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Ok, qui si è miagolato abbastanza.
E, francamente, a volere miagolare a oltranza una si sceglieva un altro curriculum.

In qualche modo che non mi è ancora del tutto chiaro, nel prossimo mese casa Haramlik farà quanto segue:

1. Portare tre classi agli esami di qualifica e sei agli scrutini. E saranno lacrime, sangue e soprattutto trasfusioni.

2. Preparare una decina di tesine e una relazione finale per terminare il suo ennesimo (ma non ultimo) anno di formazione. Fatti due conti, vuol dire un lavoro ogni tre giorni.

3. Farsi del bene, che poi a conti fatti vuol dire tradirsi il meno possibile. Io sono un po’ a rischio, in questo senso: essendo curiosa, mi succede spesso di scegliermi la vita in base a quanto è interessante, piuttosto che a quanto mi faccia bene. La mia jihad personale tenderebbe ad armonizzare queste due istanze che sono spesso in contraddizione. Non è facilissimo e non sempre l’istinto mi aiuta. Però ci sono campanelli d’allarme che hanno sempre funzionato, un attimo prima che mi perdessi del tutto. Stasera li sento ululare, più che suonare, e c’è poco da fare le gnorri: mi sto prendendo per il culo. Tutto sta nel cadere in piedi, se cadere si deve, e continuare a incrociare lo specchio con simpatia quando è mattina.

Poi, sai: non esiste essere umano degno di questo nome che smetta di volerti bene solo perché sei te stessa. Io non mi porrei questo problema, bambina. Inventarsi dei ricatti affettivi a cui cedere vuol dire solo dichiarare che, chissà perché, una aspira a ricevere poco amore, forse quello che avanza.
Qui si preferisce essere amate assai, e i ricatti affettivi non li vediamo manco se ci inciampiamo dentro. Figuriamoci se abbiamo voglia di inventarceli.

Fiducioso di meritare un mucchio d’amore senza per questo doversi riempire di protestabili cambiali compilate su interi pezzi di vita buttati a mare o, peggio, di uno di questi cancri giovanili che hanno un decorso fulminante e il cielo ce ne liberi, questo blog si è guardato in fondo al cuore e ha deciso che vorrebbe passare Luglio a Gaza, se tu le dai una mano, ché di lavoro volontario dovrebbe essercene e qui si è brave prof e mi risulta che la Cooperación spagnola non riesca a entrarci da un pezzo, per esempio, e mi piange il cuore a pensare a tanto spagnolo non imparato, in Palestina.
Voglio andarci, passando da Rafah.
Mi sembra la cosa migliore da fare ed ho bisogno di colmare desideri forti. Questa non è, come dire, un’estate da passare a Pineta Mare.

E poi andrei ad Agosto al Cairo, passando di nuovo da Rafah.
Conto su qualche alloggio in prestito ed oso essere persino ottimista: Julita, Gastón, Pepe, salvatemi. Ho una casa a Milano da offrire in cambio, benché sospetti che il cambio sia un po’ un pacco.

Vorrei due coccole cairote: la piscina di Giza e le spremute d’arancia, e la vecchissima Ferial che mi baciò una spalla, quando me ne andai, e pensai di morire per l’imbarazzo e la commozione e vorrei farle un “cucù!” d’Agosto, tra i vapori del suo hammam e quelle strane storie d’Egitto che traboccano di sensualità ma sei tra femmine e non succede niente: ti limiti a ricordare che hai un corpo, anche se il tuo uomo non c’è e non ne vuoi un altro.
Propone fedeltà belle e piene, Umm Al-Dunia.
Altro che cazzate più o meno obbligate, strette tra gli obblighi del momento.

Vorrei fare colazione col mio tè sotto le piramidi, di mattina presto, ed essere di nuovo una che si sente fortunata perchè vede cose bellissime, quando inizia la sua giornata.
Vorrei rifare il mio giro di moschee, adesso che ho meno paura ma sono anche più disincantata: vorrei raccontare quello che mi è successo al tizio severissimo di Al Azhar e chiederlo a lui – che ti fa morire, prima di accettarti come musulmano – se sei nuss, ropa, tilt o tutta muslima, e comunque come è messo il borsino di Londra, quanto a pronostici su di te, così magari mi scommetto addosso pure io e faccio finalmente due lire, ché sarebbe veramente il caso.

Intanto, leggere tranquilla un libro nel fresco della prima moschea che ti capita, meglio se bellissima, e stare lì senza debiti, senza obblighi, senza pagare tributi non tuoi, senza farti andare di traverso niente di ciò che ti ha emozionato per anni.
Ritrovare quella sensazione, quella libertà.
Prescindere dagli intermediari.
Ora, ché adesso è quando serve.
Perché era vero, sai, quello che sentivo.
Ma non c’entrava niente col filmone di qua, e quindi lo devo recuperare.
Da sola.

Coccole cairote, taxisti e Nilo e locanda greca con le donnole che ti sfrecciano in testa e la te stessa che ride in mezzo al disastro perché poi la vita è questa e perché sai che ne verrai fuori e comunque perchè, anche se non ne venissi fuori, nulla mai ti toglierà il fatto di averla vissuta, la tua faticosa e giocosa esistenza, e il tempo di essere triste verrà, ma non tutto adesso.

Di questi tempi, l’anno scorso, avevo trenta giorni di sopravvivenza economica.
Passati quelli, non avevo nemmeno la più vaga idea di come sarei sopravvissuta.
(Te lo ricordi, Gaston? Mi passavo i ciuffetti dello scialle tra le dita, mentre ne parlavamo, e cercavo di non sembrare nervosa e scherzavo e pensavo di farmi mordere da un aspide e mi piaceva da matti l’idea di passarli nella jacuzzi dello Sheraton, i miei ultimi giorni di vita, e tu ti inventasti un lavoro da darmi, ed io lo so che te lo inventasti, cosa credi?)

Un mese dopo, e senza avere mosso un dito per farlo succedere, il problema della mia sopravvivenza era svanito.
Comprenderai che io adesso mi fasci la testa solo entro certi limiti, pensando al mese che mi aspetta: cascherò in piedi, purché il Fato sappia dove trovarmi. E, inutile dirlo, mi cercherà in luoghi che mi somiglino: non gli verrebbe mai in mente di cercarmi dove sono adesso, questo è il punto.

Smettiamola di sognare, ya ifrit.
Non è la nostra estate: troppo presto, troppo violenta la nostra idea di vacanza e di vita, tutto troppo in sospeso, irrisolto, rimandato da un giorno all’altro.
Uno spreco di caos, manco avessimo mille vite.
Fosse solo doloroso non avrei paura. Il punto è che è anche brutto, e questo non lo posso sopportare.
Nemmeno tu.

Poi, lo sai, una vorrebbe essere legata, fermata, venuta a prendere.
Ti sta dicendo esattamente dove potrai trovarla.
Quando avrai da proporre meno aria e più terra, fascinoso ifrit.

(Il fuoco, ecco, quello invece andava benissimo.)