
In principio fu il dentista raccomandato dall’ambasciata.
La collega ed io ne cantammo le lodi a lungo: non era come quelli europei. Era di più.
Aveva un monitor sospeso sulla tua testa su cui proiettava, a tutto schermo, il tuo dente mentre ci lavorava – peraltro causandoti un certo turbamento, ché è curioso vedere il tuo molare ingrandito cento volte e con un trapano dentro – e, attraverso occhiali speciali, ti trapanava vedendo il mega ingrandimento che vedevi anche tu. Figo.
Cristiano era, e con lui tutto lo studio, e tutti che parlavano inglese, tutto scintillante e noi eravamo felici.
La mia felicità, a dire il vero, venne incrinata dalla ferale notizia di dovermi devitalizzare un dente: il mio narcisismo di proprietaria di denti arrivati a 42 anni con solo una carietta remota beccata in gravidanza ne fu profondamente scosso ma, da donna tutta d’un pezzo, affrontai la disgrazia cercando di farmene una ragione.
Pure la collega doveva devitalizzarsi un dente. Essendo lei spagnola, tuttavia, ha un rapporto col corpo più brutale del mio e le parve normale. Noi italiane siamo spesso disprezzate dalle spagnole per la nostra irritante smorfiosaggine da femminette svenevoli, e secondo lei solo le femminette svenevoli si adombrano davanti a simili sciagure.
La scena successiva vede sia me che la collega con il dente devitalizzato che ci fa vedere le stelle per i successivi quattro mesi: “Ma scusa: se non abbiamo più il nervo non dovremmo sentire dolore, no???” “Ma che cazzo ne so, passami il Brufen 600.”
Fine psicologo, il dottor B. diceva a me che le radiografie non mostravano nulla di strano (sottotitolo: lei deve essere una che somatizza) e alla collega, tipo più ispanicamente concreto, consigliava di prendere antibiotici.
Per farla breve, abbiamo chiamato il dentista di Jose.
Anzi: io ho chiamato il dentista di Jose al solo scopo di prendere un appuntamento per la mia colleghina alla quale voglio molto bene ma che quando è di cattivo umore mi diventa una lagna, e quindi volevo che le passasse il mal di denti.
Tale dottor Sabry ci dà appuntamento per le 9 di stasera e ci presentiamo, massaggiandoci le rispettive gote e ormai un po’ diffidenti verso i dentisti locali.
Ci accoglie un tipo in ciabatte che ci chiede 30 LE anticipate, ci dice di aspettare il dottore piazzandoci davanti alla TV e si mette a pregare.
Davanti a uno sceneggiato egiziano, io e la collega osserviamo l’intonaco cadente, il tappeto sfilacciato, la polvere cairota e, poco a poco, il mal di denti comincia a passarci. La collega: “Ma sai, io forse mi fido di più del dottor B.” Io: “Senti, fa’ una visita solo teorica: gli spieghi cosa hai e gli chiedi un parere.”
E poi è precipitato tutto: ci hanno fatto passare e siamo finite in un vortice in cui eravamo noi, il dentista, sua sorella e sua moglie in uno studio in cui tutti fumavamo e c’erano un sacco di denti di plastica, cartelli con su scritto “L’amore è contagioso!”, gigantografie di bocche sdentate, strumenti anni ’50 e ancora le nostre sigarette, portaceneri di Luxor e la moglie del dentista, la dott. Mona, che mi chiedeva se avevo mai avuto l’epatite A (???) e la collega spaventatissima e io che mi faccio venire la botta materna e dico: “Ok, mi faccio visitare io!”
La sorella del dentista (velata) cerca di farmi una radiografia senza mettermi l’apposito affare che protegge dai raggi.
Io mi strappo dalla bocca il coso e mi rifiuto, voglio il grembiulino antiraggi. E lei: “Ma quello lo mettiamo solo alle donne incinte!” E io: “F.. fa… fate radiografie alle donne incinte???”
E infine arriva Lui, il dottor Sabry, e mi dice che dalla radiografia risulta che il mio dente non è affatto devitalizzato.
Tutta la famiglia si accalca attorno alla mia radiografia e tutti ridono: “Ma che disastro le hanno combinato, a ‘sto dente??”
E, cosa ancora più strana, mi convince.
Fumiamo tutti, attorno alla mia radiografia, e lui ha il dentone di plastica in mano e fa finta che sia il mio, mi spiega e ride, poi mi dice: “Si stenda là!”, io mi stendo, arriva la donna velata con una siringa e mi fanno un’anestesia da cavallo.
Ora: io ho avuto una giornata pesante, iniziata con uno scarafaggio che mi ha passeggiato in faccia e che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto concludersi con la visita della collega dal dentista, in cui il mio unico ruolo era quello dell’accompagnatrice che offre supporto morale.
Come è potuto succedere che ci sia io, stesa sul lettino??
“Le ho fatto quella che in Egitto si chiama ‘anestesia dell’asheshin’, ovvero del fumatore di hashish. E’ più forte perchè si dice che chi fuma stupefacenti sia meno sensibile all’anestesia. Nel suo caso, è perchè devo lavorare sul suo nervo e voglio essere sicuro che lei non senta dolore.”
Io ho mezza bocca paralizzata e rispondo con uno squittio.
Ci rispediscono davanti alla TV per 10 minuti e lì analizziamo la situazione: “Scappiamo?”
E mi ci vedo, io, a imboccare di corsa le scale con l’anestesia dell’asheshin da smaltire davanti a una birra e con il dente che mi avevano detto che era devitalizzato e invece no.
Telefona Jose: “Ma dai, fidati, ti dico che è bravo!! Io mi sono fatto devitalizzare tutti i denti sani, così, per precauzione. Ma piantala con le tue fissazioni, è pulito e bravissimo, non fa altro che lavarsi le mani!”
E così torniamo dentro e mi trapana, mi fa di tutto (ma era la collega quella che stava male, gessù) e intanto ride: “Sono felice perchè, sa, io sono un po’ sadico. La sto guardando negli occhi: il suo sguardo cerca empatia, ehehe. Cosa le faccio adesso? La sgozzo, cosa vuole che le faccia! Prendo un coltellone e le taglio il collo!”
Insomma, non so perchè ma mi fido di quest’uomo.
Pure alla collega ha diagnosticato un disastro. Per l’esattezza ha detto che, in Egitto, quelli che sanno devitalizzare i denti sono 35. Il dottor B. non è tra i 35, lui sì.
Pure la collega, alla fine, si è convinta a curarsi da lui.
Abbiamo lasciato lo studio dentistico a mezzanotte e mezza.
Poi, essendo Ramadan, abbiamo cercato asilo alcolico allo Sheraton e lì, nella penombra di un bar d’albergo, abbiamo cercato di capire cosa ci avesse spinto a lasciargli metterci le mani addosso.
“Guarda: secondo me, a fare il root canal è bravo. In tutto il resto magari no, è meglio dottor B. Ma il root canal è cosa sua. Ha esperienza, si vede.”
“Sono d’accordo. Analizziamo che malattie potremmo prenderci.”
“No, mi ha mostrato gli arnesi che usa per sterilizzare. In Egitto di AIDS ce n’è poco, no?”
“Sì, molto non ce n’è.”
“E poi è simpatico.”
“Tutti gli egiziani sono simpatici. E’ proprio questo, il guaio.”
Mentre beveva il terzo tè e fumava, ci ha confessato che, in fondo, avrebbe voluto essere fiorista: “Un fiorista sta sempre in mezzo a gente innamorata, io sto solo con chi ha mal di denti.”
“Ma i funerali egiziani non prevedono fiori?”
“No, solo cactus.”
“Ah.”
Allo Sheraton ci siamo immerse nella birra e, francamente, ci voleva.
“Ma secondo te, ce le danno due birre da portare via?”
“Proviamo.”
Ce le davano. A cinque volte il prezzo normale di una birra. Il Ramadan al Cairo ti fa sentire nella Chicago degli anni ’20.
Ce le hanno messe in un sacchetto di plastica ma, in trasparenza, si vedevano. Allora hanno preso dei fogli dalla stampante e li hanno messi attorno alle bottiglie, per coprirle.
Siamo salite sul taxi in un tintinnare di bottiglie e si vedeva lontano un miglio, che eravamo delle straniere cariche di alcool. Il taxista ha fatto la faccia brutta: un musulmano non dovrebbe nemmeno trasportarlo, l’alcool, e tantomeno in Ramadan. Però ha deciso di fare finta di nulla e ci ha portato a casa.
Ed io sto raccontando la mia serata, tipo “Caro diario”, perchè vorrei vedere voi, a mettervi a letto, spegnere la luce e addormentarvi, dopo che la sera prima vi ha passeggiato uno scarrafone in faccia.
Comunque in questa casa non ce ne sono, di scarafaggi.
E’ stato un caso, un evento disgraziato, una sfiga irripetibile.
Bevo un’altra birra e poi vado, sì.

Poverina…mi stai facendo sobbalzare dalla preoccupazione ! Quando vieni su, riusciamo (se ci riesco anch’io) a combinare un’incontro o almeno a sentirci?
Lia, grazie per aver pubblicato la mia immagine pi? bella sul tuo blog… Ma perch? lo hai intitolato dentistade?
Certo, Sherif. Ma hai anche un dentista da consigliarmi? ;)
Si, lo so che non ? bello sghignazzare sulle disgrazie altrui, ma come trattenersi? :)
Io farei molta attenzione ai dentisti egiziani, soprattutto nel controllare che i vari arnesi siano ben sterilizzati. Un mio amico/conoscente si ? preso l’epatite per colpa di un dentista egiziano in Arabia Saudita. Meglio far marcire i denti piuttosto che beccarsi un’epatite…
Un salutone
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