Un paio di giorni fa ho tradotto e pubblicato un brano di un post di Raed in the Middle.
Raed è un architetto iracheno di 26/27 anni che tiene un ottimo quanto seguitissimo blog da Bagdad. Chi segue un po’ la blogopalla irachena lo conosce bene ed io ce l’ho tra i miei link da un mucchio di tempo. Stavolta, tuttavia, il post che ho segnalato l’ho scoperto via Mirumir.

Ho segnalato il post perché mi è parso estremamente indicativo di un sentire che forse non percepiamo del tutto.
Raed non è un integralista, non è un provinciale ignorante e, decisamente, non è un fanatico né, ovviamente, un “terrorista”.
E’ una persona la cui formazione culturale passa anche attraverso l’Occidente e che, all’inizio della guerra all’Iraq, aveva posizioni ben più interlocutorie di quelle che ha sviluppato in seguito, davanti alla realtà e alle conseguenze della guerra stessa.
Del resto, la frase con cui si è sempre presentato sul suo blog è: “Lost between The East and The West”.
Mi è parso quindi che il suo post fosse, ripeto, esemplificativo di un clima che in Italia stenta ad essere colto come dovrebbe, e che meritasse più di una riflessione da parte nostra.

E’ successo, però, che Libero Blog ha ripreso il post (con la mia implicita autorizzazione, ovviamente) e si è scatenato un mezzo putiferio. E’ arrivata un mucchio di gente inferocita (circa 200 visite da quel post, secondo ShinyStat) che ha lasciato, qui e altrove, vibranti segni della sua indignazione.
Dico “altrove” perché anche LiberoBlog ha aperto i commenti e, per carità di patria, vi risparmio la descrizione di ciò che è uscito sotto il mio post.

Qui su Haramlik, i commenti al post incriminato sono oltre 50, cifra insolita dalle mie moderatissime parti.
Del resto, un po’ ci ho marciato: prima abilitando tutto ciò che arrivava, insulti e deliri anonimi compresi, poi divertendomi a fare “pappappero” (credit: Leonardo) ai “pappappero” dei commentatori. D’altra parte sono chiusa in casa da giorni a lavorare e un po’ di stacco ogni tanto ci vuole.

Dov’è il problema, dice il tale?
Il problema è che, tra qui e LiberoBlog, il post di Raed ha tirato su un centinaio di commenti, in buona parte di italiani incazzati.
Sono andata a vedere sul suo sito, dunque, per vedere cosa gli avessero detto tutti ‘sti cittadini inferociti: in fin dei conti, l’autore del post è lui, mica io.

Bene: sulla pagina principale del blog di Raed, al momento, ci sono una quindicina di post, mi pare, tutti corredati da un numero di commenti che va da un minimo di 13 a un massimo di 630.
Tutti, dico.
Non ce n’è uno senza commenti.
Anzi, no: uno ce n’è, a dire il vero: il “nostro”, con 0 commenti. Zero spaccato.

Questo mi fa pensare che:

1. Gli utenti di LiberoBlog abbiano ancora pochissima familiarità con i blog: molti di loro sono convinti che il post lo abbia scritto io, moltissimi non seguono i link e si lanciano a testa bassa in invettive senza minimamente sapere né cosa dicono né a chi. Considerando che le invettive comprendono anche analisi di tutti i tipi sull’autore del post, la circostanza è di un certo interesse.

2. I 200 che sono riusciti ad arrivare fino a questo blog superando lo scoglio-link, sono evidentemente digiuni di inglese. Lo deduco dal fatto che qui è chiaramente leggibile, che il post è di Raed, e se ne è parlato a più riprese anche tra i commenti.
Vista l’urgenza con cui alcuni di loro hanno ritenuto di volere sfogare qui la propria indignazione contro dei non meglio identificati iracheni, il fatto che nessuno di loro sia andato a farlo dall’iracheno vero non ha, secondo me, altra spiegazione.

Duecento utenti internet in grado di seguire i link ma che non spiccicano manco un “crepa” all’autore di un post che pure li ha incuriositi abbastanza da farli arrivare fin qui, mi paiono un dato bizzarro assai.
C’è poco da lanciarsi in dotte analisi sul villaggio globale, sulla comunicazione in rete e sulle rivoluzioni tecnologiche, se il nostro utente medio non osa minimamente interagire in contesti linguistici diversi dal proprio, manco temesse la penna rossa della prof d’inglese.

Non posso fare a meno di notare, tra l’altro, non solo l’altissimo numero di blogger iracheni, iraniani, egiziani e via dicendo che scrivono sia in arabo che in inglese ma, soprattutto, l’altissimo numero di commentatori arabi che, pur non dominando la lingua abbastanza da farci un blog, non si tirano indietro al momento di esprimersi nei commenti, senza troppi timori verso gli errori e desiderosi, semplicemente, di dire la propria al resto del mondo.
Che è poi, mi sembra, la possibilità che rende realmente grande lo strumento-internet.

Siamo messi maluccio, insomma. Se il mio casualissimo campione statistico è rappresentativo di alcunché, direi che abbiamo un utente medio la cui passione per la politica non corrisponde in alcun modo alla capacità di muoversi nel vasto mondo che, pure, la rete gli metterebbe a disposizione.
Il che, tradotto, vuol dire che il nostro utente medio vorrebbe (altrimenti la sua passione politica è inspiegabile), ma non lo sa fare.