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La vicenda, in breve.

C’è una quarta elementare, in provincia di Imperia, di cui fanno parte anche tre bambini musulmani, di paesi diversi.
Le maestre decidono di invitare un rappresentante della moschea di Imperia affinché spieghi alla classe cos’è l’Islam: l’idea parte dalla maestra di religione, se non ho capito male, ed è assolutamente in linea con tutte le direttive possibili e immaginabili sull’educazione all’intercultura, l’ecumenismo, la conoscenza reciproca tra bimbi italiani e stranieri e tutto ciò che il ministero (sì, anche con la Moratti) ci esorta a fare da anni.

Questo signore arriva, si fa la sua chiacchierata con i bimbi e spiega quello che gli viene chiesto di spiegare. A un certo punto si parla di preghiera (immagino che ai bimbi italiani incuriosisca il modo particolare di pregare che hanno i bimbi musulmani: mi parrebbe strano il contrario) e lui chiede alla bimbetta marocchina se ha voglia di illustrarlo lei, ai compagni, cosa si fa e come. La bimba, timida, dice di no, e quindi lo spiega il signore stesso. Punto, amen, finito.

Poi ‘sto signore, gentile, dà la sua disponibilità a mostrare alla classe la moschea, qualche giorno dopo. La classe va (partecipa anche una mamma), apprende cos’è un minbar e via dicendo e, infine, ci si saluta caramente.

Normale prassi scolastica, direbbe una.

Non in questo paese di pazzi, a quanto pare, ché guarda come la racconta Il Giornale:

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(…) Inevitabile. L’epicentro del terremoto è in provincia di Imperia, a Pontedassio. I genitori si ribellano, scrivono al dirigente scolastico e a quello che un tempo si chiamava il provveditore agli studi. Non ci stanno, anche perché le prime risposte fornite dall’insegnante non li convince.
(“I genitori” sarebbero due genitori su venti, a quanto pare: gli altri hanno scritto una lettera di smentita.)

Tutto inizia il 20 aprile, con l’arrivo nella quarta elementare di Pontedassio di Roberto Hamza Piccardo, il leader islamico già finito al centro di una feroce polemica per alcune sue dichiarazioni che non condannavano un brutale omicidio firmato da Hamas in Israele. Il segretario e fondatore dell’Ucoii è stato invitato dalla maestra e dall’insegnante di religione a intervenire in classe per spiegare cos’è l’Islam. Invito ovviamente accolto, specie in considerazione del fatto che ora nelle scuole non si parla più di ora di religione ma di insegnamento della storia delle religioni. Il problema che però fa sobbalzare i genitori è che il fatto l’iniziativa non sia stata in alcun modo concordata con i genitori, che la maestra non abbia preavvertito le famiglie, e che Piccardo sia intervenuto in un’ora riservata alle lezioni di inglese.
(A me sembrano pazzi: i genitori sobbalzano perché Piccardo ha parlato durante l’ora di inglese? Ma saranno cavoli della prof di inglese, dico io? E per fare venire un signore a fare due chiacchiere sull’Islam bisogna mettersi d’accordo con i genitori? Ma che è, un film porno da visionare? E se io voglio fare venire un madrileno a scuola a spiegare come è Madrid e mi faccio prestare l’ora dalla collega di francese, devo avere il permesso dei genitori? E che altro? La brioche al mattino posso mangiarla o devo chiedere il permesso anche per quella?)

Tutto quanto accaduto in classe viene appreso dai genitori direttamente dal racconto dei bambini. Che spiegano come sia stato anche mostrato loro il modo di pregare degli islamici. «Si tratta di una cosa gravissima, specie perché hanno indotto dei bambini a pregare secondo i riti di una religione non loro – tuona Gabriele Saldo, consigliere regionale di Forza Italia, appena appreso della polemica -. Sono favorevole alla tolleranza, ma cose di questo tipo non le possiamo accettare, perché queste io le chiamo violenze nei confronti dei nostri bambini».
(Questo Gabriele Saldo è un portento: io non faccio altro che spiegare com’è la corrida, ai miei: se lui lo scopre mi denuncia alla Protezione Animali per avere indotto i ragazzi a uccidere tori a scuola, non ho dubbi. Ed è che c’è gente che ci costruisce delle carriere politiche, sull’inconsapevolezza dei propri limiti.)

Le famiglie hanno anche chiesto spiegazioni all’insegnante, ma si sono sentiti rispondere che non c’era tempo per avvertire di questa iniziativa e neppure per darne comunicazione sui diari.
Ma l’avvicinamento dei bambini della quarta elementare con la religione islamica non si è conclusa con la visita di Piccardo a scuola. Perché il 12 maggio la stessa classe è stata accompagnata a visitare la moschea di Imperia, sempre insieme al segretario dell’Ucoii. Che, da parte sua, respinge al mittente le accuse. E non si capacita delle critiche. «Mi fa specie questa polemica, è incredibile proprio mentre si parla tanto della tolleranza – ribatte Piccardo -. Invitato a farlo, sono andato in una classe e ho parlato per un’oretta con i bambini. Ho toccato tre temi, quelli della fratellanza, della pace e della solidarietà. Poi l’insegnante ha chiesto se era possibile mostrare ai bambini la moschea di Imperia e naturalmente ho dato la massima disponibilità». Ma l’idea di far pregare i bambini secondo il rito islamico? «Assolutamente no – assicura il leader musulmano -. In classe mi hanno chiesto di mostrare come si fa a pregare. C’erano tre bambini di fede islamica e ho chiesto a una di loro se voleva far vedere ai compagni una preghiera. Lei non voleva e allora io stesso ho mostrato il rito. Nessun bambino cattolico è stato costretto a pregare come un musulmano. Tra l’altro tutto si è svolto in un clima giocoso, senza eccessiva serietà. Questa è una cosa paranoica, verso il dialogo tra le religioni. Anche alla moschea poi, non c’è stato nulla di strano, oltre alle insegnanti era presente una mamma».

Difesa che non soddisfa chi invece vuole andare a fondo della vicenda. Gabriele Saldo non si fida, soprattutto ricordando le polemiche passate che avevano coinvolto Roberto Hamza Piccardo. «Magdi Allam, nel suo libro “Vincere la paura” lo indica chiaramente come vicino a movimenti terroristici (e la citazione ha per la verità dato origine a una querela per diffamazione da parte di Piccardo nei confronti del vicedirettore del Corriere della Sera, ndr) – ricorda il consigliere regionale azzurro -. Il suo passato di attivista di estrema sinistra è noto, neppure Bertinotti lo ha voluto nella sua lista». Il riferimento di Saldo è anche all’appello lanciato in favore del voto ai Comunisti italiani per le elezioni politiche appena trascorse, e a un duro attacco portato da Shaykh Abdul Hado Palazzi, segretario dell’Assemblea musulmana d’Italia, nei confronti del fondatore dell’Ucoii. «Diliberto e Bertinotti – scrive Palazzi – che pure candidano personaggi del calibro di Luxuria e Caruso, non se la sono sentita di candidare nelle loro fila un personaggio come Piccardo, noto alle cronache per aver fatto l’apologia del terrorismo suicida, per avere negato a Israele il diritto di esistere dalle pagine di Panorama e di aver aderito al famigerato Campo Antimperialista, l’organizzazione che ha lanciato la colletta a favore dei terroristi iracheni». Parole che hanno lasciato il segno. «Parole che spiegano chi è andato a parlare ai nostri bambini», chiosa il consigliere Saldo.

Vabbe’.
Sono anni che la scuola, soprattutto quella elementare e media, è impegnata nell’educazione all’interculturalità.
Non è questione di governi o di ministri: io sono entrata di ruolo avendo la Moratti per ministro e per superare il mio anno di prova mi tocca scrivere e presentare lavori basati su materiali di studio ministeriali che hanno titoli come: “La cittadinanza planetaria: processo in atto e un compito in vista” “Vivere nel pluralismo” “L’educazione alla cittadinanza in prospettiva interculturale” “L’integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa” “Ecumenismo” e via elencando.
Sono anni che i docenti vengono formati in questo senso e sono anni che si lavora mettendo in pratica, chi meglio e chi peggio, questa formazione e queste direttive.

Mica lo facciamo solo in Italia. Lo fa l’Europa intera.
Il problema è che mentre, chessò, in Spagna il lavoro della scuola è affiancato e supportato da campagne di sensibilizzazione della cittadinanza, dal ruolo responsabile dei media e da una sensata lungimiranza dei politici, tanto a livello nazionale come locale, qui in Italia ci tocca lavorare praticamente nelle catacombe.
In clandestinità.
Sapendo dal primo istante (e lo sappiamo tutti) che ogni tuo respiro si presta ad essere strumentalizzato, manipolato e messo in croce e che il minimo pretesto può farti ritrovare linciato dai giornali, dai politici locali e da tutto quel bizzarro e ipocrita mondo che fa capo a chi ha retto la scuola negli ultimi cinque anni bisbigliandoci in privato il mantra dell’educazione interculturale salvo poi abbandonarti in pasto alla canea dei suoi elettori, dei suoi giornalisti, dei suoi politicanti in cerca di notorietà.

Solidarietà alle maestre, quindi, ché ‘ste cose succedono solo a chi fa con passione il proprio mestiere. Di sicuro, a scaldare una seggiola davanti a una cattedra si rischiano meno fastidi.

E poi una disgustata riflessione su quanto riescano ad essere sporchi gli attacchi agli avversari politici in questo sfortunato paese.
Basta un personaggio screditato e notoriamente cialtrone come Magdi Allam o quell’altro campione dell’inverosimile Palazzi per ritrovarsi additati a mezzo stampa come una specie di pericolo pubblico da tenere lontano dai bambini, nientedimeno.
E pazienza se lo hai pure querelato, Magdi Allam: tu ti sfianchi tra avvocati e tribunali e, intanto, le calunnie in libertà del personaggio rimbalzano all’infinito tra un giornale e l’altro.

In questo caso mi sento particolarmente coinvolta, visto che Piccardo è un signore che conosco personalmente e a cui voglio del bene. Ma, coinvolta o non coinvolta, resta il fatto che occuparsi di Islam, in Italia, vuol dire ritrovarsi esposti a uno stillicidio di aggressioni che a me paiono sopportabili solo a condizione di foderarsi le spalle e lo stomaco col titanio.
Credo che da fuori non si riesca nemmeno a intuire, cosa si ritrova a dovere sopportare chi cerca di inserire un minimo di conoscenza e di buon senso su determinati argomenti.
Tutto sommato, la cosa che mi fa rimanere peggio è proprio questa: che, tra la credulità di alcuni e l’indifferenza dei più, questi metodi di killeraggio a mezzo stampa funzionano egregiamente.
Ne siamo talmente assuefatti da considerarli normali, e pazienza per chi ci incappa.

Update: ne parla anche Andrea

RI-UPDATE: nel Continua, l’epilogo della storia.
16 genitori su 18 dei bambini che frequentano la classe in questione, hanno inviato alle maestre, al provveditore, alla direttrice e al sindaco del comune ligure la seguente lettera:

“In considerazione delle discussioni che in questi giorni hanno coinvolto noi genitori e le insegnanti relativamente ad alcuni punti del progetto multiculturale, abbiamo ritenuto opportuno rendere nota la nostra posizione sul lavoro svolto dalle maestre con la lettera che alleghiamo sottoscritta dai genitori dei seguenti alunni (16 su 18 ndr)
I sottoscritti genitori della classe quarta di Pontedassio, esprimono il loro apprezzamento per il lavoro svolto dalle insegnanti relativamente al progetto multiculturale al quale hanno aderito tutte le classi del Circolo e anche altre Scuole. Tale progetto, deliberato dal Collegio Docenti del 3 Circolo, prevede l’insgnamento di tradizioni, giochi, alimentazioni, modi di essere, di vivere, religioni di altre culture, in modo di dare l’opportunità agli alunni di prendere coscienza di una realtà multiculturale nella quale oggigiorno ormai siamo immersi. L’argomento, scelto dalla classe, cioè il confronto tra religioni è stato quindi portato avanti nel rispetto reciproco, delle religioni di appartennenza di tutti gli alunni. (Cristiani e Islamici). Infatti tale attività, che prevedeva anche la presenza di un esperto di religione islamica e la visita ad una moschea, è stata preparata dalle insegnanti della classe, con la collaborazione dell’insegnamento di religione cattolica e comprendeva la visita ad una chiesa nella quale sono entrati anche i bambini musulmani.
Inoltre a tale uscita ha partecipato anche la rappresentante della quarta: sig.ta Bernardone Monia la quale ha potuto prendere coscienza del clima di dialogo e di rispetto reciproco con i quali è stata portata avanti la visita guidata”.
(seguono le firme)
A ulteriore coferma di quanto scritto, Maurizio Magaglio,uno dei genitori, sulle pagine locali del quotidiano La Stampa ha dichiarato: “Tendo a precisare inoltre che il comportamento del signor Piccardo è stato ineccepibile”. Dal canto suo la rappresentante di classe Monia Bernardone nello stesso articolo dice: ” Io stessa ho potuto constatare direttamente, durante la visita dei bambini alla moschea, che l’incontro si è svolto in un clima di amicizia e di rispetto verso tutte le culture e con l’unico scopo di far crescere nei nostri figli l’idea della pace e della tolleranza”.