Ovvia condanna di Israele da parte della Corte Internazionale di giustizia dell’Aia ma, si sa, il rapporto di Israele con la legalità è abbastanza elastico: continueranno, ovviamente, salvo poi prodursi nel consueto repertorio sull’antisemitismo del vasto mondo, sull’inspiegabile violenza dei palestinesi etc. etc. etc.

Io credo che i difensori del Muro possano serenamente essere definiti complici morali del furto di terra e dell’ennesimo abuso ai danni dei palestinesi.
Credo da un pezzo che sarebbe ora di tornare a chiamare le cose con il proprio nome: un furto è un furto, per esempio, e chi lo appoggia è moralmente un ladro. Una ridefinizione globale della pochezza etica dei difensori di Israele ad ogni costo mi pare uno dei principali imperativi morali dei nostri tempi.

Nella foto, Israele che separa il villaggio occupato di Abu Dis da – indovina? – il villaggio occupato di Abu Dis.

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Da leggere sull’argomento, oltre alla sempre bravissima Lawrence of Cyberia, anche questo post tratto dal blog di Noam Chomsky e segnalatomi da Carlo Fusco, che ringrazio.

Io sarò a Taba verso l’ora di pranzo.
Contemplare quella frontiera, che pure appartiene a un paese che un tempo – quando ero infinitamente più ignorante – ho amato, mi produce sempre più malessere.