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Siccome qui siamo in Egitto (mica nella Terra Promessa dei nostri amici), ci arrivano le piaghe. E con il revival biblico che c’è un po’ ovunque, la nostra piaga non poteva che consistere in un’invasione di cavallette.

I miei orari da debosciata in vacanza non mi hanno consentito di vederle calare dal cielo e me ne dispiaccio.
In realtà non si pensava che sarebbero arrivate al Cairo: pareva un problema del sud e, dico la verità, quando ho visto i tizi che disinfestavano nei giardinetti della piazzetta sotto casa, ho pensato che stessero intervenendo contro le zanzare: d’altronde, una abituata alle risaie di Milano Sud cosa volete che pensi?
Le zanzare non hanno fatto una piega e continuano in perfetta salute, tenute a bada solo dai miei gechi.
In compenso, da allora ho le scale piene di cavallette moribonde.
Le abbiamo anche fotografate, io e la collega, ma se aspetto che riesca a spedirmi le foto sto fresca: sono due giorni che non ci riesce e, se aspetto lei per parlarne, finirò per raccontarlo mentre loro sono già in Iraq. (Perchè andranno in Iraq, dopo, o no? Non riesco a immaginarle in nessun altro luogo.)

Jose, che ha l’occhio clinico per le cose africane, le ha guardate con sufficienza e ha decretato: “Oh, ma sono cavallette rosse. Non tra le peggiori.” E poi mi ha portato a una festa.
Altri dicono che le cavallette fanno abbastanza schifo, sì, ma non sono niente rispetto agli insetticidi che stanno utilizzando per combatterle e che pare che contengano qualcosa di estremamente tossico nonchè proibitissimo in qualsiasi paese europeo.
Respireremo con una narice sola, che altro possiamo fare? Del resto siamo anche abituati, ché vivere al Cairo è un’esperienza psichedelica per qualsiasi via respitoria del mondo.

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Qui, intanto, la temperatura si è abbassata di colpo e stanotte ho dormito con il lenzuolo.
Comincia ad essere epoca di magliette di cotone a maniche lunghe e forse persino di golfino serale.
La priorità di questo blog, dunque, è quella di prepararsi ai rigori del lungo inverno egiziano andandosi a comprare dei pantaloni, cose così.

Al consueto post trimestrale sull’antisemitismo ci penserò dopo.