
“L’Egitto ti piacerà moltissimo, vedrai! Dove vai, esattamente?”
Glielo dico e rimane un attimo spiazzato. Per soccorrerlo, aggiungo: “Be’… so che ci sono lati buoni e meno buoni, in questa scelta…”
“Uuh…già. Non ti rendi le cose facili, no….però adesso non stare a preoccuparti, è buona gente… sono come i terroni da voi. Gente del sud.”
“Ma è Egitto centrale…”
“No, non fa niente… dal Cairo in giù, tutti terroni. Sahidi.” E ride. “Ma non lo sai che la metà delle barzellette egiziane è sui Sahidi??”
Sì, lo so…
Nel mio paesino trasgressivo del Sinai, tutti i baretti erano tenuti da cairoti festaioli, molti fumati, tutti assai donnaioli, tutti creatori e, insieme, attori della tipica atmosfera di lì che gli spagnoli chiamerebbero, genialmente, “despreocupada”.
Tutti tranne uno: l’egiziano del Sud, col suo baretto.
Il Sahidi (ma si scrive così?) era più scuro, più dritto, più austero degli altri.
Essendosi messo in testa che io ero una “lady”, mi trattava con assoluta deferenza, mi offriva il tè e si informava, minuziosamente, sulla salute e la vita dei miei cari ogni volta che passavo di lì. Faticosetto, dopo un po’… ma soffriva proprio, se io mi sottraevo al cerimoniale, quindi io mi adattavo, paziente.
I cairoti, insomma, si sganasciano, e capisco cosa intendono: il “terrone” loro è l’equivalente dei nostri carabinieri… duttile ed elastico quanto un pezzo di granito, ma tanto, tanto, tanto buono e onesto. Tutto d’un pezzo. Conservatore ma generosissimo, purchè ti consideri una “lady”, come diceva il mio amico.
Curioso: più vai a sud, in Egitto, e più diventano seri…
A nord, invece, c’è il Mediterraneo, che ha effetti devastanti sulla serietà di chiunque, a quanto pare…
(Una cosa tipo l’Italia, insomma, ma con i trentini in Sicilia…)
