Sentenza del Garante: versione integrale

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Ogni promessa è debito: eccola qua, Millepiani.
La sentenza integrale del Garante per la Protezione dei Dati Personali, in tutto il suo splendore.

Il documento (8 pagine in pdf) è così composto:

Una premessa, che riporta le tesi del “ricorrente” (Piccardo) e della “resistente” (RCS Quotidiani), di cui ho già riportato alcune frasi in passato.

E, da pag. 4, le conclusioni del Garante, di cui riporto alcuni stralci:

Il ricorso concerne un trattamento di dati personali effettuato in ambito giornalistico in relazione alla pubblicazione di ampi stralci di un messaggio inoltrato al ricorrente (e, per conoscenza, ad altri quattro destinatari) a mezzo posta elettronica da una donna etc. etc.

(Ma il verbo “lasciarsi”, dico io… quel poveretto del ricorrente non ha mai usato il verbo “ripudiare” in vita sua, credo. Si parlava di “divorziare islamicamente”, che suona assai meglio, santo cielo.)

[...] In ordine alle richieste relative alla conferma dell’esistenza dei dati che riguardano il ricorrente, nonché alla richiesta di conoscerne l’origine, deve essere dichiarato non luogo a provvedere sul ricorso ai sensi dell’art. 149, comma 2, del Codice, avendo la resistente fornito riscontro alle stesse nell’ambito del procedimento, dichiarando, ad integrazione di quanto già comunicato in risposta all’istanza ex art. 7 del Codice, di non detenere ulteriori dati personali contenuti in altra corrispondenza e di averli ottenuti da uno degli altri destinatari della email in questione.

E poi:

[...] L’email inviata al ricorrente il 7 ottobre 2006, come risulta evidente dal suo tenore, oltre che dagli argomenti trattati e dal rapporto personale fra la mittente e il destinatario principale, affronta aspetti intimi della loro vita privata, riportando riflessioni dell’autrice sul trascorso rapporto sentimentale, nonché valutazioni in ordine ad atteggiamenti tenuti dal ricorrente nel corso del rapporto stesso e dopo il ripudio. La scelta dell’autrice di inviare la email, per conoscenza, ad altri quattro “testimoni consenzienti” (in ragione del fatto che con la stessa si avanzava anche una proposta di accordo relativa ad alcuni diritti che la religione islamica riconosce alla moglie ripudiata), non appare incidere sulla predetta qualificazione del contenuto della comunicazione medesima che, quindi, nel rispetto di quanto previsto dal citato art. 93 della legge sul diritto d’autore, poteva essere pubblicata esclusivamente con il consenso degli interessati.

Nel caso di specie, invece, interi stralci della stessa risultano essere stati pubblicati in assenza di un consenso espresso dei diretti interessati.
Dal complesso della documentazione prodotta dalle parti e, in particolare, dalle dichiarazioni rese, in diverse sedi, dalla stessa mittente dell’email, non può inoltre desumersi alcun genere di assenso implicito.

Il ricorso deve essere pertanto accolto [...]

Bene.

La sentenza mi pare chiarissima, e direi che ulteriori arrampicate sugli specchi, da parte di certa gentaglia, siano inopportune anche solo ai fini di un’elementare decenza.
Aggiungo solo che il nome di Camiletti in rapporto all’invio di tale email al Corriere, su questo blog, è stato fatto esclusivamente su precisa indicazione di Miguel Martinez.
Per quanto mi riguarda, di sicuro non escludo nulla a livello di sua partecipazione ai fatti, ma mi attengo alla sentenza del Garante e alla documentazione prodotta da RCS Quotidiani, che peraltro coincide con la mia primissima ipotesi: quell’email è stata data a Magdi Allam da uno dei quattro testimoni consenzienti a cui era stata inviata per conoscenza.

Millepiani scriveva:

Noi possiamo continuare a blaterare su chi ha dato, ha passato sottobanco la mail pubblicata, ma quello che dovremmo attaccare è ‘Magdi Allam’ e il ‘Corriere della Sera’. Magdi Allam utilizza il suo potere, e il Corriere fa giornalismo attraverso i metodi di Allam. Rispetto le comunità islamiche – quale che siano – presenti in Italia. Non si capisce, non si vuole capire come questa cosa che è accaduta a Haramlik tocchi tutti noi. Tutte e tutti dovrebbero focalizzare quale violazione è accaduta, quale violazione è stata permessa in questa vicenda. In nessun caso, se non nel ventennio fascista, la violazione della corrispondenza privata è stata tollerata e si è permesso di sbatterla in prima pagina.

Ed ha ragione.
Completamente.
Ma io non posso – e non potrò mai – dimenticare che quello che lui dice era stato perfettamente e immediatamente compreso da una notevole fetta di blogosfera, quando questa cosa successe.
Ve lo ricordate?

Chi affossò quella mobilitazione – alzando polveroni, insinuando sospetti su di me, ammiccando e strizzando occhi e via dicendo – è il piccolo ambiente contiguo a “qualche squallido personaggio del sottobosco islamico italiano” (definizione dello stesso Piccardo in riferimento a chi ha inviato quella email ad Allam) che poi, oziosamente, posa a oppositore dello stesso Allam quando non ha propri interessi in gioco.

Io credo che sia stata una delle pagine peggiori mai scritte sul web italiano, questa storia.
E credo anche che denunciarla, più forte che potevo, fosse un mio preciso dovere, dopo avere fatto la cazzata di “sponsorizzare” queste stesse persone durante tanto tempo.
Mi dispiace tanto.
Davvero.

Adesso spero nel rinvio a giudizio di Allam e Corriere.
La decisione del giudice – visto anche quello che è successo allo studio legale che segue l’RCS – dovrebbe slittare a settembre.

Aspetterò.

Tra un po’ scriverò una risposta per Claude Almansi, tuttavia, e la metterò nel “Continua“.
Gliela devo: in omaggio alla sua buona fede, in ricordo di un pomeriggio davanti a un lago e – mi dispiace tanto anche questo – con poche speranze di convincerla, e di strapparla da un sogno.
Sarebbe stato bello, se certa gente coinvolta in questa storia fosse stata ciò che sembrava, ciò che dichiarava di essere.

Sarebbe piaciuto – tanto – anche a me.

Cara Claude,

vorrei risponderti a partire dalla tua frase “Sul piano puramente tattico, il tuo partire in quarta in base a una dichiarazione riferita al condizionale dal Garante era un errore madornale. Hai scatenato un putiferio che danneggia tutti“, per cercare di capire chi siano i “Tutti” di cui parli, e per quale motivo bisognerebbe guardarsi dal danneggiarli.

Vedi: due giorni fa mi ha chiamato un amico musulmano per avvisarmi che, su Raidue, c’erano Suad Sbai e Patrizia Dal Monte dell’Ucoii a discutere di poligamia.
E che la Sbai aveva tirato fuori il caso di “un dirigente Ucoii”, senza fare nomi. E che la sua allusione era poi velocemente caduta nel nulla, e si era passati ad altro.

Ecco: i “Tutti” che a me è sempre interessato non danneggiare sono i membri della comunità che si sarebbe sentita non poco in difficoltà se io avessi mantenuto un atteggiamento diverso da quello che ho tenuto in questa vicenda.
Credo che siano un po’ più importanti di quattro blog.
E credo che fare mente locale su di loro sia, tra le altre cose, un salutare esercizio di rispetto nei confronti dei diversi ordini di grandezza su cui si ripercuote questa storia.

Ho fatto in modo che questo scandalo non fosse cavalcabile, o che lo fosse il meno possibile.
Immagino che non sarebbero poche le donne che, al contrario di me, sarebbero andate a dare man forte alla Sbai – con i relativi vantaggi annessi e connessi – e a cavalcare una vicenda simile.
Prova a immaginare lo scenario che ne sarebbe derivato se il mio comportamento fosse stato aderente al ritratto che, ancora oggi, la Valent & C. cercano di fare di me.
Altro che la Sbai che tace i nomi…

I “Tutti” a cui ti riferisci tu, invece, sono la Valent e il suo microgruppetto che condivide con lei l’interesse per la IADL.
Bene: ritengo che basti leggere la mia ricostruzione degli eventi per capire che ho più di un sospetto, e non credo campato in aria, sul fatto che quella email sia stata data a Magdi Allam da Dacia Valent.
Con la collaborazione o meno del suo amico di cui parla Martinez?
Forse.
Non c’ero, quindi non l’ho visto.
Quello che io so per certo, in ogni caso, è che se costui aveva quella email non l’aveva di certo avuta da me, né con il mio consenso.
Si torna ai 4 testimoni che l’avevano, quindi.
E, come ho già detto mille volte, colei che – tra questi 4 – voleva uno scandalo, ne aveva già fatti ed era furibonda perché io mi rifiutavo di collaborare a questo, era la Valent.

La quale, con la sua IADL, avrebbe voluto fare la Suad Sbai “de sinistra”, sollevando una questione-poligamia che io mi sono sempre rifiutata di sollevare.

Come vedi, quindi, ritengo di non contraddirmi affatto, quando riallaccio la IADL alla storia di quella email.
Al contrario: credo di individuare la causa di tutto ciò che è successo, indicandola come punto centrale della vicenda.

Non esiste una coerenza politica in una “Lega Antidiffamazione Islamica” che si mette a parlare di matrimoni, poligamie e certificati dell’Ucoii.
Una Lega Antidiffamazione, se i nomi non sono un optional, dovrebbe vigilare sulla corretta informazione relativa al mondo islamico.
Qui abbiamo una IADL in cerca di identità, invece, come in cerca di identità politica è la stessa Valent, presunta musulmana convertita che, in privato, mi dice di non essere né convertita né musulmana.
E abbiamo una storia che può tenere entrambe – la Valent e la IADL – sui giornali per un bel pezzo, se solo io mi decidessi a collaborare.
Solo che io non collaboro: mi pare una pagliacciata, ciò che lei vuole fare, e non mi presto.
Le si stava per schiantare il fegato dalla rabbia, in quelle settimane. Te lo assicuro.
Avresti dovuto sentirla: le urla, le frasi velenose sul mio presunto “amore” per l’ex, la rabbia, i progetti deliranti tipo “l’opuscolo da distribuire nelle scuole alle studentesse musulmane per informarle sulla poligamia correttamente intesa”.
Una situazione folle in cui io cercavo di mantenere un equilibrio, possibilmente senza rompere del tutto con lei proprio per evitare che diventasse completamente incontrollabile.

E perché tutto questo? Perché tanto impegno nel fare un pubblico scandalo?
Per amore verso qualche causa in concreto?
Per sincera preoccupazione verso le faccende di poligamia?
Ma va’.
A me pare che dell’islam in sé, alla Valent, gliene freghi ancora meno che a Martinez.
Alla Valent interessa darsi un’identità politica, qualunque essa sia, per guadagnarsi da vivere tramite essa.
E l’islam offre spazio, certo.
Poi, ovviamente, lei è elastica: se l’Ucoii l’aiuta, lei sta con l’Ucoii. Se Piccardo comincia a mettere in guardia contro la IADL, lei minaccia l’Ucoii di fare uno scandalo contro Piccardo.
Quando l’Ucoii la allontana, la IADL decide di “fare chiarezza” sui certificati di matrimonio rilasciati dall’Ucoii stessa.
E così all’infinito: in base alle convenienze del momento, senza uno straccio di progetto serio e di visione politica basata su delle idee ferme. E sincere, magari.

Io ho parlato della gabola dei telefonini e dei fantomatici “2000 grandi elettori” perché li trovo indicativi del mare di balle su cui si regge la IADL.
Perché, sai, non c’è nulla di più sintomatico di una disonestà strutturale delle balle inutili.
Quelle dette tanto per dire.
Per semplice abitudine a mentire.

Prendere per il culo mezza blogosfera millantando di avere migliaia di musulmani che votano per la Mezzaluna d’Oro, è forse necessario?
Non sarebbe stato più serio dire che li decideva un gruppo dirigente, ‘sti premi?
E che magari era composto da lei e da Martinez, ‘sto gruppo dirigente?
No.
Bisogna inventare, millantare, fare credere chissà cosa.
Non sai quante gliene ho sentite dire, di balle inutili.
Non sai quanto mi sia sgolata nel dirle di non farlo, ché è una sciocchezza insensata.
Niente: è più forte di lei.

Prendi la storia secondo cui LA IADL MI AVREBBE TROVATO LA CASA, come affermato da tale Hasnaa Malik nei commenti a questo post.
Classico modus operandi da Valent, classica balla inutile.

Scommettiamo?
Io, come sai, ho deciso di rimodernare il blog e di metterci un bel coming out.
Questo vuol dire che non ho nessun problema a pubblicare il mio contratto col nome dell’agenzia immobiliaria tramite cui ho trovato casa.
Facciamo che lo pubblico tra una settimana esatta.
Bene: la IADL ha una settimana di tempo per dire come si chiama l’agenzia immobiliaria in questione.

Se ci riescono e l’agenzia conferma, hanno ragione loro: la IADL è sincera e io sono una bugiarda.
Se non ci riescono, ho ragione io: questa gente mente sapendo di mentire, e come abitudine.
Io, comunque, tra una settimana pubblico quel nome, in modo che l’universo mondo, volendo, possa chiedere a ‘sti signori se l’hanno mai sentita nominare, la IADL.

E non vado fuori tema, Claude: cerco di scoperchiare un verminaio di balle, semplicemente.
Cerco di fare capire che “danneggiare” quei “Tutti” là non è poi così grave, forse.
Forse è addirittura doveroso.
Si deve, forse.
Perché non merita di essere usato in questo modo, l’islam italiano.
Ha già abbastanza guai.
Una Adel Smith (altro che Angela Davis…) in gonnella e di “sinistra” è un altro elemento di discredito gettato su un mondo in cui – ma davvero – non si sa da che parte girarsi.
Ed io, il mio impegno di lealtà, ce l’ho nei confronti di quella cosa che si chiama “islam”, non nei confronti di chi lo usa.

Leggi, ti prego, il commento di Salaam sotto lo stesso post.

Lo considero la cosa più vera, e più importante, scritta fino ad ora su questa vicenda.
Ha ragione.
Però è anche vero che esiste il mondo reale e concreto, fatto di gente in buona fede che viene intercettata – anche per mia colpa – da questo simpatico ambiente.
A me sembrerebbe criminale tacere, ora che ho una sentenza da mostrare che rimette a posto un po’ di cose.
A partire dalle insinuazioni della Valent – supportate dal Martinez – su un MIO coinvolgimento nell’invio di quella email al Corriere.

Tu dici che sarebbe stato “corretto” mantenerla privata, questa vicenda?
Io dico di no.
Io dico che sarebbe stato scorrettissimo e molto vile, da parte mia.

Hai scritto: “La possibilità che la RCS abbia fatto al Garante una dichiarazione non conforme alla realtà è importante, eccome. Ma sommersa tra centinaia di commenti, perde ogni efficacia.”

Questo è confondere gli ordini di grandezza, ancora.
Come può una simile possibilità “perdere importanza” per dieci commentatori e venti troll su un blog?
Se a questa gente interessasse, una simile possibilità, non ci sarebbe commento al mondo capace di impedirgli di sollevare la questione.
Solo che non gli interessa.
Ed io credo che non gli interessi per il più semplice dei motivi: perché è in malafede.
Perché sanno benissimo chi è la Talpa, sanno benissimo che la RCS ha (io ci scommetterei) detto il vero e si arrampicano sugli specchi pur di mantenere la propria posizione.
Di copritori della Talpa, appunto.
Questo è ciò che io penso.

C’è di buono che quelle centinaia di commenti hanno fatto capire molte cose a chi le voleva capire.
Hanno fatto una triste fine, certi “femministici proclami”, là sotto. Per dire.

Soprattutto, spero si sia capito che c’è della pericolosità, in questo ambiente.
In questi “Tutti”.

La Valent mi ha minacciato in pubblico e in privato di intervenire nella mia vita professionale, di chiamare a destra e a manca e di farmi togliere l’assegnazione a Genova.
Con Martinez che, sul suo blog, le risponde: “Dai, Dacia, lasciala a Genova.”

Ma ti prego.
Rendiamoci conto di che gente è.
Ed io li ho sponsorizzati, appoggiati… ti rendi conto di quanto consideri grave l’averlo fatto?
Ti rendi conto che non potrei, umanamente, sentirmi più responsabile di quanto non mi senta, per questo?
Facciano quello che vogliono.
Chiamino provveditori, ministri, trovino modi per causarmi dei guai, diano sfogo alla propria illimitata fantasia: me ne fotto.
Me ne strafotto, per essere precisi.

Manco se mi sparassero, riuscirebbero a non farmi dire esattamente ciò che penso: che li considero dei mezzi delinquenti e dei cialtroni, fondamentalmente.
Di serie C.

Ho già spiegato che le cose fondamentali che avevo da dire le ho dette nei diversi post che ho dedicato a questa storia.
Sono intervenuta tra i commenti del Martinez per qualche puntualizzazione e per rispondere a dei dubbi.
Non ho intenzione di trascorrere la vita ripetendo sempre le stesse cose, però.

Chi voleva capire, ha capito.
Chi non vuole capire, non cambierà idea neanche di fronte all’evidenza.
Credo che sia una nuova versione del “familismo amorale”, ciò: l’amichismo amorale.
Ma questo è il mio punto di vista, ovviamente.

Ognuno vada per la propria strada: con la propria buona fede, magari, e le proprie convinzioni, i propri perché.
Io, i miei, li ho spiegati.

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6 Commenti

  1. Giulioromano
    Pubblicato 18 luglio 2007 alle 23:23 | Link Permanente

    E Vaiiiiiii!!!!
    Quanto sono contento, finalmente una buona notizia.
    Del resto era inevitabile, anche se in Italia, quasi tutto è possibile, specie se si confrontano i piccoli con i potenti.
    Calcistiamente parlando 2 a 0 per noi, e palla al centro!
    Ho detto noi in senso affettivo/partecipativo, perchè ti leggo da tempo, e questa cosa mi ha fatto male.
    Un abbraccio grande-grande.
    Giulioromano.

  2. Pubblicato 19 luglio 2007 alle 12:27 | Link Permanente

    E vai!

    Ora puoi veramente buttarti questa cosa alle spalle.
    E anche se è vero che sarebbe stato bello se certe persone fossero state all’altezza di quanto dichiaravano, resta il fatto che hai commesso un errore in buona fede.

    Un abbraccio

  3. Giovanna
    Pubblicato 19 luglio 2007 alle 13:44 | Link Permanente

    Cara Lia,
    come al solito io leggo in silenzio ma ci sono!
    Io spero davvero che tu riesca presto a non pensare più a questa brutta vicenda, e soprattutto a queste persone, che basta leggere quello che scrivono, le parole che usano, per capire quanto siano piccole.
    Non sei mai scesa ai loro livelli e hai sempre e soltanto voluto far valere la tua voce, che è forte, intellingente, grandiosa e assolutamente necessaria nei dibattiti sull’ islam in genere.
    E questa sentenza è solo la dimostrazione che almeno da qualche parte il buon senso è rimasto.
    Un grosso abbraccio…anche se te ne volevi tenere lontana, lo ammetto, io tifo affinchè tu ti ritrovi su uno dei cuscinoni di dahab molto presto.. :)

    Gio

  4. bluedanube
    Pubblicato 19 luglio 2007 alle 20:18 | Link Permanente

    Bravissima, Complimenti.. ci vuole del fegato per impegnare te stessa così!
    Buone vacanze, Ciao

  5. Carlo
    Pubblicato 20 luglio 2007 alle 07:27 | Link Permanente

    Molto interessante, vedo con piacere che tu preferisci esporre fatti e prove mentre i tuoi ” avversari ” si sono chiusi in un imbarazzato silenzio

  6. Nicolo'
    Pubblicato 22 luglio 2007 alle 11:31 | Link Permanente

    Supponiamo, per amor di discussione, che tutto quello che dice Dacia Valent sia vero. Anche in questo caso, rimane il fatto che un giornalista ha pubblicato una corrispondenza privata senza il consenso del suo destinatario principale. E senza essersi accertato, dato che il messaggio gli era arrivato per il tramite successivo di *altre due persone*, e non direttamente, che chi l’aveva scritto fosse consenziente a pubblicarlo.

    Se il giornalista in questione e’ uno che usa la sua notorietà per diffamare la comunità islamica, questa sarebbe stata, in ogni caso, una ottima occasione per incrinarne la credibilità. Un politico intelligente, che avesse avuto seriamente a cuore l’anti-defamation, non avrebbe perso l’occasione.

    Che senso ha offrirsi come testimone alla parte avversa, minacciare ritorsioni,
    o scrivere messaggi di insulti? Ripeto, anche se tutti i torti subiti da D.V. fossero effettivi, questo comportamento è politicamente devastante.

    Che cosa si ottiene, in questo modo? Che la credibilità del giornalista rimane intatta, mentre l’anti-diffamatrice appare come una che getta al vento una causa politica – anzi, la sua causa politica – per una ritorsione personale.

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