La storia è stata raccontata da riviste scientifiche, da Newsweek, da un mare di gente.
Da una versione all’altra cambia qualche particolare ma la sostanza, come la racconta la guida all’Egitto della Lonely Planet, è questa:

“Alcuni anni or sono, un giovane beduino sordomuto di Mizela, piccolo villaggio a sud di Nuweiba, notò una femmina di delfino solitaria che frequentava la baia su cui si affacciava il villaggio. Il ragazzo cominciò a fare amicizia, nuotandole affianco nell?acqua turchese e immergendosi con lei in profondità. Benché non potesse parlare con gli esseri umani, Abdullah riuscì in qualche modo a comunicare con il delfino, a cui diede il nome Holeen. Holeen cominciò a farsi viva regolarmente e a portare Abdullah a nuotare con sé. Con il passare dei mesi e degli anni, i due hanno cominciato a fare notizia.
Questo incredibile legame tra un essere umano e un mammifero marino ha naturalmente attirato un gran numero di curiosi e oggi sono tanti i turisti che affollano il villaggio di Abdullah nella speranza di nuotare con Holeen.
[…]
Se avete intenzione di immergervi, ricordate di togliere gioielli o altri oggetti appuntiti prima di entrare in acqua. Accontentavi di vedere Holeen senza cercare di inseguirla o di prenderla: le basta un colpo di coda per liberarsi da pretendenti indesiderati, ma se le attenzioni dovessero diventare troppe, questa graziosa creatura degli abissi potrebbe anche decidere di tornarsene da dove è venuta.”

Quando ne scoprii l’esistenza, anni fa, Holeen aveva avuto un cucciolo, Baby Dolphin. Dalla partecipazione della gente, pareva che ogni beduino della zona se ne sentisse il padre. Per andare a trovare madre e figlio, si arrivava in questo villaggetto semideserto, si seguivano i cartelli di legno con i delfini disegnati in qualche modo (il Baby con i colori più brillanti, aggiunto dopo) e, finalmente, si approdava su una scogliera dove avevano fatto addirittura un ristorante, soliti cuscini a terra e tende per ripararsi dal sole e, davanti, il mare aperto e una delfina che è lì che gioca davanti a te, e la vedi saltare o, se ti tuffi in acqua, lei è lì che non fa una piega, nuota tranquilla e tu ti senti molto piccola e goffa, a stare in acqua accanto a lei.

Abdullah stava facendo soldi, soldi veri. Abbastanza da trasformare tutto il suo clan di pescatori in imprenditori, da rifare il villaggio, da sistemare se stesso e tutta la sua immensa famiglia.
L’avevano anche chiamato in Israele per studiarne il modo di comunicare con i delfini, credo che avessero anche cercato di curarne l’handicap e, di sicuro, gli avevano insegnato il linguaggio dei gesti, che quello che usano i beduni è particolare, incomprensibile agli altri.
Una delfina può cambiarti la vita.

Tornai due anni dopo e Baby era morto. Non so per cosa, nessuno me lo seppe dire, ma tutto il Sinai sapeva che Holeen era triste, abbattuta e andava avanti così da mesi. Una madre delfina in lutto, ecco tutto.
Poi ci tornai con Pupina, l’anno dopo ancora, che far vedere un simile spettacolo a una figlia è una bella cosa. Però stavolta ce n’erano tanti, di turisti. Troppi. Tutti a parlare italiano, sui cuscini davanti alla scogliera, e un mare di microbus provenienti da Sharm.
Holeen dava l’idea di subire la situazione; stava lì, ma come per i fatti suoi.
E poi appariva Abdullah, in una barchetta a remi per accompagnare chissà quale personaggio importante, e tutti gli sguardi erano su di lui, come un re, come una star, altro che zingarello del deserto, altro che ragazzino sordomuto. Le persone importanti si facevano accompagnare da Abdullah in persona, a conoscere Holeen, e lui la chiamava e lei andava, e tirava fuori la testa dall’acqua per farsela accarezzare e, miracolo, tornava a giocare, saltava.
La delfina innamorata.
Vedevi i beduini affannarsi per cercare di proteggerla senza, tuttavia, perdere l’inaudita fonte di guadagno che gli era capitata addosso: facevano entrare in mare poche persone alla volta, sgridavano chi cercava di toccarla, vigilavano e, nel frattempo, cercavano di spillarti tutti i pounds che potevano, ma ingenuamente, con un’idea del commercio assolutamente casereccia, polli arrosto e coca-cole, affitto di maschere a prezzi esorbitanti e braccialetti intrecciati dalle bambine ma nemmeno un souvenir in vendita, per fortuna, niente delfini in plastica o pietra del Sinai, nulla di premeditato, solo polli arrosto, ne avranno venduti milioni, davanti alla delfina.

Quest’anno ho saputo che Holeen non c’è più, è andata via.
L’hanno avvistata a Febbraio qui davanti, verso la punta di Dahab, un bel po’ più a sud del villaggio di Abdullah, poi più nulla. Io chiedo notizie e le mani dei miei interlocutori indicano vagamente verso sud, chissà dove sarà finita, c’è da immaginarsela in Sudan.
“Non stava più bene, lì: tutta quella gente che entrava in acqua piena di creme solari, troppa chimica nel mare, non andava bene. Se ne è andata.”
“Ma povero beduino!”, dico io. E ridono: “Povero?? Quello è un beduino ricchissimo, oramai, altro che povero!”

Chissà come saranno stati i primi giorni, con tutti i bus da Sharm, tutti quei polli da arrostire e la delfina che non c’è, che non appare.
Chissà che tuffo avrà sentito nel cuore, Abdullah. Quanto l’avrà chiamata.
Cosa avrà pensato, e con quale groviglio di sentimenti, questo ragazzo, ormai uomo, che perde tutto, i soldi, lo status, la fama ma anche, e non sarebbe umano se non fosse così, un amore grande, che quei due si amavano davvero.
Non ci credo, al cinismo di chi si rifiuta di compatire Abdullah, di dispiacersi per lui.
Gli si saranno consumati gli occhi, nel fissare il mare per nulla.

E chissà come è stato il giorno in cui hanno capito che non sarebbe tornata, e chi ha avvisato le agenzie turistiche, chi ha telefonato a Sharm, chi ha tirato giù le serrande del ristorante…
Sono tremendi, i grandi amori che finiscono.