
Ho comprato il biglietto e sono la prima a stupirmene: la prenotazione fatta in un’ignota agenzia di Midan Tahrir ha retto, me l’hanno dato davvero e l’ho pagato 286 euro, contro i 750 di cui mi parla chi, dall’Italia, si sta informando per venire qui in questi giorni.
Bene.
Ce l’ho davanti, lo guardo e ho un vago senso di nausea: mi sono stressata davvero, in queste settimane di trambusti personali, e sono passata dal non volere partire manco morta al non desiderare altro che partire. Credo di stare manifestando, al momento, sintomi da sovradosaggio di emozioni e se qualcuno mi avvicinasse in questo istante mi troverebbe ostile.
Natale in patria, dunque.
Non vedo l’Italia da un anno e non mi manca. Mi mancano le persone a cui voglio bene, quelle sì, ma nient’altro.
Non il cibo, che tanto me lo so fare da me e ieri, alla Metro, era arrivato persino il pandoro.
Non l’alcool, ché la mia birretta Sakara e il saltuario vino col tizio col turbante sull’etichetta coprono tutti i miei bisogni alcoolici e, se ne avessi altri, la vita mondana di questa città può stenderti ogni notte, se hai voglia di farti stendere.
Non il clima, non il paesaggio (figurarsi, per una che viene da Milano) non la lingua, non i giornali, non la faccia della gente, nulla.
Non ho bisogno dell’Italia, questa è la verità. Non mi serve.
Qualche mese prima di lasciare Milano mi innamorai di un secchio. Uno di quei secchi per lavare a terra, con tanto di scopettone dentro. Era un secchio giallo, non lo dimenticherò mai.
Perchè successe che avevo chiamato l’ascensore per uscire e dirigermi verso la mia prevedibilissima giornata e, quando l’ascensore arrivò, dentro c’era il secchio, appunto.
A Milano 3, nella nostra prevedibile palazzina bordeaux, tra i nostri prevedibili vicini, nella mia prevedibile uscita per andare al lavoro. L’imprevisto. Un secchio in ascensore.
Ed io sentii una tale ondata di felicità, nel vederlo lì – bello e giallo come il sole, disordinato, anarchico, trasgressivo, deviante, sovversivo, un secchio terrorista – che mi spaventai di me stessa.
“Me ne devo andare. Quando hai un bisogno di felicità che ti si incarna nei secchi, vuol dire che è ora di andare. Per forza.”
Questo biglietto mi sta turbando. E se lo facessi a pezzetti piccolini?
Così poi mi cambia il vento e corro scalza a comprarne un altro e poi rompo pure quello e poi mi dispero per averlo rotto e, alla fine, arriva direttamente il personale di Egypt Air a portarmi via per stanchezza, ché tu vedi se una si deve complicare così l’esistenza.
Quello che davvero vorrei, io, è un visto d’entrata in Italia, un permesso di soggiorno, qualcosa del genere.
Un timbro sul passaporto che certifichi che casa mia non è là da voi, ma qui dove sto. Se avessi quello, verrei da voi con più disinvoltura. Con meno paura di non so cosa, con la sensazione di detestarvi meno presente, meno pressante.
Con meno voglia di distruggere ogni pezzettino di patria che mi rimane dentro.
La mia situazione oggettiva è la seguente: l’anno di tempo che mi aveva dato l’università in Italia è ampiamente scaduto e sono fuori, per quel che vale. La scuola ha poco da offrirmi, visto che mi sto pacificamente lasciando scavalcare in graduatoria anche dalle più scalzacani delle colleghe con cui, a suo tempo, mi abilitai. All’epoca in cui ero la n.1, santo cielo, e avevo dato loro tanta di quella polvere che non le vedevo manco più. Mi sembrano passate otto vite, da allora, e invece era l’altro giorno. Che roba, signora mia, come cambiamo.
E sono qui che vedo come reinventarmi professionalmente, col super-io parzialmente placato dal fatto di fare la prof in Alto Egitto, ché nel curriculum ci sta sempre bene e sul passaporto pure, ché ho il permesso di soggiorno e non è da tutti, in questo paese.
Non mi basta, però.
Il primo strato di ciò che voglio, lo so già: voglio comprarmi una casa qui in Egitto. La voglio a Dokki. Voglio pagarla 30.000 euro. Voglio trovare 30.000 euro per comprarmi una casa a Dokki, Cairo, e lo voglio fare mentre l’euro continua a stare a 8,1 LE, ché domani scenderà e io sarò una donna morta, se non mi sarò sbrigata. Questo, voglio fare. E poi ci metterò dentro i miei beni egiziani che consistono in: un materasso parecchio bello; un ventilatore da soffitto; pentole, piatti, bicchieri e posate; due cambi di asciugamani e altrettanti di lenzuola; un piumone; un computer portatile; una lampada; un quadro di Hassan El Shark e me stessa, che non costo poco e ingombro ancora di più ma non mi dispiace, sono abituata a farmene carico e mi sono abbastanza simpatica.
Passato il primo strato, ciò che voglio lo dovrei raccontare alla mia analista, più che al blog, e non ci metterei una seduta soltanto. O me lo dovrei fare raccontare, magari.
Io non lo so, se questa voglia di “tutto” si placa, prima o poi.
Con gli anni? Invecchiando? Se si placasse, invecchiare sarebbe anche bello.
Mi avevano detto che i brufoli passavano crescendo, che un giorno non mi sarebbero più venuti. E ci avevo pure creduto: l’ho aspettato per anni e anni, il momento in cui questo miracolo si sarebbe avverato, e invece non è mai arrivato. Ho 42 anni e continuo ad andarci per questo, dall’estetista, invece di spendere i miei soldi per prevenire rughe e, in questo modo, centrarmi nel presente e piantarla di fare la smemorata, l’inconsapevole, la fuggitiva.
Vorrei non essere una donna, forse.
Uscire da questa trappola che offende la mia intelligenza, perchè io lo so – lo so benissimo – che non è possibile possedere né essere posseduti ma, se questa consapevolezza mi si avvicina troppo, la vita perde ogni possibile colore ed io, molto semplicemente, non funziono più.
Vorrei sapere fare a meno di questo. Vivrei di più, credo.
Intanto, il mio organismo batte al ritmo di questa città e non è poco. Ha smesso di farmi paura, il traffico, e oggi mi piaceva attraversare Midan Tahrir sull’autoscontro della sopraelevata mangiando cioccolata, fumando sigarette assieme al mio pacifico taxista novantenne e chiacchierarci, in arabo, e vederlo sereno e invidiarlo, ammirarlo, studiarlo, cercando di impadronirmi del segreto per essere serena anch’io.
Non voglio avere freddo, io. Non voglio essere ridotta a serva da un paese che ti obbliga a trascinarti pesi e caricature di autonomia secondo cui la tua esistenza la devi regalare a un datore di lavoro, e allora tanto valeva regalargliela a un uomo, scusa, ché almeno ti divertivi pure.
Voglio un mondo che mi sorrida e che mi lasci in pace, che non mi chieda cose che mi fanno perdere tempo.
E, manco fosse un uomo, voglio stare giusto al centro del cuore del mondo in questione. E questo cuore è qui, non è in Italia. Parla arabo. E’ il resto del mondo a tenere lo sguardo puntato qui, non siamo “noi” a guardare voi. E’ qui che succedono le cose, è qui che convergono i vostri incubi, è qui che la gente vi fa paura anche stando ferma, anche solo se respira.
Perchè esiste, solo per questo.
E’ qui che mangiare, bere e far l’amore è difficilissimo per quasi tutti quelli che incontri per strada e che il futuro non promette proprio nulla di buono e, di conseguenza, si ha la percezione – acutissima, inevitabile, senza via di fuga – di cos’è un essere umano, di cosa siamo tutti quanti: un mucchio di desideri tutto sommato piccolini e uno sbatterci la testa fino a quando non ti finiscono i giorni, senza che quasi nulla dipenda da te.
Checché vi facciano credere dalle vostre parti dove, se non ricordo male, siete tutti convintissimi di essere artefici dei vostri destini. Pensa te.
Tra qualche giorno arrivo in Italia, dunque.
Mi fate un po’ paura.

Di solito non si ha paura delle cose per motivi diversi da quelli che si dichiara?
ciao
Se passi da Milano, si pu? cercare di vederti?
Cos?, per provare a farti un po’ meno paura. (restodelmondo@gmail.com)
Buffo, Prof, come tra l’egitto e la bible belt ci siano molti mondi e migliaia di chilometri eppure siamo tutti qui a chiederci che vuol dire andare a casa (casa? casa). situazioni diverse ma uguali e forse forse mi convinco che tutti gli emigranti del mondo siano in fondo in fondo simili.
Appena una decina di giorni fa Ahmed, guida egiziana a Marsa Alam per turisti italiani, ci chiedeva: “Ma perch?, voi credete di avere la democrazia? Quanti sono gli italiani che erano contrari alla guerra in Iraq? La maggioranza. Per? nessuno ha chiesto il vostro parere”.
Gi?.
Buon viaggio, Lia, e soprattutto buon ritorno. No, non in Italia, ma nel *tuo* Egitto.
Una carezza. Grande. :-)
Ciao Lia,
750 euro? Be’, chi ha acquistato un biglietto per Il Cairo a questo prezzo pu? ritenersi fortunato. A me hanno chiesto tra i 900 e 1200 euro!! Per questo, almeno per il momento, non scendo, il matrimonio costa :-)
Fai bene a comprarti una casa l?, io ci sto pensando da tempo, un appartamentino ad Alessandria, ne ho visti alcuni ed i prezzi sono ancora buoni. L’intenzione ? quella di trascorrere quanto pi? tempo possibile in Egitto, anche Napoli sta diventando impossibile: troppo casino, troppa delinquenza (credo tu sappia quello che sta accadendo da queste parti).
I miei migliori auguri.
Francesco
Oh, Antonio. E chi lo sa? :))
L’idea sarebbe che io atterro a Malpensa e ci trovo un webmaster che mi preleva e mi porta a Bolzano.
Per? un salto a Milano vera e propria dovrei farlo, prima o poi. Dai, si potrebbe. :)
Ciao.
>>E’ qui che succedono le cose<<
curioso, questo me lo dicono sempre i miei amici di Shanghai e Hong Kong…
comunque hai ragione ad aver paura. qualche giorno fa da me, la sera, in centro, in pieno shopping, la polizia ha manganellato brutalmente degli studenti che affiggevano manifesti (su una pericolosissima conferenza di Marco D’Eramo!). Ospedale per alcuni, carcere per uno. A parte i lettori del manifesto e di anarcotico c’e’ qualcun@ che lo ha sentito/letto?
Ecco, piu’ che il fatto, fa paura il silenzio sull’ondata di brutalita’ che c’e’ in questi mesi.
Non so cosa dire per consolarti. Pensa che sei molto pi? fortunata di noi. Fai la turista.
Il giudizio finale ? proprio quello decisivo.
(il fu oiraid)
f.
voto anch’io a favore di uno stop milanese, magari anche solo per un caffe’ con te e il webmaster (rdm e’ in charge)
Pu? darsi che mi sbagli ma siamo vicini. Tonii ha ragione, c’? una brutalit? a giro impressionante, forse ? la rabbia che cova e ci entra dentro senza accorgersene. Ieri nelle alte sfere ? avvenuto l’ennesimo attacco alla democrazia, e la cosa ? talmente sotto gli occhi di tutti che nessuno ha il coraggio di fare la cosa pi? ovvia: rivoltarsi. Ma l’esasperazione cresce, c’? fibrillazione nell’aria. Quando si sveglier? la fiera ci sar? casino, quasi sicuramente sangue. E per la prima volta non vedo l’ora.
Scusa, per?, che tu scriva un blog in italiano, facendo inevitabili riferimenti alle differenze con l’Italia, non vuol dire qualcosa?
Pu? darsi che il centro del mondo per te sia il Cairo, ma dall’esterno sembra proprio che il tuo referente interiore continuo sia l’Italia, o quantomeno il piccolo pubblico italiano dei blog.
E questo in verit? ci fa piacere.
Io vado a Napoli per Natale, con analogo ma meno stressante odio-amore.
Ciao Lia….ma chi te lo f? fare di tornare in Italia??!!! Qui a Napoli ? impossibile vivere,ammazzano una persona al giorno e la vita ? sempre pi? cara! Come mai hai speso cos? tanto per il biglietto? S? che per chi st? pi? di un mese in Egitto ? d’obbligo volare con il volo di linea dell’Egypt Air, ma se vuoi ti posso dare il numero di un tourleader con il quale puoi volare all’irrisoria cifra di 150?. E’ sperimentato tanto che ho fatto anch’io cos? quando sono tornata a casa dopo 4 mesi ad Hurghada. Approfitto per ringraziarti per la tua risposta all’altro post riguardo al lavoro( st? cercando di arricchiere il mio curriculum con dei corsi di marketing del turismo).Come vedi mi st? sforzando a non usare le K che purtroppo sono diventate troppo d’uso comune (ho pi? o meno l’et? di tua figlia….24 quasi 25).
Non ho affatto paura di vivere da sola..anzi,come si dice,meglio soli che male accompagnati, e qui in Italia non riesco proprio ad abituarmi a vivere, come dici anche tu,solo i miei affetti mi mancherebbero, ma per il resto, rinuncierei volentieri per una vita semplice ma che ti arricchisce nel bellissimo Egitto!
Fzz, hai ragione in parte. In realt?, il vero referente interiore ho provato a spiegarmelo un mucchio di tempo fa, qui: http://www.ilcircolo.net/lia/000133.php
Che aggia fa’.
Laura, che bello leggerti senza le k! :)
Biglietti a 150 euro?? Ne ho sentito parlare, ma non sono riuscita a capire come beccarli. Se hai un indirizzo, mandamelo senza indugio!
Non ? che sia d’obbligo volare con Egypt Air, qui. E’ che i voli charter sarebbero – in teoria – solo per i turisti. Poi, in pratica, io ne ho anche presi, di charter da qui, ma mai al prezzo che dici.
Ahim?.
Infatti per Egypt Air intendevo come volo di linea..in teoria c’? anche la Lufthansa o altri stranieri.
In praticaa settembre avevo urgenza di tornare in Italia e cos? tramite un tourleader dei viaggi del turchese sono partita da Luxor(dove pare ci siano meno contolli).Diciamo che per me aveva fatto il suo anche l’ambasciata per? tramite questo contatto, ? partito anche un mio amico che stava facendo l’animatore, quindi puoi farlo anche tu!
Ti posso lasciare il suo numero di telefono,magari in privato…
anvh’io vivo a milano, e vedo “secchi” tutte le mattine che mi dicono “cosa stai facendo?” o “non ne vale la pena”…in realt? gi? penso di sapere “cosa” valga la pena, almeno per me, e nulla di tutto ci? si sposa con “il regalare il mio tempo al mio datore di lavoro” o cose del genere…eppure …sono ancora qui (nella speranza di trovare il mio angolo di mondo) perch? rimangono certe piccole necessit? pratiche (purtoppo economico-vitali) che devo ancora vedere come risolvere (tipo “come mantenermi”)…detto ci?, apprezzo molto quello che scrivi (e condivido gran parte). buon egitto, allora……!ti posso solo dire che io non devo prendere un aereo per andare dai miei (o da quello che ? rimasto di loro) eppure ho la stessa nausea “di dover andare l?”, quanto meno, qua a milano io ho cercato di ritagliarmi uno “spazio” che andasse bene a me (tipo amici, animali, amanti…con cui passare bei momenti)… e ti assicuro che quando torno in quella piccola cittadina di provincia ancora pi? becera di ci? che incontro qui…iniziano i conati di vomito…
mi fa paura tutto quello (la mia piccola piccola piccola citt? di origine) e molto di pi?, mi fanno paura i miei colleghi, le file alle casse dell’esselunga, gli alberi di natale…per fortuna ci sono le strade di notte, le birre… e qualcuno di “diverso” da incontrare… tipo te, forse.
ciao ale
Cara Lia,? un po’ che leggo il tuo blog e mi piace tanto.Oggi ti scrivo perch? “Migrazione Natalizia” ? troppo bello: sono nata anch’io a Milano e a 7 anni ho detto a mia madre “io me ne andr? da questa citt?”.Prima ho fatto ‘migrazioni interne’,ora vivo in un Paese musulmano un po’ pi? ad Est del tuo…e ci sto benissimo. Referente interno l’Italia? Bh?, l’Italiano ? ancora la nostra lingua, l’Italia di oggi,nei suoi costumi e nei suoi ‘valori’ no, non ? pi? il “mio” Paese, e mi sta bene cos?. Gavi Bashi…tieni duro, a Milano! E sii felice sotto il cielo che ti sei celta, Lia! Un bacio. Hamy