
Ieri ero qui, alla moschea di El Rifai, che aspettavo degli amici che turisteggiavano in giro.
In fondo alla sala c’erano un paio di donne sedute, quindi mi sono diretta lì e mi sono seduta anch’io.
Sono belle, le moschee, perchè ci fai un po’ quel che ti pare: c’è chi legge, chi dorme, chi studia e chi chiacchiera, e poi ci sono i bambini che giocano e fanno le capriole sui tappeti.
Queste due signore erano lì con due bambine piccole che facevano le gare di corsa: dalla parete al mirab e poi ritorno, e non si stancavano. Due pesti, ma le signore (la mamma e un’amica?) erano concentratissime nel Corano e non se ne accorgevano nemmeno.
Bello, stare sedute lì a terra, con la schiena contro la parete a guardare i particolari delle decorazioni, i giochi di luce all’interno della sala. Avrei voluto averlo pure io, un Corano da leggere.
Poi si sono messe a pregare, le signore, e pure le due bambine sono corse a mettersi fronte a terra, come se fosse stato un nuovo gioco. Erano tutte e quattro in fila in ordine di grandezza, e mi sono resa conto una volta per tutte dell’utilità di avere due sale separate per uomini e donne, all’ora della preghiera.
Non solo per ciò che ogni persona ragionevole può supporre se solo ci pensa un attimo, ovvero per la particolarità della posizione che si assume.
C’è anche la questione del vestito.
La veste tradizionale araba è lunga e dritta, non è svasata sotto.
Quando ti chini, quindi, aderisce perfettamente attorno ai fianchi. Metti la fronte a terra e la stoffa disegna perfettamente la forma delle natiche che, tra l’altro, nelle arabe sono di solito prosperose e rotonde.
Sono rimasta affascinata a guardarle, queste naticotte fasciate di stoffa, perfettamente distinguibili e perfettamente tonde, con la linea che le divideva e il punto di congiunzione tra le gambe.
Erotico, sì. Sacro e profano, spiritualità e carnalità, un classico. Ma è che si vedevano proprio bene, e distogliere lo sguardo sarebbe stato insensato. Erano belle.
Più in là c’era un anziano che pregava e, quando ha finito, è venuto da noi.
Da loro, anzi, e si è indicato la bocca chiedendo un’elemosina. Una delle due gli ha dato un soldino e lui se ne è andato, ignorandomi completamente.
Si vede, che sono straniera e non musulmana, e il richiamo alla carità è molto musulmano. Sono stata snobbata dal mendicante per motivi religiosi, in pratica.
Una vorrebbe essere musulmana, certe volte.
Mi ci ha fatto pensare Leonardo. Già. Parlando di libri che poi diventano film e tu non riesci più a ricordare come avevi immaginato i personaggi, perchè la fantasia del regista e i volti degli attori si sovrappongono al tuo sogno.
E mica succede solo con Frodo o con Dante.
Pure con Dio, succede.
A me viene in mente una barba bianca, o un triangolo, un occhio o una nube: le cose immaginate da altri, insomma. E poi dipinte, magari proprio per indicare alla gente cosa dovrebbe immaginare.
Io vorrei essere musulmana almeno per un attimo, giusto per scoprire come l’avrei immaginato io, Dio. Da sola. Senza nessuna figura, senza nessuna fantasia altrui sovrapposta alla mia.
Immaginandolo dal nulla, dall’assenza di immagini.
E poi, certo, vorrei essere musulmana per scoprire se davvero si dorme così bene, accolti e protetti nella pace di una moschea.


e s?, dorme proprio della grossa…ciao
Per? anch’io riconosco che entrando in una Moschea sunnita, ho provato una sensazione di tranquillit? mai provata in tante chiese e cattedrali cattoliche visitate o frequentate; se non fossi stato pressato da mia moglie che provava disagio e voleva uscire al pi? presto. sarei rimasto per dare libert? ai miei pensieri ed alle mie semnsazioni e sono certo che, mettendomi seduto sui tappeti, avrei potuto anche dormire.