Assassini di ogni colore

Diana-Haddad.jpg

Io stasera ero in uno dei diecimila caffè del Cairo dove trasmettono i video dell’equivalente arabo di MTV.
Sono i video delle canzonette pop arabe, in cui Libano ed Egitto eccellono, e a me le canzonette piacciono, che ci devo fare.
Questi video, poi, che rimandano un’immagine di femminilità araba tettona e fighetta, coi grandi occhioni neri pieni di sentimento e le scollature galattiche, i movimenti della danza del ventre associati al pop (come in Spagna facevano i gruppi della movida e quella gente lì col flamenco, e io mi innamoravo, da brava straniera) e i jeans e i reggiseni da mille e una notte con le frange, e le capigliature al vento e le sceneggiature in cui lui è sempre un po’ stronzo e lei sempre innamorata, ma spesso si vendica e lo stende.
Video di canzonette pop, insomma.
Assai piacevoli, assai ballabili, assai guardabili. Se, come a me, ti piacciono le canzonette.

A questi programmi si può telefonare o mandare un sms per richiedere una canzone, un video.
E ci sono numeri di telefono per ogni paese arabo di provenienza, scorrono sotto le immagini.
La Palestina è il 1488, mi pare. Il Libano, qualcosa di simile. C’è persino il numero per chiamare dall’Iraq, con delle avvertenze che non ho capito.
E sarà che io mi faccio sempre più sentimentale, chennesò, ma vedere scorrere quei due nomi, Palestine e Lebanon, stasera, era più forte di me.
Dal placido Cairo, pensi ai ragazzini di Gaza e di Beirut che potrebbero richiedere le canzoni e guardi i cantanti e stai male. Sarà che sei sentimentale, ma stai male.

Poi è arrivato il video che mi ha fatto saltare il faticatissimo equilibrio che volevo mantenere ad ogni costo.

La cantante – libanese, manco a dirlo – che balla, sexy assai, con le cavigliere coi ciondoli tipiche da araba e la minigonna.
E balla tra due tizi: uno che taglia il prezzemolo per fare il tabboulè, da libanese della tradizione, e l’altro che ha lì un computer portatile bellissimo e le insegna come usarlo.
E lei balla tra entrambi, ed entrambi ridono e la seducono.
Cavigliere e tabboulè.
Minigonna e computer.

E io guardavo, tamburellavo con le dita al ritmo della musica e a un certo punto – che vuoi che ti dica – l’equilibrio che avevo mantenuto vedendo scorrere i numeri della Palestina e del Libano mi è saltato e mi sono venute giù le lacrime.
Ho anche mandato qualche sms inferocito in Italia.
Ed è che mi è venuto su un odio che, se ci penso, ancora mi soffoca.
No, non contro Israele, stavolta.
Contro chi, in Italia, avrebbe la responsabilità di opporsi a Israele.
E’ peggio, si sta peggio.

Perché – lo abbiamo detto in tutte le salse – il problema del mondo arabo è di comunicazione, di propaganda. Nessuno si identifica con gli arabi, con i morti arabi, con le città arabe distrutte. Tutti, in compenso, si identificano con l’israeliano, con l’americano che si è fatto un graffio.
Giusto?
Giusto.
E come fanno, loro, a fare identificare l’Occidente tutto nei loro graffi e a fare passare per inesistenti i morti arabi a centinaia, a migliaia?
Diffondendo solo l’immagine di rabbini integralisti coi boccoli, forse, e contando su quella? O di evangelisti americani che tuonano sull’Apocalisse? No, vero?
Noi, di Israele, vediamo soldati biondi e belli e ipervitaminizzati.
Dell’America, vediamo i video dei cantanti strafighi.
Dice: “Ma non rappresenta mica la realtà, la cantante libanese con la cavigliera e la minigonna!”
Dico: “No, infatti. Come Noah non rappresenta l’israeliano medio, come Madonna non rappresenta l’americano medio”.
“E chissenefrega”, aggiungo.
C’è mezza gioventù araba che li segue appassionata, i video che dico io. Ma perché da noi devono essere sconosciuti? Perché noi non dobbiamo capire che è composita, lì, la realtà, e che c’è di tutto, dal velo alla canottiera, soprattutto in Libano, soprattutto nel mondo arabo laico, soprattutto dove bombardano?

Per quale motivo, da noi, non c’è un cane che lavori allo scopo di permettere l’identificazione del NOSTRO pubblico nella gente di là?
Anche mentendo, anche manipolando, anche esagerando certi aspetti a discapito di altri.
Sì, e allora?
Gli USA non lo fanno?
Israele non lo fa?
L’Italia non lo fa?
Perché il Libano deve essere muto, posso chiedere? Perché deve mostrare, al massimo, un hezbollah col turbante, una ragazza velata, un cristiano che brandisce una croce minacciosa?
Perché in Egitto vedevo documentari pieni di libanesi in palestra, libanesi che facevano footing, libanesi nei caffè, e sulla TV italiana vedo un Libano uguale a qualsiasi altro paese arabo, indistinguibile, senza nessuna specificità, senza nulla della sua famosa occidentalità, senza niente in cui l’italiano medio possa identificarsi – e si potrebbe, oh se si potrebbe – ?

Ma cavoli: basterebbe il più scalcagnato dei PR disoccupati di Milano, per fare passare un’immagine del Medio Oriente più articolata, più mediterranea, più viva e composita di quella che ci passano i telegiornali.
Perché non lo fa nessuno?
Per quale motivo non gliene frega niente a nessuno, di proporre un Medio Oriente più invogliante agli occhi degli occidentali, più comprensibile, più adatto al nostro tipo di percezione?

No, chiedo: e sulle macerie del Libano, lo chiedo.
Sulle rovine del paese mediorientale in cui il nostro Mediterraneo avrebbe potuto identificarsi meglio, lo domando.

Perché qui c’è poco da scegliere.
Qui ti spazzano via in un istante. Basta una settimana per smettere di esistere come paese.
Ed io sto solo dicendo che una propaganda, un lavoro di immagine che tenga conto del target di destinazione – noi in Italia, per esempio – non è uno scandalo.
E’ quello che fanno i paesi aggressori.
Perché non lo devono fare i paesi aggrediti?
E non si tratta di diventare “occidentali”, ma di mostrare le mille cose che esistono e che l’Occidente riconoscerebbe, se solo sapesse che esistono.

Io temo di saperlo, perché non succede.
Perché a chi si oppone a Israele, in Italia, le cose che dico io non piacciono.
La ragazza con la minigonna e le cavigliere da araba non piace a nessuno: agli uni non piacciono le cavigliere e agli altri non piace la minigonna.
E’ questo?
Vero che sì, vero che è questo?

Troppo incazzata, sono.
E quando si è troppo – troppo, troppo, troppo – incazzate, è meglio non scrivere.
E tuttavia comincio a volerlo sapere, cosa stiamo difendendo esattamente: il Medio Oriente reale, fatto di persone in carne e ossa, o un’idea, un progetto politico che, guarda caso, è la stessa idea, lo stesso progetto politico che altri dicono – dicono, dicono e basta – di volere distruggere?

Intanto, il Libano non c’è più.

E temo che presto non ci sarà più nemmeno l’odore della buona fede di nessuno, se qua non si rivede qualcosa.

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Comments Closed

17 Commenti

  1. Pubblicato 24 luglio 2006 alle 05:37 | Link Permanente

    Riflessione molto interessante:

    “La ragazza con la minigonna e le cavigliere da araba non piace a nessuno: agli uni non piacciono le cavigliere e agli altri non piace la minigonna.”

    Grazie

  2. diego
    Pubblicato 24 luglio 2006 alle 08:58 | Link Permanente

    RAI Radio3, a “prima pagina” anche oggi, come avviene periodicamente, c’è stato il giornalista di turno che ci ha ricordato che i nostri media sono filoarabi. Non c’è limite: basta ripeterlo e diventa vero.

  3. paolo27
    Pubblicato 24 luglio 2006 alle 11:55 | Link Permanente

    Mio padre in gioventù è stato un discreto jazzista, e tra i suoi amici c’era un danese giramondo trapiantato in Italia, un ottimo batterista, che mi raccontava com’era Beirut negli anni sessanta. Io sono cresciuto con la voglia di vedere questa città che Ole mi descriveva affascinante, cosmopolita, moderna, ricca, misteriosa nonché esclusiva.
    Una città che non ho mai visto e temo mai più vedrò.

  4. Pubblicato 24 luglio 2006 alle 11:59 | Link Permanente

    ciao Lia,

    racconto anche io del “mio mondo” un po’ più orientale del tuo.

    credo che dia fastidio pensare che, chi si scosta dal tuo immaginario, sia una realtà. sarebbe come ammettere che il reality show siano falsi… non sia mai.

    con immensa tristezza.

    paola

  5. Piano B
    Pubblicato 24 luglio 2006 alle 13:22 | Link Permanente

    Lia,
    guarda che ci facciamo caso eccome. Ad ogni servizio di TG, vediamo donne israeliane in jeans e maglietta che scendono dalla jeep e donne libanesi anziane, tutte velate, sedute per terra tra le macerie. E’ FATTO APPOSTA. Apposta ci fanno identificare con israeliani “uguali a noi” e ci propongono libanesi “arabi retrogradi che vivono nella fanga”. Chiunque non sappia nulla di Libano (99% della popolazione) pensa che sia una roba tipo l’Afghanistan.

    Tempo fa, sul mio negletto blog ho messo un link a centinaia di foto di Teheran, dell’Iran e degli iraniani, dove si vedono gatti delle nevi, ragazze con l’mp3 al collo, sciatori sugli skilift, centri commerciali, strade trafficate, studenti che ridono seduti ai caffé. Tanto per ricordare, quando verrà il momento, che bombarderemo un Paese uguale al nostro e GENTE UGUALE A NOI.
    Non che siano meno importanti i morti che vivono nelle baracche… ma il lavaggio del cervello usa anche questi sistemi.

    (La mia cavigliera coi ciondoli comprata in un Paese arabo, mi fa sentire tanto femmina. Metterei lo chador “leggero”, se potessi: è così sexy…)

  6. Pubblicato 24 luglio 2006 alle 14:44 | Link Permanente

    Al 100% daccordo con te.
    E penso al mio amico Jamal, tunisino, che rispetta il Ramadan ma qualche birra se la beve lo stesso.
    A Hussein, palestinese, che giocava a carte con me in università. Aveva i dread lunghi fino a metà schiena e se li tagliava quando doveva tornare a casa, a Nazareth (troppe rotture di palle in aereoporto con gli israeliani e a casa con i parenti).

    La televisione è il nuovo oppio dei popoli?

  7. Debora
    Pubblicato 24 luglio 2006 alle 15:04 | Link Permanente

    Quando tornavo dai miei viaggi in Libano e mi chiedevano di vedere le foto… il commento più gettonato era… “ma sono persone normali!!” (giuro, con 2 punti esclamativi, ri-giuro, li potevi vedere, uno per occhio). Tutt’ora mi chiedo cosa intendessero, visto che alla mia replica “pensavi fossero con tre gambe?” dicevano “no… ecco… insomma… va bè…”. Grazie Lia

  8. Pubblicato 24 luglio 2006 alle 15:06 | Link Permanente

    Lia ma scusa perchè gli immigrati nordafricani che stanno qui – rappresentanti del cosidetto “mondo arabo” che vuol dire tutto e non vuol dire niente, come tu ben sai – come sono presentati in tv?
    tutti pezzenti, tutti sempre ripresi mentre pregano – ché la loro preghiera è da intendersi come sottolineatura del loro fanatismo, non della loro devozione.

    la intervistano mai la mia insegnante marocchina, laureata, economicamente autonoma e che, con la sua doppia cittadinanza, vota, vive e lavora qui?

    lo so che la maggioranza non sono così ma questo appiattimento, questo farne una massa di pezzenti arretrati, reazionari e, inevitabilmente, pericolosi risponde ad un piano preciso.

    lo stesso che non fa importare i canali musicali pop un po’ sbarazzini in lingua araba alla tv italiana.

    sia mai che qualcuno cominci ad conoscerli e apprezzarli o (per carità!) ad amarli.

    perchè se li ami poi li difendi lia, e tu lo sai.

  9. Pubblicato 24 luglio 2006 alle 16:09 | Link Permanente

    Beh, Lia, lo sai già, no? L’araba velata (ovviamente son tutti “arabi”) è cofortante, è quella a cui ti abituano da quando sei bambino e ti raccontano le milleunanotte. È confortante per chi si bea del proprio essere tanto evoluto e occcidentale, ovviamente. Ma è anche confortante per chi sogna il Medio Oriente Puro in cui sfuggire a questo Porco Occidente Corrotto. (Che poi può essere una forma di colonialismo solo un attimo più raffinata, ovviamente.)

    Una parentesi cinefila. Ho notato come sia molto più popolare proiettare al cineclub – cineclub di sinistra, nogglobbal, pacifista duro e puro, insomma ci siam capiti – i film iraniani sull’oppressione delle donne (nomi: la famiglia Panahi) piuttosto che un sano Youssef Chahine. Ovviamente il primo è pensato per un pubblico occidentale che vuole scoprire il MedioOriente che già si aspetta, il secondo è per il pubblico vero.

    Comunque, credo che ci sia sì da aspettare qualche copy illuminato che faccia diventare trendy ;) le cantanti libanesi quanto altri hanno fatto diventare trendy Bollywood – almeno in alcuni ambienti. Secca dirlo, ma il potere economico dell’investimento pubblicitario è un ottimo viatico per l’accettabilità.

    Ovviamente, aiuterebbe molto un Paese meno convinto della propria monoliticità – e mi rifaccio a quanto detto da Pedrita: perché i TG italiani dicono “un iracheno con cittadinanza italiana” (sentito), e il NYTimes direbbe “an Iraqi-born American”? E perché alla mia amica tedesca che ha una figlia con un senegalese chiedono “da dove viene”, dando per scontato che non possa essere nata in Italia? (Ad ogni buon conto, la piccola è cittadina tedesca: ché la madre ci tiene che sia cittadina di un Paese civile.)

    (Qui ci starebbe una tirata sul concetto di “common knowledge” in teoria dei giochi – ve la risparmio, ho già scritto troppo.)

  10. Daria
    Pubblicato 24 luglio 2006 alle 23:11 | Link Permanente

    Brava, Lia. Brava, brava, brava. E grazie.

  11. Pubblicato 25 luglio 2006 alle 18:42 | Link Permanente

    mi limito a commentare il discorso musicale, perche’ e’ quello su cui posso dire qualcosa…
    il modello che passa in italia e’ quello che solo le cose di provenienza anglo-americana siano abbastanza trendy… al massimo le cose latine (spagnole o latino-americane)… solo da poco ci si sta accorgendo che esiste anche il brasile… ma della musica contemporanea francese, greca, spagnola, tedesca cosa si conosce? figurarsi della musica araba, africana….
    l’unica cosa che fa “trendy” sono quelle annacquature di musica mediorientale, araba e africana buone per i buddha bar, e che fanno tanto esotismo senza esserlo veramente…

    tempo fa c’era un sito, audiogalaxy, chiuso poi perche’ era un luogo per scaricare illegalmente mp3… ma era anche una grande comunita’ di appassionati, e a me piaceva andare in giro per le boards di discussione dedicate a quei pochi cantanti turchi, egiziani, marocchini che conoscevo, chiedendo consigli su quali altri pezzi avrei potuto scaricare (di cantanti di cui da noi non si conosce nemmeno il nome)…

  12. patrizia
    Pubblicato 26 luglio 2006 alle 10:16 | Link Permanente

    Certo Lia la tua analisi è giusta, ma mi chiedo se per sembrare persone umane, in carne ed ossa, sia veramente necessario, mettersi in minigonna e cavigliere, dare un immagine agli occidentali che sia una proiezione di loro stessi, o se questo in fondo non sia fare il loro gioco, quello in cui vorrebbero che entrassimo: resistere alla gobalizzazione è anche resistere a dei modi che, anche se certo piacciono, non rappresentano l’anima profonda di un popolo… che poi del resto, anche se si facessero vedere donne sane e intelligenti col foulard o senza, gente occupata nella vita di tutti i giorni, senza presentare persone inferocite e disgraziate sarebbe sufficiente per avere un’immagine diversa del mondo musulmano. Essere invoglianti va bene, ma il modello pin-up non mi sembra il migliore e non per spropositato moralismo.

  13. lia
    Pubblicato 26 luglio 2006 alle 12:07 | Link Permanente

    Patrizia: ma chi, esattamente, si assume il ruolo di “resistere alla globalizzazione” a nome di un altro popolo che per giunta – come nel caso del Libano – nella “globalizzazione” non ci si trovava affatto male, in linea di massima, e non vedeva l’ora di farci un mucchio di soldi?

    Tu confermi quello che dicevo io: che qui tutti si fanno le proiezioni che più gli aggradano, su questi paesi. Proiezioni l’una speculare all’altra, guarda caso, come a riprodurre in piccolo il clash di civiltà di noi altri.
    Ma mi spieghi cosa caspita vuol dire “l’anima profonda di un popolo”, nel 2006, in un Medio Oriente che è crocevia del mondo e dell’informazione, tra donne e ragazze LE CUI MADRI E NONNE indossavano dal velo alla minigonna, tra popoli talmente misti, talmente molteplici (religiosamente, culturalmente, etnicamente, socialmente etc.) che non ne bastano 100, di definizioni, e tu credi di averne capito “l’anima profonda?”.

    E l’anima profonda di Napoli qual è? Per resistere alla globalizzazione devo farmi la crocchia in testa e strozzarmi in una pizza?
    E che ci fai, tu, col velo islamico in testa quando dovresti impugnare la graspa e cercarla nella Liga Veneta, la tua “anima profonda”?

    Tu sei nel pieno di una tua rispettabilissima globalizzazione alternativa, del tuo “altro mondo possibile”, e mi va bene.
    Ma il Libano che c’entra, coi fantasmi tuoi, miei o di qualsiasi neocon di passaggio?
    Il Libano era un paese. Una nazione. Un posto fatto di mille cose, persone, e modi di essere. Non solo del tuo. Men che meno, del tuo.
    Quindi ANCHE di minigonne e cocacole.

    Ma, appunto, questi poveri cristi che non fanno altro che cercare di campare come meglio possono, si ritrovano ostaggio delle due opposte fazioni politiche e mediatiche, sacrificabili a secondo degli interessi e della prevalenza degli uni o degli altri.

  14. patrizia
    Pubblicato 26 luglio 2006 alle 19:09 | Link Permanente

    Ma a me va bene che il Libano sia fatto di tante realtà diverse,ed è fatto, come tutti i paesi di poveri cristi, come dici tu, che cercano di campare e hanno il diritto di farlo come scelgono loro. Quello che non mi piace e mi rattrista, è che per permettere un’identificazione con altri esseri umani, per poter essere riconosciuti tali e compatiti, si debba passare per un’immagine di sè all’americana. Che se l’uomo medio italiano, non può riconoscere negli occhi di un bambino libanese o di una famiglia disperata che ha perso tutto, qualcuno di vicino, umano come lui, è forse a causa anche di questa grande superficialità che abbiamo, che la televisione coltiva e indirizza. Certo c’è un problema di strumentalizzazione della comunicazione, ma c’è anche un problema di indifferenza negli occhi di chi guarda, di chi coltiva il proprio orto e che gli altri muoiano pure. Se tu sei capace di piangere al pensiero di queste persone che vengono distrutte è perché sei profonda, vedi oltre il muro del tuo orto. Questo chiamo valori profondi, religiosi o no.

  15. lia
    Pubblicato 26 luglio 2006 alle 21:18 | Link Permanente

    Ti ho letto un attimo dopo avere postato, citando questo nostro scambio, un post nuovo.
    Comunque.
    Io non dico che “si debba”. Dico che esiste, là, anche una realtà molto più vicina alla nostra di quanto non ci raccontino i media.
    E che, siccome è naturale identificarsi in chi ci è simile prima che in chi ci è diverso, è curioso che questa realtà sia così invisibile nel discorso di chi, normalmente, ci racconta quei paesi.

    Poi, certo, credo anch’io che bisognerebbe identificarsi in tutti, ci mancherebbe. Però a me pare che ci sia una strategia mediatica precisa, nel fare sparire dalla visuale occidentale tutto ciò che potrebbe mettere in discussione lo stereotipo forgiato attorno al Medio Oriente.
    E sostenuto, in maggiore o minore buona fede, anche da chi vorrebbe difenderlo, il Medio Oriente.

  16. Pubblicato 27 luglio 2006 alle 16:52 | Link Permanente

    Perchè forse i PR non hanno nessuna voglia di finire in macerie anche loro.

  17. Omar
    Pubblicato 28 novembre 2006 alle 22:12 | Link Permanente

    Finalmente. Si finalmente qualcuno che vede con gli occhi e vede tutto sullo stesso piano. Vede gente che muore e gente che vorebbe vivere, indipendentemente dalla sua religione, gente che si difende con le uniche armi che ha, la propria vita. Preciso. Non parla di quelli che si fanno saltare negli aerei nel nome di un Dio, ma di quelli che difendono la propria terra, la terra che nessuno a mai voluto e loro hanno preso dicendo grazie Allah. Ma in questo mondo e non solo in Italia, si va avanti con gli occhi della rassegnazione, ma sopratutto dell’ignoranza. Scusate se queste parole possono sembrare sgarbate, ma sono un semplice sfogo di un ragazzo diviso tra l’oriente e l’occidente. E forse parole di un ignorante.

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