C’è di buono che tutta questa discussione sulle vignette ha comportato delle inevitabili e interessanti riflessioni sul “chi siamo”, oltre che sul solito “chi sono loro”.
Riporto alcune delle considerazioni con cui Antonio ha commentato la vicenda su Macchianera.
Domani, se riesco, aggiungerò altri interventi che ho particolarmente voglia di conservare.
“[…] Io penso che limpianto di base dellideologia della nostra società, un misto di marxismo e liberismo con uninfinità di innesti successivi, sia entrato in crisi strutturale. E che sia successo con la fine della guerra fredda che ne era il corrispettivo materiale. Abbiamo avuto per un cinquantennio una teoria del reale che attraverso il dualismo est-ovest, socialismo-pensiero liberale, è riuscita con ragionevole approssimazione a descrivere soddisfacentemente il sistema mondo. Ora non più, scricchiola e manda degli spaventosi boati. Le fondamenta sono incrinate, andrebbero riparate.
Che centra con quello che dicevamo? Centra perché si tarda a fare i conti con i raggiunti limiti del nostro sistema di pensiero. Ed è comprensibile perché rappresenta unintera eredità culturale. Così, invece di rivedere massicciamente il progetto, si fanno delle varianti in corso dopera per riadattarlo alla belle e meglio. Capita quindi che si cerchino disperatamente degli altri avversari a cui contrapporre loccidente e riproporre una visione duale: è quello che fanno i teorici dello scontro di civiltà. Altri hanno elaborato teorie in cui si sostiene che la sopravvivenza di ununica superpotenza avrebbe aperto una fase di benessere e progresso incontrastato: questi erano molto in auge a inizio 90, ma gli avvenimenti successivi ne hanno smorzato lentusiasmo. Altri ancora buttano alle ortiche tutto il materialismo storico e leconomicismo e si danno alla pura estetica: chiamiamoli i dannunziani, riscuotono grandi consensi, anche qui su macchianera. Poi ci sono quelli intellettualmente onesti, come te, [si riferisce a Babsi] che la deflagrazione lhanno vista e non intendono minimizzarla.
Quelli che per esempio occupandosi del conflitto in ex-Yugoslavia hanno visto il concetto di schierarsi politicamente venire messo a durissima prova. Che hanno visto i balcani sprofondare nelle guerre fratricide nella quasi indifferenza europea. E che hanno dovuto rassegnarsi allevidenza che le ostilità non sono cessate fino allintervento armato statunitense, con lEuropa incapace di far valere il suo profilo diplomatico e pacificatore in un conflitto che gli è scoppiato in casa. Anticipando uno schema che avremmo visto più volte da allora: la Comunità che sulla carta è un gigante, ma che si fa nana e subalterna nello scacchiere internazionale, lasciando il passo al rude alleato che nel bene o nel male sistema tutti a colpi di missili e bombardamenti.
Che hanno fatto quelli così di fronte alla crisi evidente di valori e di pensiero? Secondo me hanno raccolto i pezzi e hanno provato a ricostruire un sistema di riferimento sulla base dellesperienza quotidiana, senza cedere alle lusinghe delle teorie che vogliono spiegare semplificando ogni cosa, ma fidandosi invece delle piccole certezze, quelle che ci si conquista piano, piano. Qualè il problema di un approccio del genere? Uno lho già detto: che si rischia di rimanerne polverizzati. Lobiettività assoluta e il farsi tramite fisico dei mali e delle storture del mondo può distruggere, perché va al di là della capacità di resistenza di un singolo essere umano.
Laltro rischio è di diventare afoni. Un attento e equo bilanciamento di ogni singolo avvenimento fa sì che tu non possa più scendere in piazza e urlare (scegliersi una causa a piacimento): “Ma porca puttana vogliamo risolverla questa lampante ingiustizia! Lo vogliamo fare ora?!”
Non puoi farlo perché prima di parlare dei diritti del popolo Saharawi o del dramma di Timor-Est sei obbligato a fare una lunga premessa sulla storia e sulle vicende e sulle ragioni di tutte le parti coinvolte, in un caso o nellaltro. E spesso mettendoci in mezzo anche cose che centrano pochino col caso concreto in esame, ma che per noi sono diventati degli assoluti da cui non si può prescidere: come lantisemitismo citato a sproposito, o il laicismo, o i precetti del Fondo monetario internazionale (questi ultimi non nel tuo caso, ma insomma fanno parte della vulgata).
Faccio un esempio: i fondi di Adriano Sofri.
Sofri che parli di Cecenia e terrorismo internazionale, o che parli delleredità della sinistra extra-parlamentare, dipinge sempre dei grandi affreschi in cui il novero delle colpe, delle ragioni e delle responsabilità di ogni soggetto viene enumerato con perfetto senso della misura. Alla fine di molti dei suoi articoli il saldo complessivo di ragioni e torti risulta a 0. Che dice Sofri al suo interlocutore? Dice, fidati ho fatto io i conti, siamo in pareggio, potremo progredire molto lentamente su questo e su questaltro versante, ma stando bene accorti a non far cadere tutto lequilibrio generale.
La sostanza del discorso di Sofri è quella di un marxismo che regredisce indietro a heghelismo e si fa araldo della razionalità del presente, quindi perdendo per strada una visione dinamica e tesa al cambiamento della realtà.
Questa cosa qui che denuncia tutti i limiti dellapprodo a cui è giunto il pensiero occidentale non solo non funziona più per noi, ma non contenti che il giocattolo si sia rotto, cerchiamo di sbolognarla in giro per il mondo. Invece di porre rimedio a una libertà di espressione difettosa, che permette sì di dire un po quello che ci pare, ma non tutti con le stesse opportunità, visto che il croupier che ci lascia giocare controlla una buona fetta dei mezzi di comunicazione, insistiamo per imporla a chi non ne vuole sapere. Che dire poi della nostra desensibilizzazione rispetto ai vari segnali di allarme che squillano allimpazzata da tempo? Sabato scorso in piazza Lima, nel momento di maggior struscio, cera un bel banchetto di Forza Nuova, con tanto di simboli neo-fascisti e libretti celebrativi di Salò. Ma non cimpressiona più. Come non cimpressiona più di tanto che si demolisca il nostro assetto istituzionale: che vuoi fare, è disdicevole ma fa parte della dialettica politica, il sistema funziona, perché fanno quello che fanno legittimati dal voto popolare. E stica.
Quando tu, io, o chiunque altro andiamo a proporre al palestinese il nostro bel set di valori occidentali, la proposta che facciamo suona così:
Caro amico palestinese,
noi siamo vicini alle sofferenze del tuo popolo, vogliamo che la situazione si risolva ed è per questo che siamo venuti qui oggi. Il metodo è questo, stai bene attento: devi laicizzarti, devi abbandonare la violenza, lapertura alle importazioni straniere è tutta nel tuo interesse, e la liberalizzazione delle tue colture tradizionali un passo necessario, accetta il patto di libero commercio con Israele, dovrai comprare alcuni beni da loro a prezzo pieno e no non li puoi ricevere dai tuoi vicini arabi, è il prezzo della modernità, emenda i tuoi libri di testo, dacci un taglio con i retaggi oscurantisti, queste gag su Maometto sono da scompisciarsi, e sorridi una volta tanto!, sempre scuro, sempre torvo, ottimismo amico mio, mi raccomando via di forbici su quei minacciosi barboni che denotano un atteggiamento chiuso di fronte alla vita, e per piacere celebra e sii intimamente coinvolto dalla tragedia dello sterminio degli indios, della soppressione dei nativi americani e dei massacri giapponesi in Manciuria, perché se vuoi che ci si occupi dei tuoi problemi devi essere pienamente consapevole dei rovesci di tutti gli altri e delle pieghe oscure della storia, guarda noi, guarda Babsi, guarda Antonio Memo, guarda Adriano Sofri e Abraham B. Yehoshua, leggi come sappiamo ammettere i nostri errori noi e osserva i vantaggi della stampa libera, non sarebbe il caso di fare un po autocritica anche tu?
Ecco caro amico se saprai ottemperare a tutti questi requisiti indispensabili per entrare a far parte della cerchia degli illuminati, poi e solo poi, il sol dellavvenire del mondo dei giusti che si compirà saprà dare un lenimento anche alle tue sofferenze.
Secondo me è un discorso più messianico che laico, ma soprattutto non gira molto e il palestinese lo sa, e infatti ti risponde:
Caro compagno internazionalista,
ho esaminato attentamente la tua brochure e non dico che mi abbia lasciato indifferente. Mi è grave ma necessario però comunicarti una cosa, e spero che non ti offenderai, con le tue tante e generose intenzioni. Quello che mi proponi lho già provato, perché tu stesso me lo avevi presentato allincirca negli stessi termini diversi anni fa. A me piace, piace tanto il discorso sulla libertà e su un mondo migliore regolato dalla solidarietà dei popoli. Tuttavia come tu sai, i conti di casa li tengo io e ogni mese devo fare in modo che le risicate entrate ci bastino per tutta la famiglia. Quel tuo sistema innovativo che prometteva ottime prospettive di guadagno, bhe, guarda, insomma, purtroppo si è rivelato una truffa. Presente il multilivello, conosci i sistemi piramidali? Dai oggi cinque al mittente di questa missiva e in capo a un paio di mesi riceverai trentacinque? Ecco. Io i miei cinque a quelle persone di cui ti sei fatto garante tu le avrei anche date. Dopo tre mesi mi è stato detto che dovevo portare pazienza, ma che oramai facevo parte del giro, ero nel gruppo e che potevo considerarmi fortunato. Che gli dessi altri cinque, perché le cose marciavano a gonfie vele ma ci voleva denaro fresco da investire e che nel giro di 6 mesi avrei ricevuto ben 80 soldi, altro che 35! Da allora i rinvii si sono ripetuti e di tutte le volte che ho dovuto rinnovare la quota ho perso il conto.
In unoccasione, a onor del vero, due anni fa mi è arrivato un assegnino da 50, quando ormai ne avevo versato un ammontare dieci volte superiore.
A me sembra che in questa Mondo libero inc. (Freedomland? mi ricorda qualcosa) a guadagnarci siano solo i livelli superiori, vale a dire tu, i nordamericani, quegli altri investitori internazionali e i sauditi. Oltre ovviamente al contatto che mi ha fatto entrare nellorganizzazione, il mio vicino israeliano di cui voi vi siete fatti garanti.
Caro compagno internazionalista, amico mio,
sono arrivato a una conclusione di cui voglio renderti partecipe. Non sarebbe molto più semplice per me e per la risoluzione dei miei problemi, che invece di inchinarmi alle sofferenze del mondo e ai precetti della libera circolazione delle merci, mettessi al centro di tutta la mia azione il mio popolo, la mia storia, la mia religione e le mie ragioni? Mi sembra che in questo modo avrei qualche probabilità in più di vedere risolti i nodi che mi stanno a cuore. Tanto per come si sono messe le cose, peggio di così
Poi e solo poi se, speriamo, le cose andranno a migliorare un pochino, potremo pensare ai torti subiti da tutti gli altri e quegli altri gadget interessanti che mi proponevi. Prima noi e poi i gadget. Non prima i gadget e poi noi. Non ti pare giusto e logico?
Sai che faccio dunque? Io mi voto Hamas, che saranno anche dei tocchi moralisti e armati, però hanno dimostrato di essere onesti e soprattutto al vostro contatto che ancora ci chiede pegni di adesione al multilivello, gli rispondono picche. Pace? Quale pace? Qui non si è visto nulla che ricordi pace. Facciamo una bella cosa: invece del vostro contratto capestro, si firma una tregua, una tregua luuunga, pluriennale, senza concedere più di quello che realisticamente si potrà mantenere. Se tra una decina danni la tregua avrà retto e la nostra controparte si sarà mostrata affidabile, saremo ben disposti a parlare di tutte quelle altre cose che a voi premono tanto. Prima la fine delloccupazione e dellappropriazione di terre e poi la pace e tutti i buoni propositi. Non prima i buoni propositi per continuare indisturbati ad espropriare e sparare. Eh!
Ecco il perché a mio avviso del voto ad Hamas. Il caso palestinese è particolarmente disgraziato e non riflette ovviamente le condizioni di tutto il mondo islamico, però è altamente simbolico e indicativo delle dinamiche nelle relazioni con laltra sponda del mediterraneo.
Quindi si difenda la libertà di espressione ma si abbia ben presente il contesto e cosa passa del nostro messaggio. Al momento è un messaggio estremamente contradditorio e confuso, che non viene capito e suscita diffidenza. Se veramente si vuole comunicare lo si renda più chiaro.
Va da sé che se si vuole essere coerenti con questa battaglia qualsiasi attacco pretestuoso ad al Jazeera o Telesur dovrebbe cessare. A meno che non si pensi che libertà di stampa per cui ci si batte debba essere declinata in una forma ben precisa, quella del nostro modo di vedere.”

Bisognerebbe fare uno sforzo e saper essere profeti, come a suo tempo lo fu Pasolini, per cercare d’immaginare cosa potra’ seguire a quello che pomposamente chiamano tutti “lo scontro di civiltà “. Perche’ (inutile fare gli struzzi) questo scontro, dialettico, è in atto. Si potrebbe dire, coi vecchi termini marx-hegeliani, che la tesi è l’Islam, l’antitesi l’Occidente.
La sintesi (qui si dovrà esercitare il profeta) è quella civiltà nuova che li supererà entrambi.
I due contendenti sono acefali: lo si vede da come menano i fendenti sotto gli occhi di tutti. Pertanto non possono illudersi di cantar vittoria l’uno sull’altro.
Tanto piu’ si illudono su questo e tanto più doloroso e lungo sara’ il travaglio.
Qualcosa di simile accadde in India circa cinque secoli fa. Si crearono dei nuovi “limes”
Nel mondo globalizzato non ci sono cortine (di ferro?) dietro cui rifugiarsi.
Qualcuno dovrebbe porre mano alla nuova Carta dei Diritti dell’Uomo (come si sa attualmente ne esistono due e l’una non riconosce l’altra). Il profeta potrebbe partire da li’ e congetturare come potrebbe essere.
X Antonio (ma anche per Lia che lo ha pubblicato qui, me l’ero perso):
GRAZIE per la lettera al palestinese con risposta.
Il tono è leggero ma ho letto poche cose così incisive sulla questione. :-)
Pedro: :)
En passant: per quelli a cui piace fare cuccia (non è un incoraggiamento) nei blog altrui e hanno paura di perdersi qualcosa, un amico mi ha suggerito questo sito. Per me ho paura che sia troppo web 2.0, ma magari a qualcuno interessa.
ciao
ah si pappa i link. riposto:
http://www.cocomment.com/
veramente io sono rimasta colpita dal banchetto neofascista. stavo andando in libreria e non si poteva non notarlo. ma a volte l’indifferenza è la migliore arma di difesa dagli estremi-smi. nostrani e altrui.la portinaia