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Ma basta, ma pietà.

Apro adesso la pagina dell’Ansa e qual è la prima notizia? “UN ATTENTATO TERRORISTICO IN ITALIA E’ POSSIBILE”

Ancora??
Ma non la finite più?
Ma un soprassalto di dignità – oserei dire di virilità, guarda – ma non viene a un giornalista, a un politico, nemmeno per sbaglio?
Ma non ci si vergogna a farsi vedere dal mondo così terrorizzati, isterici, che uno vi immagina abbracciati l’uno all’altro tremanti, i sessanta milioni che siete?
Ma non esiste un modo per non farsi umiliare così tanto dalla propria stampa, da quei dementi di giornalisti che vi fanno da biglietto da visita?
Ma poi, i giornalisti trainano questo clima o si accodano? Sono peggio loro o il paese reale? Nella lotta a chi è più indecente, chi vince?

E’ tutti i giorni, una fissazione, un disco rotto, un mantra, un piagnisteo, un tremito in mondovisione, una coda di paglia che inonda l’universo, un pigolare querulo e sensa senso, una malattia nazionale, uno sconcio.
Fa schifo.

Non è una notizia, scrivere: “In Italia un attentato è possibile”.
La notizia sarebbe, eventualmente, il titolo “In Italia un attentato è impossibile.”
Quella, sarebbe la notizia.
Come è possibile che, da settimane, la non-notizia venga costantemente spacciata per nuova, tutti i giorni, a turno su tutti i giornali?

In Egitto un attentato è possibile, probabile, direi certo. Non vedo isterici in giro, però, e la TV non trema di spavento assieme al conduttore del TG.
Non sta bene.
In tutto il mondo è possibile un attentato. In Spagna c’è stato e non ho visto quest’isteria, questa perdita di controllo dei media, questo vantarsi a gran voce del proprio farsela sotto.
A voi non hanno torto un capello e siete conciati così. E se ve lo torcono davvero, dio non voglia, che farete? I suicidi preventivi collettivi, la penisola che provoca un maremoto nel Mediterraneo a furia di tremare?

Se Tizio decide di mettere una bomba al Khan al Khalili o a piazza Duomo, la mette. Che piangiate o no. Con o senza misure speciali. Che ci guardino le email o no. Basta un’intelligenza meno che normale, per capirlo.
E, soprattutto, si fa una pessima figura a strillare tanto.
Io mi vergogno e mi angoscio.
Mi dissocio.
Sì, ok, può essere che ci sia un attentato, e se ci sarà sarà un grandissimo dolore, ma che c’entra con questo clima? Ma quando scoppiavano treni e stazioni, in Italia, eravamo così pavidi, così verginelle stuprate, così ansiosi di mostrare il nostro battito di denti in TV?

Arriverò dal Medio Oriente, da un paese che nell’ultimo anno ne ha avute quattro, di bombe, e mi troverò in mezzo ai pazzi, a gente che urla: “E’ possibile! E’ possibile!”
Sì, coglione. E’ possibile.
Ma non hai l’esclusiva, sei solo quello che urla di più. Imbecille.

E non fatele, le guerre, se poi dovete farvela sotto in questo modo.
Non ci avete il fisico.