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A tutte le figlie del mondo capitano in sorte delle madri, con ciò che ne consegue.
Alla mia ne è capitata una che, oltre ad avere le nefaste caratteristiche della categoria in generale, è pure innamorata del mondo arabo.

Da quando, all’età di 14 anni, sbarcò alle 4 del mattino all’aeroporto di Amman, Giordania, si guardò attorno e urlò: “Mamma!!! Ma qui sembrano tutti Saddam Hussein!!! Stammi vicina e non ti allontanare da me nemmeno un attimo, argh!!!” fino ad oggi, la Pupetta ha percorso un bel po’ di terra islamica.
Ha attraversato un po’ di deserti (il Negev, la Giordania da Amman ad Agaba, il Sinai e da lì al Cairo), il mare (te la ricordi la nave dalla Giordania con gli scarrafoni a passeggio, e i tre paesi che si vedono affacciati sul golfo di Aqaba?), mercati e strade del Cairo (la cosa più difficile da attraversare di tutte).
Ha visitato piramidi e moschee, Petra e Muro del Pianto.
E’ stata al Museo Egizio e allo Yad Vashem.
Ha nuotato col delfino e i pesci esotici e, di esotico, si è presa pure diversi germi ed ha masticato le sue brave pastiglie di Rifacol, come tutti noi.
Ha girato in treno, in autobus, in microbus, in taxi, a cavallo, a cammello, a piedi.
La maggior parte di queste cose le ha fatte discutendo ferocemente con sua madre.

Perchè la mia Pupa, oltre ad essere italospagnola, è anche – o soprattutto – milanese, e ancora l’altra settimana, osservando il Cairo, mi faceva notare: “Il fatto è che a te piace il mondo arabo perchè sei napoletana.”
Che è più o meno come darmi della terrona, ma va bene. Chi lo nega.
E forse le esce un po’ dagli occhi, tutto ‘sto mondo arabo in dosi massicce che la svitata di sua madre le rifila da anni.
Che poi, i venti anni non sono il momento ideale perchè una giovane occidentale lo apprezzi fino in fondo.
“Copriti, per andare in Alto Egitto.”
“Ma io ho caldo!!”
“Ok, come vuoi.”
E, nemmeno il tempo di arrivare alla stazione e guardarsi attorno ed era già avvolta in uno sciallone fino al naso, e non se lo è più tolto di dosso fino a che è andata a dormire.
“Mi guardano tutti. Non lo sopporto.”
“Mettiti nei loro panni. Sei così carina, e poi sei esotica.”
“Roarr.”

“Mamma: io non sono sicura che i francesi facciano male, a proibire il velo.”
“Mamma: io non sono d’accordo nè con questo nè con quello, e quell’altro non mi piace e questo non mi convince.”
“Mamma!!! Piantala di dare sempre ragione a loro!!!!”
“Senti, mamma, se ne ribecco un altro a guardarmi lo meno.”
“Mamma, stai attenta sui taxi: è troppo pericoloso, come guidano qui….”

Una madre e una figlia sono fatte apposta per esaurirsi a discussioni: io e lei abbiamo un discreto allenamento. Siamo due fondiste del litigio e riusciamo a sfinirci, letteralmente.
Il giorno che riuscirà a sconfiggermi definitivamente sul piano dialettico, sarà pronta per avere a sua volta una figlia e ricominciare a ruoli invertiti.
Chissà se le mancherà, il nostro Islam.

L’altra sera è stata ad una conferenza organizzata all’università, a Madrid.
Il titolo era : “L’Islam e l’Occidente”, e parlavano due giornalisti della COPE, Cristina Lopez e César Vidal.
E si è sentita dire che gli arabi ci odiano. Che i musulmani ci odiano, anzi.
Da tempo immemorabile. Da sempre.
E che siamo minacciati.
E che dobbiamo difenderci.
E tutta questa roba qua.

Non sono novità, certo. Ma così come non si tira indietro a discutere con sua madre, la Pupi, è uscita di lì furibonda e con molte, moltissime cose da dire.
E le ha dette: dopo essersene stata per un po’ ad accumulare incazzatura, ha preso computer e tastiera e le ha scritto, alla giornalista.
Una lunga e bellissima lettera in cui esprimeva tutta la sua delusione per il livello della conferenza e l’indignazione per il suo smaccato intento propagandistico.
E poi:

Y a parte todo esto, yo, atea, joven y mujer sin velo, no lo he visto ese odio.
Ni cuando estuve en Jordania en el 98, ni en Palestina en el 2000, ni en Egipto, sobretodo, donde he estado ya muchas veces, y donde me han tratado siempre con respeto y simpatia, con ganas de dialogar y ponerse en juego, de descubrir cosas sobre mi mundo y ganas de enseñarme lo bonito del suyo, pero nunca con el intento de convertirme, sino simplemente con esas ganas de confrontación de las personas inteligentes.

Olè.
Ed è che possiamo discutere di tutto, ragazzi: di veli, di donne, di Dio, di quello che si vuole. Discutiamo e sfiniamoci.
Raccontare balle, però, no.
Non si fa.
E, quando ci raccontano che “i musulmani ci odiano”, be’, vuol dire che ci stanno trattando da idioti.
“No, guarda: tu mi stai raccontando balle. Io li ho visti con i miei occhi, quelli che secondo te ci odiano. E te lo dico, che racconti un mare di balle.”

Be’?
Che c’è da guardare?
Sta’ a vedere che una non può fare un po’ la ruota sul suo blog, mentre si sente molto, molto orgogliosa della sua Pupa.