Stavamo entrando alla moschea di El Rifai, Marzia ed io, quando un tizio alla porta ci blocca e ci dice di metterci un velo in testa.
Lo guardo stupefatta: “E perché?”
“E’ la regola”, mi dice lui.
“La regola??”, dico io. “E da quando?”
“Da sempre”, mi fa.
Non è vero e glielo dico: “Sarà la millesima volta che vengo qui e nessuno mi aveva mai chiesto di velarmi. Un’ora fa eravamo alla moschea di Mohamed Ali e nessuno ci ha chiesto di velarci. Dieci minuti fa eravamo alla Sultan Hassan e nessuno ci ha chiesto di velarci. Che novità è questa?”
“E’ la regola”, mi fa.
“Ma perché?”
“Per rispetto”, mi fa.
Per rispetto.
E’ la mia moschea preferita, El Rifai.
Ore, ci ho passato, seduta a terra a guardarmi attorno, a pensare, a leggere o a sognarmi diversa, appartenente a un’altra vita.
Li ricordo come i momenti in cui sono stata più intensamente me stessa, quelli passati in certe moschee, seduta a terra, persa dentro ciò che sentivo.
Me stessa, tranquilla e seduta, accolta.
E adesso mi devo travestire, per entrare.
Devo travestirmi da musulmana finta, quando mi sono sentita friggere il cuore per anni, là dentro, a pensare a come si sente una musulmana vera.
E riuscivo a farlo perché ero io, senza orpelli.
Senza veli finti, senza sceneggiate.
E finisce che, “per rispetto”, ci copriamo la testa, entriamo, guardiamo l’architettura e ce ne andiamo.
Ed io aggiungo un altro pezzetto di lutto a quello che mi accompagna ormai da tempo.
Per “rispetto”.
Mi guarda perplessa, Marzia: “Ti sei proprio incazzata, eh?”
Ed io non so come spiegarglieli, a lei che è così laica, la rabbia e il dispiacere che sento.
La sera, lo domando a Walid: “Che novità è questa? Al Rifai ci hanno fatto velare…”
E lui: “Una pessima novità, che vuoi che sia? La prossima sarà proibire l’entrata alle moschee ai non musulmani, non ne sarei stupito.”
E mi spiega che aveva ragione il tizio all’entrata: è davvero una regola. Fresca fresca, di tre settimane prima.
Per uno scandalo legato al video di una cantante, pare, che avrebbe ballato scollacciata nel recinto di una moschea sollevando un mezzo putiferio – e vendendo un sacco di dischi.
Così, adesso, le donne devono coprire l’80% del loro corpo, dicono, per entrare in un luogo sacro.
“E perché in due moschee su tre non ci hanno detto niente, allora?”
“Perché è una regola senza senso, è una regola che ci è estranea, i guardiani non sono minimamente abituati a chiedere una cosa simile e ancor meno gliene frega. Dovremo abituarci noi per primi.”
E riconosco l’Egitto che piace a me, in Walid.
Quello che mi ha fatto sentire libera di sentirlo vicino, l’islam.
Altri tempi.
“Siamo in una fase di transizione, testimoni di una svolta che non possiamo prevedere. Le cose sono destinate a cambiare, in Egitto. Non sappiamo come, non sappiamo se in bene o in male. Sappiamo solo che sta per cambiare tutto, viviamo sul crinale tra due epoche.”
Questo, mi dice, e non ha l’aria allegra.
Tanti anni fa – me lo hai detto tu, amico mio – ti dissi qualcosa, a proposito di islam, che ti fu utile.
Stavolta speravo che succedesse a me, e non sono riuscita a spiegartelo: vorrei che qualcosa mi riportasse indietro, dove ero prima e dove non riesco a tornare.
E’ come con l’amore: si vorrebbe tanto continuare ad amare il compagno che non si ama più, il padre o la madre dei nostri figli, magari, o comunque la persona con cui si è condiviso tanto, assieme a cui ci si è sognati, e sapendo che mai più riusciremo a sognare così.
No, invece.
Finisce, l’amore, e non c’è modo di recuperarlo.
Né di recuperare noi stessi, assieme a lui.
Tocca rinascere in qualcosa di diverso, ammesso che se ne abbiano le energie.
E, certo, una resiste un po’: vorrebbe trovare una frase magica, qualcosa che riporti in vita ciò che è morto. Una se li eviterebbe, i funerali.
Che sbronza clamorosa, che è stato quest’islam.
Tredici anni, mi è durata, e un desiderio che non finiva più.
Tranquillo, poi: niente fretta, niente forzature, niente sconti all’intelligenza, al buon senso, nessun tradimento di me. Questo, era il punto.
Mi ero innamorata e volevo essere me stessa, tutta intera, in questo bizzarro innamoramento verso una visione del mondo che sentivo come un prolungamento di me. Non volevo farmi prestare l’identità da altri.
Che religione universale è mai, del resto, una religione che richiede di indossare l’identità altrui?
Io sapevo quello che facevo, e mi ci riconoscevo.
Così credevo, almeno.
C’è un po’ di gente che mi vuole bene, a partire da mia figlia, che festeggia lo scampato pericolo: “Senti, meno male: qua si temeva di perderti, che ci diventavi musulmana e buonanotte, avremmo assistito al tuo impazzimento. Sei rinsavita, grazie al cielo, ma non darci mai più uno spavento simile.”
Certo che no.
Direi che non corro pericolo.
Ma che peccato, senti.

Non hai idea di quanto il tuo post tocchi corde che sento mie. Certo — quel che tu dici dell’Islam — e del tuo rapporto con l’Islam — io lo dico per l’ebraismo. Ma i sentimenti sono *terribilmente* simili. Solo che qui — a patto di molta distanza da gran parte dell’ebraismo — l’innamoramento continua. Probabilmente non ricambiato ;-)
Mi riconosco nelle tue amare riflessioni su un sentimento che sembra esaurirsi dopo un entusiasmo durato tanti anni. Ti sei innamorata di un certo islam, che era al tempo stesso amore per certi luoghi, per certe atmosfere, per certe modalità di agire e di pensare e finanche di vestire e di mangiare (o non mangiare) che apparivano magicamente nuove ma al tempo stesso ataviche..l’islam a un certo punto sembrava l’unico sistema di valori universali in grado di proteggere la dignità dell’essere umano, dal punto di vista emotivo, spirituale, e anche materiale, un collegamento possibile fra passato e futuro, fra oriente occidente, e fra nord e sud.. ti senti parte di una minoranza che però e anche una maggioranza, e questo appartenere a un gruppo non è settarismo, non è esclusivismo, ma anzi è un cordone ombelicale che ti fa sentire legato a tutti gli esseri umani, che sono tuoi “fratelli” e “sorelle”…molte persone (soprattutto direi donne) si sono avvicinate all’islam perchè sono rimaste innamorate non tanto di un uomo musulmano, ma della comunità musulmana che hanno incontrato. Quelle donne acqua e sapone, con o senza velo, quella religione che è innanzitutto un condividere, i bimbi, il gineceo, il dattero per rompere il digiuno, la preghiera silenziosa e discreta al tramonto, la quiete delle moschee e il chiasso dei cimiteri dove le famiglie fanno il picnic in onore del morto, e quei volti sorridenti, sereni. assalamu alaikum. l’islam della tolleranza, della mixitè, del mio amico artista senegalese che scolpisce opere sul vudu e la pace gli si legge negli occhi, dell’amico iraniano dissidente che non prega e non digiuna, ma lo stesso si ritiene musulmano, perchè la fede è nel cuore dell’uomo e la preghiera è silenziosa, l’islam delle persone normali che ci stanno intorno, gli operai, gli studenti, gli impiegati, e l’islam degli intellettuali progressisti che in tutto il mondo non vogliono rinunciare al sogno di coniugare tradizione e modernità, libertà e autodisciplina, per creare una società nuova. Certo, c’è anche un altro islam, che è quello che sta dilagando come un blob che lentamente avanza e ingloba tutto quello che incontra: l’islam della nevrosi, dei convertiti che per rifiuto o paura del mondo in cui vivono indossano un’identità altrui, come una copertina calda e rassicurante, l’islam del neofondamentalismo che usa le insicurezze e le ansie delle persone per creare una barriera fra “noi” e “loro”, l’islam autoreferenziale e settario, del conformismo e dell’ipocrisia, che non accoglie l’individuo con le sue unicità ma gli chiede di uniformarsi ad un modello preconfezionato e artificiale (tutte col velo-tutti pregare 5 volte al giorno-tutti pii, modesti e UGUALI). E’ vero: molte atmosfere, molti luoghi e molti modi di essere stanno sparendo, e se è vero che “non c’è islam senza comunità”, ne consegue che se la comunità che ci sta attorno cambia in peggio, tradisce se stessa, anche l’immagine che uno ha dell’islam peggiora di conseguenza. però, lia, una cosa che non capisco è questa: quando tu ne parli, sembra che tu sia una “turista dell’islam”, una a cui piaceva immergersi in certe atmosfere circondata da certe persone e una volta delusa (dall’islam italiano, dall’egitto che cambia, dalle meschinità di alcuni pseudo-musulmani) decidi a malincuore di “cambiare lidi”. ma anche tu sei parte di queste atmosfere, di queste persone, di questo modo di fare islam autentico e contraddittorio..l’islam siamo tu ed io e tutte quelle persone che non si stancano di essere noi stesse ma allo stesso tempo cercare qualcosa di diverso, possono chiudere le moschee e obbligarti a indossare l’hejab, ma questa è una fase storico-politica che come tale passerà, prima o poi, mentre quello che rimane è la bellezza di una spiritualità vera che ti permette di avere un rapporto personale e unico con l’Assoluto ma allo stesso tempo di poterla condividere con la comunità umana. se per te islam era solo la gioia di poterti sedere in una certa moschea e perderti dentro ciò che sentivi, se decidono di chiudere la moschea per te anche l’islam ha chiuso. ma se invece ritrovi dentro di te e dentro l’amore per l’Unico quel piacere di perderti dentro te stessa, la moschea è ovunque (a Lui appartiene l’Oriente e l’Occidente). Intanto, buon Ramadhan e che la pace sia con te.
Cito una tua frase, perfetta:
“l’islam a un certo punto sembrava l’unico sistema di valori universali in grado di proteggere la dignità dell’essere umano, dal punto di vista emotivo, spirituale, e anche materiale, un collegamento possibile fra passato e futuro, fra oriente occidente, e fra nord e sud…”
Ecco: io temo di avere fatto una grande confusione, a partire da questo, tra islam in sé e islam politico. Del resto, il confine tra le due cose è evanescente.
Ora: nel momento in cui mi è caduto il mio personale Muro di Berlino (non tanto per degli eventi in sé, quanto per la constatazione che tutto, nel momento in cui diviene ideologia, produce esseri umani parziali e finti, islam compreso) non riesco più a ritrovare il senso.
Poi, sì, la moschea è ovunque e ho imparato dall’islam che c’è sempre stata, anche quando non sapevo darle un nome.
Ma oggi, adesso, è ancora esatto chiamarla moschea, per me? Io credo di no. Perché, qualunque cosa sia, non è un luogo comunitario.
Io non l’ho mai condiviso il tuo innamoramento per l’Islam però apprezzo la sua cultura, l’arte e i tuoi post!
ciao ciao
Anche tra queste pagine, mi capita di assentire in silenzio alle parole di salaam, che con piacere ritrovo e rileggo. E’ la prima notte di Ramadan, domani comincerà il digiuno, e già pare la Notte del Destino, di cui il Corano dice: “E’ Pace, fino al levarsi dell’alba”.
C’è un detto del Profeta – Pace e benedizioni su di lui – che preconizza: “Beato lo straniero: l’Islam diverrà straniero”. Sei forse testimone, cara Lia, di questo estraniamento: e dove potrebbe iniziare l’estraneità, se non proprio presso le mura domestiche, nel “dar al-Islam”, e proprio in quello Egitto che ne fu a lungo la culla e la pietra angolare?
Dopo l’Id al-Fitr, se Dio vuole, dovrei riuscire a partire per l’Egitto. Cercherò di andare nelle moschee che hai citato. Mentre dò un’occhiata e guardo se ritrovo un po’ di te, tu prova comunque a concentrarci nel badare a Lui: che si chiami poi Islam od altro, ovunque ti rivolgi, è solo il Suo Volto.
Un Ramadan benedetto e la Sua Pace sia su di voi.
gentile Lia,
ho letto con interesse il suo post e mi ha colpito il suo approcio all’Islam a partire da un sentimentalismo soggettivo. Già mi era parso molto poco convincente un suo post lontano in cui definiva l’Islam come un rapporto tra un uomo solo nel deserto e il suo Dio, Con precisione non ricordo le sue parole ma l’immagine era questa. Mi aveva sconcertato per la superficialitá da cartolina postale di chiosco da spiaggia. Ora l’evoluzione del suo discorso mi conferma questa impressione.
Le tradizioni e le vie spirituali non sono fatte in modo da dare soddisfazione alle nostre idee, alle nostre immagini, ai nostri desideri, ma piuttosto per sconcertarci, per turbarci, per metterci in crisi, per permetteci così in modo senz’altro un po’rude di mettere tra parentesi il nostro punto di vista soggettivo e ottenere la possibilitá di acquisirne uno piú ampio.
Le tradizioni e le vie spirituali richiedono tre cose: rispetto, abbandono e sottomissione. Nessuno è obbligato ad intraprendere un cammino spirituale, anzi! Si vive benissimo e si muore ugualmente male che lo si faccia o no. Peró se ci si avvicina a una di queste cose occorre farlo con sinceritá di cuore senza ingannarci e ingannare.
Il suo cammino la porterá probabilmente lontano dall’Islam, non so dove ma lontano, le porte non si sono aperte, altre porte si apriranno.
Sarebbe bello che non ci fosse rancore, che lei non pretendesse di misurare su stessa una tradizione millenaria.
con stima
genseki
Gentile Genseki: come lei saprà, l’idea del deserto colpisce da sempre chi proviene da culture religiose legate all’icona. Io non l’ho inventata, lei è liberissimo di considerarla da cartolina. Ma non ne conosco poche, di persone che hanno iniziato un percorso nell’islam a partire da immagini simili.
Se ciò la disturba, non so che dirle: anche a me non piace la pretenziosa aria di poesiuola che sembra impregnare in buona parte il suo blog ma ogni temperamento, si sa, è diverso.
Non sappiamo dove mi porterà il mio cammino e, fossi in lei, eserciterei maggiore umiltà e prudenza nell’esibirmi in spericolate previsioni sui percorsi altrui: ad occhio mi pare pieno d’aria, il piedistallo da cui è venuto ad esprimersi qua. Attento ai tonfi.
Anche lei si sta misurando con una tradizione millenaria, e sembra farlo con lo spirito di un giovanotto appena promosso a fare da assistente universitario a Iddio stesso.
Si ridimensioni, se posso permettermi un consiglio, e cerchi di venire a patti con la stizza che – chissà perché – i miei dubbi le hanno provocato: essa potrebbe sembrare sintomo di una fede poco salda, Iddio ce ne scampi.
gentile Lia
la stizza mi pare tutta sua, mi scusi. Quello che io volevo dire è che non credo sia utile e nemmeno interessante accostarsi alle religioni o alla vita spirituale in generale valutamdole o criticandole in base alle nostre opinioni o ai nostri pregiudizi.
Non funziona così, credo, la ricerca spirituale.
Funziona così, invece, il supermercato delle fedi, dove si trovano prodotti su misura. ´Se sono fatti su misura, peró non ci permettono di dare un’occhiata al di lá del nostro piccolo io.
E questo è tutto. E non c’entra niente con il fatto che il mio blog sia pretenzioso e “poesiuolo” come il diario di un adolescente saccente o peggio. Il tema del mio post non era l’elogio del mio blog. Il mio post non era stizzito e non parlava di Dio e neppure di Fede (va bene anche dio e fede).
Per quanto riguarda le predizioni io non ho predetto proprio niente, mi sembrava che fosse lei a scrivere che il suo cammino si allontanava dall’Islam. Ma forse ho letto male, oppure ho inteso male. Se è cosí me ne scuso, perché non mi permetterei mai una intrusione così violenta nella vita di un’altra persona attraverso le mie parole.
A ciascuno la sua stizza
Senza stizza alcuna:
genseki
Gentile Pietro: se si sente male interpretato, forse dovrebbe adottare un tono più adatto alla comunicazione in rete e meno da raccomandata dell’ufficio delle Imposte, a partire dal Suo bizzarro “Lei”.
Poi che ne sa, lei, di come mi sono accostata o mi accosto io all’islam?
Mi va cianciando di “prodotti su misura” e altre bizzarrie come se fosse il biografo delle mie inquietudini spirituali.
Porti la sua autocompiaciuta e violenta saccenza, altrove, faccia il favore: il fatto che a me venga voglia di pensare a voce alta, ogni tanto, non vuol dire che abbia voglia di farmi diagnosticare il colore delle viscere dal primo che passa coi suoi tiramenti, per dirla alla Guccini.
In alternativa, impari l’umiltà e il rispetto verso il prossimo, quando si presenta in casa d’altri.
va bene,mi arrendo di fronte a tanta cortese insistenza.
Me ne vado.
Gentilmente mi tolga solo una curiositá: “ma chi è Guccini?”
genseki
Ufficio Imposte
Guccini?
E’ l’autore dei seguenti immortali versi:
“Secondo voi ma chi me lo fa fare
di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento. […]”
http://www.liceovoltacomo.it/ipertesti/sirene/avvel.html
Meno aulici ma più veri di tanti altri. :)
Caro Angelo,l’Islam è una religione con dettami molto precisi e va praticato come facevano il Profeta (pace su di lui) e i suoi Compagni (che Allah sia soddisfatto di loro), e non va visto come un abito che ciascuno può cucirsi addosso secondo i propri desideri. Un vero musulmano è colui che abbandona sé stesso al volere di Allah ed accantona ogni pretesa arbitraria dettata dal proprio ego,in quanto significherebbe peccare d’arroganza nei confronti di Colui che Ha creato noi e l’universo intero.
E, di nuovo, mi si sono inumiditi gli occhi. E come si fa a evitare di piangere quando leggi scritto – bello e chiaro – ciò che provi tu e che non sai come dire?
Un abbraccio, sorellina!
Khadi
Mi sa che non siamo fatte per essere capite da molta gente, sorella. :)
Evvabbe’.
perdonami, lia.. perdonami se te lo chiedo.. perchè ti stranisce il fatto di coprire la testa per entrare in moschea?
il mio rapporto con l’islam è stato meno.. non so come dire.. mi viene conflittuale, anche se non è esattamente quello che ho in mente.. lo prendo per buono.. meno conflittuale rispetto al tuo..
io mi ci sono abbandonata..
la mia moschea preferita è quella di sidi okba, a kairouan (tunisia) e non mi ci accosterei mai senza l’hijab..
roba che quando ci sono andata due settimane fa l’ho indossato fin da hammamet..
è che quando so di doverci andare l’animo si dispone in maniera diversa.. non so proprio pensare di andarci scollata e scoperta.. a parte che non mi lascerebbero entrare perchè è una di quelle moschee dove chi non è musulmano rimane sulla soglia..
e non credo sia questione solo di fede, ma di rispetto proprio..
a me danno fastidio da morire quelli che entrano in chiesa svestiti, nonostante non sia un mio luogo di culto..
quando ero bambina, e mi raccontavano che ero cristiana, mi vestivano con gonne lunghe sotto al ginocchio e maglie sotto al gomito..
e io continuo a ritenerlo giusto, dovunque..
dovunque ci sia gente raccolta in preghiera, comunque chiami il suo dio..
non capisco perchè la cosa ti stranisca.. perchè si vede davvero che ne sei rimasta colpita.. ti si vede fermarti davanti alla moschea e chiederti se cedere alle regole o resistere alla voglia di reimmergerti in quella atmosfera che non trovi altrove..
mi hanno detto spesso che il mio è un islam personale.. magari è vero..
se, quando morirò, dio dovesse dirmi che ho sbagliato tutto io gli risponderò che però l’ho fatto con amore
Non mi stranisce il fatto di coprirsi, mi stranisce l’apparizione di una regola che prima non c’era.
E’ ovvio che non mi presenterei mai in una moschea – o in una chiesa – scollata o vestita in modo inappropriato. E’ altrettanto evidente che il rispetto non si misura a secondo dell’avere un velo in testa o no: il velo non era qualcosa che riguardava unicamente il rapporto tra la singola donna e Dio?
E allora cosa c’entra imporlo, e cosa c’entra farlo indossare, come vuoto rituale, pure a chi non è musulmano?
Trovavo più islamica, di fondo, l’assenza di una simile regola, tutto qua.
(Inutile dire che questa fatma a cui ho risposto qui non è la stessa “Fatma-fake” che appare in commenti altrove.)
oh.. si certo! certo che l’hijab è una questione tra la donna e dio..
io parlavo più semplicemente di coprirsi in moschea..
anche per i cristiani dovrebbe essere lo stesso.. è che nessuno lo fa più..
Ho capito che questo blog è la mia fine, più lo leggo, più mi ci immego, mi ci avviluppo, praticamente anche il lavoro è passato un attimino in secondo piano…penso devo essere uno spettacolo divertente per chi mi sta guardando perchè più ti leggo cara Lia, più salto dalla sedia perchè ritrovo sensazioni, esperienze e scritti che ho provato in prima persona e che ho cercato di mantenere anche nel modo in cui sto crescendo i figli e “gestisco” il marito..ma soprattutto questo thread mi ha fatto ricordare quando una volta in una inadeguata moschea italiana (inadeguata in quanto era e penso sia tutt’ora uno scantinato ingentilito da tappeti con la puzza della muffa che aleggiava sovrana…) improvvisa come un lampo mi era apparsa davanti agli occhi una scenetta divertente: io morta, e i parenti che non sapevano se portarmi in chiesa, in moschea o buttarmi via tout court e nell’aldilà un angelo spalle curve e occhialetti rotondi sul naso immerso in un librone dopo aver sfogliato altri libroni ammonticchiati sulla scrivania e tutti questi libroni riportavano a chiare lettere sul frontespizio “ISLAM”; “CRISTIANESIMO”;”ATEISMO” e l’angelo ogni tanto mi lanciava delle occhiate di commiserazione perchè non riusciva a trovarmi un posto dove collocarmi per l’eternità…Comunque RAMADAN MUBARAK a tutti(oggi 17 di ramadan, commemorazione della battaglia di Badr)….e fra tre mesi BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO
mi piace molto il commento di angelo
ti conseglio di approfondire qualunque cosa che ti attrae affinchè riesca di avere tutte le dimensione inerenti: la conoscenza ci rendono sempre liberi.
muhammad