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L’11 marzo del 2004, a tre giorni dalle scorse elezioni spagnole, io venni svegliata in quel del Cairo da mia figlia che mi comunicava che lei stava bene ma che a Madrid stavano scoppiando bombe e che c’erano già un centinaio di morti.

La Spagna è il paese in cui io sono cresciuta e dove, presumibilmente, prima o poi verrò archiviata. Assieme a una bottiglia di Rioja, mi è stato promesso, ché sennò le mie ossa non lo reggono, il freddo che c’è lassù in inverno. E’ anche il paese dove è nata e vive mia figlia. Ed è il paese che mi dà da vivere, visto che il mio mestiere è raccontarlo. E quindi noi si guarda da quella parte, oggi, incrociando tutte le dita possibili, ché non voglio manco pensare a un risultato diverso da quello che deve essere.

Sono andata a riguardarmeli, i post di Marzo 2004. La paura per mia figlia, il dolore, la rabbia di tutti che era anche mia e quel ripugnante, indicibile comportamento di un Partido Popular che, con i cadaveri ancora sparsi lungo i binari di Atocha, si ostinava a ingannare l’opinione pubblica spagnola sulla matrice dell’attentato per paura di perdere voti (vedi anche qui, qui, qui, qui, e poi, dopo le elezioni, qui, qui e qui). Ne voglio riproporre uno: faccio un po’ violenza ai miei istinti scaramantici, riportandolo qui adesso, ma è che quella notte sono stata felice, io. E lo voglio ricordare, ecco.

Post emozionato e commosso

14 March 2004 – 23:04 logo_psoe.jpg

Io ho da dire solo una cosa molto personale.
La notte del 28 ottobre 1982, c’era una ventenne che festeggiava, in una piazza spagnola, la vittoria della democrazia, della voglia di pace e, anche, del coraggio di una società spagnola che dimostrava di essere, semplicemente, grande.
Gli anni successivi lo hanno confermato: la Spagna è un grande paese.

Stanotte c’è un altra ventenne, in una città spagnola, e starà festeggiando il primo voto della sua vita e la gioia di una vittoria (con le stesse immagini negli occhi, con la stessa rosa) che è anche sua.
E che è, ancora, una vittoria della democrazia, della voglia di pace e, oggi persino più di allora, del coraggio.

Enhorabuena, Ale. Con tutto il cuore.
A te e alla tua (ma anche nostra) Spagna.
Il futuro è vostro. Trattatelo benissimo.

(Te quiero.)