
Ecco perché.
“Oramai è un training, più che altro”.
Stavamo commentando, fra colleghi, mentre osservavamo questi nostri fragili e viziati ragazzi alle prove con la prima vera fatica della loro vita e li vedevamo finalmente faticare un po’.
Eppure anche questo vogliono togliere e passarlo, guarda caso, all’Università.
Osservava qualcuno: ” ancora non mi capacito di come i ragazzi ci credano, di come “soffrano”, di come temano le prove.”
E’ perché all’esame non esiste ancora la certezza matematica del “successo formativo”.
E’ per via di quel 4% di non maturati fra i quali si può comunque finire per trovarsi se si esagera.
E’ perché ci sono tantissimi professori che non preannunciano terze prove e non traducono versioni e/o non passano compiti.
Qualcuno si chiedeva, in questo Forum, se era giusto fare le cose seriamente quando ciò è possibile, arrivando così addirittura a “penalizzare” (?) alcuni.
Anche a prescindere dal messaggio educativo che si trasmette, occorre rilevare che sono proprio le esperienze e le situazioni serie, quelle che sinora hanno dato un senso al tutto e lo mantengono tutt’ora in piedi.
Già da tempo infatti sarebbe tutto andato in malora.
Vedo che un po’ di nomi noti di it.istruzione.scuola stanno girando anche fuori dal newsgroup, in questi giorni, con considerazioni simili alle mie.
Non per caso, questo post è di uno dei miei prof preferiti: Al-Farid, sul (peraltro non interessantissimo) forum del Corriere.
