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Qui abbiamo il rientro dall’Egitto difficile: se non mi scasso qualcosa mi ammalo di qualcos’altro e, infatti, stavolta sono stata messa ko da un torcicollo fulminante che mi è infine stato guarito dal collega di lettere il quale, ieri sera, è giunto in mio soccorso e, in cambio di un piatto di linguine alle vongole, mi ha premuto fortissimo dei punti nelle orecchie guarendomi, non chiedetemi come, praticamente all’istante.
Poi mi ha spiegato che il torcicollo mi era venuto perché, probabilmente, il mio corpo aveva voluto avvisarmi che, recandomi verso l’Italia, avevo imboccato la direzione sbagliata.
Ed io ho pensato che il mio corpo potrebbe anche rompere di meno le balle, se posso permettermi di chiederglielo: lo so anche da sola, che sto meglio dall’Africa in giù, e tornare è già abbastanza difficile. Farmi concludere i rientri riducendomi dolorante in un letto oltrepassa la crudeltà mentale.
Protesto, credo legittimamente.

Tra viaggio, acciacchi vari e presa di servizio a scuola, ho lasciato indietro un sacco di cose da fare e, soprattutto, di risposte da dare a persone, email e simili: mo’ cerco di rimettermi alla pari. Giusto il tempo di raccapezzarmi un attimo, ecco.

Questo rientro è stato, comunque, meno drammatico di altri.
Stavolta sono rientrata in una casa già esistente, per dire: niente traslochi da fare, e la sensazione è quasi inedita.
Poi sono tornata a Genova, non a Milano, e la differenza non è da poco: il giorno dopo ero già a prendere un aperitivo in riva al mare, il costume da bagno è passato dalla valigia alla sacca da spiaggia senza manco vedere il cassetto e la focaccia a colazione è una splendida invenzione di cui non credo di potere ormai più fare a meno.
Deve essere per questo che il mio corpo mi ha punito con un semplice torcicollo, a pensarci bene. Fossi tornata a Milano, una frattura multipla sarebbe stato il minimo.

In Italia, tutto come sempre.
A partire da quel condensato di certa stra-italianità che è Magdi Allam il quale, apprendo, ha dato nientedimeno che della negazionista a Paola Caridi, colpevole di avere smontato l’inesistente polverone da lui cavalcato a proposito del “caso Hegazy“.
Interessante la successiva riflessione sull’uso delle parole che ciò ha stimolato nel sito di Lettera 22, riflessione su cui penso da tempo che valga la pena soffermarsi.
Considerazioni generali a parte, Lettera 22 risponde al vicedirettore del Corriere premettendo che “non è la prima volta che Allam punta direttamente all’onore delle persone“.
E una osserva che il numero di coloro che devono tutelarlo dagli attacchi del primo quotidiano d’Italia, il proprio onore, continua a crescere: dimmi tu se è normale.
Impeccabile la replica della Caridi, per inciso. E tuttavia è triste, e indegno di un paese perbene, il proliferare di tante, forzate, trincee di dignità di fronte al becerume sparato da simili corrazzate mediatiche.
Trincee individuali, ché l’alternativa è il malinconico quanto redditizio Teatro dei Pupi tristemente noto su questo blog.

Becerumi a parte, l’anno che arriva si presenta intenso, fosse solo per lo spropositato numero di buoni propositi con cui sono sbarcata stavolta.
Qua abbiamo fatto un bel pieno di energie e di scintilline di allegria, in questa vacanza.
E’ un buon materiale di partenza per fare delle belle cose, mi pare.
Inshallah.
Direi che lo osservo con una certa simpatia, questo futuro che mi inizia oggi.