….perchè io sono davvero scossa, ed è vero che la questione è complicata, anche se non tanto da non riconoscere le ragioni e i torti, porca miseria.

Ho un ragazzetto ebreo americano, in una classe di cui parlo spesso, che oggi me l’ha detto quasi soffiando, buttando la testa indietro: “Parliamo di Israele”.
Lo sapevo, avevo scritto che sarebbe successo.
“Che ne parliamo a fare? In classe e in un quarto d’ora, in questo momento…?? Vuoi polemizzare con me perchè sai che amo il mondo arabo…? Qual è l’obiettivo?”
Soffiavo anch’io.

Tieni presente che lo adoro, questo Peppo. E lo conosco anche bene, ha un caratteraccio.

“Io ne voglio parlare PERCHE’ STO MALE; perchè LEI pensa che io voglia polemizzare??”
“Me lo fai pensare tu: hai incrociato le braccia e l’hai detto sulle difensive che ti si vedeva lontano un miglio, ed è ovvio che tu stia sulle difensive, visto che sai come la penso; ma io mi rifiuto di trasformare un dramma in una polemica. Non ha senso, non adesso.”

Io parlavo con un filo di voce, scoraggiatissima.

Ce lo siamo dovuto dire, tra una soffiata e l’altra, che avevamo entrambi il senso della tragedia e nessuna voglia di polemizzare (come se non ci conoscessimo da due anni, e anche questo è pazzesco), e poi abbiamo scambiato qualche battuta faticosissima, sofferta, che con uno scambio di battute non cavi un ragno dal buco: i confini, i paesi arabi, Oslo….ma non era questo il punto.
Poi è suonata la campanella, che eravamo a fine ora di fine giornata.
Tutti in piedi, tutti che si attardavano, chi mi chiedeva qualcosa sui compiti…
“Mi hai messo di cattivo umore, Peppo.”
“Anche lei, prof.”
“Perchè io??”
“Ed io, perchè??”
Siamo rimasti soli e mi ha detto: “Mi incazzo con i miei genitori che sono totalmente filo-Sharon….e poi mi incazzo con gli amici, che sono tutti filo-palestinesi….ma io le dico una cosa: io non ci credo, ma proprio non ci credo, che da noi ci siano i campi di concentramento, quelle cose che leggo, non ci credo. Ma nemmeno se me li mettono davanti agli occhi. Io non ci credo. Non noi.”
Ed io l’ho guardato, e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime.
Non mi capita MAI a scuola, una cosa così, ed oggi mi è capitata.

Io ho guardato la cattedra, lui ha bofonchiato che ora andava, ma dovevamo parlarne, lui vuole parlarne. Ha detto: “Questo è il dramma della MIA generazione!!”
Gli ho detto di leggere, ha ruggito che anche su internet, non riesce a cavare un ragno dal buco.
Più che parlare, io gli darei qualche dritta di libri.
Avishai Margalit….?
Gli ci vogliono voci israeliane, attraverso cui immaginare il futuro, non palestinesi o napoletane.

Questo è un casino stratosferico, di portata enorme, e gli adulti dovrebbero solo mantenere la testa sulle spalle.