(Bell’uomo, non ci sono santi… omaggio commosso a tanta maschia ispanità)

Mi accorgo che, tutto sommato, sono un prodotto della mia storia.
Della mia formazione, per usare un termine più preciso.
Bella scoperta, si direbbe…
Be’, è una cittadinanza come un’altra, e a me piace riscoprirle e riassaporarle a mo’ di gelato dopo una dieta, le mie cittadinanze…ho sempre un po’ il trauma dell’apolide, che ci devo fare…

Venerdì sono andata a sentire una conferenza di Carlos Fuentes su “La Celestina”.

(Chiarimenti per i non ispanofili: Fuentes è, probabilmente, il maggior scrittore messicano vivente.
Come García Márquez per la Colombia, Vargas Llosa per il Perú, Neruda per il Cile, Carlos Fuentes rappresenta il Messico, in cose di letteratura…
“La Celestina”, invece, è (con il Quijote e il Lazarillo) una delle opere immortali della letteratura spagnola.
Quelle dopo le quali nulla è più come prima, insomma….ed è scritta da un ebreo costretto a fingersi cristiano, ed è intrisa di araba sensualità, che la letteratura spagnola, causa presenza araba, gronda sesso…)

Ok, sono andata a ‘sta conferenza, dicevo, e il titolo era: “La Celestina: arabi, ebrei e cristiani in Spagna”.

Raggomitolata in una comoda poltroncina dell’aula magna dell’università, con, alla mia destra, il Grande Barone Innominabile dell’ispanismo italiano (sono stata sua alunna ed ammiratrice, anni fa….è ancora bello, elegantissimo e con un fiore bianco all’occhiello e la catena dell’orologio che sbuca dal panciotto….ma che impressione, vederlo tanto invecchiato, un simile gigante….una volta stava per darmi trenta e lode e si fermò con la penna a mezz’aria, indignato: aveva visto la mia foto stile-wanted sul libretto e, per lui, queste cose erano intollerabili. Le Donne (!!!) devono essere belle! Scherziamo, presentarsi con una foto così??? Me lo diede lo stesso, il trenta e lode, ma dovetti giurargli che avrei cambiato la foto…), seduta lì, dicevo, mi sono guardata bene il Fuentes in questione….

(Ma quanto diamine sono dispersiva, oggi, a scrivere…?
Sento che non arriverò mai al punto…
Non so che diavolo di bisogno ho di scrivere che pure Fuentes è un gran pezzo di bell’uomo, con i baffoni sale e pepe e l’aria da terratenente messicano che te l’immagini mentre punta un’elegantissima pistola d’argento contro Zorro, ed ha il lazo legato alla cintura, d’argento anch’essa, e a pendant con le fibbie degli stivaloni da cavallo….ma quanto sono estetizzanti, questi ispanici… sono incredibili, giuro….)

Arrivo al punto: lì seduta, mi sono goduta un’oretta di sommesso ron-ron (nel senso che ho fatto, letteralmente, le fusa….) mentre, dagli altoparlanti dell’aula magna, la voce di Fuentes tuonava, come quella di Dio in terra, nel ricordare, uno dopo l’altro, i debiti che ‘la nostra civiltà occidentale’ ha nei confronti dell’Islam e, fin da allora, dell’ebraismo.
Non so cosa saremmo oggi, noi tutti, senza quella lontana convivenza di quasi un millennio….ma saremmo di sicuro molto diversi…io non sarei Lia, Do non sarebbe Do, Saint (no, nemmeno lui sarebbe Saint…) sarebbe un’altra cosa…
Sì, ok, questo si sa e ce lo siamo già detti tante volte…

Il punto è un altro: Fuentes faceva un parallelismo con l’oggi che era, ovviamente, musica per le mie orecchie…
Lui diceva che, una volta che i Re Cattolici prendono Granada, in Spagna si scatena questa mania dell’essere “cristiani vecchi” (cristiani da almeno 4 generazioni, quindi) che, in principio, serve ad evitare un sacco di grane pratiche, è vero…
Ma poi, il desiderio di essere ‘cristiani vecchi’ arriva a falsificare, letteralmente falsifica la storia della Spagna.
E non solo della Spagna, quindi…parliamo di fine ‘400 e inizio ‘500, è la storia di noi tutti…

La riconoscenza non è un sentimento facile, per gli esseri umani…
Quell’antico disconoscimento dei propri debiti, quella scientifica falsificazione della storia e dei fatti, dura fino ad oggi.
L’Islam…? Un nemico….anzi, dovrebbero prendere esempio da noi, gli islamici…dal nostro Rinascimento (!), dalla nostra storia…:)

E Fuentes diceva questo: in quegli anni comincia, dalla Spagna, la prima grande globalizzazione.
Con la conquista dell’America.
Ed è paradossale che, proprio di fronte alla globalizzazione, un paese che viene da 800 anni di multiculturalità si chiuda di fronte al ‘diverso’.
E’ pazzesco.
Paradossale.
Inaudito.

E’ il paradosso di ieri e di oggi.
Lo stesso, identico paradosso.
Siamo chiusi, siamo razzisti, siamo spaventati.
Di fronte alla globalizzazione nuova.
E neghiamo, uh come neghiamo, qualsiasi parentela con chi non è ‘identico’ a noi….
Sta succedendo la stessa cosa di allora.

Ci sarà un’altra Inquisizione, tra breve…?
Un altro Torquemada, ad accendere roghi tacendo, nel contempo, sul fatto che è egli stesso ebreo…?
Ma certo che sì, lo sappiamo tutti che sarà così….

Il mondo ispanico ha intensamente vissuto ed intensamente sbagliato.
Ha una notevole esperienza ed una potente memoria storica, sui propri errori….:)
Varrebbe la pena di starlo a sentire….

Quella lontana ‘prima globalizzazione’ portò alla Spagna una sfiga infinita.
Io mi toccherei i maroni, se fossi un razzista moderno….