
Sì, anche questo è un post ombelicale.
Embe’?
Mai frequentate tante donne in vita mia.
Ed è vero: io, a Milano, ho le amiche.
Non gli amici. Le amiche.
(Giuanìn, tu sei un’eccezione, dai.)
Comunque: donne.
Curioso.
A Milano, sempre.
Ché una, poi, sarebbe più tipo da amici maschi.
Qui, no.
Io: “Sì, carina la festa dell’altra sera: però, insomma, gli uomini erano tutti sotto i 30. Gli uomini più grandi, dove sono?”
Loro, decise: “Non ce ne sono.”
Io, con la voce rotta: “Come, non ce ne sono? Ma dai, le statistiche di mortalità non ne parlano, devono essercene decine di migliaia. Centinaia.”
Loro, determinate: “In casa. Per via dell’ex moglie. Molto depressi. Le cronache non ne riferiscono. Non pervenuti.”
Io, sprofondata nel sedile posteriore della macchina: “Oh, bene. Capisco. Non pervenuti. Ottimo.” E già mi vedo, presa da avvincenti liaisons con il postino cingalese o il ragazzo dello SMA che ti porta l’acqua a casa o, più verosimilmente, mentre getto rose rosse verso l’ospizio Argento Vivo (è giusto lungo la strada che mi porta a scuola) e l’oggetto della mia passione che afferra la dentiera e si affaccia e coglie al volo la mia rosa rossa e io che, tra i petali, gli inserisco una pilloletta blu e l’indirizzo di casa mia.
A sentir voi, ragazze, siamo messe bene. Qui, fare sesso quel tanto che basta per prevenire il cancro, deve essere complicatissimo.
“Tesoro: io non dormo con un uomo da cinque anni.”
E la guardo, l’autrice di tanta frase: alta, occhioni verdi, bella, magra, ciclista, colta, con mestiere di quelli che te la puoi tirare.
“Da quando, hai detto?”
“Da cinque anni.”
“Oh.”
Fossi cattolica, mi farei la croce.
Questa dei cinque anni, poi, l’ho già sentita.
Lui: “Dopo la mia ultima ex, sono stato senza per 5 anni.”
Io: “‘Azz.”
La tizia sposata: “Sai, io e mio marito, più nulla da cinque anni…”
Io: “‘Azz.”
Non sono mai quattro anni, o sei. Sempre cinque.
A occhio, mi pare che il quinquennio tragico prenda i maschi tra i 35 e i 40 e le signore tra i 40 e i 45, con uno scarto di due o tre anni.
Poi, in qualche modo, la situazione si ricompone: tra le mie amiche, quella che ha la situazione sentimentale più avvincente ha 60 anni e un fidanzato più grande che la riempie di passione, lacrime comprese. Io sto pensando di chiederle un autografo e di attaccarmelo al muro, ché nella vita c’è bisogno di modelli.
Ed è che, sì: a guardarsi attorno, una spera di arrivare presto ai 60. Succedono cose interessantissime, a 60 anni. A 40, succede che vai dal tabaccaio di Porta Genova: “Dai, andiamo dal tabaccaio adibito al recupero della femminilità.”
Io: “Uh?”
Loro: “Sì, è un tabaccaio molto galante che ti regala i lecca-lecca.”
Io:”…?”
Loro: “Si, ti assicuro, ti regala i lecca-lecca. A me anche un cioccolatino, una volta.”
E mi spiegano che, nei momenti di particolare malinconia femminile, questo tabaccaio non delude mai: può persino toccarti un Mon Chéri.
Prendo appunti.
Siamo tutti lì a fumare davanti a un locale, a qualche grado sotto zero, ed io che mi sento come la mia Twingo quando la mettevo in moto la mattina presto e, prima, dovevo rovesciarle una bottiglia di acqua calda sul vetro davanti. Ora la Twingo sono io, in via Vigevano con una Marlboro in mano, ed immagino Marcella che mi lancia una secchiata di acqua bollente allo scopo di piegarmi le ginocchia, infilarmi nella sua auto e riportarmi a casa.
Istintivamente, proteggo la Marlboro con la mano.
E poi supplico: “Però il prossimo aperitivo lo facciamo in via Pavia, vero? Nel locale che ha la stanza per fumatori. Rendiamoci conto: quelli avranno speso milioni, per farci la sala tutta per noi. E noi fumatori non possiamo tradirli, vero? E quindi noi diventeremo clienti di via Pavia, giuratemelo. E’ anche un dovere morale, rendiamocene conto.”
Poi rientriamo ed io mi intasco il cartellino che, intanto, la cameriera ci ha messo sul tavolo per tenerci occupato il posto mentre eravamo fuori.
E’ un cartellino prestampato. C’è scritto: “Siamo a fumare.”
Me lo intasco, dicevo, e adesso è qui, accanto alle casse, sotto il lumino di casa mia.
Siamo a fumare.
Nel locale in cui ero stasera c’è un articolo di giornale appeso al muro, in ricordo di un vecchio avventore.
Lo chiamavano “Imperatore”.
Dicono che fosse un incrocio tra il Gaber prima maniera e non so chi altro.
Un tipo interessante, dicono.
E’ morto di cirrosi e il locale lo ricorda, commosso.
E io leggo e penso: “Sì, lo avete avuto per cliente quando si poteva fumare. Bella forza. Col cavolo, che adesso passerebbe la vita da voi, uno così. Il prossimo necrologio glielo fate a Mario Rossi, cassiere della Cariplo, morto folgorato mentre installava la cyclette elettronica. Vero che vi risulterà meno figo, scritto sul giornale? Vero? Fottetevi.”
Sono in una fase poco amichevole verso i non fumatori, lo so.
Tornando agli uomini: siamo lì io, una grecista, una storica e un giovanotto che vende pop-corn.
La storica e la grecista mi raccontano del tabaccaio che regala i lecca-lecca e io, interessata, chiedo al giovanotto nel terziario: “Senti: ma come ci si sente, a non avere praticamente concorrenza con le donne, in tutta una città?”
E lui: “Oh, benissimo, è fantastico.”
E io: “Ma dimmi: secondo te, le milanesi come sono?”
E lui comincia a fare i distinguo (“Ragioniamo: nata a Milano o residente? E poi sono tutte diverse, bla…”) ma questo è il capitolo 1) di qualsiasi seminario sull’intercultura, lasciatelo dire: “Gli stereotipi sono facilissimi da applicare agli altri, difficilissimi da applicare a se stessi.”
Gli avessi chiesto: “Come sono gli arabi?”, sicuro che mi rispondeva senza esitazioni.
Ma vabbe’.
E poi arriva uno con l’aria di fumare tanto, di bere tanto, di peccare tanto.
“Ah, ecco, lui è espertissimo di donne, intervistiamo lui!”
Oh, ma va’?
Espulsi dai locali pubblici, questi fumatori devono prendersi non poche rivincite tra le lenzuola dei non fumatori accasati, penso io, ma forse è perché sono malvagia e incattivita dalla mancanza di nicotina.
Intervistiamo il peccatore, comunque, e lui mi spiega che le milanesi sono disinibite, ecco, e sanno ciò che vogliono, ri-ecco, e che a lui, delle donne, piace la testa (un po’ come con i gamberoni, sì) e che va tutto benissimo e allora io sbuffo e lui corregge al volo e dice: “Mah: qui, è che ci si è molto irrigiditi dai tempi dell’emancipazione femminile, ciascuno nel suo ruolo. Le donne vogliono il rapporto stabile e i maschi vogliono fare sesso. Allora si finge, all’inizio, e le donne fingono di volere fare sesso e gli uomini fingono di volere il rapporto stabile. Però la finzione dura poco. Alla fine, quelli che hanno la vita sessuale più interessante sono quelli che riescono a mantenersi a metà strada. Come me.”
Si pettina con le dita e mi chiede cosa ne penso, io, degli uomini di Milano.
Rispondo sinceramente: “E che ne so. Mai avuto uno.”
Ed è vero: io, da quando avevo 14 anni, sono stata single per un periodo massimo di sei mesi. E quei sei mesi, un casino, ché mi venne male alle tette e il mio medico curante credeva che avessi il cancro e allertò il centro tumori perchè mi facessero un’ecografia urgentissima ma, giusto quella settimana, io mi fidanzai e riapparvi da lui il mese dopo e lui: “E il cancro al seno?”
E io: “No, è passato, mi sono fidanzata.”
E lui: “Ah. Certo che è brava, lei, a somatizzare.”
Io, comunque, li ho avuti napoletani, inglesi, napoletani, maltesi, napoletani, spagnoli, napoletani, senegalesi, napoletani, arabi, napoletani, veneti, napoletani, bolzanini, napoletani, anconetano.
Milanesi, mai.
No, mento: Giuanìn, ma lui è brianzolo.
E parla come Enrico Ruggeri, giuro.
La stessa “E” chiusa: “Ho cantato le canzoni/che facevo sémpre mie…”
Sémpre, eh.
Che poi voglio vederti, a fare la romantica: “Dai, dimmi che mi amerai per sempre.” “Ti amerò per sémpre.” “Mmmhhh.”
Dice: “Aiuto!! Io, negli ultimi 30 anni, non sono mai stata sfidanzata per più di sei mesi!!”
Risponde: “E allora di che ti preoccupi, scusa?”
Dice: “Ma cribbio, ma proprio a Milano mi doveva succedere? Ma non poteva capitarmi al Cairo, maledizione?”
Risponde: “In effetti. Senti, ma allora… ma non te lo puoi ripigliare?”
Uh.
Si guarda le unghie e dice: “Sì. Volendo, si potrebbe anche. Che ci vuole. Epperò, senti, Milano…”
E già mi vedo: Milano. Sigarette al gelo. Postini cingalesi. Psicoanalisti. Locali non segnalati sulle cartine. Pastiglie. Il master. Uomini sposati. La dietologa. Lo yoga. Gli aperitivi con le amiche. Il collega di filosofia. E lo specchio, ché l’unico che non te lo ruba è, come sempre, il postino cingalese.
(E, se non mi credi, fatti un giro col collega di filosofia.)
E c’è un diavoletto che si agita.
Dai, che questa ti manca.
Non puoi perdertela per nulla al mondo.
Domani ho appuntamento con l’uomo che, per un centinaio di euro, mi diagnosticherà una depressione fulminante.
Le amiche: “Ma no che non sei depressa! Te lo dicono anche sul blog, ti sei solo trasferita! E poi i depressi soffrono di insonnia: tu, è un miracolo se ti svegli!”
Io: “Non facciamo scherzi. Io vado là e mi strappo tutti i capelli. Poi vediamo, se ha il coraggio di dire che non sono depressa. Usciamo a fumarci una sigaretta?”
Io ritengo che il Prozac sia irrinunciabile se una vuole fare l’Haramlik occidentale, da Milano.
Lo faccio per il blog.

Ma se proprio dovevi tornare in Italia, potevi venire a Roma? Il casino non credo che sia dissimile da quello cairota, a fumare per strada non rischi la broncopolmonite e poi in molti posti si chiude un occhio. In analisi poi (credo si dica così) qui non ci va più nessuno.
E i quarantenni…
;P
Lia ti adoro! Ma si chiama Argento vivo davvero l’ospizio? :D
“Tesoro: io non dormo con un uomo da cinque anni.”
E la guardo, l’autrice di tanta frase: alta, occhioni verdi, bella, magra, ciclista, colta, con mestiere di quelli che te la puoi tirare.
“Da quando, hai detto?”
“Da cinque anni.”
“Oh.”
Beh io non so che dire, se non che a una così regalerei volentieri io cinque anni di passioni turbolente… Peccato sia già sistemato con la donna migliore la mondo
qualche post fa dicevi che la tua biona freudiana ti aveva detto che sembrava proprio non sapessi cosa fartene di un uomo.
poi qui dici che non sei mai stata sfidanzata per più di sei mesi. curioso no? sembrano due cose in contrasto. oppure anche no.
e io comunque mi spupazzerei per un pomeriggio (anche due) il peccatore o il collega di filosofia anziché prendere il prozac ecco. :-)
Beh, la statistica sembra dirti che il prossimo dovrebbe essere napoletano. Quindi, hai sbagliato città ;)
Senza parole! :-))))
Pedro: la bionda lo diceva contemplando le mie scelte, più che altro. E i miei gusti, in generale. Quella volta le avevo parlato di una mia attrazione per un ufficiale del corpo dei Bersaglieri, se non ricordo male. Lei si chiedeva che tipo di dialogo potessimo mai avere, io e il Bersagliere.
Io, comunque, dovrei essere interdetta dallo scegliermi gli uomini. Questo è sicuro.
Il prossimo, vorrei che me lo scegliesse papà , ecco.
Ci sono società in cui questo procedimento è prassi, e io trovo che l’idea non sia affatto stupida.
e rimanendo negli stereotipi:
gli uomini del sud sono i piu´ passionali e piu´ a sud si va, meglio e´ (vedi africani…)
ma anche i tedeschi non sono male, bisogna beccare quello giusto, che la maggior parte sono un po´ timidi e poco fantasiosi…
penso che quando tornero´ a bologna, a gennaio, soffriro´ del tuo stesso male: comincio a invecchiare per una citta´ dove gli studenti vanno via dopo essersi laureati e i nuovi che arrivano cominciano a essere troppo piccoli…
come si fa a tornare indietro senza soffrirne troppo? dici che il prozac funziona? mah…
elisa
mi verrebbe da darti il numero di telefono per l’amica alta, magra, bella, e intelligente… piu’ seriamente: oltreoceano si discute animatamente se sia vero che le donne intelligenti e di successo fanno piu’ fatica a trovare un partner. da piu’ parti si sostiene che si, e che sia in corso un ritorno agli anni cinquanta. forse che anche in italia siamo da quelle parti?
“mi pare che il quinquennio tragico prenda i maschi tra i 35 e i 40”. Merda…
@Zio: in che senso sarebbe in corso un ritorno agli anni ’50?
HA HA HA HA scusa ma ‘sta cosa del Bersagliere mi ha fatta scompisciare…
Sì messa così è diversa (l’opinione della bionda sulle tue scelte) mentre l’affermazione fuori contesto sembrava effettivamente in contrasto con quello che affermavi qui.
Eh, i papà …non importa quanto invecchiano ma per noi restano sempre un po’ i super eroi, i leoni di quando eravamo piccole.
Baci e…prendi in considerazione il peccatore o il prof, dai retta a me! :-)
Eri al Cape Town?
A parte qesto,sono molte più di quel che credi le persone che non lo fanno da anni.E spesso hanno meno di trent’anni….Tristezza.
Post fantastico,comunque.
Cia’!
JD
Non credo che tu abbia bisogno di Prozac, almeno per mantenere vivo l’ Haramlik, lì ti sento felice, forse è solo un problema di momenti legati a luoghi o circostanze.
Io ad esempio soffro di un tipo di depressione da insoddisfazione da lavoro, e quindi a fasce orarie, dalle 08:30 alle 12:30 dalle 14:30 alle 18:30 festivi e feriali esclusi.
Cambiare lavoro? Improbabile, so fare solo questo! Cambiare posto di lavoro? Ne ho cambiati diversi, niente da fare dopo un pò mi prende una noia “catacombica “, non solo, tutti gli ambienti impiegatizi (oltre al mio campionario, porto anche le esperienze, lagnanze e confessioni di amiche e conoscenti) hanno la comune caratteristica di offrirti delle situazione al limite del paradosso fantascientifico.
Spettacolo assicurato.
Il problema è riuscire a vederlo in chiave comica, non sempre ci si riesce, e spesso non immediatamente.
Può capitare che, in seguito ad un episodio, ti incazzi, ti avvilisci, poi, ripensandoci due giorni dopo, magari a casa, ti pieghi in due dal ridere, però intanto, due giorni prima i tuoi neuroni non se la passavano tanto bene e hai sicuramente aggiunto qualcosa alla sporta delle tue somatizzazioni.
Inoltre in questa zona e in questi ambienti non è neppure trendy andare in analisi e ritrovarsi, prima di cena, per l’aperitivo con le amiche, qui la cosa più trendy è lo straordinario.
Molto trendy uscire dall’ufficio alle otto, nove e oltre, ( sono esclusa da ciò, mi dovrebbero crocifiggere alla porta), fare tutto qui insomma, si anche l’analisi eventualmente.
Non a caso mi capita sovente di recarmi dal direttore commerciale, magari per un robetta da risolvere in pochi minuti, e uscire invece dopo un’ora, con il viso provato e segnato da due profonde occhiaie.
Infatti, della serie fare di necessità virtù, da una mia banale osservazione, lui riesce a trarre pretesto per una lunga confessione, mi attacca un gancio incredibile enunciandomi i suoi problemi, desideri e sogni repressi.
Io esco dunque, dopo un’ora, con il mio foglietto in mano, non ricordando se ho chiarito ciò che dovevo chiarire, non ricordando neppure perché ero andata da lui, e, insomma, sono lì che penso solo che bisogna pur fare qualcosa per quel pover’uomo!
Una bella responsabilità !
Un sogno però ce l’ho! Potrei andare e cambiare…
Così l’ultima volta che sono andata io a spendere i miei cento Âuro, mi sono sentita dire, in sostanza : ” Ma lei non è depressa! Lei vuole solo trasferirsi!”
Quel giorno con me era venuto anche mio marito, devo ammettere di essere molto poco emancipata e spesso coinvolgo nelle mie faccende, belle o brutte che siano, le persone che mi stanno accanto, quindi, appena pronunciata la diagnosi, dal dott.,( quale migliore occasione!!), ho approfittato per infierire: ” Ma dottore cosa ci posso fare? Devo essere l’unica donna al mondo che ha sposato un egiziano che non vuole tornare in Egitto!” E mio marito di rimando, prendendosi la testa tra le mani”: ” Ma dottore, siamo stati al Cairo alcuni mesi fa, ha avuto modo di trascorrere anche un pò di tempo con le mie sorelle! Insomma tutte le donne odiano le cognate LEI NO!”
E via, tipo allegra brigata, ci si è lasciati andare ognuno alle proprie considerazioni su stile di vita, società , sole, luce, che, dopo un pò, non si capiva chi faceva l’analisi e a chi, unica certezza la parcella a mio carico.
Mi sono lasciata prendere, sono andata anche fuori argomento. Degli uomini non ho nulla da dire, a parte che il mio è bellissimo!!! ( ci ho messo 34 anni a trovarlo).E…Si,! Si! Sarà per sempre!
Ah no!! Ecco, tutto quello che ho scritto per dire che spesso in analisi ci andiamo anche a causa delle altrui depressioni.
Federica: e’ un discorso lungo, ma la storia e’ che negli anni 50 il ruolo stereotipico della donna era tutto casa&famiglia (basta vedere un po’ di film dei tempi per rendersi conto). adesso da molte parti si nota come molte donne, per scelta, si riconoscano di nuovo in quel ruolo tradizionale. Parte del dibattito e’ se lo fanno davvero per scelta, o se perche’ le donne di successo sono condannate a non trovare un uomo…
ci piace l’anconetano solitario a fine classifica.
Lia ogni tanto ce lo diciamo, io e Mel, che almeno ai tempi delle chat ci scappava ogni tanto una cena! ;-))))) Ah, bei tempi quelli!
Verissima la faccenda degli uomini che fingono il rapporto serio e le donne il rapporto solo sesso. La sessualità occidentale? un disastro.Punto.
Lia, se non bastano i 100 ti propongo la terapia del dottor San Lazzaro, sabato, dalle 15 in piazza Graziano Predielis (già piazza Mercanti). Passo sotto casa tua e si va insieme, ok?
Ebbene si…sono il peccatore…mi avete tirato dentro ormai. Io penso non esistano davvero stereotipi, o meglio non bisogna farsi fermare da questi. Io ho sempre vissuto con tanta energia dando sempre il massimo a tutti. Penso che sia una cosa che paga. Forse invece di partire chiedendo, o controllando bisognerebbe dare in modo incondizionato tutto quello che si po. Più ti dai, più hai. Le delusioni esisteranno comunque…fan parte della vita, ma il bilancio…secondo me è in attivo, vivendo così. Buona giornata
Urca, è il peccatore davvero.
Ciao, peccatore! :)
Chi ha fatto la spia, dimmi?
(Pedro: ora manca solo il collega di filosofia e ci facciamo una tavola rotonda, altro che un giro. :D )
Alberto, a quell’ora lì non posso, magari vi raggiungo.
Ci sentiamo per tel. :)***
Johnny: sì, era il Cape Town. Non dirmi che c’eri anche tu, che a volte ho la sensazione di vedere blogger dappertutto.
Ciao Lia.
Spia di che cosa ? Non ne so nulla.
Ma non sono sono uno di quelli che pensa che le notizie / informazioni debbano sempre circolare e volare libere…sta a noi ascoltare.
Spia del blog.
Mica avrai cercato “peccatore” su Google. :D
I messaggi non riesco a postarli bene mi da errore.
Volevo dire che non sono contro al fatto che circolino le info.
Spia che ? Figurati
Ma hai la mia mail ?
Sì, Peccato’, ce l’ho. Però io non amo usare le email. Il blog basta e avanza.
Guarda che te l’ho chiesto solo per curiosità , chi delle due ti avesse detto del blog. Mica mi dispiace.
A parte che non sono Brianzolo per metà ma Bresciano di nascita, in due minuti hai scoperto un arcano che durava da anni heheheh.
Uomini Milanesi??????? Vogliamo parlare delle donne???????? Mi sa che è meglio farsi Frate trappista; è tutto un casino, il problema è che uomini interessanti non vanno nei bar dei pischelli a fare gli aperitivi e quindi dove ci si incontra?????
Viviamo in una città chiusa composta da compagnie chiuse quindi o hai il culo di conoscere (per motivi di lavoro o vacanze) persone che ti introducono in un certo giro o sei fottuto e ti rimane quello che passa il mercato………….meglio suicidarsi o andare a giocare a golf, sigh
guarda che c’e chi e messo molto piu male di te oh! I miei rapporti sanno di chiusure estiveo. Vengono soltanto una settimane all’ anno e sono anche piu brevi. E guarda che io ne ho solo 29 di anni! Io mi ribattezzo buddista nella speranz di essere reincarnato Pornostar maledizzione
Parlavo di mail perchè ho avuto problemi nel postare i messaggi,infatti se hai visto ne ho mandati 3 spezzettati perchè insieme mi dava un errore. E non volevo tediare i blogger con dettagli tecnici. Comunque la grecista (mi sembra che l’hai chiamata così) mi ha parlato del tuo blog.
Ho visto, sì. Questo blog va a pedali, periodicamente.
Fammi sapere che errore ti dava, ché qui siamo in fase di riparazione.
Baci alla grecista. :)
Adesso ci riprovo…era emttendo i 3 puntini di sospensione. Devo provare a mandare messaggi. Vediamo se questo va.
Il primo è andato senza problemi
Cerco di ricomporre il messaggio iniziale… mi scusino i blogger.
Ciao Lia.
Spia di che cosa ? Non ne so nulla…ma non sono sono uno di quelli che pensa che le notizie/informazioni … non debbano circolare e volare libere…sta a noi ascoltare quelle che ci interessano e pesarle.
Vediamo se questo va
Mi sembra che oggi funzioni tutto bene.
Notavo l’altro giorno che compariva anche del testo sporco (testo html) in alto prima del titolo…
Hai fatto qualche modifica al sito ?
Adesso va bene direi.
Ciao a tutti
I commenti devono essere abilitati da me, prima di apparire.
Alcuni non mi arrivano perché contengono parole che la blacklist di Movable blocca. Ma a chi manda il commento appare un messaggio che lo avvisa.
Gli altri commenti devono un po’ aspettare: quando li vedo, li abilito. C’è scritto sulla finestra che appare quando si invia.
Se uno usa TypeKey, invece, evita tutte queste misure antispam e viene pubblicato direttamente.
Sì, le righe che apparivano erano un errore che è stato corretto. Ne parlo nel post di ieri, il primo che appare in homepage. ;)
Tu sei un informatico, no?
Avevo fatto l’abilitazione con TipeKey, ma è durata all’incirca una settimana.
Adesso, con tutto il bene che ti si vuole, non è che ogni volta che metto un commento mi registro. Aspetto con pazienza il tuo placet quindi.
Che una volta si campava scambiandosi notizie con i piccioni, comunque mi sembra un bel passo avanti.
Baci
(‘sto commento vuol dire qualcosa? Sarà il lunedì…)
Sagace. Si sono un informatico. Domani siamo ancora al Cape…sul presto direi. Notte
Ma se stasera sei al Cape… pensi che nonostante tutto tu mi possa assolvere da tutti i peccati fatti cosicchè possa comunicarmi a Natale ?
Peccatore: stasera sto con figlia. Le assoluzioni sono rimandate alla prossima volta. :)
Ok, mi fai fare il Natale da Peccatore. SIGH Rimedierò con gennaio… Eventualmente fammi sapere tramite amiche comuni. Ciao