
Come a tutti i prof, anche a me (che pure sono spigolosetta e propensa a terrorizzare pargoli) succede di essere in corrispondenza con alcuni ex alunni.
Ce n’è una per cui ho sempre avuto un debole: la chiameremo Peppetta.
Era tutta estro e sregolatezza, la bambina, ed io che pure (probabilmente memore dei miei estri e delle mie sregolatezze giovanili) sono una ferma sostenitrice della disciplina tedesca, con i fanciulli estrosi, mi ritrovavo ad essere regolarmente disarmata e, spesso, colpita e affondata da questa qui.
Era capace di arrivarti con gli stessi vestiti del giorno prima e spiegarti storie complicatissime del tipo: “Ero scesa a comprare il latte, non mi sono portata le chiavi, la porta si è chiusa, non potevo più rientrare, mia madre era fuori città, ho dormito dal vicino e, quindi, non ho fatto i compiti. Glielo giuro, prof!”
E tu la guardavi ed era il ritratto dell’innocenza e, per qualche oscuro motivo, invece di azzannarla ti veniva da crederle.
“Va’ a posto, Peppetta.”
Quando vidi su Linus la striscia che ho messo qui sopra, ebbi un soprassalto autentico: “Ma è Peppetta!! E’ lei!”. Alla fine gliel’ho regalata.
Comunque, se non avesse studiato le avrei fatto vedere i sorci verdi. Giuro. Lei lo sa.
Eppure, Peppetta studiava. Contro ogni previsione.
In terza studiò un pochino.
In quarta di più.
In quinta, era una caotica sicurezza.
“Ma prof! Io vedo più lei che mia madre!”, esclamò una volta nel bel mezzo di una mia spiegazione del congiuntivo. Era fatta così, lei. Seguiva il corso dei suoi pensieri e, se uno la colpiva, te lo appioppava lì senza tanti complimenti.
Aveva una maglietta con su scritto: “Bad girl with good intentions”. Armata di maglietta e di sorriso da paperetta da un orecchio all’altro, avrebbe steso prof molto più coriacee di me.
Fece una bellissima maturità, con tesina di spagnolo, ovviamente.
Insegnare spagnolo mi ha sempre messo in una posizione privilegiata agli occhi degli studenti che, in genere, mi piacciono di più. Quelli come Peppetta, appunto.
Sei la prof che insegna la letteratura più bella, e scusate se è poco.
La letteratura spagnola e, in generale, ispanica è fisica, sensuale, spiazzante. Vanno al grano, gli spagnoli, e i ragazzi sono sensibili a chi va al grano.
E poi ti racconta una storia del mondo (del “nostro” mondo) che non è esattamente quella che scaturisce dalle fonti anglofone e da chi si imbeve della loro influenza.
Colpisce, insomma.
E qualcuno ne viene colpito più di altri.
Come Peppetta, appunto, che finita la scuola mi è diventata viaggiatrice e dice che è la letteratura spagnola, quella che l’ha fatta sognare e l’ha contagiata del virus del Sud.
E mi ha scritto di viaggi in Andalucia, in Marocco, e l’ultima volta era in Guatemala, credo. Era il Guatemala? Da quelle parti, insomma.
Ed io, che le rispondo dall’Egitto, mi sento un po’ strana, alle volte, e mi affretto a rispondere facendo ancora la prof, che voglio sapere se studia e quanto prende agli esami.
Stasera mi è arrivata questa, ed io ho voglia di metterla qui.
“Buongiorno,
è domenica mattina e mi torvo a Milano (in transito), malinconica.
Il viaggio in Costa Rica è stato bellissimo, ho attraversato sola le foreste, sono arrivata in paesi caraibici e spiagge selvagge che si affacciano sul Pacifico.
Ho conosciuto moltissimi argentini,tanti italiani (simpatici e tranquilli) ad afrocaraibici.
Mi sono anche innamorata di un italiano di là.
Sono stata nella patria di Ruben Dario (emmm l’accento!!) ed ho scoperto i nicaraguensi, poverissimi e molto amabili, la loro storia sociale e politica. I loro mercati pieni di vita.
Ho dato anche una sbirciatina a Panama,finendo però in un paese invaso da americani vogliosi di birra, sole e spiaggette solitarie. Un panamense mi ha confessato che per allontanare i turisti inventano storie su belve feroci.
Ho visto solo zanzare e scimmie.
Il Costarica pur essendo privo di una propria cultura è fantastico, la natura incanta, la tranquillità della gente del posto
rilassa, l’immigrazione multietnica (ital,arg,olandesi,franc, urug ect ect) sviluppa tantissime idee.
Scuole d’arte, piccoli cinema, locali carini e semplici e soprattutto buon cibo.
C’è anche tantissimo artigianato, insomma è un sogno.
Como la vida.
Torno a questa realtà o forse a questo sogno.
Ho dato un esame di semiotica, follia pura, ho preso uno scarso 23 facendo una mezza scena muta, arrampicandomi sui vetri, saltando ancora dalle liane.
Ma mi sono tolta quel esame “orrendo”.
Ora studio per esami molto piu belli e interessanti (antropologia
culturale, storia contemporanea, arte medievale..)
Sono contenta di aver cambiato facoltà.
Io non reggo Milano, i soldi e la fretta, quindi avrei continuato con la gastrite a vita.
Sono contenta che sia là, nelle mille avventure, qui è sempre peggio: tutto troppo caro, tutti che si lamentano, Berlusconi che si fa il lifting, un malcontento sociale (l’ho sentito in qualche lezione?)
Io ora vado in montagna a lavorare come guida per un gruppo cubano,gli [..].
Sarà una nuova esperienza, sempre vicina al mondo spagnolo, insomma vicino a lei in qualche modo.
La saluto
A presto
Peppetta
La prof, che stasera vince l’Oscar della Pisquanaggine, va a letto tutta contenta.

Complimenti per il blog!
Mina Anais
‘azie :)
Ma tu esisti? certo che se esisti ben capisco perche’ sei scappata da milano.
ciao da un brianzolo…….
ho scoperto oggi il tuo sito, piacevole e interessante. ciao.