Bon. Direi che Leonardo, più chiaro di così, non poteva proprio essere.
Per voi va benissimo la scuola così com’è: il negretto che è appena arrivato è tanto carino, cosa importa se durante le lezioni di storia e geografia s’addormenta, perché non capisce niente? Tanto non deve mica imparare la storia, lui: basta un po’ di alfabeto, un dizionario minimo, e se alla fine dell’anno non sa ancora nulla, si boccia. Tanto non deve mica andare lontano, no? Mica deve fare il liceo, lui, si annoierebbe. Lui è da professionale. E’ da cantiere. Mica gli serve conoscere Napoleone. […]
State tranquilli. Le classi ponte non passeranno. Per un semplice motivo: costano. Ci vorrebbero le strutture, e poi bisognerebbe formare gli insegnanti, pensateci bene: formare gli insegnanti. State tranquilli. Nessuno ci formerà, nessuno è in grado. Continueremo a fingere d’insegnare italiano lingua straniera come stiamo facendo da anni, anche se nessuno ci ha spiegato come si fa: è una truffa, ma evidentemente vi sta bene… e poi non truffiamo voi, vero? Truffiamo gli scimmioni.
Formare un insegnante di italiano per stranieri costa un sacco di soldi. Dillo a me, che non ho ancora fatto ‘sto benedetto master che darei un braccio per fare perché, semplicemente, aspetto di essere in grado di sborsare le relative migliaia di euro.
Io credo che sarebbe stato assai di sinistra essere i primi ad accorgerci che gonfiare certe classi di stranieri con problemi di lingua andava a discapito di tutto, dalla preparazione all’integrazione stessa. Leggevo, a questo proposito, alcune iniziative promosse in Spagna dal PSOE:
“Si hoy preguntamos a los padres si quieren llevar a sus hijos a un colegio en el que haya muchos niños inmigrantes, la mayoría dirá que no, pero si preguntamos a los padres si creen que en todos los colegios debe haber una proporción similar a la que tiene la sociedad riojana, es de un 11 por ciento, por tanto si creen que es bueno que sus hijos se eduquen con niños inmigrantes en esa proporción seguro que ningún padre se negaría”
(Se oggi domandiamo alle famiglie se desiderano fare studiare i propri figli in scuole con un alto tasso di immigranti, la maggior parte dice di no. Ma se chiediamo se pensano che in tutte le scuole debba esserci una proporzione simile quella che c’è nella Rioja, che è dell’11% , e quindi se considerano positivo che i loro figli studino con questa percentuale di alunni immigranti, è certo che nessun genitore si rifiuterebbe)
Io trovo che siano questi, i punti su cui bisognerebbe cominciare a ragionare. E capisco benissimo che chi non vede da vicino certe realtà percepisca il problema in modo semplificato. Non vedo in che altro modo lo si potrebbe percepire. Ma chi nella scuola ci lavora e ci fa politica, forse poteva fare a meno di aspettare che fosse proprio la Lega, a sollevare la questione.
Il 30 sciopererò. Cercando però di tenermi lontana da chi userà questo argomento, nelle varie manifestazioni.
Non vorrei finire col prendere a calci qualche sindacalista.


Un amico di mio padre mi raccontò che lui, a circa 10 anni, emigrò con la famiglia sino a Pisa. Il primo anno di scuola fu bocciato perché non capiva nulla di quello che si diceva in classe.
Lui emigrava non dall’Africa ma dalla Sicilia.
Penso e spero che chiunque parli solo dialetto, come certo a volte capita in Sicilia, ma come la Lega della Simpatia vorrebbe che accadesse anche al Nord, venga messo nelle classi per i diversamente italiani.
L’amico di tuo padre, alle prese con un sistema più razionale di insegnamento mirato della lingua, se la sarebbe cavata in 3 mesi e non avrebbe perso l’anno.
Se poi ci sembra più di sinistra bocciare gli immigrati fino a che non parlano (per grazia divina e a secondo del numero di amici italofoni che hanno) fate voi.
Io obbedisco.
(Quanto agli italiani preda dell’analfabetismo di ritorno: gli farebbe solo bene, seguire percorsi analoghi.)
Notizia raccolta oggi: dal prossimo anno corsi obbligatori di 3 anni per tutti i maestri affinchè possano insegnare anche l’inglese alle elementari.
Sono contento di non essere il solo a pensare certe cose “governative”. Sono d’accordissimo, come dici tu, che farsi precedere dalla Lega su questi argoomenti è una cosa che dovrebbe far riflettere tutto il corpo insegnante.
Sull’insegnamento dell’italiano come L2, aspetto un tuo post. Da parte mia, anche con il master Itals che ho preso, so che nelle scuole italiche non sarebbe comunque riconosciuto a livello didattico(se non per pochi punti in più che mi avevano dato in graduatoria). Temo che questo argomento non sarà mai affrontato da un governo, di destra o sinistra che sia, mentre invece le contingenze concrete obbligano assolutamente la scuola italiana a considerare l’insegnante di italiano L2 come una realtà assolutamente da prendere in considerazione e da inserire nell’organico. Ma attraverso quali canali, quali graduatorie? Quale formazione, se tutti i miei colleghi si lamentano che i loro master (c’è chi ne ha più di uno) e la loro formazione a riguardo non vengono riconosciuti?
Buona fortuna con le proteste.
Scusa Lia, volevo aggiungere che non si tratta solo di master (magari non sempre determinanti per la formazione) o di titoli vari, ma anche di vera e propria esperienza, che non viene riconosciuta. Io, i miei 4 anni di insegnamento all’IIC di Damasco, era come se non li avessi fatti, per la scuola italiana. Da una parte ci sono gli IIC che non rilasciano documenti in questo senso, dall’altra la scuola italiana non è ancora preparata e organizzata a valorizzare e integrare certe esperienze e competenze.
Lia io sono una mamma, non un’insegnante. Pensi che si potrebbero differenziare le elementari dalle superiori? Siamo stati tre mesi in America; mia figlia all’inizio non sapeva quasi nulla d’inglese, ora parla, legge e scrive più o meno come i suoi coetanei statunitensi. Il trucco? Mezz’ora quotidiana di insegnante di inglese (erano una mezza dozzina ad andarci, circa due-tre per classe) e avere 8 anni.
Cosa ne pensi?
Certo! Infatti l’ho sottolineato in tutti questi post, che io parlo di ragazzi delle superiori.
E una delle cose più insensate, in tutto questo scontro “ideologico” che sta andando avanti, è che si mischiano i bimbi con i ragazzi.
Un bimbo non ha bisogno di fare italiano per stranieri separato dalla classe, sono d’accordo. Mia figlia arrivò in Italia a 3 anni, parlava spagnolo, la mandai in un normale asilo e amen.
Ora: è ovvio che, se parliamo di classi dove ci sono 18 bambini ecuatoriani e 5 italiani, la cosa cambia parecchio. Ma altrimenti amen, credo. Poi, come ho già scritto, questo lo sapranno le maestre meglio di me: io non ne capisco niente, a parte la mia esperienza di madre di spagnoletta.
Per i ragazzi è diverso, invece. E quelli li vedo, e li vedo in un mare di problemi. Loro non hanno più né l’elasticità per “assorbire” la lingua per contagio in tempi brevi, né la spigliatezza. Le dinamiche degli adolescenti sono diverse e complesse. Fargli lezioni di italiano, francamente, mi pare scontato buon senso.
Cara Lia, ti seguo da tanto, anche se non sono mai intervenuta.
Ti leggo e sento nelle tue parole la stessa mia stessa amarezza e sconforto (sono dipendente dell’Universita’ di Genova e il mio compagno e’ un’insegnante di scuola media, a Torino). Assistiamo giornalmente con sgomento alle nuove trovate del governo – ho omesso volontariamente la maiuscola – che sembrano maggiormente adatte al palinsesto di Paperissima che alla nostra realta’.
E’ di oggi la notizia che noi statali potremmo essere ‘votati’, nel nostro rendimento su apposito sito. Con delle emoticons, pensa un po’! e chi avra’ pollice verso, porta’ essere licenziato.
Che meraviglia! immagino gia’, quanti insegnanti che non sono simpatici a tizio o a caio…o quanti dipendenti, brutti, fannulloni e spesso sgarbati e ineducati, saranno finalmente lasciati a casa!! Questa si’ che e’ la panacea! Una faccina, e via!
Vabbe’. Ti lascio qui un link (scusa se non so segnalartelo se non per esteso!) che ho letto…e… insomma. Non c’e’ altro da aggiungere.
http://www.cittafutura.al.it/web2008/_pages/sommario.php?URL=cittafutura.al.it&LNG=IT&L=2&C=36&T=news&D=IT{860AC411-217F-EF6F-5F5B-20A888C75F6C}&A=0
Un abbraccio,
Monica
Ciao Lia,
sono d’accordo con te, ma solo in parte.
Credo si debba distinguere tra “domanda” politica e “risposta” politica: la domanda è “le classi che sovrabbondano di stranieri costituiscono un problema per tutti, per gli italiani e per gli stranieri, nonchè per l’integrazione stessa”. E’ un’osservazione legittima che può fare chiunque, senza maschera di partito. E’ la risposta che è più prettamente schierata; qui ci troviamo di fronte a una scelta di parte: “riformo il sistema di assegnazione degli studenti delle classi, aggiungo ore di italiano per alcuni, preparo gli insegnanti…”, oppure “separo gli stranieri dagli italiani, dato che hanno due velocità di apprendimento”.
La Lega individua il problema sì, ma non lo risolve affatto, anzi rischia di crearne di nuovi. La sinistra invece non ha intercettato il problema, ma questo non vuol dire che non abbia una risposta migliore. Anche nella “risposta” avviene lo scontro politico e dal mio punto di vista un’alternativa alle classi ponte è comunque da preferire.
Ciao Lia, purtroppo l’Italia non è in grado, secondo me, di integrare in maniera costruttiva le minoranze; io abito in un piccolo centro, e qua è più facile, perchè ci si conosce tutti e ci si dà una mano. Ovviamente nei piccoli centri accade molto facilmente il contrario….e allora diventa un inferno, lo so, ma le realtà di altri paesi della Riviera di Ponente hanno le stesse caratteristiche di umanità. Certamente fosse lasciato tutto alle leggi, sarebbe uno sfacelo.
Comunque il paragone con La Rioja non è molto esplicativo perché qui in Spagna l’educazione privata concertata, che è finanziata con il denaro pubblico dai socialiti zapateristi rappresenta piú del 32% dell’educazione no universitaria in generale. Ma gli istituti privati concertati hanno solo il 20% degli immigrati. Questa disparitá ha continuato a crescere.
Hace una década los extranjeros tan sólo representaban un 0,7% de los alumnos en los colegios españoles. Hoy su número se ha multiplicado por 14 -suponen el 9,4 %-, de los que casi cuatro de cada cinco están matriculados en la enseñanza pública. La desproporción es evidente: 560.00 estudiantes en centros públicos (que representan dos tercios de toda la red) frente a 120.000 en la privada (incluye la concertada, sufragada con fondos públicos). Además, la brecha no deja de crecer. El pasado curso hubo un aumento de inmigrantes de 1,3 puntos en las aulas públicas frente a 0,5 puntos en la privada.
Il problema che si discute in Spagna e quello di riequilibrare il rapporto tra scuola pubblica concertata e cuola privata per quanto riguarda la percentuale di alunni immigrati in relazione a quella degli alunni autoctoni. A questo disequilibrio si somma, credo un disequilibrio ancora piú accentuato relativamente ai “gitanos”.
Peró la discussione non è proprio la stessa, qui non si tratta di classi speciali per immigrati. QUalche cosa del genere è stato proposto dal tripartito catalano e non so se attuato, ma anche qui il discorso è diverso e rientra nella politica di difesa della lingia catalana che comunque la si pensi i catalani percepiscono ancora come minoritaria e minacciata.
Insomma qualunque paragone tra la mozione Cota e la discussione che è in corso qui in Spagna è impropria. Persino ABC si è dichiarato preoccupato e in disaccorde con la mozione della Lega.
genseki – Murcia
So che non è la stessa discussione, Genseki, ma a me premeva sottolineare il principio per cui non è pensabile che alcune scuole abbiano valanghe di stranieri e altre pochissimi. E il problema sarebbe risolvibile se si mettesse un tetto agli studenti con problemi di lingua per ogni classe. In Spagna lo squilibrio è tra scuola pubblica e privata, da noi è – ahimè – tra scuole pubbliche.
Pensare di dare un ruolo istituzionale e un lavoro a tutti i mediatori linguistici e culturali “sfornati” dalle università italiane in questi anni, no eh?
Questa è una precisa manovra ideologica…facciamo le classi-ponte e male, a che cosa ci servono i mediatori?
Che tristezza, e dire che quando ho iniziato a studiare per questo corso di laurea avevo tante belle speranze… :(