agli occhi del mondo. Contro il dominio d’Israele, cui gli stati internazionali danno carta bianca per massacrarvi, non è un suicidio voler rispondere con le armi ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda ciò che è costume chiamare ” l¹equilibrio delle forze “, permettetemi di insistere sul fatto che ogni paese occupato, da quando lotta contro un’occupazione militare, non gode certamente di un rapporto di forze favorevole. Altrimenti, se le forze fossero equilibrate, l’esercito occupante non potrebbe mantenere la propria occupazione del paese in questione e del suo popolo per un minuto in più.
Chiaramente, le forze sono totalmente squilibrate, e noi siamo deboli. Ma siamo deboli nella misura in cui ci mancano le armi, e non certamente nella nostra determinazione e volontà di tenere testa alle armi ultramoderne e sofisticate israeliane. Noi abbiamo la volontà delle montagne. Abbiamo il diritto dalla parte nostra, e noi siamo pronti a sacrificare tutto, dico tutto, per recuperare il nostro diritto usurpato e violato. Di conseguenza, è verosimile che riusciremo a creare questo equilibrio di forze a poco a poco. Tra l’inizio e la fine, l’Intifada ha cambiato tattica militare, passando da un tipo di azione a un altro, per essere in grado di portare colpi al nemico e di fermare la sua permanente aggressione contro il nostro popolo.
S.C. – Quale è stata la politica di Yasser Arafat verso Hamas ? E qualè è oggi quella di Abu Mazen ?
Moshir Al Masri : La politica verso il movimento Hamas dello scomparso presidente Abu Ammar [Yasser Arafat] che Dio lo accolga nella Sua misericordia ! è stata una politica fluttuante, che cambiava da un momento all’altro. Una cosa è certa: nel 1996, l’Autorità palestinese ha condotto una politica di arroganza e arbitrarietà verso Hamas ; ha gettato in carcere i suoi militanti e dirigenti, fino a imporre gli arresti domiciliari a Shaykh Ahmad Yassin.
Siamo stati pazienti, abbiamo superato le nostre ferite. Non per debolezza, ma per rispetto per il sangue palestinese e per conservare l’unità nazionale. Al contrario, ci sono stati periodi in cui il rapporto tra Hamas e il presidente Abu Ammar era un rapporto solido: c’è stata un’interazione. Qusto rapporto, si vede, non era monocolore: al contrario, ha assunto numerosi colori diversi, dei più vari.
Per quanto riguarda, stavolta, i nostri rapporti con il presidente Abu Mazen [Mahmud Abbas] : fino a oggi, il presidente Abu Mazen si è dimostrato un uomo debole. Noi ci siamo trovati d’accordo con lui su molti punti, ma le decisioni prese non sono state tradotte concretamente sul campo, e fino ad ora, è impossibile fare una vera valutazione della sua politica. Da una parte perché l’esperienza non è abbastanza lunga da permettere tale valutazione, ma soprattutto, d’altra parte, perché Abu Mazen non ha mai realmente applicato alcun progetto sull’arena politica palestinese, per quanto possiamo giudicare.
S.C. – Oltre 650 000 palestinesi sono passati per le carceri israeliane, e molti di loro hanno subito torture traumatizzanti. In Israele, ci sono al momento 9 200 prigionieri palestinesi. Come sapete, gli agenti dello Shabak adoperano tecniche sofisticate per degradarli, umiliarli, trasformarli in collaborazionisti. Ci si può meravigliare del fatto che l’Autorità palestinese non ha chiesto con maggiore insistenza la liberazione dei prigionieri, come premessa a ogni negoziato! Centinaia di militanti di Hamas e del Jihad sono stati arrestati nel corso degli ultimi mesi in Cisgiordania. Questi arresti e questi assassini avrebbero potuto avere un successo così massiccio, senza la collaborazione dei servizi di sicurezza palestinesi con lo Shin Beth ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda gli arresti e gli omicidi ” mirati “, bisogna sapere che non avrebbero mai potuto aver luogo senza la collaborazione dei servizi di sicurezza palestinesi con lo Shin Bet. Noi affermiamo che vi è stato un patto, per cui l’Autorità palestinese si è legata le mani davanti al nemico palestinese e che secondo i termini di aquesto patto, vi è stato un coordinamento nel campo della sicurezza che ha posto il campo palestinese in un impasse terribile e con dissensi interni.
E’ stato impossibile imporre gli arresti, la caccia all’uomo, gli arresti domiciliari ai militanti e ai dirigenti di Hamas solo in ragione di questa collaborazione tra i responsabili della sicurezza israeliani e palestinesi. Per quanto riguarda gli omicidi mirati e gli arresti, è evidente che esiste tutta una rete di traditori, che vanno e vengono liberamente in Palestina. Sono loro che giocano un ruolo essenziale e diretto nelle operazioni israeliane di eliminazione. Lo stesso vale per le incursioni e le perquisizioni.
Purtroppo, l’Autorità palestinese non è stata all’altezza delle sue responsabilità, in questo campo, e noi non abbiamo voluto assumerci i compiti di ordine pubblico, per non creare dissensi nel campo palestinese, e anche perché non si potesse dire che noi avremmo uno stato nello stato. Noi non dirigiamo le nostre armi che contro quelli che ci aggrediscono, e spetta alla giustizia palestinese prendere le proprie responsabilità e risolvere ogni problema interno. E’ evidente che l’Autorità palestinese si è legata le mani da sola firmando accordi che ci proibiscono di perseguire i traditori che praticano l’omicidio dei nostri concittadini e indicando alle forze di occupazione i luoghi in cui si nascondono i [resistenti] palestinesi ricercati, che essi cercano per arrestare o ancora più spesso, per assassinarli.
S.C. Sembra che l’Autorità palestinese, dopo aver messo il proprio popolo in una situazione impossibile – invitandolo a cessare la lotta armata prima ancora della liberazione nazionale – e dopo aver firmato con Israele dei trattati ” tra due parti “, abbia fatto sparire il termine ” nemico israeliano ” dal proprio vocabolario. Recentemente, anche il ” diritto di ritorno ” è stato rimosso dal vocabolario dei dirigenti palestinesi, che adesso parlano di una ” soluzione al problemi dei profughi ” ma non di un diritto. Durante questo periodo, il denaro si è riversato a fiumi nelle casse di Abu Mazen. E’ un caso ? Questo denaro non è forse destinato a comprare tutta una élite politica e una classe media suscettibile di rinunciare alla lotta nazionale di liberazione ? Qual è oggi la posizione di Hamas nei confronti dell’Autorità palestinese ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda la modifica della terminologia e dell’uso, o del divieto, dell’espressione ” nemico israeliano “, l’Autorità palestinese ha operato di concerto con il nemico israeliano, in virtù di un accordo di sicurezza concluso tra di loro, per fare sparire molti concetti e a cercare di cancellarli dallo spirito di diverse generazioni di palestinesi. Ma la benedetta Intifada di al-Aqsà ha riportato queste definizioni e questi concetti all’ordine del giorno, in una maniera ancora più forte che prima, e questo grazie soprattutto alle azioni dell’occupante, fatte dei più orribili crimini e massacri perpetrati contro i figli del nostro popolo.
Sì, esiste una notevole debolezza nell’azione dell’Autorità palestinese, e sotto molti punti di vista. E come se fosse per caso, sono questi responsabili che vogliono cambiare il vocabolario. Ma le definizioni del popolo non sono quelle dei rappresentanti dell’autorità. Lo stesso vale per il diritto di ritorno dei profughi palestinesi. Quando un responsabile palestinese parla di ” risolvere il problema dei profughi “, ci si può vedere una concessione esorbitante, proveniente da quella parte. Noi parliamo qui dei milioni dei figli del nostro popolo che sono esiliati, scacciati, sparpagliati nella quasi totalità dei paesi del mondo e che hanno il diritto di ritornare a casa loro, alle loro terre, alla loro partia da cui sono stati cacciati con la forza. Questi sono i termini che usano il popolo e i combattenti. Quello che dicono certi rappresentanti palestinesi non è rappresentativo dell’insieme dei palestinesi.
S.C. – La Conferenza per il ” diritto al ritorno ” che si è riunito a Nazareth nel dicembre del 2005, ha messo in guardia coloro che vogliono imporre il riconoscimento dello Stato d’Israele in quanto stato ebraico e rimuovere il diritto di ritorno. Questo diritto resta per voi la pietra d’inciampo, ” un diritto inalienabile ” che nulla potrà cambiare ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda l’imposizione di un riconoscimento arabo e palestinese dello lo stato d’Israele in quanto stato ebraico e il riconoscimento del fatto compiuto, io penso che tale riconoscimento dello stato d’Israele sia estremamente pericoloso, perché significa l’abbandono del diritto palestinese, e questo significa che la politica del fatto compiuto si è imposto definitivamente al mondo arabo-musulmano.
Noi accogliamo a braccia aperte gli ebrei in quanto tali, ma non accogliamo a braccia aperte un’occupazione che schiaccia la nostra terra e il nostro popolo. Come ho già detto, noi non possiamo accettare di essere cacciati da casa nostra, dalle nostre case, dalle nostre terre, dopo di che torniamo a prendere possesso di una parte di quelle terre e riconosciamo al ladro la proprietà di tutto il resto, dicendo che questo gli spetta di diritto e consacrando questo diritto davanti al mondo intero. Ecco perché noi, di Hamas, mettiamo in guardia tutte le parti contro le conseguenze terribili che avrebbe il fatto di cadere nella trappola israeliana che consiste nel consacrare la politica israeliana dei fatti compiuti.
S.C. – L’Autorità palestinese ha puntato tutto sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente. Ma i palestinesi sono pronti ad accettare uno stato sull’8 % dei territori storici per regolare così tutti i torti causati da Israele dopo il 1948 ? Uno stato unico in cui gli ebrei e i non ebrei vivano con diritti uguali non sarebbe una soluzione più equa ?
Moshir Al Masri : Ci tengo a dire che il movimento Hamas crede alle soluzioni per4 tappe, ma non alle soluzioni basate sulle concessioni. E’ questo che aveva affermato lo Shaykh Yassin, fondatore e dirigente di Hamas, più di quindici anni fa. Egli aveva detto : ” Noi possiamo accettare la creazione di uno stato in Cisgiordania, nella striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, con il ritorno dei profughi e la liberazione di tutti i prigionieri.
Allora potremo firmare una tregua di lunga durata, per dieci anni se occorre, o anche di più “. Ma è chiaro che il nemico sionista vuole perpetuare la sua occupazione. Prova ne è che Sharon, dopo aver venduto il ritiro da Gaza come una ” dolorosa concessione “, ritorna a Gaza uccidendo e bombardando, e ritorna al nord della striscia di Gaza per crearvi una terra di nessuno. Si vede : non conosce altra lingua che quella dell’occupazione.
Non sa cosa voglia dire una tregua, come mostra la sua violazione della tregua attuale, e non conosce la lingua della pace. Non conosce altro che la lingua del crimine e del terrore contro il nostro popolo. Di conseguenza, confermiamo la nostra adesione a soluzioni a tappe, ma in cambio, non sapremo riconoscere l’occupazione del nostro territorio. Ecco perché il resto del mondo dovrà riunirsi per mettersi al fianco del nostro popolo dolente e martoriato, il cui territorio è occupato, i cui luoghi sacri sono violati e i cui figli sono le vittime della peggiore aggressione. Quanto alla creazione di uno stato che riunisca ebrei e palestinesi, noi abbiamo sempre affermato – ma io lo voglio riaffermare ancora una volta – che noi abbiamo convissuto durante tutta la storia islamica con gli ebrei che in quanto dhimmi, nello stato musulmano, godevano degli stessi vantaggi ed erano soggetti agli stessi obblighi nostri; facevano parte della nostra patria. Di nuovo: il problema non è con gli ebrei. L’unico problema che noi abbiamo è con l’occupazione israeliana.
S.C. – Dopo il ritiro dei coloni da Gaza, la comunità internazionale ha considerato questo ritiro come un passo verso la pace. Ora, dove è la pace? Il vostro movimento afferma che Gaza è stata liberata. Ora, quelli che l’hanno visitata recentemente hanno riferito che il milione e mezzo di palestinesi che vi abitano si trovano sotto il controllo assoluto d¹Israele ; una sorveglianza e una coercizione che cresceranno ancora a causa della costruzione da parte di Israele della triplice barriera munita di mitragliatrici telecomandate, di monitor elettronici ed ottici. Piuttosto che parlare di liberazione, perché non denunciare il fatto che gli abitanti di Gaza sono murati dietro barriere, in un campo di concentramento ?
Moshir Al Masri : Sì. È chiaro che ciò che Sharon ha voluto vendere è una menzogna. In effetti, il ritiro da Gaza non è un vero ritiro, né un ritiro totale. Israele continue à occupare lo spazio aereo di Gaza : i suoi aerei non smettono di sorvolare Gaza, i bombardamenti continuano e gli attacchi simulati, così come gli omicidi mirati dall’aria, per mezzo di velivoli senza pilota e di missili.
Lo stesso vale per l’accerchiamento terrestre e marittimo, compreso il punto di passaggio di Rafah, che è l’unica uscita rimasta al popolo palestinese che vive nella striscia di Gaza: è piena di telecamere, ci sono commissioni di sicurezza miste che interrogano tutti coloro che entrano dentro la striscia di Gaza o ne escono, anche se non c’è più una presenza militare israeliana effettiva. Ne consegue che viviamo in un’immensa prigione, e che il nemico israeliano non ha fatto alcuna concessione.
Si è ritirato da Gaza solo sotto i colpi della resistenza : lui stesso ha riconosciuto che non si può più sopportare il peso in termini di sicurezza che ricadeva sulle sue spalle a causa dell’occupazione della striscia di Gaza, in particolare nelle colonie, grazie ai colpi della resistenza palestinese, nonostante i mezzi rudimentali di cui disponeva quest’ultima, che pure è riuscita a colpire il nemico israeliano infliggendogli una dura lezione e insegnandogli che la terra palestinese non sopporta più di essere occupata da Israele.
S.C. – Al contrario dell’ANC in Sudafrica, né Arafat né Abu Mazen hanno mai fatto appello al boicottaggio internazionale, o alla lotta civile, o a sanzioni punitive contro Israele. Lo stesso presidente dell’università palestinese Al Quds ha protestato contro il boicottaggio delle università israeliana lanciato da alcuni inglesi. Come spiegate una tale sottomissione a Israele, quando i palestinesi si aspettano che le proprie autorità difendano la loro causa?
Moshir Al Masri : E’ chiaro che l’Autorità palestinese comincia a incorrere in una deriva pericolosa e che certi suoi dirigenti si accasciano nelle proprie poltrone. Sono pronti a far ogni concessione possibile e immaginabile.
E’ di questo che ci siamo resi conto, con il genere di accordo che hanno firmato: non c’erano una posizione solida dell’Autorità palestinese che fosse in grado di mettere fine all’aggressione sionista contro il popolo palestinese. Il discorso dominante era quello delle concessioni: è questo linguaggio delle concessioni che si è imposto per la maggior parte del tempo, a un punto tale che il presidente di un’università palestinese ha osato protestare, e in questo avete pienamente ragione, contro il boicottaggio delle università israeliane, come se vivessimo alla pari Israele, dimenticando totalmente il nostro sangue versato, la confisca delle nostre terre e la messa sotto occupazione di tutte le possibilità popolo palestinese !
Sì, purtroppo, esiste la sottomissione dell’Autorità all’amministrazione israeliana, in cambio di non-concessioni israeliane verso l¹Autorità. E questo, perché l’Autorità si è lasciata legare mani e piedi da accordi da cui non può uscire, nel momento stesso in cui Sharon e i suoi compari negano gli stessi accordi, dichiarando che gli accordi di Oslo non hanno più esistenza pratica, sul terreno.
S.C. – I parlamentari europei – di sinistra e di destra – hanno votato nel 2004, a grande maggioranza, una risoluzione chiamata ” Pace e Dignità in Medio Oriente” che esige che l’Autorità palestinese conduca una lotta contro gli atti di terrorismo. Questa risoluzione :
” ribadisce la sua ferma condanna così come il rifiuto di ogni atto di terrorismo commesso da organizzazioni terroristiche palestinesi contro il popolo israeliano ed esige che l¹Autorità nazionale palestinese conduca una lotta senza quartiere contro tali atti di terrorismo fino allo smantellamento totale di tali organizzazioni ” ” dichiara espressamente che il terrorismo palestinese, che le sue vittime siano civili o militari, non solo è responsabile di numerose vittime innocenti, cosa che lo rende ancora più condannabile, ma in più nuoce gravemente al processo di pace che si cerca di riprendere “.
Cosa dite all’Europa?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda i ” terroristi “, e l’affermazione secondo la resistenza non solo ucciderebbe degli innocenti, ma sarebbe un ostacolo al processo di pace, noi diciamo: ” osserviamo in maniera attenta e precisa lo scenario palestinese e gli avvenimenti che vi hanno avuto luogo dopo la firma dell’accordo di pace tra palestinesi e israeliani.
Chi ha cominciato a uccidere? Chi è stato il primo a perpetrare dei massacri? Come è cominciata l’Intifada di Al-Aqçâ, che noi continuiamo a vivere ancora oggi? Non fu per caso con la visita provocatoria di Sharon alla Moschea di Al-Aqçâ, benedetta e santa per i musulmani e per il popolo palestinese ? I fedeli [musulmani] avevano protestato e le forze di occupazione hanno ucciso decine di loro, in pochi momenti.
Fu allora che insorsero le folle, ovunque, per difendere i propri luoghi santi, come era loro diritto e loro dovere. E la prima Intifada non è scoppiata forse dopo che un colono aveva deliberatamente ucciso sette operai palestinesi a Jabalya ? Di conseguenza, noi difendiamo il nostro popolo, e quelli che ci qualificano come ” terroristi ” si ingannano ; devono rivedere il loro apprezzamento.
Noi non siamo ” terroristi “. Noi promoviamo la vita, promoviamo un progetto di liberazione, difendiamo la dignità e la legittima fierezza. Il mondo europeo deve cessare di essere il complice dell’America, nel suo allineamento evidente con il nemico israeliano. Se studiate e investigate in maniera meticolosa i problemi in gioco nell’arena palestinese, capirete che in quasi tutti i casi, è l¹occupazione che provoca i problemi.
S.C. – Il recente successo elettorale di Hamas ha messo in panico l’Autorità palestinese. Pensate che dopo aver regnato per dodici anni come padrone assoluto, dopo essersi lasciati impantanare nei negoziati ” di pace ” che hanno solo portato ulteriori sofferenze ai palestinesi, sarà capace di rinunciare ai privilegi acquisiti a spese del proprio popolo e di accettare il messaggio che il popolo le manda?
Moshir Al Masri : Noi pensiamo che uno dei principi della democrazia consiste nell’accettazione dei risultati delle elezioni. La nazione non è il monopolio di nessuno, essa appartiene a tutti. Il movimento Hamas ci tiene a rassicurare tutto il mondo, l’Europa, l¹America e il mondo intero, così come l’Autorità palestinese : noi non abbiamo alcuna intenzione di prendere il posto di nessuno in queste elezioni, né di contestare nessuno.
Noi vogliamo consacrare una nuova tappa, quella della partecipazione politica, per farla finita con l’esclusiva nella presa delle decisioni in Palestina. Questa tappa sarà anche quella dell’unione nazionale di fronte alle sfide proprie di questa tappa: questo popolo che ha fatto i più grandi sacrifici per costringere l’occupante a ritirarsi da una parte del suo territorio oggi deve poter vivere una vita tranquilla e decente, lontana dalle manifestazioni di anarchia e di insicurezza provocate nella maggior parte dei casi dai servizi detti ” di sicurezza “, lontani dal sistema della raccomandazione e della tangente, lontani dalla perdite di risorse, dal vuoto davanti all’ignoto, che attualmente domina la scena palestinese. Ecco perché Hamas ha voluto partecipare senza aspettare oltre alle elezioni legislative, nel tentativo di salvare la scena palestinese da questa situazione deleteri.
S.C. – Per il popolo palestinese, è una situazione che non potrebbe essere più deprimente. Nulla di ciò che l’Autorità palestinese aveva promesso è stato realizzato. Ma se i palestinesi le hanno girato le spalle, questo non vuol dire che essi aderiscono al vostro programma?
Moshir Al Masri : E’ chiaro che a causa della monopolizzazione del potere da parte dell’Autorità palestinese, che da dieci anni prende da sola tutte le decisioni che riguardano l’avvenire del popolo palestinese, e d’altra parte a causa del successo del movimento Hamas e del suo programma in materia di resistenza legittimante riconosciuta da parte del diritto internazionale, e del fatto che questo movimento si è reso portatore delle preoccupazioni del popolo palestinese e della bandiera del cambiamento e della riforma, si è assistito a un raggruppamento popolare attorno a Hamas. Inoltre, il popolo palestinese è a maggioranza un popolo musulmano.
Ora, Hamas è un movimento musulmano, che vuole che il nostro popolo viva l¹Islam come una realtà concreta per quanto ci è possibile. E’ chiaro che l’Autorità palestinese non ha tratto la lezione dai suoi errori, e la sua situazione è deplorevole. E’ addirittura incapace di tenere testa ai propri membri che praticano il sequestro degli stranieri, che nuocciono all’immagine onorevole del nostro popolo, o che praticano l’occupazione di diverse istituzioni, il racket e l’intimidazione. Tutto ciò fa sì che l’Autorità palestinese attraversi un periodo di grande debolezza e di decomposizione. Ecco perché noi ci tenevamo a partecipare alle elezioni, affinché l¹Autorità recuperasse il proprio prestigio e il diritto ritrovasse il proprio primato. Noi vogliamo creare un’Autorità palestinese rispettabile, affinché il popolo palestinese la possa rispettare.
S.C. – Salvo che Ramallah, durante l’anno passato, in occasione delle elezioni locali, Hamas ha raccolto più del 50 % dei voti. Il FPLP, partito di sinistra, si è alleato a voi in certi comuni. Questo tende a dimostrare che non si tratta di votare per una religione, ma per uomini e donne integri che, al contrario dei quadri di Fatah, non hanno mai abbandonato la lotta di liberazione?
Moshir Al Masri : Il fatto che Hamas abbia concluso alleanze con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina o con altre organizzazioni conferma che non si tratta di un movimento settario, né sclerotico, né ripiegato su se stesso. Hamas è un movimento che si afferma come un pagina aperta a tutti, come un movimento pronto ad allearsi con tutti i figli del nostro popolo palestinese, per difendere gli interessi superiori del nostro popolo, nel quadro di un cambiamento e di una riforma reali nell’arena palestinese.
Da qui deriva il sostegno dato da Hamas a un candidato di sinistra per il posto di sindaco di Ramallah, un sostegno che non costituisce affatto un caso isolato, tutt’altro. Noi diciamo a tutti che non vogliamo prendere il posto di nessuno, non vogliamo cacciare nessuno. Vogliamo vivere un’esistenza degna e tranquilla, al riparo da tutti fenomeni che la scena palestinese conosce da dieci anni. Noi vogliamo accordarci su una strategia ben definita che protegga i diritti del popolo palestinese e conservi le sue conquiste, senza fare considerazioni sulle appartenenze di questi alleati: è sufficiente che siano palestinesi e che vogliano servire la causa del popolo palestinese.
S.C. – Perché avete deciso di partecipare a queste elezioni quando invece il Jihad islamico si è astenuto? Le elezioni sotto occupazione non distraggono i palestinesi dall’essenziale? La priorità non è quella di non nuocere al dialogo inter-palestinese per rilanciare la lotta nazionale?
Moshir Al Masri : Quali sono le priorità di Hamas, al momento attuale ? Mettiamo i puntini sulle ” i ” : Hamas ha tre priorità, nessuna delle quali è caduca o meno importante delle altre. La prima priorità è il rafforzamento dell’unità interna perché è chiaro che è questa unità che protegge il campo palestinese da ogni sviluppo pericoloso.
La seconda è il rafforzamento della partecipazione politica, che rappresenta un’opzione in grado di salvare la scena palestinese dall’attuale marasma. Il terzo punto è il rafforzamento del programma della resistenza come scelta strategica del nostro popolo, finché un’occupazione continuerà a pesare sulla nostra terra e finché dura l’aggressione continua contro il nostro popolo. Questa è stata la scelta di tutte le rivoluzioni del mondo, compreso in Europa e in America. Si tratta di una scelta riconosciuta dal diritto internazionale.
S.C. – La partecipazione di Hamas alle elezioni legislative palestinesi nei territori sotto il controllo dell’Autorità palestinese, è stata messa in discussione da Javier Solana. Costui, riprendendo le minacce degli Stati Uniti, ha fatto pressione sui palestinesi affermando che se Hamas avesse vinto le elezioni, gli aiuti finanziari europei sarebbero stati sospesi. Ciò indica che l¹Europa non riconosce ai palestinesi il diritto di scegliere i propri rappresentanti né quello di resistere. Questo ricatto, che minaccia i palestinesi con uno strangolamento finanziario, e quindi di renderli ancora più deboli di fronte all’occupante, impedirà ai palestinesi di votare per i candidati di Hamas o del FPLP ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda la questione di sapere se le minacce europee e quelle americane di tagliare gli aiuti sono in grado di dissuadere il nostro popolo dal sostenere Hamas, risponderò che penso che le dichiarazioni tanto europee quanto americane a tale effetto hanno coinciso con la quarta tappa delle elezioni comunali palestinesi, in particolare nelle città più grandi.
Ora, che effetto hanno avuto? Hamas ha vinto le elezioni nelle più grandi città palestinesi, come Nablus, El-Bireh, Ramallah o Jenin. Di conseguenza, il nostro popolo palestinese è un popolo che confida essenzialmente in Dio – che sia esaltato! – e che conosce il versetto coranico ” E’ nel cielo che si trova la vera vita che vi è stata promessa “. Il popolo sa benissimo che esiste un complotto internazionale ordito contro di lui. Di conseguenza, vuole scegliere coloro che saranno in grado di rappresentare la sua preoccupazione e coloro di cui sa, con fiducia, che saranno degni della missione che egli conferirà loro, per la grazia di Dio!
Noi, di Hamas, ci siamo messi alla prova, nel corso degli anni, in numerose istituzioni, sindacati, cooperative o altro, e abbiamo dato un esempio da seguire. E’ con conoscenza di causa che il popolo palestinese ci ha eletti, è a causa della sua fiducia. Di conseguenza, la provocazione dell’amministrazione americana che, a dire dei responsabili dell’Autorità palestinese, non concede al popolo palestinese che delle briciole che non rappresentano praticamente nulla nel bilancio palestinese e la posizione europea, vedete le dichiarazioni di Javier Solana che non penso riflettano una posizione europea ben studiata che rappresenti veramente tutti gli stati membri dell’Unione Europea, sapete.
Diciamo che io non considero che l’ultima posizione assunta dal Quartetto sia una posizione di grande fermezza. Si tratta piuttosto dell’espressione di una ritirata: dopo aver rifiutato la partecipazione di Hamas alle elezioni, certi partner internazionali hanno superato questo blocco, dopo aver constatato la determinazione e la volontà dei palestinesi, come anche l’unanimità sulla necessità della partecipazione di tutti a queste elezioni. Le potenze straniere che si oppongono alla nostra partecipazione hanno cominciato a brandire la minaccia di sospendere gli aiuti economici, poi hanno smesso di farlo dopo aver constatato che ciò non avrebbe dissuaso per nulla i palestinesi dal votare per Hamas. Allora si sono accontentati di formulare delle messe in guardia contro la partecipazione di Hamas a qualunque futuro governo palestinese.
Io sono convinto che i partner internazionali si vedranno costretti a scendere a compromessi con una realtà nuova per loro: il movimento Hamas è una componente autentica del popolo palestinese, fa parte di coloro che determinano la decisione politica palestinese.
S.C. – La posizione del Quai d¹Orsay [ministero degli esteri della Francia, ndt] è stata più sfumata di quella di Solana : ” Noi pensiamo che sia importante che il processo elettorale che sta avendo luogo nei territori palestinesi si possa svolgere normalmente. Hamas resta iscritta alla lista ” delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea, finché non avrà rinunciato alla violenza e riconosciuto lo stato d’Israele. Da parte nostra, seguiamo con interesse lo sviluppo di Hamas sul piano politico “. Vi sembra possibile rinunciare alla lotta armata e riconoscere lo stato ebraico d¹Israele ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda il riconoscimento dello stato d’Israele e la rinuncia alla lotta armata, io rispondo: come si è liberato il Libano; come si sono liberati molti paesi europei, e come si è liberata l’America del Nord? Non è stato con la cacciata delle potenze che li occupavano? Sono dieci anni che cerchiamo di negoziare, con quale risultato? Il risultato, non è forse l’ignoto? Il risultato non è forse il vuoto? Cos’ha raccolto l’Autorità palestinese? Cos’ha raccolto il popolo palestinese? Nulla, se non sofferenza, distruzione, la sconfitta della causa palestinese per dei lustri.
Non si può continuare a fare questo genere di esperienza, votato alla sconfitta, né accettare un’occupazione che si incrosta, che continua a uccidere, a massacrare, a perpetrare il terrore contro il popolo palestinese. Noi diciamo che Hamas è un movimento aperto, pronto al dialogo con chi lo cerca alla luce degli interessi superiori del popolo palestinese. Ma un dialogo con l¹occupazione sionista, questo è un dialogo che è già fallito, anche se è stato tentato sulla base delle più grandi concessioni da parte nostra, in cambio di assolutamente nulla da parte israeliana.
S.C. – Vi sconvolge sapere che i dirigenti dei paesi democratici si sono sistematicamente rifiutati di sanzionare Israele che viola le Convenzioni di Ginevra – demolizioni di case, esecuzioni sommarie, arresti arbitrari, omicidi di bambini – e anche sapere che le associazioni a favore della Palestina hanno collaborato con l’Autorità palestinese che è stato un sistema corrotto e repressivo? Non pensate che la vostra arma migliore consista nello spiegare meglio all’opinione internazionale che tipo di sostegno i palestinesi sotto occupazione militare si aspettano ?
Moshir Al Masri : Sì, mi sconvolge. In effetti, noi abbiamo bisogno di una vasta campagna mediatica. Ma è chiaro che i sionisti e i loro amici possiedono mezzi di informazione estremamente potenti che schiacciano i nostri. Israele ha violato la quasi totalità delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, come tutte le Convenzioni di Ginevra, commettendo i peggiori crimini terroristici contro il nostro popolo: distruzione di case, di terre agricole, omicidio deliberato di bambini innocenti e tutto ciò senza giudicare il più piccolo soldato responsabile di questi omicidi, in particolare di bambini come quello del giovane Muhammad Al-Durra, a cui tutto il mondo ha assistito: l’hanno visto gridare, supplicare. Invano. Il risultato? Il soldato responsabile di aver ucciso deliberatamente è stato in carcere per appena un mese. Questo equivaleva puramente e semplicemente a farsi beffe del sangue palestinese versato.
Sì, dobbiamo denunciare tutte queste esazioni israeliane, tutte le violazioni israeliane delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e anche di quelle delle Convenzioni di Ginevra. Noi abbiamo bisogno degli sforzi delle giornaliste e dei giornalisti europei, dei giuristi,di tutte le persone e istanze portatrici del senso della parola ” umanità “, che capiscono cosa significhi l¹occupazione e che conoscono l’orrore del crimine e del terrorismo sionisti contro il nostro popolo, affinché facciano capire al mondo, finché è loro possibile, qual è la vera situazione. Noi sappiamo che esiste una connivenza tra i regimi politici europei e il nemico israeliano, ma sappiamo anche che esiste presso di voi, in Europa, gente che difende i valori umani, e noi stringiamo loro fraternamente la mano, mentre li preghiamo di moltiplicare i contatti con noi.
S.C. – Detto altrimenti, Israele avrà il ruolo del buono finché l’opinione pubblica non capirà che la radice di questo conflitto non è la religione, ma la lotta di un popolo per difendere la propria terra, e anche l’espulsione di tre quarti dei palestinesi nel 1948 per installare al loro post della gente di confessione ebraica proveniente da ogni parte del mondo. Finché durerà tale negazione della storia, sarà facile per Israele ribaltare le responsabilità e accusare di terrorismo coloro che alzano la testa. Se voi otterrete la maggioranza alle elezioni legislative, sarete pronti a incontrare i responsabili politici europei per ricordare loro che il punto centrale del conflitto è l’esproprio e la pulizia etnica dei palestinesi da parte di Israele ? E più in generale, cosa pensate di fare ?
Moshir Al Masri : Se otterremo la maggioranza nelle elezioni legislative, ci penseremo. Ma, sul piano del dialogo con l’Europa e gli Stati Uniti, Hamas non è ostile verso nessuno, e noi siamo pronti a dialogare con chi vorrà dialogare con noi. Noi abbiamo dialogato con l’Europa, in particolare con dei parlamentari europei, e abbiamo instaurato un dialogo con degli universitari americani a Beirut (ma non si tratta di persone in possesso di qualunque potere esecutivo negli Stati Uniti) .
Hamas è un movimento aperto a tutti, e certamente non un movimento rigorista né un movimento complessato. E’ chiaro, Hamas è un movimento portatore di un progetto islamico, che vuole che tutti vivano nella libertà e nella dignità, e quindi che il nostro popolo viva nella libertà e nella dignità. Quello che chiediamo al mondo è di non allinearsi, di non continuare con questo allineamento palese, omicida e provocatore con il nemico sionista, al prezzo degli interessi nazionali del popolo palestinese.
Noi siamo pronti a dialogare con qualunque partner, con l’eccezione di Israele che perpetua l¹occupazione e l¹aggressione contro il nostro popolo palestinese, al fine di rendere esplicito ciò che deve e può essere, e di mettere tutti al corrente di ciò che succede sulla scena palestinese, e anche al fine di ricordare ai nostri partner che il problema è l¹occupazione e l¹aggressione, e niente affatto il nostro popolo e la sua legittima resistenza. Il problema è da parte di coloro che sono venuti per cacciare il nostro popolo da casa sua e occuparne le terre. Di conseguenza, siamo convinti che il mondo libero deve fare uno sforzo perché il popolo palestinese possa vivere libero e con dignità, come vive lo stesso mondo libero.
Grazie a tutti.

Con una simile introduzione mi è passata la voglia di leggerla, l’intervista. Ne ho però appena sentita una su CNN a Mahmoud al-Zahar di cui non mi spiacerebbe avere la registrazione. Significativa, per le risposte che ha dato e per il fatto di esserci stata e insomma per l’impatto.
Mi ha stupito anche l’articolo di Sandro Viola ieri in prima pagina su Repubblica. Molto disincantato e secco nell’analisi delle ragioni del voto ad Hamas. Forse la terapia d’urto di questi anni non ha prodotto solo infoiamenti. Anche quello non on-line, ma se vi capita…
Giovanni: che cos’è diventato Haramlik un centro di documentazione? sù :)
Statuto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas)
(18 agosto 1988)
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso.
ÂVoi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. Se la gente della Scrittura credesse, sarebbe meglio per loro; ce nÂè qualcuno che è credente, ma la maggior parte di loro sono empi. Non potranno arrecarvi male, se non debolmente; essi vi combatteranno, volteranno ben presto le spalle e non saranno soccorsi. Saranno avviliti ovunque si trovino, grazie a una corda di Allah o a una corda dÂuomini. Hanno meritato la collera di Allah, ed eccoli colpiti dalla povertà , per aver smentito i segni di Allah, per aver ucciso ingiustamente i Profeti, per aver disobbedito e trasgredito (Corano 3, 110-112).
ÂIsraele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché lÂislam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui (parole dellÂimam e martire Hassan al-Banna [fondatore dei Fratelli Musulmani, 1906-1949], possa Allah avere misericordia di lui).
ÂVeramente, il mondo islamico sta bruciando, ed è pertanto obbligatorio che ognuno si dia da fare per occuparsi dellÂincendio per quanto può, senza aspettare che lo facciano altri (shaykh Amjad al-Zahawi [eminente studioso irakeno della shariÂa, 1883-1967], possa Allah avere misericordia di lui).
Introduzione
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso, ogni lode sia ad Allah. Cerchiamo il Suo aiuto, il Suo perdono e la Sua guida, e in Lui confidiamo.
Inviamo pace e benedizioni sul Messaggero di Allah  la sua famiglia, i suoi compagni, coloro che lo seguono chiamati dal suo messaggio, i seguaci della sua via Â, possano le benedizioni e la pace su di lui continuare tanto a lungo quanto durino i Cieli e la Terra. E oltre.
O Popolo:
Da un mondo in tormento, da un mare di sofferenza, dal battito di cuori credenti, da braccia cui è impedito di combattere, per senso del dovere e in risposta al decreto di Allah, è partito lÂappello che ha riunito il popolo e lo ha spinto a seguire le vie di Allah, così che ciascuno possa corrispondere al suo ruolo nella vita, superare gli ostacoli, sormontare le difficoltà sulla via. La nostra preparazione è stata costante, e così la nostra disponibilità a sacrificare la vita e tutto quanto ci è caro per lÂonore di Allah.
Così il seme di un movimento si è formato, e ha cominciato a viaggiare attraverso un mare tempestoso di speranze e di attese, desideri e aspirazioni, problemi e ostacoli, dolori e sfide, sia allÂinterno sia allÂesterno della comunità .
Quando lÂidea è maturata, il seme è cresciuto, e la pianta ha messo radici nella buona terra della realtà , lontano dalle emozioni passeggere e dalla fretta sprezzante, il Movimento di Resistenza Islamico è emerso per rispondere alla sua vocazione, che è quella di combattere per lÂonore del Signore. Il movimento ha stretto la mano a tutti i combattenti che lottano per liberare la Palestina. LÂanima dei suoi guerrieri si è unita alle anime di tutti i combattenti che hanno sacrificato le loro vite nella terra di Palestina fin da quando fu conquistata dai compagni del Messaggero di Allah  possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui  fino ai giorni nostri.
Il patto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) ha così preso forma, svelando la sua identità , precisando la sua posizione, chiarendo le sue attese, discutendo le sue speranze, e chiamando ad aiutare, sostenere e aggiungersi ai suoi ranghi. La nostra battaglia con gli ebrei è molto lunga e pericolosa, e chiede la dedizione di tutti noi. à una fase cui altre successive ne seguiranno, un battaglione che dovrà essere sostenuto da molti altri battaglioni del mondo arabo e islamico, oggi diviso, finché il nemico sia vinto e la vittoria di Allah sia sicura.
E vorremmo vedere questi battaglioni avvicinarsi quando guardiamo lÂorizzonte.
ÂE tra qualche tempo ne avrete certamente notizia (Corano 38, 88).
ÂAllah ha scritto: ÂInvero vincerò, Io e i Miei messaggeriÂ. In verità Allah è forte, eccelso (Corano 58, 21).
ÂDiÂ: ÂEcco la mia via: invito ad Allah in tutta chiarezza, io stesso e coloro che mi seguono. Gloria ad Allah, non sono uno dei politeistiÂÂ (Corano 12, 107).
Capitolo I
Introduzione al Movimento
Origini ideologiche
Articolo 1
La base del Movimento di Resistenza Islamico è lÂislam. DallÂislam deriva le sue idee e i suoi precetti fondamentali, nonché la visione della vita, dellÂuniverso e dellÂumanità ; e giudica tutte le sue azioni secondo lÂislam, ed è ispirato dallÂislam a correggere i suoi errori.
La relazione fra il Movimento di Resistenza Islamico e la Società dei Fratelli Musulmani
Articolo 2
Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è unÂorganizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dellÂera moderna. à caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise, e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nellÂeducazione e nella società , nel diritto e nella legge, nellÂapologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nellÂarte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita.
Struttura e formazione
Articolo 3
Il Movimento di Resistenza Islamico consiste di musulmani che si sono dedicati interamente ad Allah e che lo adorano in verità  ÂHo creato gli spiriti e gli uomini solo per lo scopo dellÂadorazione (dice Allah)  e che hanno riconosciuto i loro obblighi di fronte a se stessi, al loro popolo e alla loro terra. In tutto questo, hanno avuto timore di Allah e innalzato la bandiera del jihad di fronte agli oppressori, per liberare la terra e il popolo dallÂimmonda sporcizia, dallÂimpurità e dal male dellÂoppressore.
ÂInvece no, scagliamo la verità sulla menzogna, che le schiacci la testa, ed ecco che essa scompare (Corano 21, 18).
Articolo 4
Il Movimento di Resistenza Islamico accoglie tutti i musulmani che adottano il suo credo e la sua ideologia, compiono il suo programma, mantengono i suoi segreti, e desiderano unirsi alle sue fila per mantenere gli obblighi che si è assunto. Allah saprà ricompensarli.
La concezione del tempo e dello spazio del Movimento di Resistenza Islamico
Articolo 5
Poiché il Movimento di Resistenza Islamico adotta lÂislam come il suo stile di vita, le sue concezioni storiche vanno indietro fino alla nascita del messaggio islamico, allÂepoca dei pii antenati. Pertanto, Allah è il suo scopo, il Profeta è il suo modello, il Corano è la sua costituzione. La sua concezione dello spazio si estende ovunque i musulmani  coloro che adottano lÂislam come il loro stile di vita  vivono, in ogni luogo sulla faccia della Terra. Di più: si estende fino alle profondità della Terra e alle sfere più alte dei Cieli.
ÂNon hai visto a cosa Allah paragona la buona parola? Essa è come un buon albero, la cui radice è salda e i cui rami [sono] nel cielo, e continuamente dà frutti, col permesso di Allah. Allah propone metafore agli uomini, affinché riflettano (Corano 14, 24-25).
Unicità e indipendenza
Articolo 6
Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento palestinese unico. Offre la sua lealtà ad Allah, deriva dallÂislam il suo stile di vita, e si sforza di innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina. AllÂombra dellÂislam, è possibile per i seguaci di tutte le religioni coesistere nella sicurezza: sicurezza per le loro vite, le loro proprietà e i loro diritti. à quando lÂislam è assente che nasce il disordine, che lÂoppressione e la distruzione si scatenano, e che infuriano guerre e battaglie.
Come è stato eloquente il poeta musulmano Muhammad Iqbal [1877-1938, nato e vissuto nellÂattuale Pakistan], quando ha scritto:
ÂQuando la fede è perduta, non cÂè più sicurezza.
Non cÂè vita per coloro che non hanno fede. E chiunque è soddisfatto di una vita senza religione,
egli avrà la caduta nel nulla come compagna per la vitaÂ.
LÂuniversalità del Movimento di Resistenza Islamico
Articolo 7
A causa della distribuzione dei musulmani che hanno adottato la dottrina del Movimento di Resistenza Islamico in tutto il mondo, e che lavorano per sostenerlo, mantenere le sue posizioni e rafforzare il suo jihad, il movimento ha carattere universale. La sua chiamata è ampia a causa della chiarezza del suo pensiero, della nobiltà del suo scopo, dellÂampiezza dei suoi obiettivi.
à su queste basi che il movimento deve essere visto, valutato con equità e riconosciuto nel suo ruolo. Chiunque nega i suoi diritti, o si rifiuta di sostenerlo, o è così cieco da non vedere il suo ruolo, in verità sta sfidando il fato stesso. E chi chiude gli occhi alla realtà , intenzionalmente o meno, si sveglierà per ritrovarsi sopraffatto dagli eventi e non avrà scuse per giustificare la sua posizione. Il premio si dà a coloro che arrivano per primi.
LÂoppressione da parte dei propri parenti e concittadini è più dolorosa per lÂanima del taglio di una spada indiana.
ÂE su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità , a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. A ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità . Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi (Corano 5, 48).
Il Movimento di Resistenza Islamico è uno degli anelli della catena del jihad nella sua lotta contro lÂinvasione sionista. à legato allÂanello rappresentata dal martire ÂIzz-Id-Din al-Qassam [1882-1935, su cui cfr. supra in questo volume] e dai suoi fratelli nel combattimento, i Fratelli Musulmani del 1936 [che continuarono la lotta dopo che al-Qassam fu ucciso nel 1935]. E la catena continua per collegarsi a un altro anello, il jihad degli sforzi dei Fratelli Musulmani nella guerra del 1948, nonché le operazioni di jihad dei Fratelli Musulmani nel 1968 e oltre.
Benché gli anelli siano distanti lÂuno dallÂaltro, e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta  le preghiere e la pace di Allah siano con Lui  dichiarò: ÂLÂUltimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o lÂalbero diranno: O musulmano, o servo di Allah, cÂè un ebreo nascosto dietro di me  vieni e uccidilo; ma lÂalbero di Gharqad non lo dirà , perché è lÂalbero degli ebrei (citato da al-Bukhari e da Muslim).
Il motto del Movimento di Resistenza Islamico
Articolo 8
Dio come scopo, il Profeta come capo, il Corano come costituzione, il jihad come metodo, e la morte per la gloria di Dio come più caro desiderio.
Capitolo II
Obiettivi
Motivazioni e obiettivi
Articolo 9
Il Movimento di Resistenza Islamico si è sviluppato in un tempo in cui lÂislam si è allontanato dalla vita quotidiana. Così i giudizi sono stati rovesciati, i concetti sono diventati confusi e i valori sono stati trasformati; il male prevale, lÂoppressione e lÂoscurità infuriano, e i codardi si sono trasformati in tigri. Patrie sono state usurpate, popoli sono stati espulsi dalle loro terre o sono caduti riversi nellÂumiliazione ovunque sulla Terra. Lo stato di verità è sparito, sostituito da uno stato di malvagità . Nulla è rimasto al suo posto, perché quando lÂislam è assente dalla scena, tutto cambia. E queste sono le nostre motivazioni.
Quanto agli obiettivi: combattere il male, schiacciarlo, e vincerlo cosicché la verità possa prevalere; le patrie ritornino ai loro legittimi proprietari; la chiamata alla preghiera si oda dalle moschee, proclamando lÂistituzione di uno Stato islamico. Così il popolo e le cose torneranno ciascuno al suo posto legittimo. E lÂaiuto si chiederà ad Allah.
ÂSe Allah non respingesse alcuni per mezzo di altri, la Terra sarebbe certamente corrotta, ma Allah è pieno di grazia per le creature (Corano 2, 251).
Articolo 10
Mentre il Movimento di Resistenza Islamico crea un suo specifico sentiero, offre sostegno ai miseri e difesa a tutti gli oppressi, con tutte le sue forze. Non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la verità e sconfiggere la menzogna, in parole e opere, qui e dovunque possa arrivare ed esercitare la sua influenza.
Capitolo III
Strategie e mezzi
Strategie del Movimento di Resistenza Islamico: la Palestina è un sacro deposito per i musulmani
Articolo 11
Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dellÂislam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dellÂislam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dellÂislam fino al giorno del giudizio?
Questa è la regola nella legge islamica (shariÂa), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dellÂislam fino al giorno del giudizio.
E così avvenne che quando i capi delle armate musulmane conquistarono la Siria e lÂIraq, si rivolsero al [secondo] califfo dei musulmani, ÂOmar ibn al-Khattab [591-644], chiedendo la sua opinione sulle terre conquistate: dovevano dividerle fra le loro truppe, lasciarla a chi se ne trovava in possesso, o agire diversamente? Dopo consultazioni e discussioni tra il califfo dei musulmani, ÂOmar ibn al-Khattab, e i compagni del Messaggero di Allah  possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui  decisero che la terra dovesse rimanere a chi ne era in possesso affinché beneficiasse di essa e della sua ricchezza. Quanto alla titolarità ultima della terra, e alla terra stessa, occorreva considerarla come waqf, affidata alle generazioni dellÂislam fino al giorno del giudizio. La proprietà della terra da parte del singolo proprietario va solo a suo beneficio, ma il waqf durerà fino a quando dureranno i Cieli e la Terra. Ogni decisione presa con riferimento alla Palestina in violazione di questa legge islamica e nulla è senza effetto, e chi la prende dovrà un giorno ritrattarla.
ÂQuesta è la certezza assoluta. Rendi dunque gloria al Nome del Tuo Signore e del Supremo! (Corano 56, 95).
LÂopinione del Movimento di Resistenza Islamico sulla patria e sul nazionalismo
Articolo 12
Secondo il Movimento di Resistenza Islamico, il nazionalismo è parte legittima del suo credo religioso. Nulla è più vero e profondo nel nazionalismo che combattere un jihad contro il nemico e affrontarlo a viso aperto quando mette piede sulla terra dei musulmani. Questo diventa un obbligo individuale per ogni uomo e donna musulmani: alla donna è permesso combattere il nemico anche senza lÂautorizzazione del marito, e allo schiavo senza il permesso del padrone.
Nulla di simile si ritroverà in alcun altro sistema; questo è un fatto innegabile. Mentre altre forme di nazionalismo si basano su considerazioni materiali, umane o territoriali, il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico accoglie in sé tutto questo, ma comporta in più fattori divini molto più importanti, che gli infondono spirito e vita, giacché e collegato alle origini stesse dello spirito di chi dà la vita, e leva nel cielo della patria una bandiera divina che collega la Terra al Cielo con un legame strettissimo. Quando Mosè si presenta e leva il suo bastone, in verità la magia e i maghi sono ridotti al silenzio.
ÂLa retta via ben si distingue dallÂerrore. Chi dunque rifiuta lÂidolo e crede in Allah, si aggrappa allÂimpugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente (Corano 2, 256).
Pace, iniziative di pace e conferenze internazionali
Articolo 13
Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità , cedere qualunque parte della Palestina equivale a cedere una parte della religione. Il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico è parte della sua religione, e insegna ai suoi membri ad aderire alla religione e innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono il jihad.
ÂAllah ha il predominio nei Suoi disegni, ma la maggior parte degli uomini non lo sa (Corano 12, 21).
Di tanto in tanto, si sente un appello a organizzare una conferenza internazionale per cercare una soluzione al problema palestinese. Alcuni accettano lÂidea, altri la rifiutano per una ragione o per unÂaltra, domandando il rispetto di una o più condizioni come requisito per organizzare la conferenza o per parteciparvi. Ma il Movimento di Resistenza Islamico  che conosce le parti che si presentano alle conferenze e il loro atteggiamento passato e presente rispetto ai veri problemi dei musulmani  non crede che queste conferenze siano capaci di rispondere alle domande, o restaurare i diritti o rendere giustizia agli oppressi. Queste conferenze non sono nulla di più che un mezzo per imporre il potere dei miscredenti sui territori dei musulmani. E quando mai i miscredenti hanno reso giustizia ai credenti?
ÂNé i giudei né i nazareni saranno mai soddisfatti di te, finché non seguirai la loro religione. Dì: Âà la Guida di Allah, la vera GuidaÂ. E se acconsentirai ai loro desideri dopo che hai avuto la conoscenza, non troverai né patrono né soccorritore contro Allah (Corano 2, 120).
Non cÂè soluzione per il problema palestinese se non il jihad. Quanto alle iniziative e conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini. Il popolo palestinese è troppo nobile per mettere il suo futuro, i suoi diritti, e il suo destino nelle mani della vanità . Come afferma un nobile hadith: ÂIl popolo della Siria è la frusta di Allah sulla Terra. Con loro si prende la sua rivincita su chi vuole. Ai loro ipocriti è vietato regnare sui loro credenti, e muoiono nellÂansia e nel rimorso (riferito da al-Tabarani, come rintracciabile attraverso una catena di fonti fino al Profeta, e da Ahmad, la cui catena di trasmissione è incompleta. Ma deve trattarsi di un vero hadith, perché queste storie sono credibili, e Allah è veridico).
I tre circoli
Articolo 14
La liberazione della Palestina è legata a tre circoli: il circolo palestinese, il circolo arabo e il circolo islamico. Ciascuno ha un ruolo da giocare nella lotta contro il sionismo, e ha specifici doveri da compiere. à un grave errore e un orribile atto di ignoranza dimenticare uno di questi circoli, perché la Palestina è terra islamica dove la prima quibla [luogo verso cui si volge la preghiera] e il terzo santuario più santo [la moschea di al-Aqsa] sono situati, così come il luogo in cui il Profeta  possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui  ascese al Cielo [il riferimento è al viaggio estatico notturno di Muhammad  isrâ – a Gerusalemme, da dove partì la sua ascensione al Cielo  miÂraj – per mezzo di una scala celeste].
ÂGloria a Colui che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui che tutto ascolta e tutto osserva (Corano 17, 1).
Considerando questa situazione, la liberazione della Palestina è un dovere individuale, obbligatorio per ciascun musulmano dovunque si trovi. à su queste basi che il problema della Palestina deve essere visto, e ogni musulmano deve saperlo.
Quando il problema è affrontato su questa base, quando tutte le potenzialità dei tre circoli sono mobilitate, allora le circostanze presenti possono cambiare, e il giorno della liberazione si avvicina.
ÂVoi mettete nei loro cuori più terrore che Allah stesso, poiché invero è gente che non capisce (Corano 59, 13).
Il jihad per la liberazione della Palestina è un obbligo individuale
Articolo 15
Quando i nemici usurpano un pezzo di terra musulmana, il jihad diventa un obbligo individuale per ogni musulmano. Di fronte allÂusurpazione della Palestina da parte degli ebrei, dobbiamo innalzare la bandiera del jihad. Questo richiede la propagazione di una coscienza islamica tra il popolo a livello locale, arabo e islamico. Ã necessario diffondere lo spirito del jihad allÂinterno della umma, scontrarsi con i nemici, e unirsi ai ranghi dei combattenti.
Il processo educativo deve coinvolgere gli Âulama così come i professori e i maestri, gli uomini della pubblicità e dei mezzi di comunicazione così come i dotti, e specialmente la giovinezza dei movimenti islamici e loro docenti. Introdurre cambiamenti fondamentali nei programmi scolastici e universitari è obbligatorio, per ripulirli dalle tracce dellÂinvasione ideologica degli orientalisti e dei missionari. Questa invasione ha cominciato a sommergere il mondo arabo dopo la sconfitta delle armate crociate da parte del Saladino [1138-1993]. I crociati compresero che era impossibile sconfiggere i musulmani senza prepararsi prima attraverso unÂinvasione ideologica che confondesse il pensiero dei musulmani, rendesse impura la loro verità , e screditasse i loro ideali; solo in seguito unÂinvasione militare avrebbe potuto avere successo. LÂinvasione dellÂideologia prepara la strada allÂinvasione imperialista, e così il generale [inglese Edmund Henry Hynman] Allenby [1861-1936] poteva dichiarare entrando a Gerusalemme [il 9 dicembre 1917]: ÂOra le Crociate sono finite. E il generale [francese] Gorot [sic: trascritto come ÂGorot in tutte le versioni inglesi a me note dello statuto; in realtà Henri-Joseph-Eugène Gouraud, 1867-1946], ritto di fronte alla tomba del Saladino, disse [nel 1918]: ÂEcco, siamo ritornati, o SaladinoÂ. LÂimperialismo ha aiutato lÂavanzata dellÂinvasione ideologica e ha reso più profonde le sue radici; e continua a farlo. Tutto questo ha portato alla perdita della Palestina.
Dobbiamo instillare nelle menti di generazioni di musulmani lÂidea che la causa palestinese è una causa religiosa, e deve essere affrontata su queste basi. La Palestina include santuari islamici come la moschea di al-Aqsa, che è collegata alla Santa Moschea della Mecca da un legame che rimarrà inseparabile fino a quando i Cieli e la Terra non passeranno, dal viaggio del Messaggero di Allah  possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui  fino alla stessa moschea di al-Aqsa, e alla sua ascensione da essa.
ÂProteggere i musulmani dagli infedeli nella causa di Allah per un giorno è migliore del mondo intero e di tutto quanto è alla sua superficie, e un posto in Paradiso così piccolo come quello occupato dalla frusta di uno di voi è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta sulla sua superficie; e il viaggio di un mattino o di una sera che il credente compie per la causa di Allah è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta alla sua superficie (riferito da al-Bukhari, Muslim, al-Tirmidhi, e ibn Maya).
ÂDa colui nelle cui mani è la vita di Muhammad, amo essere ucciso  sulla via di Allah  poi essere resuscitato alla vita, quindi essere di nuovo ucciso e di nuovo richiamato alla vita, e ucciso ancora una volta (riferito da al-Bukhari e Muslim).
Educazione delle giovani generazioni
Articolo 16
Dobbiamo offrire alle giovani generazioni islamiche nella nostra area unÂeducazione islamica fondata sullÂapplicazione dei nostri precetti religiosi, sullo studio coscienzioso del Libro Sacro, sullo studio della sunna e della storia ed eredità islamiche basato sulle sue fonti più affidabili, sotto la guida di esperti e studiosi musulmani, e usando programmi che inculchino nei musulmani un modo corretto di pensare e la fede. à anche necessario studiare con coscienza il nemico e il suo potenziale materiale e umano, identificare le sue debolezze e i suoi punti di forza, e riconoscere i poteri che lo sostengono e lo appoggiano. à anche necessario essere al corrente dei fatti del giorno, seguire le notizie e studiare le relative analisi e commenti, programmare il presente e il futuro ed esaminare ogni fatto nuovo, così che il combattente musulmano viva la sua vita consapevole dei suoi scopi, obiettivi, mezzi e di tutto quanto lo circonda.
ÂÂO figlio mio, anche se fosse come il peso di un granello di senape, nel profondo di una roccia o nei Cieli o sulla Terra, Allah lo porterà alla luce. Allah è dolce e ben informato. O figlio mio, assolvi allÂorazione, raccomanda le buone consuetudini e proibisci il biasimevole e sopporta con pazienza quello che ti succede: questo è il comportamento da tenere in ogni impresa. Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso (Corano 31, 16-18).
Il ruolo della donna musulmana
Articolo 17
La donna musulmana ha un ruolo non minore di quello dellÂuomo musulmano nella guerra di liberazione; è forgiatrice di uomini e ha un ruolo tra i più importanti nella guida e nellÂeducazione delle nuove generazioni. I nemici hanno compreso il suo ruolo; e credono che, se riusciranno a guidarla ed educarla come vogliono, allontanandola dallÂislam, avranno vinto la guerra. Pertanto li vedete perseguire questo scopo attraverso i mezzi di comunicazione e il cinema, lÂeducazione e la cultura, utilizzando come intermediari i loro manutengoli che sono parte dellÂorganizzazione sionista e assumono vari nomi e forme, come la massoneria, i Rotary Club, e le cricche spionistiche, tutti covi di sabotatori e di sabotaggi. Queste organizzazioni sioniste hanno grandi risorse materiali, che permettono loro di svolgere la loro funzione nelle diverse società al servizio dei loro scopi sionisti, e di introdurre concetti che fanno il gioco del nemico. Queste organizzazioni operano laddove lÂislam è assente ed è lontano dal popolo. Pertanto, i militanti islamici adempiono al loro obbligo quando si oppongono agli schemi di questi sabotatori. Dove lÂislam riesce a controllare la vita dei musulmani, elimina queste organizzazioni, che sono ostili allÂumanità e allÂislam.
Articolo 18
La donna, nella casa e nella famiglia combattenti, si tratti di una madre o di una sorella, ha il suo ruolo più importante nellÂoccuparsi della casa e nellÂallevare i figli secondo i concetti e i valori islamici, e nellÂeducare i figli a osservare i precetti religiosi preparandosi al dovere del jihad che li aspetta. Pertanto è necessario prestare attenzione alle scuole e ai programmi per le ragazze musulmane, così che si preparino a diventare buone madri, consapevoli del loro ruolo nella guerra di liberazione.
Le donne debbono avere la consapevolezza e le conoscenze necessarie per gestire la loro casa. La frugalità e la capacità di evitare gli sprechi nelle spese domestiche sono requisiti necessari perché ci sia possibile continuare la lotta nelle difficili circostanze in cui ci troviamo. Le donne dovranno sempre ricordare che il denaro equivale al sangue, che non deve scorrere se non nelle vene per assicurare la continuità della vita sia dei giovani sia dei vecchi.
ÂIn verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno lÂelemosina e quelle che fanno lÂelemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa (Corano 33, 35).
Il ruolo dellÂarte islamica nella guerra di liberazione
Articolo 19
LÂarte ha regole e criteri attraverso i quali si può determinare se si tratta di arte islamica o miscredente. Uno dei problemi della liberazione islamica è che ha bisogno di unÂarte islamica che possa elevare lo spirito, e non si concentri su un solo aspetto umano a detrimento degli altri, ma valorizzi tutti gli aspetti in modo uguale e armonioso.
LÂuomo è un essere strano e miracoloso, fatto di un pugno di terra e del soffio dello spirito. LÂarte islamica si rivolge allÂuomo su queste basi, mentre lÂarte miscredente si rivolge al corpo e considera centrali gli elementi di terra. Quindi tutti questi libri, articoli, bollettini, discorsi, opuscoli, canzoni, poesie, inni, spettacoli teatrali e quantÂaltro che contengono le caratteristiche dellÂarte islamica sono necessari per la mobilitazione ideologica, per il continuo nutrimento sulla via, e per il ristoro dellÂanima. La strada è lunga e la sofferenza è grande, e lÂanima rischia di stancarsi: ma lÂarte islamica rinnova il vigore, ravviva il movimento, e fa nascere ampi concetti e corretta condotta. ÂNulla corregge meglio lÂanima quanto accompagnarla da una situazione allÂaltraÂ.
Si tratta di cose serie, non di un gioco, perché la umma che combatte il jihad non conosce giochi.
Solidarietà sociale
Articolo 20
La società musulmana è una società solidale. Il Messaggero  possano la preghiera e la pace di Allah rimanere con lui  disse: ÂChe persone meravigliose sono gli Ashariti. Quando si trovavano in difficoltà , sia a casa loro sia in viaggio, mettevano insieme tutte le loro proprietà e le dividevano tra loro in parti ugualiÂ.
à questo spirito islamico che dovrebbe prevalere in ogni società musulmana. Una società che ha di fronte un nemico malvagio e nazista nella sua condotta, che non fa differenza tra uomini e donne, giovani e vecchi, deve essere la prima ad adornarsi di questo spirito islamico. Il nostro nemico usa il metodo della punizione collettiva, rubando al popolo la sua terra e le sue proprietà , cacciandolo in esilio e confinandolo nei campi. à arrivato a spezzare ossa, a sparare su donne, bambini e vecchi, con o senza ragione, e a gettare migliaia e migliaia di persone nei campi di prigionia dove devono vivere in condizioni inumane. Questo in aggiunta a distruggere case, rendere orfani bambini, e pronunciare sentenze ingiuste contro migliaia di giovani, che passeranno i migliori anni della loro vita nel buio delle prigioni. Il nazismo degli ebrei se la prende anche con le donne e i bambini; terrorizza tutti. Questi ebrei rovinano la vita delle persone, rubano il loro denaro, e minacciano il loro onore. Nelle loro orribili azioni trattano la gente come i peggiori criminali di guerra. La deportazione lontano dalla propria patria è una forma di omicidio.
Per opporsi a queste azioni, il popolo deve unirsi nella solidarietà sociale e affrontare il nemico nellÂunità , così che, se uno dei suoi organi è colpito, il resto del corpo risponda con prontezza e fervore.
Articolo 21
Solidarietà sociale significa aiutare chi è nel bisogno, sia materiale sia morale, e portare effettivo aiuto. à un dovere dei membri del Movimento di Resistenza Islamico prendersi cura degli interessi del popolo nello stesso modo in cui si occupano dei loro personali interessi, senza risparmiare alcuno sforzo. Devono evitare di fare qualunque cosa che possa mettere in pericolo il futuro della società o delle giovani generazioni. Il popolo è parte del movimento e per il movimento; il suo potere è il potere del popolo e il suo futuro è il futuro del popolo. I membri del Movimento di Resistenza Islamico devono condividere le gioie e i dolori del popolo, rispondere alle sue domande e fare quanto è in loro potere per soddisfare il suo interesse, che è anche quello del movimento. Con questo spirito, il movimento e il popolo diventeranno migliori compagni di strada, la cooperazione e la compassione prevarranno, lÂunità sarà stabilita, e si diventerà più forti di fronte al nemico.
I poteri che sostengono il nemico
Articolo 22
Il nemico ha programmato per lungo tempo quanto è poi effettivamente riuscito a compiere, tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una enorme ricchezza materiale, fonte di influenza che ha consacrato a realizzare il suo sogno. Con questo denaro ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione del mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali, le case editrici e le catene radio-televisive. Con questo denaro, ha fatto scoppiare rivoluzioni in diverse parti del mondo con lo scopo di soddisfare i suoi interessi e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano dietro la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, e molte delle rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, qua e là nel mondo. à con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società e promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la massoneria, il Rotary Club, i Lions Club, il BÂnai BÂrith, e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio. Con il denaro, il nemico ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione. A proposito delle guerre locali e mondiali, ormai tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il Califfato islamico. Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour [del 2 novembre 1917, che sostiene Âil diritto degli ebrei a costituire un focolare nazionale in Palestina e prende il nome dallÂallora ministro degli esteri britannico e già primo ministro Lord Arthur James Balfour, 1858-1930], e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico, e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata lÂOrganizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza allÂinterno di tale Organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo. Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali.
ÂOgni volta che i giudei accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare il disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori (Corano 5, 64).
I poteri imperialisti sia nellÂOvest capitalista sia nellÂEst comunista sostengono il nemico con tutta la loro forza, in termini materiali e umani, alternandosi in questo ruolo. Quando lÂislam si risveglia, le forze della miscredenza si uniscono per combatterlo, perché la nazione dei miscredenti è una.
ÂO voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; lÂodio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti secerne è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli (Corano 3, 118).
Non è invano che il verso precedente finisce con le parole di Allah: Âse potete comprenderliÂ.
Capitolo IV
La nostra posizione su alcuni punti specifici
A. I movimenti islamici
Articolo 23
Il Movimento di Resistenza Islamico considera gli altri movimenti islamici con rispetto e ammirazione. Anche quando si trova in disaccordo con loro su un particolare aspetto o punto di vista, rimane dÂaccordo con loro su altri aspetti e punti di vista. Considera questi movimenti come compresi nella categoria dello ijtihad [cioè dellÂinterpretabile], fin quando hanno buone intenzioni, rimangono devoti ad Allah, e la loro condotta rimane nei confini del circolo islamico. Ogni mujtahid [cioè chi è capace di interpretare la legge divina] ha la sua ricompensa.
Il Movimento di Resistenza Islamico considera tutti questi movimenti come suoi, e chiede che Allah guidi e ispiri retta condotta a tutti. Non mancherà di continuare a innalzare la bandiera dellÂunità , e a sforzarsi di realizzarla sulla base del Libro e dellÂinsegnamento del Profeta.
ÂAggrappatevi tutti insieme allÂaccordo di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati. Così Allah vi manifesta i segni Suoi affinché possiate guidarvi (Corano 3, 103).
Articolo 24
Il Movimento di Resistenza Islamico non permette lÂoffesa o la diffamazione di individui o gruppi, perché un credente non diffama né insulta. Tuttavia, è necessario differenziare tra lÂinsulto e le posizioni e modi di condotta di individui e di gruppi. Pertanto, quando una posizione o condotta non è corretta, il Movimento di Resistenza Islamico ha il diritto di sottolineare lÂerrore, di mettere in guardia contro di esso, di insistere nel sottolineare la verità e nel giudicare il problema cui si trova di fronte con imparzialità . La sapienza è lo scopo del credente, e vi si deve aggrappare dovunque la trovi.
ÂAllah non ama che venga conclamato il male, eccetto da parte di colui che lo ha subito. Allah tutto ascolta e conosce. Che facciate il bene pubblicamente o segretamente o perdoniate un male, Allah è indulgente, onnipotente (Corano 4, 148-149).
B. Movimenti nazionalisti nellÂarena palestinese
Articolo 25
Hamas rispetta i movimenti nazionalisti, comprende le condizioni in cui si trovano e i fattori che li influenzano e li circondano. Li sostiene, nella misura in cui essi non si alleano con lÂEst comunista o con lÂOvest crociato. Rassicura coloro che ne sono membri o simpatizzanti che il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento di jihad morale, responsabile nella sua visione della vita e nelle sue azioni verso gli altri. Ha in orrore lÂopportunismo e vuole solo il bene degli altri, che si tratti di individui o di gruppi. Non ricerca il guadagno materiale o la fama personale, né chiede premi per sé al popolo. Si affida alle sue stesse risorse, per quanto siano disponibili, così come è scritto: ÂPreparate, contro di loro, tutte le forze che potrete (Corano 8, 60). Tutto è fatto per compiere il proprio dovere e conquistarsi il favore di Allah. Non ha ambizioni al di fuori di questa.
Tutte le correnti nazionaliste che operano nellÂarena palestinese per la liberazione della Palestina possono essere sicure che Hamas è, definitivamente e irrevocabilmente, una fonte di aiuto e di assistenza per esse, nella parola e nellÂazione, nel presente e nel futuro. à qui per unire, non per dividere; per conservare, non per disperdere; per mettere insieme, non per frammentare. Valorizza ogni parola gentile, ogni sforzo devoto e opera buona. Chiude la porta ai dissensi marginali e non ascolta le voci e i pettegolezzi, per quanto al tempo stesso si riservi il diritto allÂautodifesa. Tutto quanto sembra essere contrario o contraddire questi orientamenti è propaganda diffusa dal nemico o da coloro che lo aiutano, allo scopo di seminare confusione, dividere le fila e trascinarci in controversie marginali.
ÂO credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinché non portiate, per disinformazione, pregiudizio a qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto (Corano 49, 6).
Articolo 26
Per quanto il Movimento di Resistenza Islamico veda con favore quei movimenti nazionalisti palestinesi che non sono leali allÂEst, né allÂOvest, si riserva il diritto di discutere gli eventi, sia locali sia internazionali, che riguardano il problema palestinese. Questo dibattito obiettivo mette alla luce in quale misura questi eventi coincidano con lÂinteresse nazionale, ovvero lo danneggino, alla luce di un punto di vista islamico.
C. LÂOrganizzazione per la Liberazione della Palestina
Articolo 27
LÂOrganizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ci è più vicina di ogni altra organizzazione: comprende i nostri padri, fratelli, parenti e amici. Come potrebbe un buon musulmano respingere suo padre, suo fratello, il suo parente o il suo amico? La nostra patria è una, la nostra tragedia è una, il nostro destino è uno, e il nemico è comune.
A causa delle circostanze in cui è avvenuta la formazione dellÂOLP, e la confusione ideologica che prevale nel mondo arabo a causa dellÂinvasione ideologica che lo ha colpito dopo le Crociate e che è proseguita con lÂorientalismo, il lavoro dei missionari e lÂimperialismo, lÂOLP ha adottato lÂidea di uno Stato laico, ed ecco quello che ne pensiamo. LÂideologia laica è diametralmente opposta al pensiero religioso. Il pensiero è la base per tutte le posizioni, i modi di comportamento e le decisioni.
Pertanto, nonostante il nostro rispetto per lÂOLP  e per quello che potrà diventare in futuro Â, e senza sottovalutare il suo ruolo nel conflitto arabo-israeliano, ci rifiutiamo di servirci del pensiero laico per il presente e per il futuro della Palestina, la cui natura è islamica. La natura islamica della questione palestinese è parte integrante della nostra religione, e chi trascura una parte integrante della sua religione certamente è perduto.
ÂChi altri avrà dunque in odio la religione di Abramo, se non colui che coltiva la stoltezza nellÂanimo suo? (Corano 2, 130).
Quando lÂOLP avrà adottato lÂislam come il suo sistema di vita, diventeremo i suoi soldati e la legna per i suoi fuochi che bruceranno i nemici. Fino a quando questo non avvenga  ma preghiamo Allah perché avvenga presto  la posizione del Movimento di Resistenza Islamico rispetto allÂOLP è quella di un figlio di fronte al padre, di un fratello di fronte al fratello, di un parente di fronte al parente che soffre per il dolore dellÂaltro quando una spina gli si è conficcata addosso, che sostiene lÂaltro nella sua lotta con il nemico e gli augura di essere ben guidato e giusto.
I fratelli, i fratelli! Colui che non ha fratello è come chi va in battaglia senza armi. Un cugino per un uomo svolge il ruolo delle migliori ali, e forse il falco si leva in volo senza ali?
D. Gli Stati e governi arabi e islamici
Articolo 28
LÂinvasione sionista è veramente malvagia. Non esita a prendere ogni strada e a ricorrere ai mezzi più disonorevoli e ripugnanti per compiere i suoi desideri. Nelle sue attività di infiltrazione e spionistiche, si affida ampiamente alle organizzazioni clandestine che ha fondato, come la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, e altri gruppi spionistici. Tutte queste organizzazioni, siano segrete o aperte, operano nellÂinteresse del sionismo e sotto la sua direzione. Il loro scopo è demolire le società , distruggere i valori, violentare le coscienze, sconfiggere la virtù, e porre nel nulla lÂislam. Sostengono il traffico di droga e di alcol di tutti i tipi per facilitare la loro opera di controllo e di espansione.
Ai paesi arabi che confinano con Israele chiediamo di aprire i loro confini ai combattenti, ai figli dei popoli arabi e islamici, per permettere loro di svolgere il loro ruolo, e di unire i loro sforzi a quelli dei loro fratelli, i fratelli musulmani della Palestina.
Come minimo, gli altri Stati arabi e islamici devono aiutare i combattenti concedendo loro libertà di movimento.
Non dobbiamo mancare di ricordare a ogni musulmano che, quando gli ebrei hanno conquistato la nobile Gerusalemme nel 1967, di fronte alle porte della benedetta moschea di al-Aqsa, gridavano con gioia: ÂMuhammad è morto, e ha lasciato dietro di sé solo donniccioleÂ.
Israele, in quanto Stato ebraico, e i suoi ebrei sfidano lÂislam e tutti i musulmani. ÂCosì gli occhi dei codardi non dormonoÂ.
E. Associazioni nazionaliste religiose, istituzioni intellettuali del mondo arabo e islamico
Articolo 29
Il Movimento di Resistenza Islamico spera che le associazioni nazionaliste religiose lo sosterranno a tutti i livelli, lo aiuteranno, adotteranno le sue posizioni, promuoveranno le sue attività e azioni, e solleciteranno per esso ulteriore aiuto, così trasformando i popoli islamici nei suoi amici e sostenitori, e aiutandolo a entrare in tutti i campi umani e materiali così come nei mezzi di comunicazione, nel tempo e nello spazio. Questo scopo potrà essere ottenuto organizzando conferenze di solidarietà e pubblicando dichiarazioni di chiarificazione, articoli di sostegno, e opuscoli religiosi che rendano le masse consapevoli del problema palestinese, di che cosa il movimento ha di fronte e di quanto si complotta contro di esso. Dovranno pure mobilitare i popoli islamici dal punto di vista ideologico, educativo e culturale, così che possano svolgere il loro ruolo in questa decisiva guerra di liberazione, così come svolsero il loro ruolo nello sconfiggere le Crociate, mettere in fuga i tartari, e salvare la civiltà umana. E tutto questo non è difficile per Allah.
ÂAllah ha scritto: ÂInvero vincerò, Io e i Miei messaggeriÂ. In verità Allah è forte, eccelso (Corano 58, 21).
Articolo 30
Gli scrittori, gli intellettuali, gli operatori dei mezzi di comunicazione, i predicatori, gli insegnanti e gli educatori, e tutti i diversi settori del mondo arabo e islamico, tutti sono chiamati a svolgere il loro ruolo e a compiere il loro dovere di fronte alla ferocia dellÂinvasione sionista, alla sua infiltrazione in molti paesi, e al suo controllo di ricchezze e di mezzi di comunicazione, con tutto quel che ne consegue, nella maggioranza dei paesi del mondo.
Il jihad non è limitato a portare le armi e affrontare militarmente il nemico. La parola buona, lÂarticolo eccellente, il libro utile, sostengono e aiutano dal canto loro il jihad per la gloria di Allah, fino a quando le intenzioni sono sincere e si intende fare della bandiera di Allah il vessillo più alto.
ÂChiunque offre lÂequipaggiamento a un cavaliere per la gloria di Allah, è come se fosse cavaliere egli stesso. E chiunque ha aiutato efficacemente il cavaliere rimanendo con la sua famiglia, davvero è stato egli stesso cavaliere (riferito da al-Bukhari, Muslim, Abu-Dawud, e al-Tirmidhi).
F. I membri di altre religioni
Articolo 31
Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. à ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dellÂislam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi.
AllÂombra dellÂislam, è possibile ai seguaci delle tre religioni  islam, cristianesimo ed ebraismo  coesistere in pace e sicurezza. Anzi, pace e sicurezza sono possibili solo allÂombra dellÂislam, e la storia antica e quella recente sono le migliori testimoni di questa verità .
I seguaci di altre religioni devono smettere di combattere lÂislam a proposito del dominio di questa regione. Perché se fossero loro a dominare, non ci sarebbero altro che lotta, torture ed esilio; sarebbero disgustati gli uni degli altri al loro interno, per non parlare dei seguaci di altre religioni. Il passato e il presente sono pieni di prove di questa verità .
ÂVi combatteranno uniti solo dalle loro fortezze o dietro le mura. Grande è lÂacrimonia che regna fra loro. Li ritieni uniti, e invece i loro cuori sono discordi: è gente che non ragiona (Corano 59, 14).
LÂislam concede a ciascuno i suoi diritti, e impedisce lÂaggressione contro i diritti degli altri.
Le pratiche naziste dei sionisti contro il nostro popolo non dureranno neppure per il tempo della loro invasione. ÂPerché lo stato di oppressione dura soltanto unÂora, mentre lo stato di giustizia dura fino al giorno del giudizioÂ.
ÂAllah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità  (Corano 60, 8).
Il tentativo di isolare il popolo palestinese
Articolo 32
Il sionismo mondiale e le forze imperialiste hanno tentato, attraverso astute manovre e unÂattenta programmazione, di rimuovere gli Stati arabi, uno dopo lÂaltro, dal circolo del conflitto con il sionismo, così da trovarsi di fronte al popolo palestinese da solo. LÂEgitto è già stato rimosso dal circolo del conflitto, in gran parte attraverso gli accordi traditori di Camp David, e ha cercato di trascinare altri Stati arabi in accordi simili, per rimuovere anche loro dal circolo del conflitto.
Il Movimento di Resistenza Islamico chiama i popoli arabi e islamici a fare uno sforzo serio e incessante per prevenire la realizzazione di questo orribile piano e per rendere le masse consapevoli del pericolo di ritirarsi dal circolo del conflitto con il sionismo. Oggi si tratta della Palestina, domani di uno o più altri paesi. Perché lo schema sionista non ha limiti, e dopo la Palestina cercherà di espandersi dal Nilo allÂEufrate. Quando avrà digerito la regione di cui si è cibato, guarderà avanti verso unÂulteriore espansione, e così via. Questo è il piano delineato nei Protocolli degli Anziani di Sion, e il comportamento presente del sionismo costituisce la migliore testimonianza di quanto era stato affermato in quel documento.
Abbandonare il circolo del conflitto con il sionismo è alto tradimento e risulterà in una maledizione sul colpevole.
ÂChi in quel giorno volgerà loro le spalle  eccetto il caso di stratagemma per [meglio] combattere o per raggiungere un altro gruppo  incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà lÂInferno. Qual triste rifugio! (Corano 8, 16).
Dobbiamo mettere insieme le nostre forze e capacità per affrontare questa invasione malvagia, nazista e tartara. Altrimenti, perderemo le nostre patrie, i loro abitanti perderanno le loro case, la corruzione si diffonderà sulla Terra, tutti i valori religiosi saranno distrutti. Che ognuno sappia che ne sarà responsabile di fronte ad Allah.
ÂChi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà , e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà  (Corano 99, 7-8).
AllÂinterno del circolo del conflitto con il sionismo, il Movimento di Resistenza Islamico si considera la punta di lancia o lÂavanguardia. Si unisce a tutti coloro che sono attivi nellÂarena palestinese. Quello che rimane da fare è unÂazione continua da parte dei popoli arabi e islamici, e delle organizzazioni islamiche nel mondo arabo e musulmano, perché sono queste a essere meglio preparate per la prossima fase della lotta contro gli ebrei, i mercanti di guerre.
ÂAbbiamo destato tra loro odio e inimicizia fino al giorno della resurrezione. Ogni volta che [gli ebrei] accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla Terra, ma Allah non ama i corruttori (Corano 5, 64).
Articolo 33
Il Movimento di Resistenza Islamico parte da questi concetti generali, che sono coerenti con norme universali e seguono il corso del destino nel confronto e nella lotta con il nemico in difesa dellÂessere umano musulmano, della civiltà islamica, e dei santuari islamici, primo fra i quali è la benedetta moschea di al-Aqsa. Chiede con urgenza ai popoli arabi e islamici, ai loro governi, e alle loro associazioni popolari e ufficiali di mostrare timore di Allah nel loro atteggiamento di fronte al Movimento di Resistenza Islamico e di essere, secondo la volontà di Allah, i suoi sostenitori e partigiani, garantendogli lÂaiuto e lÂassistenza finché il dominio di Allah sia assicurato. Così ogni fila seguirà lÂaltra, i combattenti del jihad seguiranno altri combattenti del jihad, e le masse sorgeranno da ogni parte del mondo islamico in risposta allÂappello al dovere, ripetendo: Venite al jihad! Questo appello squarcerà le nubi nei cieli, e risuonerà finché la liberazione non sia realizzata, gli invasori siano vinti, e la vittoria di Allah sia assicurata.
ÂAllah verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità Allah è forte e possente (Corano 22, 40).
Capitolo V
La testimonianza della storia
Il confronto con gli aggressori nel corso della storia
Articolo 34
Fin dallÂalba della storia, la Palestina è stata lÂombelico della Terra, il centro dei continenti, e lÂoggetto dellÂavidità per gli avidi. Il Messaggero  possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui  sottolinea questo fatto in un suo nobile hadith, in cui si rivolge al suo venerabile compagno MuÂaz bin Jabal [?-640], dicendo: ÂO MuÂaz, Allah conquisterà la Siria per te, quando sarò morto, da al-ÂArish allÂEufrate. I suoi uomini, donne e schiavi diventeranno guardie di frontiera fino al giorno della resurrezione. Se qualcuno di voi sceglierà di rimanere nelle pianure siriane o palestinesi, rimarrà sempre in stato di jihad fino al giorno della resurrezioneÂ.
Gli avidi hanno posto gli occhi sulla Palestina più di una volta, e la hanno invasa in armi perseguendo le loro aspirazioni. Fu invasa da orde di crociati, che portavano con sé la loro fede e alzavano la loro croce. Riuscirono a vincere i musulmani per un momento, e per circa due decenni i musulmani non riuscirono a rialzare la testa, finché si riunirono allÂombra della loro bandiera religiosa, furono capaci di unirsi, resero gloria al loro Signore e partirono per il jihad sotto la guida del Saladino. Così venne lÂovvia vittoria, le Crociate furono sconfitte, e la Palestina liberata.
ÂDi ai miscredenti: ÂPresto sarete sconfitti. Sarete radunati nellÂInferno. Che infame giaciglio! (Corano 3, 12).
Questa è lÂunica via alla liberazione. La testimonianza della storia non lascia dubbi. à una delle regole dellÂuniverso, è una delle leggi dellÂesistenza. Solo il ferro può spezzare il ferro, solo la vera fede dellÂislam può sconfiggere la loro credenza falsa e corrotta. La fede può essere combattuta solo dalla fede. In ultimo, la vittoria appartiene alla verità , perché la verità non può essere che vittoriosa.
ÂGià la Nostra Parola pervenne agli inviati Nostri servi. Saranno loro a essere soccorsi, e le Nostre schiere avranno il sopravvento (Corano 37, 171-173)
Articolo 35
Il Movimento di Resistenza Islamico considera seriamente la sconfitta dei crociati per opera del Saladino e la liberazione della Palestina da loro, così come la disfatta dei tartari a ÂAin Jalut [il 3 settembre 1260], quando la loro schiena fu spezzata per mano di [Sayf al-Din] Qutuz [?-1260, sultano dellÂEgitto dal 1259 al 1260] e al-Zahir Baybars [1223-1277, generale del sultano Qutuz, poi  dopo avere assassinato Qutuz  sultano dellÂEgitto dal 1260 al 1277] e il mondo arabo fu riscattato dal flagello dei tartari, che aveva distrutto tutti gli aspetti della civiltà umana. Il movimento trae le sue lezioni e i suoi esempi da questi eventi. LÂinvasione sionista dei nostri giorni è stata preceduta dallÂinvasione crociata dallÂOvest, e  tra lÂaltro  dalle invasioni tartare dallÂEst. Così come i musulmani hanno fatto fronte a queste invasioni e hanno concepito piani per combatterle e sconfiggerle, così ora possono affrontare lÂinvasione sionista e batterla. Questo non è certo difficile per Allah se le nostre intenzioni sono pure, se la nostra determinazione è sincera, se i musulmani traggono lezioni utili dallÂesperienza passata, se si liberano delle vestigia dellÂinvasione ideologica occidentale, e se mettono a frutto lÂesperienza dei loro predecessori.
Conclusione
Il Movimento di Resistenza Islamico e i suoi soldati
Articolo 36
Mentre continua la sua avanzata, il Movimento di Resistenza Islamico ricorda incessantemente a tutti i figli del nostro popolo, e ai popoli arabi e islamici, che non ricerca per se stesso fama, guadagno materiale, o avanzamento sociale. Il movimento non si dirige contro alcun membro del nostro popolo per competere con lui o per prendere il suo posto. Non cÂè nulla di simile. Non sarà mai contro alcun figlio di musulmani, né contro i non musulmani che mantengono nei suoi confronti intenzioni pacifiche, qui o altrove. Sosterrà solo le associazioni e organizzazioni che operano fattivamente contro il nemico sionista e i suoi manutengoli.
Il Movimento di Resistenza Islamico accetta lÂislam come uno stile di vita. à la sua vita e il suo standard normativo. Chiunque concepisce lÂislam come uno stile di vita, qui o in altri paesi, che si tratti di un gruppo, unÂorganizzazione, uno Stato, ogni altra realtà , troverà allÂinterno del Movimento di Resistenza Islamico i suoi soldati, nulla di meno.
Chiediamo ad Allah di guidarci, e di guidare altri verso di noi, e di essere giudice fra noi e il nostro popolo con verità .
ÂO Signore nostro, giudica secondo verità , tra noi e il nostro popolo; Tu sei il Migliore dei giudici (Corano 7, 89).
La nostra ultima preghiera è che sia lode ad Allah, il Signore dellÂuniverso.
Condivido cio’ che Lia ha scritto,l’ intervistatrice sembrava piu’ impegnata a dire cio’ che pensava piuttosto che a fare delle domande …….
Sì, Giovanni.
Ovviamente, la retorica della lingua araba costringe l’orecchio occidentale a un grosso lavoro di scrematura.
Comunque ti rimando, a proposito di Hamas e Israele, all’articolo di Haaretz che linkai in questo post:
http://www.ilcircolo.net/lia/000703.php
Ne approfitto per citare un pezzetto di conversazione su Msn tra me e mia figlia:
Pupina scrive:
“Ah! In Spagna hanno intervistato professori arabi della Complutense quando ha vinto Hamas, per spiegare la percezione dei palestinesi”
Lia scrive:
“ah!”
Lia scrive:
“e che hanno detto?”
Pupina scrive:
“Che dal punto di vista europeo Hamas é un gruppo terrorista, ma i palestinesi vedono di hamas anche l’altra faccia della moneta, quella che si prende cura delle vedove e i bambini, che apre scuole, che non é corrotta, che convive in certi distretti coi cristiani etc….”
Lia scrive:
“aha”
Pupina scrive:
“hanno dato una spiegazione piú dettagliata di cos’è Hamas, cosa fa, e cosa rappresenta per i palestinesi, e hanno fatto un confronto con quello che era diventata al fathah, o come si scrive, negli ultimi anni”
Lia scrive:
“certo che c’è un’altra informazione, in Spagna”
Pupina scrive:
“sÃ, lo credo anch’io”
Pupina scrive:
“poi c’è di tutto chiaramente, peró ecco: c’è di tutto.”
Lia scrive:
“beati voi.”
Ma no, dai, Anto’!
Leggi, fa’ il bravo. ;)
Ho provato filtrare l’intervista dividendo domande e risposte. Il risultato della mia fatica è qui:
http://st-louis.it/index.php/archives/2006/quello-che-chiediamo-al-mondo-e-di-non-allinearsi/
Caspita.
Ottimo lavoro, Rampie!!
Lia,hai visto il rapporto europeo sulla politica di colonizzazione di Gerusalemme da parte di Israele ?
http://www.alternativerivista.it/articolo.php3?id_article=202
RAPPORTO DEI CAPI MISSIONE SU GERUSALEMME EST (rapporto scritto per i ministri degli Esteri dellÂUnione Europea, finora non reso pubblico)
SOMMARIO
1. Gerusalemme Est ha un valore centrale per i palestinesi in termini politici, economici, sociali e religiosi. Molte politiche israeliane interconnesse tra di loro, stanno riducendo le possibilità di raggiungere un accordo definitivo sullo status di Gerusalemme e dimostrano chiaramente lÂintenzione di Israele di trasformare lÂannessione di Gerusalemme Est in un fatto concreto:
– il completamento quasi ultimato del muro intorno a Gerusalemme Est, lontano dalla linea verde;
– la costruzione e lÂespansione di insediamenti illegali da parte di enti privati e da parte del governo israeliano allÂinterno di ed intorno a Gerusalemme Est;
– la demolizione di case palestinesi costruite senza permessi (che sono pressoché inottenibili);
– lÂirrigidimento delle regole che separano i palestinesi residenti a Gerusalemme Est da quelli residenti in Cisgiordania, compresa la riduzione dei permessi di lavoro;
– e la politica discriminatoria per tassazione, spesa pubblica e rilascio di permessi per costruzioni praticata dalla municipalità di Gerusalemme.
2. Il progetto di espandere lÂinsediamento di MaÂaleh Adumim nella cosiddetta area ÂE1 ad est di Gerusalemme minaccia di completare lÂaccerchiamento della città con insediamenti israeliani, dividendo la Cisgiordania in due aree geografiche separate. La proposta esptensione del muro da Gerusalemme Est per formare unÂenclave attorno a MaÂaleh Adumim avrebbe lo stesso effetto. Il 2004 ha visto quasi quadruplicarsi il numero di demolizioni di edifici palestinesi a Gerusalemme Est. è previsto un numero simile di demolizioni nel 2005. Nel mese di giugno hanno destato molta attenzione 88 case nellÂarea di Silwan, nei confronti delle quali erano stati emessi ordini di demolizione.
3. Quando il muro sarà completato, Israele controllerà lÂaccesso da e verso Gerusalemme Est, tagliando fuori le sue città satellite palestinesi di Betlemme e Ramallah e il resto della Cisgiordania. Questo avrà serie conseguenze in termini economici, sociali ed umanitari per i palestinesi. Tramite una rigorosa applicazione delle politiche sulla residenza e sullo status di cittadinanza ( ID status ), Israele alla fine sarà in grado di completare lÂisolamento di Gerusalemme Est – il centro politico, sociale, commerciale e infrastrutturale della vita palestinese.
4. Le attività di Israele a Gerusalemme costituiscono una violazione sia di quanto previsto dagli obblighi previsti nella Road Map , che da quelli del diritto internazionale. Nella Comunità Internazionale, noi ed altri abbiamo esposto con chiarezza le nostre preoccupazioni in numerose occasioni, con diversi effetti.
I palestinesi, senza eccezione, sono profondamente allarmati per Gerusalemme Est. Temono che Israele Âse la caviÂ, con la copertura del disimpegno da Gaza. Le azioni di Israele rischiano inoltre di radicalizzare lÂatteggiamento della popolazione palestinese di Gerusalemme Est, che fino ad ora è stata relativamente tranquilla. Urgono prese di posizione chiare da parte della Comunità Europea e del Quartetto, sul fatto che Gerusalemme deve rimanere una questione da negoziare per entrambe le parti ed il fatto che Israele deve desistere da tutte le misure che potrebbero impedire tali negoziati. Vanno inoltre sostenute le attività culturali, politiche ed economiche palestinesi a Gerusalemme Est.
RACCOMANDAZIONI
Sul piano politico
Prese di posizione chiare da parte della Comunità Europea e del Quartetto, sul fatto che Gerusalemme deve rimanere una questione da negoziare per entrambe le parti ed il fatto che Israele deve desistere da tutte le misure che potrebbero impedire tali negoziati. Possiamo prendere in considerazione una presa di posizione incentrata sulla questione di Gerusalemme Est al GAERC di novembre. Potremmo anche sollecitare che una presa di posizione analoga venga fatta dal Quartetto.
– La fase uno della Road Map chiede la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est ed in particolare della Camera di Commercio. La riapertura degli enti istituzionali darebbe ai palestinesi un segnale rispetto al fatto che la Comunità Internazionale prende in seria considerazione le loro preoccupazioni e che agisce. Potremmo includere un appello per la riapertura degli enti istituzionali negli appelli sopraccitati ed analizzare con le due parti, come e quando la riapertura potrà essere effettuata.
– Richiedere che il governo israeliano metta fine al trattamento discriminatorio dei palestinesi a Gerusalemme Est, in particolare per quanto riguarda i permessi di lavoro, i permessi per costruire, la demolizione di case, la tassazione e la spesa pubblica.
– LÂUE dovrebbe prendere in considerazione e valutare le conseguenze e lÂeventualità che Gerusalemme venga esclusa da determinate attività di cooperazione tra UE e Israele.
Sul piano operativo
– Organizzare incontri politici con lÂANP a Gerusalemme Est, compresi incontri a livello ministeriale.
– Iniziative (appelli, lettere, contatti, incontri, ecc.) incentrati su questioni come lÂaccesso, i permessi per costruzioni, le conseguenze del muro, ecc..
– In vista delle elezioni legislative palestinesi, previste per il 25 gennaio 2006, incoraggiare le parti ad accordarsi sui termini e sulla sostanza del loro coordinamento per permettere che a Gerusalemme Est le elezioni si svolgano in modo soddisfacente, per quanto riguarda gli obblighi delle parti previsti dagli accordi ad interim e dalla Road Map (lÂANP deve svolgere le elezioni ed Israele le deve agevolare) a prendere in considerazione le raccomandazioni formulate dal rapporto Rocard EUEOM . Fornire ad una parte terza lÂassistenza tecnica e la possibilità di monitoraggio, se richiesta e confacente.
– Il Piano Regolatore per Gerusalemme ( Jerusalem Masterplan ) che attualmente è in via di approvazione, dovrebbe essere sottoposto ad unÂanalisi tecnica, seguita da una decisione su come valutare il piano per quanto riguarda le conseguenze legali, la consapevolezza a livello pubblico, ecc.. Il piano attualmente esiste solo in ebraico (il piano dovrebbe essere tradotto in arabo ed in inglese).
– Tutti gli MS ed EC dovrebbero aumentare lÂattività progettuale a Gerusalemme Est con un equilibrio tra progetti su fornitura di servizi, assistenza, sviluppo e politici (prendendo in considerazione la Multi Sector Review ). Il sostegno alla società civile è importante. Un inventario delle attività di EC ed MS a Gerusalemme Est sarebbe un utile inizio.
– Per quanto riguarda la demolizione di case per mancanza di permessi per costruzioni a Gerusalemme Est, lÂUE potrebbe seguire vari percorsi:
1. sostegno a progetti legislativi predisposti per sostenere i palestinesi minacciati da demolizioni di case e per coloro che le hanno subite 2. promuovere iniziative per regolarizzare case Âillegali (p.es. introducendo pianiurbanistici alternativi retroattivi) 3. facilitare soluzioni per ottenere permessi per costruzioni 4. progetti UE con ONG palestinesi sulla consulenza legale per quanto riguarda permessi per costruzioni e demolizioni di case 5. un progetto UE sullo sviluppo di un piano regolatore per la pianificazione urbanistica e residenza legale per i sobborghi palestinesi di Gerusalemme Est.
– Facilitare una soluzione del problema dellÂaccesso. Questo comprenderebbe una serie di misure politiche ed operative, sia a breve che a lungo termine.
– Sostegno ad organizzazioni locali ed internazionali nei loro sforzi per lÂinformazione su Gerusalemme Est.
– Aumentare lÂassistenza europea alle istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est, comprese le attività culturali e l empowerment della comunità .
http://www.megachip.info 23 gennaio 2006
Ma va’, leggo tutto (e grazie a Rampie per la decrittazione). Brontolare mi serve ad attivare gli enzimi.
Forse Israele avrà avuto pretese eccessive in quel trattato, ma che pretendere di spedire 4 milioni di arabi in Israele fosse altrettanto balorda come pretesa? Torri lo ha un po’ dimenticato…
Vediamo se avremo l’onestà di pubblicare…
Ho letto solo un pezzetto dell’intervista (ogni tanto mi tocca pure lavorare…) e in effetti si sconfina nel grottesco, considerando anche che l’intervistato di cose da dire ne ha parecchie…
Fra l’altro spesso questo tipo di atteggiamento (non so se in questo caso, anche perché non voglio fare accuse ad una giornalista che non conosco e che è la prima volta che sento nominare; e ripeto: non ho letto tutto il pezzo e lo faro’ dopo) sottende, in un certo senso, una mentalità “colonialista”. Insomma: stai intervistando il portavoce di Hamas, mica l’ultimo degli sfigati tra gli sfigati palestinesi: che bisogno c’è di ricordare il numero di uccisi, deportati, torturati? Se pensa che sia il caso lo farà lui, altrimenti no. Non c’è bisogno di un occidentale bravo e buono che diriga la discussione e punti il dito nella direzione più opportuna. Aneddoto: mi ricordo chiaramente di una manifestazione per la Palestina di qualche anno fa a Roma, quando un gruppetto di militanti dei centri sociali, a volto coperto, occupò il palco, per protestare contro la presunta “mollezza” degli organizzatori e impedendo, fra l’altro, ad una pacifista israeliana di parlare. I più incazzati per questa storia erano, ovviamente, i palestinesi stessi che qui a Roma magari si accapigliano abbastanza (com’è normale visto che ci sono posizioni politiche diverse) ma che nel condannare l’idiozia di una mossa simile erano per una volta tutti d’accordo…
Sarà che anch’io ho un’età ?
senza contare che tommy il rosso è il perfetto esemplare raccontato nella sintomatica canzone degli afterhours”sui giovani d’oggi ci scatarro su”…
la strofa “la domenica in barca a vela il lunedi al leoncavallo”è esplicativa…
Sì, l’intervistatrice è una Vespa di sinistra. Il punto è che qui manca l’idea di cosa sia il giornalismo – la cultura del fare domande scomode, dello scoprire altri mondi, del non rassicurare.
E (salvo lodevoli eccezioni, vedi Diario o Micromega) tende mancare a destra ma anche a sinistra – così come tende a mancare l’idea di laicità dello Stato o di rispetto delle donne (diamine, ho appena finito di leggere un articolo sull’astro nascente dei Tories inglesi, lesbica: qui ve la immaginate una donna e/o un gay preso sul serio?).
Conocordo sul fatto che le domande, così come appaiono nell’intervista pubblicata, sone goffe, come da catechismo di sinistra.
Però mi viene un dubbio, per aver trascritto varie interviste per altri che poi le mettevano in forma pubblicabile: a volte, quando il materiale trascritto è molto più lungo dello spazio a disposizione, i giornalisti riassumono poi parte di ciò che ha detto l’intervistato e lo mettono in una domanda riscritta a posteriori. Scopo: poter citare verbatim i punti salienti.
Falsificazione? Beh tutte le interviste pubblicate per iscritto sono “ri-redatte”. Altrimenti sarebbero illeggibili. Nessuno – nemmeno un professor di lettere – si esprime oralmente in modo accettabile per iscritto.
Mi chiedo se non sia successo così in questo caso. Certo, ci sono altre soluzioni, tipo riassumere in corsivo parte delle risposte. A volte, però, i giornalisti vanno di fretta.
à soltanto un’ipotei. Però mi sembra più verosimile della possibilità che Silvia Cattori, al momento dell’intervista, abbia veramente detto ad Al Masri ciò che appare nelle sue domande pubblicate.
Ciao
Claude
Giusto una precisazione, Silvia Cattori non scrive come giornalista, ma come persona che si occupa di volontariato a sostegno della Palestina.
Nulla a che vedere, quindi con Vespa, casomai con il prete terzomondista che presenta una conferenza di Alex Zanotelli.
Poi sono d’accordo che le sue domande interferiscono un po’ con il corso dell’intervista.
Miguel Martinez: Grazie dell’utile precisazione: allora si torna tranquilli alle scatole girate/parte 1, ossia “perché non un giornalista ad intervistare il signor Moshir Al Masri?”
Miguel, anch’io penso che le precisazioni siano sempre utili, però quaesta mi sembra anche dannosa :-) Anche se non ho letto molto di quello che ha scritto, indubbiamente la Scattori ha una storia professionale rilevante ed io vorrei che, come tutti quelli che hanno gli strumenti (in questo caso: capacità professionali, conoscenze, accesso alle persone) li usasse per informare meglio. Il fatto che ne esca come una “Vespa di sinistra”, invece di fare, oltre alle domande scontate, anche quelle un po’ più scomode (e soprattutto di non accontentarsi di risposte evasive) non è particolarmente edificante. Ripeto: il problema è proprio che viene da una persona con mezzi e opportunità e non da qualche ragazzetto brufoloso che ha cucito insieme un po’ di comunicati stampa.
Io credo che la precisazione ci volesse.
La situazione è la seguente: la voce di Israele è diffusa attraverso una macchina sia informativa che propagandistica che è, credo che non ci siano dubbi, la migliore del mondo.
Illuminante a questo proposito un post dello stesso Miguel: http://kelebek.splinder.com/1137350024#6861842
Per sentire la voce di un rappresentante della Palestina, invece, abbiamo tre gatti e dei volontari.
E questi sono i risultati.
E ha ragione RdM: gran cialtroni, i giornalisti cosiddetti professionisti, se le interviste al portavoce di un governo neoeletto se le devono fare i volontari.
Lia, la precisazione va benissimo, e il tono forse mi è uscito un po’ più acido del voluto (scusa, Miguel). Il problema, secondo me, è che proprio perché credo che esista un modo di fare il giornalista da professionisti che non è quello (cialtronissimo) “ufficiale” o “embedded” che dir si voglia, vorrei che uscisse fuori come tale. Non perché quello “militante”, se fatto bene, non abbia la stessa dignità , sia chiaro, ma semplicemente perché viene fatto con scopi diversi. Il mio è semplicemente il rammarico per un’occasione sprecata: una volta che una professionista intelligente fa un’intervista potenzialmente molto interessante, la conduce in questo modo; le cose interessanti da leggere ci sono comunque, ma il tono continua a restare un po’ fastidioso.
Parliamo di cose serie, sei andata a votare alle primarie?!
ehm…lezione di giornalismo? Mi piace.P.S posso dire a Lia che ti ho intervistata Claude ?;)))
Ho letto l’interessante articolo di Martinez che lui stesso ha linkato su questo blog, secondo il quale il potente apparato di marketing sionista sarebbe dimostrato dalla diffusione della frase attribuita a M.L. King “When people criticize Zionism, they mean Jews”. Se la potenza di un apparato si misura dalla diffusione di una citazione falsa, che dire allora della frase falsamente attribuita a Sharon dagli antisionisti: “we, the Jewish people control America, and the Americans know it.”?
La finta frase di King compare 1270 volte, sul web: la finta frase di Sharon 12.600. Vi inviterei a riflettere sulla ipotesi che ci sia una qualche enfasi, da parte vostra, sulla debolezza informativa degli “antisionisti” così come sulla “potenza” dell’apparato sionista.
carissima,
sai come la penso eppure quell’intervista mi ha urtato. L’intervistatrice non sapeva fare il suo mestiere e tuttavia le cose che diceva il portavoce erano sensate e convincenti e grazie a lei sono state rese pubbliche.
Una domanda: dove hai preso lo statuto di Hamas?
Ho le prove che una delle versioni che circola in rete potrebbe essere stata tradotta infedelmente.
Cara Mirella
Certo, e non soltanto perché la tua domanda era un performativo :-)
Grazie ancora per il “leg-up”
Claude
Cara Lia, ti lascio un link di un piccolo racconto fumettato con Carlo G. di Peacelink: http://maurobiani.splinder.com/post/7029605
Un abbraccio e buona serata.
Mauro
ps: ma skype non lo usi più?
Fortemente Off-Topic: Gli annunci Google sulla destra dovrebbero in teoria dipendere dal contenuto del sito. Però cosa mai c’entrano le consulenze online Romania, un corso di tedesco oppure un dizionairo coreano con i contenuti di Haramlik.
Beh però ti è ancora andata bene, Lia: su un blog svizzero che sosteneva il referendum contro le “Lex Blocher” (leggi sull’asilo e sugli stranieri così xenofobe da attirare sulla Svizzera la condanna delle ONG e istituzioni che difendono i diritti umani), i Google Ads proponevano ostinatamente link a siti a favore del loro promotore, Christoph Blocher. Alla fine i gestori del blog hanno dovuto rinunciare a utilizzare Google Adsense.
ciao
Claude