logowind.gif

Il 7 marzo dell’anno di grazia 2002, mandavo alla Spett. Wind/Infostrada una missiva che recitava più o meno cosi:

Cari Signori,

come da accordi telefonici intercorsi bla bla, vi invio disdetta immediata del contratto sopra descritto per le seguenti inadempienze che mo’ vi spiego:

In data 17 ottobre dell’anno 2001 richiesi, tramite il Modulo d’Ordine Libero ADSL, che mi venisse attivato il servizio ADSL sulla linea relativa al contratto già sussistente.
In data 21 dicembre 2001 (oltre due mesi dopo) ricevo per email la vostra conferma di avvenuta attivazione.
Vi informo per email che non sono in possesso del modem e, solo a gennaio inoltrato e dietro mia sollecitazione, mi comunicate tramite vs. operatore telefonico che dovrei richiedervi il modem in questione tramite fax.
Faccio presente al vs. operatore che non dispongo di fax e chiedo di potervi inviare il Modulo Richiesta Modem – di cui non sono peraltro in possesso – tramite posta elettronica, facendo anche presente una recente sentenza della Corte di Cassazione sulla validità legale del mezzo.

Dopo alcune telefonate, tra cui una in cui una vs. operatrice adopera addirittura toni minacciosi nei miei confronti, ricevo una telefonata di un vs. operatore che mi comunica che “i suoi superiori” hanno dato l’assenso all’invio del modulo tramite email e mi spiega che:

1. Riceverò il modulo in questione per posta elettronica.
2. Dopo averlo stampato e compilato, potrò scannerizzarlo e rispedirlo all’indirizzo email indicato e, a continuazione, riceverò il fatidico modem.
3. E’ molto spiacente per i mesi intercorsi, ma non potrò nemmeno usufruire delle nuove condizioni di abbonamento entrate in vigore da dicembre perchè la mia richiesta di attivazione risale a ottobre.

Mi armo di pazienza e rimango in fiduciosa attesa del fatidico modulo.
Niente.
Del modulo promessomi, neanche l’ombra.
Del modem, men che meno.

In compenso, mi arriva una vostra fattura in cui mi viene addebitato il canone di abbonamento ADSL nonostante sia ovvio che mi è impossibile usufruirne!

A questo punto mi considero, oltre che esausta, presa in giro e lesa nel mio diritto ad usufruire di detto servizio, con o senza Libero Infostrada.
Richiedo, quindi, l’immediata sospensione di OGNI mio rapporto commerciale con voi in modo da potermi rivolgere ad altri gestori per potere finalmente ottenere ciò che, con voi, non sono riuscita ad ottenere in ben cinque mesi.

Distinti saluti etc.

P.S. Vi ribadisco, a proposito della disdetta in oggetto, che non sono in possesso del modem!

Bene: non c’è niente da fare, a quanto pare. La Wind ha deciso che debbo essere per forza sua cliente e non c’è verso di farla desistere.
Con macabra puntualità, mi invia ogni due mesi una bolletta di 70 euro relativa a un fantomatico Abbonamento Libero ADSL Flat che esiste solo nella loro immaginazione.
Ogni tanto, mi spediscono persino lettere di avvocati che reclamano soldi.

Finchè ero in Italia, ho combattuto: gli ho telefonato migliaia di volte, gli ho fatto scrivere a mia volta da un avvocato, mi sono fatta promettere da diversi interlocutori telefonici che l’avrebbero piantata.
Ora, però, vivo in Egitto.
Non ce la faccio, a continuare a guerreggiare con loro da una sponda all’altra del Mediterraneo.
E’ disumano chiedermelo.

Il giorno di Natale la mia amica Cri, che riceve la mia posta, mi ha scodellato in grembo un bel paccone di loro fatture nuove nuove. C’è tutto il 2004 e parte del 2003.
C’è pure una lettera dello Studio Legale Papetti che mi invita a fargli avere 541,67 euro, ché così lui li dà alla Wind.
Cri dice che gli ha rispedito la mia antica missiva per raccomandata, ma di risposte, per il momento, neanche l’ombra.

Io non lo so, perchè mi succedono queste cose.
Mi pare una specie di film horror che però ormai seguo in modo persino distaccato.
Invecchieremo tutti, credo. Morirò, e loro continueranno a credere che io stia usufruendo della loro ADSL. Manderanno lettere ai miei discendenti. Non ci sarà mai, mai e poi mai verso di convincerli che non ho mai avuto il loro modem e che non l’ho mai usato, il loro – certo efficientissimo – servizio.
Se c’è un paradiso, o magari un inferno, insisteranno per abbonarmi anche là ma neanche allora mi manderanno il modem.
Non so che altro dire.

So che mi costa, da anni, tempo, fatica e stress, la maledetta idea che ebbi una volta di fare click sulla pagina web che pubblicizzava i loro servizi.
Se fossi andata a fare una passeggiata, quel giorno, oggi sarei una persona più felice.

E, no, non ci voglio tornare, in Italia.
E’ un paese in cui ti chiedono soldi per cose assurde, e tu dovresti lavorare e poi combattere e poi avere avvocati e poi stressarti e poi passare ore al telefono con un nastro registrato per cose che ti fanno stare male anche solo a pensarci.

Siete troppo difficili, per me.
Venitemi a prendere al Cairo, se potete.
Vorrà dire che non potrò mai tornare perchè mi chiederanno decenni di bollette arretrate, sordi a qualsiasi disdetta? Evvabbe’, sono già rassegnata.
Ci sono fenomeni che non mi è dato comprendere, e la Wind è uno di questi.
Però so per certo che ho ragione io e, giuro, prima di dargliela vinta mi do fuoco.