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Quello che è successo al vertice iberoamericano di Santiago de Chile è interessante ben al di là degli angusti confini da bon ton in cui lo si tende a rinchiudere da questa parte dell’Atlantico.
Confini che, comunque, mi sembrano malconci assai, dopo l’incredibile spettacolo di un Juan Carlos – che, da vecchia frequentatrice di una Spagna fresca di Tejero, ricordo in momenti più felici – che ordina di tacere al presidente eletto di un paese sovrano e che per giunta fa di nome Venezuela, e scusate se è poco.

Un’idea di ciò che bolle in pentola ce la si fa da Carotenuto e da Ugarte.

Io, a margine, mi limito a osservare che ciò che accade è troppo interessante – e attuale – per andarlo a mortificare con una certa retorica degli antenati, del sangue e delle culture (ancora, non lo sopporterei!!) che capisco possa indurre in tentazione, ma ragion di più per non scivolarci dentro.
Perché cadere nelle tentazioni scontate è disdicevole, e perché non esiste un solo discorso utile a qualcosa, tra quelli che potrebbero scaturire da una simile china.
Trovo che il presente sia già abbastanza denso.

Dice Ugarte, in un post successivo a quello che ho linkato sopra:

– Se ci sono spagnoli che andarono in America a conquistare, non furono di certo i miei antenati, ma gli antenati dei sudamericani.
I miei antenati rimasero in Spagna, ed è per questo che io sono nato qui, mentre gli antenati di molti di coloro che oggi parlano di conquista sono coloro che andarono a conquistare, ed è per questo che loro sono nati lì.
Se vogliono accusare qualcuno, guardino prima chi sono i loro bis-bis-bis-bisnonni.
A me pare una perdita di tempo ma, come diceva giustamente qualcuno, alcune cose sono stupide e tuttavia esistono.

Gli esercizi di semplice realtà fanno bene al cervello, prima ancora che alla politica.