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Gli americani tengono in carcere da più di un anno, isolati, un bel gruppo di scienziati iracheni, tra cui due donne.
Gli stessi scienziati che hanno sempre spiegato agli ispettori ONU che, no, l’Iraq non aveva armi di distruzioni di massa.

Ricordate la campagna contro Hans Blix, ex ministro degli esteri svedese reo di essere testimone diretto della montagna di balle che venivano confezionate per spingere le nostre opinioni pubbliche ad appoggiare la guerra in Iraq?
Aveva ragione, dopotutto. No?

La faccia di bronzo

Le cose funzionano così: il paese leader mondiale nella ricerca e produzione di armi chimiche detiene – senza accuse e senza processo – gli scienziati di un paese che ha aggredito illegalmente: suppongo che questi scienziati siano accusati di sapere, potenzialmente, occuparsi dello stesso settore di ricerca.
Sono accusati di essere scienziati, in pratica.

(Oh, a proposito di donne: chissà se nel nuovo Iraq ci saranno ancora, le donne scienziato, le donne in politica, le famose donne senza voce che siamo andati a liberare, come ebbe a dire il buon Riotta tempo fa.)

La faccia di bronzo non fa difetto alle autorità americane: ieri una mia amica aveva ancora i capelli dritti, mentre raccontava di avere visto Rumsfeld affermare, alla BBC, che sì, magari si ritireranno lasciando un Iraq non proprio pacifico e perfetto, ma tanto: “Non era pacifico e perfetto neanche prima!

(E quando lo faranno, sui media americani ed europei, un bel reportage sull’Iraq prima dell’embargo, con le sue scuole, ospedali, università all’avanguardia in Medio Oriente, e e il suo pluralismo religioso e le sue donne colte e lavoratrici e, insomma, su ciò che era l’Iraq prima che lo strangolassimo in una serie di trappole, ricatti, soffocamenti economici e guerra finale?)

Ora gli USA stanno per vendere ad Israele 5000 missili ‘intelligenti’ che, secondo Haaretz, potrebbero essere usati contro la Siria e l’Iran.

Pensavo che il sacrificio degli iracheni, la loro quasi infinita determinazione nel voler fare pentire gli invasori di averli invasi, avrebbe protetto i paesi vicini dal fare la stessa fine.
Pare che, invece, non ci sia limite alla follia USA.

Credo che ciò che è successo in Iraq dimostri almeno una cosa, con chiarezza: che, per un paese musulmano, non avere armi equivale a un suicidio.
Se io fossi siriana, se io fossi iraniana, io pretenderei uno Stato dotato di armi tali da incutere rispetto e in grado di difendersi efficacemente.
La gente ha il diritto di proteggersi da chi continua ad aggredirla, a minacciarla e ad occuparla in barba a qualsiasi legge.

E direi che anche noi, se proprio ci teniamo a fare la guerra, avremmo il diritto di farla coraggiosamente, e non da vigliacchi come abbiamo fatto fino ad ora.
Combattere implica il serio rischio di farsi molto, molto male.
Non vedo perchè la Storia ci debba sottrarre la possibilità di essere eroi, anzichè telespettatori.

(Ne caso volessimo vivere in pace, invece, sarebbe ora di cominciare a dimostrarlo nei fatti. Noi cosiddette ‘democrazie’.)