disabili.jpg

Omar è un assistente del nostro dipartimento che quest’estate è stato un mese a Roma per lavorare alla tesi.
Deve avere avuto la poliomelite da piccolo: ha le gambe conciate malissimo e si muove con le stampelle, cosa che non gli impedisce di essere un tipo parecchio deciso.

E gli ho chiesto come gli era sembrata l’Italia, e lui:

“Ma nessuno che ti ceda il posto sull’autobus, una cosa pazzesca! Nemmeno se hai novant’anni, non lo cedono a nessuno. Leggono il giornale. Qui, quando salgo su un mezzo di trasporto si alza subito qualcuno. Ci sono rimasto male, ché avevo pure l’università lontanissima da casa e mi toccava un’ora di autobus tutti i giorni.”

“Oppoverino.”

“No, poverino no. I primi sedili sono riservati ai disabili, c’è il cartello. E allora, passati i primi giorni, mi sono deciso e sono passato al ‘Senta, lei, mi serve quel posto.’ Eccheccavolo.”

“Uh. E come reagivano?”

“Si alzavano subito spaventatissimi perchè sono arabo. Ma è da quando entri in un autobus, che ti guardano spaventati. E poi il posto accanto a me era sempre l’ultimo ad occuparsi. Si vede che pensavano che andassi in giro con le bombe.”

“E non ci rimanevi male?”

“No. Loro avevano paura dell’arabo e io ne approfittavo per viaggiare più comodo.”

E ride e si allontana scuotendo la testa, trascinandosi con le sue stampelle.