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Il caso ha voluto che giusto ieri io scambiassi due chiacchiere con la mia vicina di bungalow.
“Di dove sei?”
“Sono siriana o, per meglio dire, palestinese.”
“Oh. Palestinese di dove?”
“No, di un villaggio raso al suolo, che non esiste piu’. La mia famiglia fuggi’ nel ’48.”
Del resto questi incontri sono frequentissimi, da queste parti. (Vaglielo a spiegare, poi, che e’ un diritto degli israeliani averla lasciata senza neanche il nome del luogo da cui proviene).

Poi mi sono fortunosamente collegata proprio con l’intenzione di raccontare di questa ragazza ed ho trovato il mio blog invaso dai troll.
Neanche una settimana di assenza, eh. Eppure e’ bastato perche’ qui calasse una buona dimostrazione del peggio dell’imbecillita’ internettiana – dalla tizia che si straccia le vesti perche’ hai parlato di ceretta anziche’ di circoncisione femminile all’esercizio di demenza applicata che va dal Gran Mufti’ al marxismo di Chomsky (e pure di Said, va’ la’), dai confini del ’67 non riconosciuti dai profughi ad Arafat che non si impegna abbastanza – per concludere, proprio sotto una foto che dovrebbe offendere qualsiasi persona perbene, col diritto ad esistere e a difendersi… dei palestinesi, direte voi? Ma va’: degli israeliani, naturalmente.

Ok, direi che basta.
Ho disabilitato i commenti a quel post dopo aver cancellato l’ultimo delirio anonimo in ordine di apparizione.
Se non sara’ sufficiente, disabilitero’ tutti i commenti per il tempo in cui i miei collegamenti ad internet saranno faticosi come adesso.
Dopodiche’, cerchero’ un sistema per passare alla registrazione obbligatoria per i commentatori, che ho intenzione di filtrare nel piu’ semplice dei modi, ovvero impedendo l’accesso al mio blog al tipo di gente che, nella vita reale, non mi sognerei mai di ospitare in casa mia.
Mi pare elementare e ragionevole.

Mi rendo conto che registrarsi per commentare su un blog e’ una seccatura infinita, e chi non vorra’ farlo ha fin da subito tutta la mia comprensione.
D’altra parte, la contemplazione di ‘sto trash travestito da pensiero e’ francamente spiacevole: a leggere certa roba mi sono sentita come se avessi lasciato del cibo incustodito sulla mensola della cucina, prima di partire, e mi trovassi a fronteggiare un’invasione di scarrafoni al rientro. La psicopatologia dell’italiano medio non mi interessa e non mi riguarda: vivo a migliaia di chilometri di distanza e non posso essere obbligata a contemplarla, nella sua oscenita’, fino in Egitto.
Chi ha le pustole sul pensiero e ne e’ pure contento, le vada ad esibire altrove: i blog neoconi si dividono tra quelli che impediscono i commenti – forse timorosi di rimanere abbagliati dal’effetto di tante teste luminose tutte riunite assieme- a quelli che, al contrario, incoraggiano questa conversione in parole delle flatulenze dello spirito. Ecco: se proprio non potete farne a meno, sfogatevi li’. Non qui.

Al di la’ dell’incazzatura, l’esigenza di porre una barriera a questo sconcio e’ dovuta sia alle premesse di questo blog che alla sua stessa sopravvivenza.

1. Fin dal principio, io ho voluto creare un sito che potesse essere letto da chiunque appartenga o si senta vicino al mondo arabo senza dover provare malessere e con la ragionevole certezza di non essere offesi.
Posti del genere, in italiano, sono sempre piu’ rari, anche grazie al malinteso spirito democratico che permette l’invadenza e l’ossessiva ripetizione, su ogni mezzo e in ogni momento, della malattia astiosa e paranoica che ha colpito una buona fetta di societa’. Questa follia si esibisce ovunque, dai media ai blog, dai comizi ai discorsi da bar. Rifiutarsi di farle da cassa da risonanza mi pare un dovere civico, oltre che un’esigenza – anche – estetica di autodifesa dalla bruttura.

2. Io non posso scrivere le cose che vorrei e tenere il blog che vorrei con un simile “rumore di fondo”.
E’ come scrivere un post in metropolitana con un ubriaco che ti sbraita nelle orecchie. Non e’ possibile. Che tu lo voglia o no, queste cose ti risucchiano energie e ti obbligano a rivedere la stessa aria fritta in milioni, miliardi di versioni, senza schiodarti da li’.
E’ una follia ed e’ la morte per asfissia di qualsiasi blog.
Non a caso, io sto scrivendo un post sulla vergogna che mi ispirano certi commentatori, anziche’ sulle cose che, in realta’, avrei voluto scrivere.
E, in ultima analisi, con il blog dovrei divertirmi io, non i commentatori di passaggio.

La connessione ballerina e il fatto di trovarmi in mezzo al Sinai mi obbligano a un periodo di transizione, prima delle modifiche definitive ai commenti.
Vedremo come va.

Mi dispiace tanto, volevo dirlo.
Vedo che questo non e’ nemmeno l’unico blog orientato verso questa direzione, e credo che questo dovrebbe essere uno spunto di riflessione sull’incivilta’ e sulla stupidita’ dilaganti.
Che dire? Amen, che altro vuoi dire.