
Ma basta, ma pietà.
Apro adesso la pagina dell’Ansa e qual è la prima notizia? “UN ATTENTATO TERRORISTICO IN ITALIA E’ POSSIBILE”
Ancora??
Ma non la finite più?
Ma un soprassalto di dignità – oserei dire di virilità, guarda – ma non viene a un giornalista, a un politico, nemmeno per sbaglio?
Ma non ci si vergogna a farsi vedere dal mondo così terrorizzati, isterici, che uno vi immagina abbracciati l’uno all’altro tremanti, i sessanta milioni che siete?
Ma non esiste un modo per non farsi umiliare così tanto dalla propria stampa, da quei dementi di giornalisti che vi fanno da biglietto da visita?
Ma poi, i giornalisti trainano questo clima o si accodano? Sono peggio loro o il paese reale? Nella lotta a chi è più indecente, chi vince?
E’ tutti i giorni, una fissazione, un disco rotto, un mantra, un piagnisteo, un tremito in mondovisione, una coda di paglia che inonda l’universo, un pigolare querulo e sensa senso, una malattia nazionale, uno sconcio.
Fa schifo.
Non è una notizia, scrivere: “In Italia un attentato è possibile”.
La notizia sarebbe, eventualmente, il titolo “In Italia un attentato è impossibile.”
Quella, sarebbe la notizia.
Come è possibile che, da settimane, la non-notizia venga costantemente spacciata per nuova, tutti i giorni, a turno su tutti i giornali?
In Egitto un attentato è possibile, probabile, direi certo. Non vedo isterici in giro, però, e la TV non trema di spavento assieme al conduttore del TG.
Non sta bene.
In tutto il mondo è possibile un attentato. In Spagna c’è stato e non ho visto quest’isteria, questa perdita di controllo dei media, questo vantarsi a gran voce del proprio farsela sotto.
A voi non hanno torto un capello e siete conciati così. E se ve lo torcono davvero, dio non voglia, che farete? I suicidi preventivi collettivi, la penisola che provoca un maremoto nel Mediterraneo a furia di tremare?
Se Tizio decide di mettere una bomba al Khan al Khalili o a piazza Duomo, la mette. Che piangiate o no. Con o senza misure speciali. Che ci guardino le email o no. Basta un’intelligenza meno che normale, per capirlo.
E, soprattutto, si fa una pessima figura a strillare tanto.
Io mi vergogno e mi angoscio.
Mi dissocio.
Sì, ok, può essere che ci sia un attentato, e se ci sarà sarà un grandissimo dolore, ma che c’entra con questo clima? Ma quando scoppiavano treni e stazioni, in Italia, eravamo così pavidi, così verginelle stuprate, così ansiosi di mostrare il nostro battito di denti in TV?
Arriverò dal Medio Oriente, da un paese che nell’ultimo anno ne ha avute quattro, di bombe, e mi troverò in mezzo ai pazzi, a gente che urla: “E’ possibile! E’ possibile!”
Sì, coglione. E’ possibile.
Ma non hai l’esclusiva, sei solo quello che urla di più. Imbecille.
E non fatele, le guerre, se poi dovete farvela sotto in questo modo.
Non ci avete il fisico.

La si chiama agenzia ansia per qualche motivo :)
Scusa Lia, ma mica capisco tanto a chi e’ rivolto il post, e a cosa serve.
Enrico sai bene che da qualche tempo a questa parte siamo in continua campagna elettorale, anche perchè chi governa non fa grandi distinzioni tra un’attività e l’altra.
Le equivalenze tra destra e sinistra sono una manfrina ormai, non perchè lo stato dei nostri rappresentanti non sia effettivamente deprimente, ma perchè è diventata una comoda giustificazione psicologica all’adattarsi passivamente alla melma montante.
Voglio dire, si può mantenere la dignità e la voglia di reagire anche in una situazione in cui l’intero arco politico si squaglia, se riescono a farlo in altre nazioni in cui l’esercizio effettivo del voto è ridotto a una pantomima. Il bello è che tutto considerato siamo ancora in una situazione più rosea di quella che dipingiamo, ma la rassegnazione è tale che sembra quasi che si invochi una degenerazione delle cose (regime? regimino? stato di polizia?) per poter definitivamente mettersi l’anima in pace.
Non per ricadere sempre sugli stessi esempi, ma pure nella Spagna del catto-franchista Aznar c’era un’altra reattività, un’altra vitalità. Con gli italiani prima di arrivare al nocciolo delle questioni, quelle che toccano sul vivo tutti quanti, devi sorbirti tutta una serie di distinguo e di fumosi contorcimenti verbali, che di norma ti spossano prima che tu abbia capito se al cambiare le cose ci si tiene o no.
Che poi col cambiare le cose si intende il minimo sindacale, non rivoluzioni: essere un paese dignitoso, avere un’informazione decente, un sistema dell’istruzione e del mondo del lavoro non sfacciatamente clientelari. Non c’è mica bisogno di aspettare il politico perfetto per prendersi un po’ di voglia personale di ritirare su le braghe.
Sono i giornali che inseguono i lettori o viceversa? Oppure tutti inseguono la classe dirigente? Mah, mi sembra un circolo vizioso che si può interrompere in ogni caso, senza attendere una mossa delle controparti.
Marco: un’invettiva è un’invettiva, immagino :)
ciao
L’aggressività tanto del tuo post quanto della risposta al mio commento mi suggerisce che mettersi a discutere nel merito sarebbe inutile.
Alla prossima.
Lia, pensavo esistesse la possibilità di farti delle domande, anche non gradite, invece mi sembri scattare come una molla per una domanda che magari sarà fuori luogo (capita) ma che anche a rileggerla non mi sembra esattamente un’ apoteosi di aggressività.
Per quanto riguarda le pulsioni aggressive, lasciati dire che ognuno se le gestisce come vuole e può, e a che volte gli riesce meglio ed altre peggio.
manno’, è che non avevano cosa scrivere. Oggi c’e’ la storia di Fazio, molto più noiosa…e lo scontro di civilta’ nemmeno l’ombra
I tabloids inglesi comunque non sono da meno, eppure gli inglesi ci hanno le palle
(o no?)
Il Sun è il Sun ma l’Ansa è l’Ansa. Mi ostino a credere.
Ti ricordo, o Lia, che siamo in campagna elettorale e che qualcuno deve pur salvare l’Italia dal pericolo terroristico: se faranno l’attentato, sicuramente avrebbero pututo farne di più, se non lo faranno, ci avranno protetti dalla minaccia. I giornali sono tutti di sinistra ma scrivono tutti le stesse notizie. Del resto, se nemmeno così riuscissero a farsi rieleggere, l’alternativa non sarebbe poi così diversa. Il vero bipolarismo lo aveva creato il fascismo con le due schede elettorali, una con il tricolore e l’altra senza. Sembrerebbe che ci fosse più democrazia allora piuttosto che adesso dove ti convincono che stai bene e sei felice a suon di spot, telegiornali e show televisivi. Che cosa torni a fare in questa landa di meschina ipocrisia? restatene in Egitto, tu che sei riuscita a scappare.
Psicoanalizzarti non mi interessa, rispondevo ad una tua opinione sul come si dovrebbero vivere gli impulsi aggressivi. Tu hai detto la tua, io ho detto la mia.
Venendo al dunque, la mia domanda è proprio ‘A che pro un post così’ (o a chi è rivolto, che per me è una sfumatura della stessa domanda) perchè davvero non l’ho capito. Mi sembra innanzitutto una domanda lecita: tu scrivi in un ‘luogo’ pubblico, io ti leggo e ti chiedo perchè (mi) scrivi questa cosa.
Cosa ci sia di così aggressivo in una domanda del genere, tantopiù in reazione ad un post come il tuo, devo ancora capirlo, ma lascio stare perchè non è quello il nocciolo della questione.
Perchè ritengo che la mia domanda abbia un senso ?
Perchè un post così, per esempio, puoi averlo scritto per te e basta, a mo’ di sfogo.
Puoi averlo scritto per provocare qualche reazione in chi lo legge, ma mi aspetto che gli unici che possono reagire con dinamiche diverse dal rifiuto siano coloro che la pensano come te, ma la roba finisce lì.
Se infine lo scrivi perchè ‘i coglioni’ ti leggano, cosa pensi che tirino fuori da un testo che li insulta e li dileggia da cima a fondo ?
La domanda rimane quindi proprio quella lì: ‘Per chi/per cosa hai scritto un post così ?’
C’è scritto nel titolo, Marco: è un’invettiva.
Secondo Wikipedia: “L’invettiva è una figura retorica che consiste nel rivolgersi improvvisamente e vivacemente a persona o cosa presente o assente, con un tono di aspro rimprovero o di accusa.”
E’ rivolta a un atteggiamento psicologico del mio paese che mi raggiunge con preoccupante frequenza attraverso la stampa e internet e che trovo nefasto, insano e – last but not least – antiestetico.
A cosa serva, è domanda che personalmente non mi sono mai sognata di porre sotto nessun post che io abbia mai letto (e ne ho letti parecchi), quindi mi stupisce che venga posta a me.
Quando deciderò di scrivere post che “servano” a qualcosa che vada oltre il mio personale piacere di scrivere, provvederò a trasformare il mio hobby in mestiere retribuito.
Se poi hai obiezioni concrete su ciò che ho scritto, esprimiti pure.
Antonio: sì!
Beh, forse se la stampa grida “al lupo al lupo” riuscirà anche a risvegliare gli italiani dal torpore in cui versano, perché a naso il “caso” esiste solo nei media, mentre l’italiano medio all’opposto è rinchiuso nel tipico menefreghismo nazionale. Per cui, forse, le due cose si controbilanceranno… a lato di tutto ciò, è comunque normale avere più paura che ti scoppi una bomba sotto i piedi se non te ne scoppiano mai piuttosto che se ci sei abituato, no?
Lia concentrati sul materasso.
E fai come me almeno per un mese….non leggere giornali italiani.Guarda i titoli in grassetto e poi immagina quello che c’è scritto sotto.
Con la tua fantasia sicuramente “leggerai” particolari molto più sensati.
Elezioni o no queste monate le sparano di continuo.
Io sogno un giornale bianco con una sola frase piccola piccola…”Oggi non è successo proprio nulla di importante”.
Ti cerco un materasso qui in Italia.
Eheheheh
Sì, Marco, va bene.
Vieni qui a dire che non capisci a cosa serva un mio post che ha per titolo “Invettiva”, e poi sono io che ti rispondo in modo aggressivo.
Bah.
Lasciati dire che vivere in modo consapevole e aperto le proprie pulsioni aggressive è molto più sano che negarle.
Guarda se c’è. ……………………
http://www.materassiematerassi.it/
Marco: potresti procedere con la tua domanda senza ulteriori indugi e, soprattutto, senza sentirti in diritto/dovere di psicoanalizzarmi ogni santa volta che hai a che fare, da vicino o da lontano, con me?
“A che serve il tuo post?” non è una domanda. Non conosco nessuno che vada sotto i post della gente a farla: di fronte all’impossibilità oggettiva di rispondere, chiuderebbe la metà dei blog.
Personalmente, comunque, nell’improbabile caso in cui mi venisse in mente di andare a chiedere a qualcuno a cosa serva un suo post, sarei consapevole di stare ponendo una domanda aggressiva e non accuserei l’altro di esserlo.
(Ma sarà che sono strana io.)
Non volendo credere che la tua domanda fosse “davvero” questa, quindi, suppongo che tu ne abbia un’altra che non hai ancora espresso: se saltassimo il resto dei preamboli e procedissimo, non sarebbe male.
Mi pare che ci sono molti interessi impegnati a creare questo clima di paura. Le misure di antiterrorismo con schedature, dati biometrici, passaporti con i cips RFID ecc ecc sono come i farmaci, le aziende che gli sviluppano diventano obesi quasi, quindi ben vengano non-notizie del genere.
Ho sentito dei sondaggi in Germania che due terzi sono d’accordissimo a mettere videocamere dappertutto ora. I dati raccolti sono sempre preziosi…
Sì. Il bello è che poi lo sappiamo tutti, che è così. Sotto la “notizia” di cui parlo, c’era in piccolo il solito link rosso dell’Ansa che diceva: “Approvate le nuove misure anti-terrorismo.” Già.
Però, appunto, come dice Antonio: la vitalità, la reattività, il paese, dove sono finiti?
E’ questa passività, ciò che mi fa impazzire.
un esempio
…
I mosaici della villa del casale di piazza armerina sono stati inseriti fra gli obiettivi sensibili. A turno le varie polizie hanno questa nuova corve: sorvegliare tipi sospetti dalla pelle scura e con zainetto un giorno tocca ai carabinieri, un altro alla polizia, un altro ancora alle guardie forestali etc Le disposizioni emanate sono effettivamente di mirare alla testa nei casi critici. Mi raccontano la seguente scena avvenuta laltro ieri. Calca tipica, a unn certo punto compare un tipo dalle caratteristiche critiche, una delle guardie forestali intima lalt, a debita distanza da lontano: alzare le mani stendersi a terra ecc… Nellarco di due tre secondi è il vuoto assoluto attorno, spariscono come dincanto tutti, folla custodi guardie. Rimane il forestale con la pistola spianata e il sospettato. Il malcapitato cautamente mette giu lo zainetto e a debita distanza lo svuota, piccole cianfrusaglie, e un pachistano venditore abusivo. Sospiro di sollievo, falso allarme, fiiiiiiuuuu, lo lasciano andare. La folla ritorna e quando i gruppi di turisti stranieri (francesi mi pare) risalgono sui pulman, mentre passano davanti aalle guardie che hanno compiuto l operazione si mettono a spernacchiarle con fischi e lazzi
Spirito dei tempi
Comunque la proibizione di girare col niqab voluto dalla lega non è male in fondo è un ottima occasione di educazione alle leggi di reciprocita nelle accoglienze
Bello: una cittadinanza spernacchiante è più o meno il mio sogno. :)
Sul niqab, mah. Detesto più che parecchio le imposizioni riguardanti l’altrui modo di vestire, specie se agiscono su usanze culturali radicate.
Per dire: fare togliere il niqab a una saudita non è la stessa cosa che farlo togliere a un’egiziana, direi.
Comunque, sai che c’è, del niqab poco me ne importa: io non vorrei fare agli altri ciò che non voglio sia fatto a me, e personalmente non lo farei togliere a nessuno. Anche qui in Egitto sono molto divisi, però, e conosco mucchi di prof egiziani che si alzano e se ne vanno, se gli arriva una col niqab, o la cacciano senza troppe storie.
Mi pare molto più importante, comunque sia, che non si confonda il niqab con l’hijab, come spesso si continua a fare anche sui giornali. Quello sì che è davvero un sopruso insopportabile, trovo.
Psicoanalizzarmi vuol dire stare costantemente a misurare le mie vere o presunte aggressività, toni, virgole etc.
La penultima volta che ti ho sentito, eri qua a difendere uno che affermava di volermi denunciare se parlavo male della Fallaci, e il tuo argomento era che io in passato ero stata aggressiva con lui.
L’ultima volta che ti ho sentito, ti manifestavo il mio dispiaciuto stupore nel leggere tuoi commenti sul “mio carattere” nei commenti di un altro blog.
Adesso arrivi, mi scrivi: “Non capisco a che serve il tuo post”, io ti rispondo in modo forse anche secco ma esauriente, credo, e tu ricominci con ‘sta storia del “Argh, com’è aggressiva!”
Io lo trovo inopportuno.
Se un tuo commento lo articoli così come lo hai articolato adesso, io ti rispondo in modo altrettanto articolato e può anche venirne fuori qualche considerazione interessante.
Se, invece, la comunicazione deve svolgersi in base a domande secche e più o meno provocatorie seguite da commenti più o meno personali sul come io reagisco o non reagisco, non si va da nessuna parte.
Se vuoi rispetto, offrine a tua volta. E’ molto semplice.
Tornando alla domanda: uno può fare un post proponendo un’argomentazione, o una poesia, o un che ne so. O un’invettiva, appunto, che ha le sue brave caratteristiche specifiche e il cui fondamentale motivo di esistere è dato dal desiderio di scriverla che uno può provare.
Che è poi ciò che giustifica ogni singolo post di questo blog, tutti nati perché io provavo piacere a scriverli.
Io non scrivo con un piano in mente (“Adesso provoco una reazione!”) e, soprattutto, non cerco di convertire chi non la pensa come me e non adatto i miei post alle loro esigenze.
Scrivo esattamente ciò che penso, non una virgola di più né di meno.
E lo scopo è quello di esprimermi. Che non è “sfogarsi”. E’ proprio esprimersi.
E a volte serve un’argomentazione, altre volte un monologo intimeggiante, altre volte ancora un’invettiva.
Dipende.
Per me questa risposta, che poi è la stessa che ti avevo già dato più sopra, è del tutto ovvia.
Mi rendo conto che per te può non esserlo: tu fai i conti con una figura di lettore molto più netta e definita della mia, nel tuo blog, e forse, non so, con i tuoi post ti proponi degli obiettivi comunicativi che vanno al di là del piacere di mettere le parole una in fila all’altra.
Del resto, sul tuo blog, giochi molto di meno di quanto non faccia io sul mio e sei meno “aggressivo” ma anche meno intimista, meno impudico, meno appassionato e così via. Fai cose diverse.
Però adesso te la faccio io, una domanda: mi spieghi cosa vuol dire “non pensarla come me” sul post di cui parliamo? Nel merito, proprio.
Io sto dicendo che le nostre prime pagine insistono da settimane su una non-notizia.
Tu mi stai dicendo che “davvero” esistono persone che non la pensano come me e che sono, di conseguenza, seriamente convinte di essere tutti i giorni di fronte a una notizia da prima pagina, nel leggere di continuo che “in Italia ci potrebbe essere un attentato”?
Perché è di questo che stiamo parlando.
No, Bruno. Temo che alle bombe non ci si abitui mai, e che facciano molta paura anche, per dire, agli iracheni.
Dall’altro lato, credo che Egitto, Spagna e Italia (i tre paesi che conosco meglio e che posso comparare) abbiano trascorsi di terrorismo più o meno equivalenti.
Poi, torpore o non torpore, non è creando tensione costante che si previene il terrorismo. Non mi pare una tattica seria, proprio.
Old: non credere che mi sia distratta. Li ho guardati, i materassi. Solo che parlate strano, voi, e io non vi capisco: materassi in Waterlattex? In Memory??? In mais e lino???
Abbi pazienza, io vengo dalle campagne del Delta…
Lia, lascio stare la tua premessa sulla mia mancanza di rispetto e sulla ricostruzione di discussioni passate, sulla quale come immagini non sono d’accordo, e vado alla tua domanda.
Tanto per chiarire, il rischio di attentati e’ per me *ovviamente* una non-notizia e penso che sia una non-notizia per la maggior parte della popolazione italiana. Non mi pare pero’ sia la non-notizia il nocciolo del tuo intervento, e’ solo il punto di partenza per l’invettiva, che, di nuovo, non capisco esattamente a chi (contro chi) sia rivolta.
Dai per scontato che la non-notizia sia il segno di una psicosi collettiva in cui tutti se la fanno sotto ?
Per esempio, scrivi ‘Ma non la finite piu’ ?’
CHI e’ che non la finisce piu’ ?
I giornali ? Va bene, ma non e’ da oggi che i giornali pubblicano non-notizie, e il fatto che pubblichino questa non vuol dire necessariamente che l’Italia sia in panico.
‘Nella lotta a chi e’ piu’ indecente’: chi e’ che lotta ad essere indecente, ed in cosa consiste questa lotta ?
Dici che in Egitto non vedi isterici in giro. Molto bene. Sei sicura di vederne in Italia ? E’ a loro che rivolgi le tue contumelie ?
“Arriverò dal Medio Oriente, da un paese che nell’ultimo anno ne ha avute quattro, di bombe, e mi troverò in mezzo ai pazzi, a gente che urla: “E’ possibile! E’ possibile!”
Va bene, esiste il genere retorico dell’ invettiva, ma mi sembri dare addosso a sessanta milioni di persone per un titolo di giornale inutile. Magari colpevolmente inutile, ma sempre inutile.
“E non fatele le guerre …” e’ poi del tutto gratuito. Non fatele chi ? Sai bene che la maggioranza della popolazione italiana era contraria alla guerra. Questa contrarieta’ non e’ riuscita fermare l’invio di truppe in Iraq. Basta questo per sentirsi dare del coglione ?
Siamo sempre li’, non capisco il bersaglio della tua invettiva, oppure, se e’ l’Italia tout court, e’ il bersaglio sbagliato.
Zabs, io due palle, ma tu parecchio sbrigativo: qualche commento non gradito e gia’ mi inviti a togliere le tende da una casa che peraltro non e’ tua.
Stefano, quel che sto cercando di dire NON e’ che uno non si deve incazzare, ma che trovo l’invettiva di Lia l’equivalente di uno sparare ad alzo zero in tutte le direzioni, con una violenza tale da creare una reazione che potenzialmente peggiora la situazione.
Ho il dubbio che invettive cosi’ pesanti servano essenzialmente a chi le fa o a ‘predicare ai convertiti’, ma che facilitino in tutti gli altri una reazione che rafforza la situazione contro la quale hai fatto l’invettiva. SECONDO ME e’ un modo per alimentare (involontariamente) un circolo vizioso in un momento in cui tensione e malessere circolano in abbondanza.
Questo era il senso dei miei commenti e delle mie domande, che evidentemente non rispecchiano il sentire di chi ha partecipato a questa discussione.
Marco secondo me hai un’eccessiva fiducia nelle virtù dell’autocontrollo e della prudenza, che sono qualità sempre apprezzabili ma non necessariamente sufficienti a sbrogliare ogni situazione.
Le modalità della comunicazione e il farsi capire sono un aspetto centrale e trascurato, eppure tu puoi dirti certo che di fronte a una situazione infiammabile l’understatement è sempre e comunque la strategia più efficace? Non è così scontato, dipende.
Se poi si tratta di una comunicazione senza nessun carattere di ufficialità o pretesa di universalità come in questo caso, bhe, il grado di irruenza fanno solo parte dell’approccio personale e visto che siamo tutti diversi, se ci si blocca a questo livello si rischia di non parlarsi proprio più, che forse è anche un po’ quello che ci sta succedendo.
Poi che questa discussione veda dei fronti monoliticamente schierati in un senso o nell’altro è un assunto tutto tuo, come quello di autoescluderti; si discute.
ciao
Leggendo il tuo post, lia, mi viene in mente un solo commento: parole sante!
Nora
se ci fosse un attentato in Italia urlerebbero tutti: “Governo Ladro!” (o magari in questo caso “Maometto Ladro!”, chissa’…), io con l’invettiva concordo in pieno.
Invece volevo dirti che anni fa comprai un materasso di misura totalmente schizofrenica (e non a caso lo pagai pochissimo). Poi trovai sulle pagine gialle una segheria industriale specializzata in bancali o pallet che dir si voglia (in un posto tipo Rho, ora chi si ricorda) e per centomila lire mi feci fare un pallet su misura per il materasso, che caricai sulla mia macchinina e montai a casa. Prima di montarlo lo scartavetrai con violenza (non vuoi svegliarti con una scheggia nel piedone, giusto?) e lo dipinsi (“dipingei”, “dipingetti”) perfino di blu.
Ci scaraventati sopra il materasso e a tutt’oggi quello rimane il letto migliore su cui abbia mai dormito. Quando mi stufai di averlo per terra comprai quattro gambe con piedino regolabile (forse per un 2m x 2m e’ meglio sei) e lo sollevai da terra… perfetto!
Che palle Marco. Questo è il blog di Lia, e se vuole scrivere “il caffè oggi era una merda” o “E non fatele le guerre …” che lo faccia. Se la cosa tanto ti rode vai a leggerti qualcos’altro. A bon entendeur…
Non capisco come fai a dire che la non notizia sia il semplice punto di partenza del mio intervento e non il nocciolo: la ribadisco in ogni singolo paragrafo.
Vedila così:
1° sequenza (dall’inizio a “vince”): l’autrice sostiene che la reiterata abitudine della stampa italiana di dare, come notizia del giorno, la paura di eventi possibili anziché il resoconto di eventi accaduti, dia come risultato l’immagine di un paese terrorizzato e ansioso, e si chiede se tale immagine sia creata ad arte da giornalisti e uomini politici o sia semplicemente registrata dagli stessi come effettivo stato d’animo del Paese.
2° sequenza (da “E’ tutti” a “giornali”): descrizione di qualità, toni e frequenza della notizia giornalistica oggetto del testo e definizione della stessa come “non-notizia”.
3° sequenza (da “In Egitto” a “denti in TV”): dopo una breve panoramica del comportamento dei media in altri paesi, l’autrice sostiene l’inutilità del mantenersi in stato di terrore per eventi non accaduti e sottolinea con forza le caratteristiche negative di tale stato prendendone con decisione le distanze.
4° sequenza (da “Arriverò” a fine testo): l’autrice riassume l’effetto estetico causatole dalla non-notizia attraverso l’immagine di una folla che urla e corre sbracciandosi ed immagina di apostrofarla richiamandola al contesto dal quale si sono sviluppate le sue paure e a un atteggiamento più serio e pacato di fronte alla spiacevole situazione internazionale.
La forma scelta per esprimere tutto ciò è l’invettiva; forma che gode peraltro di antica e solida tradizione e di una storia certo non priva di dignità letteraria. Se tutti quelli che hanno scritto, nei secoli, avessero badato innanzitutto ad essere garbati, buona parte della letteratura mondiale non sarebbe mai nata.
Nel mio piccolo non aspiro certo a dei post pregni di dignità letteraria, ma non trovo nemmeno opportuno mettere il garbo tra le priorità del mio scrivere.
L’invettiva, riassumendo, si rivolge all’immagine dell’Italia che traspare dalla reiterazione della non-notizia.
Chi si riconosce in quest’immagine sarà il mio interlocutore immaginario e si sentirà dare del coglione.
Chi non si riconosce nell’immagine si situerà ai bordi della scena e assisterà al mio dialogo col coglione.
Il punto, con te, è che hai una struttura mentale lontana anni luce dalla mia, credo, e questo fa sì che le nostre sensibilità siano troppo diverse perché tu possa svolgere il ruolo di mio lettore con quella complicità implicita necessaria per trovare una collocazione qualsiasi nel quadro che ho descritto.
Ti aggiri sul mio post come uno che è capitato per caso in mezzo a un set, quindi, e la prima reazione naturale che susciti è un sacrosanto: “Ma che vuole, questo?”
Poi, vabbe’. Capisco che non hai capito e ti spiego.
Ultima cosa: spiacente, ma le decisioni del mio governo sono anche le mie decisioni, che mi piaccia o no. Tu puoi pensarla come vuoi ma io, che sono contraria a questa guerra come e più di te, sono comunque, come te e gli altri sessanta milioni di compatrioti, una che l’ha fatta e la sta facendo, assieme a tutto il mio paese.
Mi sono sciroppata due anni di Alto Egitto mentre la facevamo, ho perso casa a causa di Nassyria, mi hanno appiccicato un’insopportabile scorta al sedere e mi sarei tranquillamente potuta ritrovare su un petardo per il semplice fatto di essere italiana, in questi due anni.
Ho scritto mille volte che ci trovavo della logica, in questo: se il mio paese sceglie dei governanti e questi governanti scelgono una guerra, io non posso fischiettare distratta. Me ne assumo, malvolentieri, la mia parte di responsabilità, fosse solo evitando di strillare di paura come una gallina.
Lia, quando scrivo un post penso che mi leggeranno 100 persone quando va di lusso, che leggono me come altre duemila cose. Il problema che mi ponevo e’ piu’ in linea di principio, ovvero anche se parliamo a uno(io) o a dieci(tu), di fatto promuoviamo alcuni modi di comunicare piuttosto che altri. Tu dici che siamo in qualche misura responsabili della presenza di truppe italiane in Iraq, e sono d’accordo. Penso che allo stesso modo, o persino un po’ di piu’, siamo corresponsabili della qualita’ e del tono della discussione politica, perche’ la stiamo facendo, anche se tra quattro gatti.
Antonio, non volevo autoescludermi ma notare che nello specifico ho un punto di vista (o una sensibilita’, boh) che mi sembra minoritario, per cui la fatica a capirsi e’ parecchia, tanto per gli altri quanto per me.
Ops. Stavo rispondendo a Marco e non mi ero accorta che erano apparsi altri commenti.
Ammazzete oh, Marco.
E’ vero, e dove sono gli isterici?
Non ci sono isterici urlanti ma ci sono persone che rifiutano in modo isterico di parlare, di capire, di aggiornarsi e di quelli ce ne sono in abbondanza.
Tutte le mattine sul treno, tutti i giorni tra i clienti della libreria in cui lavoro.
Non ci sono crisi di panico, c’e’ rigetto verso lo straniero scuro.
Anch’io preferisco sgolarmi e incazzarmi, ogni tanto, per evitare che l’atteggiamento di rigetto dovuto all’ignoranza, quello ora diffuso, diventi partecipazione attiva al linciaggio culturale, diffuso attraverso il normale colloquio tra le normali persone.
Un esempio, solo un esempio e non un’induzione, un’azienda dove lavoravo, settore metalmeccanica leggera, ha piu’ commesse perche’ ha pochissimi operai stranieri: mi e’ permesso dire, visto che conosco un po’ la situazione, “Stronzate”?
E’ grave che si diffonda un modo di pensare simile e per questo parlo anch’io di isteria.
Si’, Marco, ammetto di non avere fiducia nella folla, nella gente, nella massa, ammetto anche di essere uno di quelli che non si decide ad andare via dall’Italia (mi hai descritto benissimo nel tuo ultimo post sul tuo blog) ma continuo a lamentarmi.
Penso che Lia abbia ragione: ci sono parecchi isterici piagnucolosi in giro.
L’agnostico vittimista Stefano
Si’, e’ proprio quello che hai detto.
E’ uno sfogo, che sento pure mio, del quale condivido la veemenza e di cui mi pentiro’ in seguito.
Pero’, pero’, pero’ sara’ servito a far sentire la voce mia e di Lia in mezzo a tutte le altre.
Mi pentiro’ dello sfogo perche’ e’ contro il mio modo di essere, e’ contro la mia idea di crescita, di arricchimento reciproco attraverso il dialogo (‘sta frase l’ho usata una volta e mi e’ piaciuta parecchio :-) ).
D’altro canto, a volte mi sento frustrato dei miei sforzi apparentemente inutili, per migliorare le capacita’ critiche degli ignoranti, e ribadisco il termine e lo difendo e lo scrivo in maiuscolo: IGNORANTI.
Allora, in quei momenti, batto il pugno sul tavolo; l’importante e’ che persone come te, come Lia, come Sherif e tanti altri, con cui parlo di solito anche se non siamo sempre d’accordo, siano abbastanza lucide da capire che e’ solo uno scatto d’ira momentaneo.
E se non dovessero capirlo, penso anche che siano loro a rimetterci nel non parlarmi piu’ :-) :-) :-) .
Ho gia’ detto in un altro post che dall’alto della mia posizione sicura, lontano da bombe e poverta’ vera, posso permettermi di essere ogni lustro, un po’ snob; e’ un vezzo che presto mi sara’ negato ma intanto ne approfitto.
Mi ricorda un po’ il dibattito sulla sinistra che intercetta o non intercetta i voti del centro, questo discorso.
Credo che ci dovremmo dare una ridimensionata: io non posso né migliorare né peggiorare alcuna situazione, tanto meno quella della stampa italiana, della politica italiana o del clima che si respira in Italia. Sono solo un blogghetto e, in quanto tale, mi esprimo.
Ma tu, scusa, quando scrivi un post credi davvero di avere un’influenza che vada al di là dello spazio web che occupi? Io no. Io credo che alcuni possono rispecchiarsi in ciò che scrivo, altri no e amen.
Ma ammesso e non concesso che i blog possano contare qualcosa, comunque, io credo che questa corsa al parlare sottovoce sia, in definitiva, perdente: c’è una buona fetta di italiani che non sono necessariamente degli appassionati estremisti politici ma che hanno completamente smesso di sentirsi rappresentati, e io sono tra questi.
Ritengo che la paura di disturbare che ha travolto non dico la sinistra, ma le semplici intelligenze del mio paese, mi abbia danneggiato, lasciandomi senza difese di fronte al crollo del buon senso, alla perdita di significato delle parole, al disastro della nostra informazione etc.
Dall’altra parte, al contrario, c’è la smentita vivente alle tue parole: guarda le invettive per eccellenza della nostra epoca, quelle della Fallaci: invece di “parlare ai convertiti” e suscitare sdegno negli altri, stanno piano piano erodendo i pilastri della decenza di mezza Italia, convertendo, letteralmente convertendo, gente che uno, tre, dieci anni fa non avresti mai creduto capace di farsi affascinare da cose simili.
L’ultimo articolo della Fallaci è stato difeso sui blog, per dire, nientedimeno che da Beppe Caravita e da Massimo Moruzzi.
A me pare che questo indichi che non arriva più solo alle masse beote, la Fallaci, ma che a furia di strillare guadagna un centimetro dopo l’altro anche in coscienze e in intelligenze che non mi sembrano affatto da massa beota.
Mi sembra un dato da tenere in considerazione.
Non tanto per l’effetto che possa fare io, povera me, ma semplicemente per riflettere su quanta perdità di identità ci costi il mantenimento costante di un tono conciliante verso cose, come la qualità della nostra informazione (e formazione dell’opinione pubblica) che meriterebbero di essere difese con enfasi decisamente maggiore.
La vera questione, a questo punto, è quella posta da Antonio: “Tu puoi dirti certo che di fronte a una situazione infiammabile l’understatement è sempre e comunque la strategia più efficace?”
Io credo di no e te l’ho motivato: di fatto, chi decide le cose in questo momento è proprio chi meno lo pratica, l’understatement.
Comunque (e qui sì che abbiamo sensibilità diverse) non credo che il tono o la qualità di una discussione politica possano essere inficiati più di tanto da un’invettiva, da un “coglione!” gridato a un interlocutore-simbolo, dall’espressione urlata di un malessere comunque motivato, spiegato.
Specie quando, da più parti, ci si lamenta per l’apatia, la mancanza di vitalità, la rassegnazione con cui in Italia si assiste a questo naufragio della sensatezza.
Credo che sia un bene che ci sia una pluralità non solo negli argomenti ma anche nei toni, nei gradi di incazzatura e, lasciamelo dire, nelle sensibilità che si esprimono.
Si può ossere pacati e razionali fino a domani, ma rimane il fatto che ci sono ottimi motivi per stare male, nella situazione che c’è al momento. Umanamente male.
E questo malessere va espresso e dichiarato, anche con una certa fierezza.
Perché altrimenti, mentre i pacati e razionali stanno lì a rivolgersi a chi potrebbe stare qua o là (e, quindi, in fondo gli va bene comunque) quelli a cui invece non va affatto bene, la situazione, cosa devono fare? Mordersi le dita? Pensare che i loro sentimenti siano da occultare, roba di cui vergognarsi?
Io credo di no. Che basta. Che è stata innanzitutto la perdita di fierezza, di orgoglio delle nostre ragioni che ci ha portato a perdere tanto terreno da ritrovarci, tutti, a discutere seriamente di cose che pochi anni fa non avremmo immaginato nemmeno in pieno incubo.
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Non ci avete il fisico
«Non ? una notizia, scrivere: “In Italia un attentato ? possibile”. La notizia sarebbe, eventualmente, il titolo “In Italia un attentato ? impossibile.” Quella, sarebbe la notizia. Come ? possibile che, da settimane, la non-notizia venga costante…
Se mai qualcuno avesse il dubbio che gli USA, Democratici o Repubblicani, cambieranno politica: Paul Hackett for Congress, Ohio, District 2 e un reduce dal Iraq anzi Fallujah.
http://www.actblue.com/list/hackett
Pare che i Democratici si sono fatto un po più furbi: Mr Hackett, candidato Democratico per il Congresso, chiama Bush falco e gallina …
Israeli IP? You’re banned
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3121644,00.html
Banning Israeli web surfers – A number of internet storage sites have begun banning Israeli surfers from accessing their services, saying that “unsuitable” behavior has forced them to block IP addresses from …
E adesso chiedo scusa se ho esagerato :)
Ti vuoi divertire? Vai su Corriere. Ci sono le intercettazioni delle telefonate tra Fazio, sua moglie e banchieri dassalto ma sempre ragionieri come quello di Parmalat.
Un’altra molto divertente:
Croce rossa in fuga?
Irreperibile da due giorni il personale italiano della Croce Rossa a Baghdad
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=3379
c’é anche questo però:
Iraq – 2005-08-02 16:25:00
Cri replica: nessuna smobilitazione a Baghdad
Fonti vicine alla Croce rossa rispondono alle notizie riportate ieri da PeaceReporter secondo cui sarebbe sparito nella notte lo staff italiano che lavora all’ospedale di Baghdad. La Cri smentisce: l’obiettivo non è smobilitare, ma ridurre sempre di più la presenza dei medici e paramedici di nazionalità italiana, per lasciare spazio al personale locale.
Boh :)
Secondo questo sito lONU potrebbe respingere le credenziali del appena nominato ambasciatore USA presso di loro. Si tratta di John Bolton se hai seguito(e grazie a lui che la delibera ONU secondo la quale il sionismo era stato dichiarato razzista e stata annullata).
Guardare lelenco dei paesi che fanno parte di questo Credentials Committee: Benin, Bhutan, China, Ghana, Liechtenstein, Russian Federation, Trinidad and Tobago, United States, Uruguay.
Mi ricorda molto la campagna che hanno fatto per mettere in piedi la Colazione dei Volenterosi per attaccare lIraq.
http://www.btcnews.com/btcnews/1050
come non essere d’accordo?
aggiungerei però: 1)i giornali e i tg non rappresentano certamente il paese reale, preoccupati solo di vendere una copia in più e di aumentare l’audience; 2)se in italia non ci sono stati ancora attentati è perché non siamo considerati importanti (le nostre piazze sono stracolme di gente… e non un poliziotto in giro)