
Esistono valanghe di veli diversi, come diversi sono i motivi (o gli insiemi di motivi) per cui viene indossato, da quelli spirituali a quelli materiali, da quelli politici a quelli più maliziosamente seduttivi.
Ed esistono anche pressioni, attorno al suo uso. Parlo di hijab, che è il pezzetto di stoffa più potente del mondo, si sa.
Tra le classi più basse si spinge affinché venga indossato e, in effetti, è lo strumento più efficace per non farsi troppo tampinare dai focosissimi giovanotti dei quartieri. Le professioniste, invece, subiscono pressioni affinché non lo indossino, fino al punto di vedere addirittura in pericolo la propria carriera.
Pressioni o non pressioni, tuttavia, lo hijab è una scelta.
Rappresenta, al di là di ogni altra considerazione, la precisa volontà di manifestare apertamente la propria religione, ed è un modo di porsi nei confronti della vita in generale.
Di dichiarare ciò che si è e ciò che si desidera.
Una donna che sceglie di indossarlo, come chi sceglie di NON indossarlo, sta dicendo qualcosa, e lo dice in modo chiaro e aperto.
Per esempio, sta dicendo che non vuole essere considerata un oggetto sessuale. Sta comunicando i suoi valori. Sta affermando di essere una musulmana praticante. Per esempio.
E? arrivata una copia dell’?Espresso, in Dipartimento, e ha fatto incazzare tutti.
C?è un articolo di Tahar Ben Jelloun che, tra altre cose anche molto condividibili, si schiera però furiosamente a favore della proibizione del velo nella laica scuola francese.
La questione è stravecchia, risale agli anni ?80.
E si basa su un equivoco, secondo me: “scuola laica” non vuole mica dire imporre agli alunni di essere laici!
Vuol dire solo che, proprio perchè è laica, accoglie gli studenti a prescindere dalla loro religione e senza imporgliene nessuna.
Quello che mi colpisce stavolta, però, è l?’esercizio di captatio benevolentiae verso la società francese ad opera di esponenti, maschi, del mondo intellettuale musulmano presente in quel paese.
Non voglio avanzare sospetti su semplici (e squallidi) motivi di pura ricerca di consenso. Potrebbero valere per Ben Jalloun, ma non per altri.
Capisco che questa sia una risposta alla fobia antislamica, senza precedenti nella sua violenza, che ha colpito l’?Occidente. E? come dire: ?”Trattiamo, siamo disposti a tutto pur di fare pace?.” Specie con la Francia, di questi tempi.
Ok, trattiamo. E qual è la merce di scambio?
Ma le donne, che domande!
Chi è che ferisce gli occhi dei razzisti comunicando apertamente di essere ciò che è? Le donne con lo hijab.
Come è più visibile, una musulmana? Con lo hijab o senza?
Come la rendi invisibile, come la nascondi allo sguardo degli occidentali impauriti?
Togliendole lo hijab, mimetizzandola tra mille altre donne.
Facendola sembrare un po? più cristiana.
Un po? meno quello che è.
Restituiamo alle donne la loro invisibilità, suvvia.
Questi intellettuali musulmani non possono non sapere che, se una sceglie di indossare lo hijab, lo indossa e basta. Non può toglierlo fuori da scuola, rimetterlo prima di prendere il tram, ritoglierlo per le attività pomeridiane; questi intellettuali stanno dicendo alle donne di toglierselo, e basta.
O di metterselo nella clandestinità delle proprie case.
Senza considerare, vorrei aggiungere, che allo hijab è legato un preciso senso del pudore e del rapporto con il proprio corpo.
E, da donna, vorrei fare notare che, se è vero che obbligare una donna a coprirsi è una violenza, obbligare una donna a scoprirsi è una violenza infinitamente peggiore.
La posizione di questi intellettuali verrà salutata da molti come un meraviglioso contributo all?emancipazione delle donne arabe in Francia, scommetto.
Visto che non sanno pensare, ci voleva proprio, qualcuno che pensasse al posto loro.
(A questo punto, però, io desidererei che tutte noi occidentali che insegniamo in scuole e università dei paesi islamici, fossimo obbligate ad indossarlo, lo hijab. Tutte. Mi sembrerebbe il minimo della reciprocità. E sarebbe una violenza comunque minore di quella che si desidera infliggere a queste ragazze,)

Tutto il tuo, lucido e spesso condivisibile discorso (come quello di Ben Jelloun, che pu? essere accusato di tutto, tranne di ruffianarsi l’Occidente, non ne ha pi? bisogno, credo), si basa su un presupposto:
“Pressioni o non pressioni, tuttavia, lo hijab ? una scelta”.
Se fosse realmente cos?, allora non avrei davvero niente da eccepire: chi lo vuole lo metta pure, chi non lo vuole lo tolga.
Magari fosse cos?. Come conosco ragazze che, di famiglia musulmana ma “aperta” (che bada, non vuol dir occidentalizzata, solo che hanno letto bene il Corano senza trovare NESSUN accenno all’hijarb) che ha lasciato loro la libert? di scegliere, e (alcune, ripeto) hanno scelto di mettersi l’hijarb, cos? conosco ragazze che farebbero volentieri a meno (e non per questo si sentono meno musulmane, o pi? “disponibili” verso gli uomini), ma la famiglia, le convenzioni sociali, i “vicini di casa” (che qui hanno una sorta di potere assoluto sulla coscienza collettiva, tremendo) renderebbero la loro vita impossibile. Conosco anche ragazze, nello stesso Istituto Italiano di Cultura, che fanno proprio come tu affermi di non credere: vengono con l’hijarb, se lo tolgono mentre lavorano all’interno dell’istituto, poi se lo rimettono prima di prendere l’autobus e tornare a casa. Questo perch? NON ? una loro scelta, ma un’imposizione. Ed ? QUESTO che non mi va gi?. Come non mi va gi? che nelle scuole francesi vorrebbero imporre loro di toglierselo, come, ho saputo, l’Alitalia assume ragazze arabe ma senza hijarb. Assurdo, anche questo, e discriminante. Vedi, io penso che non si tratta di scoprire o coprire, si tratta solo di lasciare loro la libert? di scelta. Se questa libert? c’?, possono pure andarsene in giro con uno scafandro, se a loro piace cos?. Se questo per loro significa qualcosa, se c’? davvero un messaggio. Per?, scusa, permettimi di dire che se una non porta l’hijarb non vuol dare il messaggio di essere un oggetto sessuale (e del resto tu stessa affermi che molti lo mettono per sedurre, quindi la seduzione non ? affatto questione di scoprirsi o meno)? Suvvia.
Mi sembra, almeno qui in Siria, che chi non lo porta vuole semplicemente dare il messaggio che ha avuto la libera scelta di non metterlo. In futuro magari lo metter? (so che negli ultimi anni c’? stato questo fenomeno), ma vivaddio lo far? sempre secondo la sua coscienza.
Per?, credimi, qui ? molto pi? difficile toglierselo, l’hijarb, che metterlo. Ed ? questo, semplicemente questo, che non mi piace. Dovrebbero essere ambedue scelte, libere, indipendenti, senza che i vicini (ma che cazzo vogliono?), i genitori, i parenti, le beghine onnipresenti non ti coprino d’infamia solo perch? hai infranto un qualcosa che Maometto non ha mai scritto.
Spero di aver parlato in modo da non essere frainteso. Ripeto, faccio solo un discorso di libert? e indipendenza.
Sono d’accordissimo su quanto dici quando affermi: “E, da donna, vorrei fare notare che, se ? vero che obbligare una donna a coprirsi ? una violenza, obbligare una donna a scoprirsi ? una violenza infinitamente peggiore”. E, tutti sappiamo quanto le mode, i messaggi pi? o meno subliminali della nostra societ? occidentale “obblighino” spesso le donne a scoprirsi, a martoriare il proprio corpo con diete perch? ora BISOGNA assomigliare a questa o a quella modella, o attrice, o velina….
Ma basta la parola “obbligare”, secondo me; coprirsi e scoprirsi, fumare o non fumare, fare figli o usare i contraccettivi, stare a casa o lavorare, sono tutti atteggiamenti, scelte, e devono restare tali. Se non c’? OBBLIGO, tutto sarebbe meno spinoso, meno tab?, meno astruso.
“Domanda: su chi lo puoi esercitare di pi?, questo fascino? Su chi senti che potresti esercitare pi? potere, quindi?
Che cosa desideri, tu?
Che una ragazza abbia il velo o che non lo abbia?
Con quale delle due ti sentirai pi? a tuo agio?”
Non mi arrabbio mica, per questa domanda, penso solo che non c’entri niente con quello che sono, con quello che faccio, e con quello che penso.
“Sai qual ? la differenza, tra te e me?
Che io sono, ovviamente, molto pi? impegnata a capire una fanciulla velata che una non velata (la seconda la capisco gi?, che c?? di nuovo?), mentre tu sei molto pi? impegnato a simpatizzare con quella non velata che a investire empatia verso quella velata.
Dici che c?entra qualcosa, il fatto che io sia una donna e tu un uomo?”
Vedila un po’ come ti pare. Come donna, cercherei di capire proprio perch? accettano di annullare, o tarpare, la loro femminilit?, o diciamo sessualit? (non dico, BADA, sensualit?) per qualcosa che nessuno, tranne un’interpretazione religiosa fatta da UOMINI, ha affermato.
“Tu lo riduci a uno scontro tra donne, questo messaggio…”
Ma quando mai? Boh, evidentemente non riesco a farmi proprio capire.
Siamo d’accordo su molte cose, e penso che spendendo pi? tempo potremo anche capirci meglio su altre, ma per ora questo tempo non l’ho. Alla prossima. Vorrei solo che leggessi senza pregiudiziali ci? che scrivo, dimenticandoti per un attimo se chi scrive ? uomo o donna. Forse a volte non ? cos? importante. Almeno per me.
Ma in quale societ? l’individuo ? libero dalle pressioni del gruppo, mentre compie le sue scelte?
Nel mondo arabo ci sono i vicini, da noi c’? il gruppo dei pari (pensa ai nostri ragazzi) o i modelli sociali.
Il perno del mio discorso, in realt?, ? che i conflitti sociali hanno lo storico vizio di giocarsi sulla pelle delle donne, e di risolversi neutralizzandole.
In questo caso, la pietra dello scandalo ? la loro visibilit?, e la soluzione sta nel cancellarla, obbligandole a mimetizzarsi nell?ambiente.
Noto che gli europei, con tutto il loro progresso, obbediscono in massa a questo atavico riflesso, e che degli illuminati intellettuali musulmani gli danno pure corda.
Mi pare una cosa interessantissima.
E mi pare che, nella sostanza, siamo d?accordo su tutto.
Non siamo d?accordo nella ?forma?, forse, e nella distribuzione delle nostre rispettive attenzioni e simpatie.
Io l?ho scritto, che attorno all?uso del velo vengono esercitate pressioni, sia in un senso che nell?altro. Ho messo pure i rispettivi links.
Le pressioni ad indossarlo, come conferma l?articolo che ho linkato, riguardano soprattutto le ragazze dei quartieri popolari, al Cairo.
Da quello che scrivi, mi pare di capire che Damasco ? forse pi? provinciale del Cairo, ma non intravedo violazioni dei diritti umani delle donne o violenze a cui la coscienza europea si debba ribellare.
E qui stiamo parlando proprio di questo, invece: di una legge attraverso cui un paese europeo sancisce che il velo non ? una scelta individuale, ma qualcosa su cui ? bene esercitare un novello dispotismo illuminato.
C?? una differenza, tra le pressioni esercitate dai vicini e quelle esercitate da uno Stato, che sia la Francia o l?Arabia Saudita. Ma poi, ripeto, quale societ? ? immune dalle pressioni ambientali?
Certo, nel mondo arabo il gruppo ha pi? peso che da noi; questo comporta inconvenienti, ma anche benefici.
E’ difficile che la ragazza che oggi sbuffa scocciata, tra 50 anni, venga scoperta morta solo perch? l’odore del cadavere ? gi? arrivato in strada, come capita alle nostre vecchiette.
Guarda che lo so, poi, che c?? chi il velo lo toglie e lo mette. Mi basta guardarmi attorno in qualsiasi grande albergo del Cairo frequentato da stranieri: come mai non c?? nemmeno una donna, tra le mille che ci lavorano, con lo hijab in testa? Possibile che tutte le donne non velate del Cairo abbiano deciso di lavorare al Ramses o all?Hilton?
Sar? che non possono per contratto (ed ho parlato di donne che hanno fatto causa per questo al datore di lavoro) e, immagino, se lo rimetteranno appena escono.
Per? non dovrebbe essere cos?. Non ? questo lo spirito del velo.
Infrangere individualmente questo spirito, ? un conto.
Esprimersi da una posizione di intellettuale musulmano affinch? questo spirito venga infranto in blocco, ? ben altro.
Sai qual ? la differenza, tra te e me?
Che io sono, ovviamente, molto pi? impegnata a capire una fanciulla velata che una non velata (la seconda la capisco gi?, che c?? di nuovo?), mentre tu sei molto pi? impegnato a simpatizzare con quella non velata che a investire empatia verso quella velata.
Dici che c?entra qualcosa, il fatto che io sia una donna e tu un uomo?
Permettimi una piccolissima provocazione, senza arrabbiarti: sei un giovane maschio, e ti immagino dotato, agli occhi delle fanciulle siriane, di tutto il fascino esotico dell?europeo, con il valore aggiunto del ruolo di prof.
Domanda: su chi lo puoi esercitare di pi?, questo fascino? Su chi senti che potresti esercitare pi? potere, quindi?
Che cosa desideri, tu?
Che una ragazza abbia il velo o che non lo abbia?
Con quale delle due ti sentirai pi? a tuo agio?
Una donna velata manda il messaggio: ?Non sono un oggetto sessuale?.
Ma non sta dicendo che le altre lo siano, perch? non ? un messaggio rivolto alle donne non velate.
E? rivolto agli uomini che, per quanto siano razionalmente convinti di essere immuni da queste confusioni, a livello subliminale il messaggio lo colgono benissimo.
Tu lo riduci a uno scontro tra donne, questo messaggio, ma guarda oltre: pensa alla ?bella presenza? che noi richiediamo a segretarie e impiegate. Pensa a come ? costretta a vestire in modo diverso una nostra commerciale rispetto a un?amministrativa. Pensa solo per un attimo al potere che ha il corpo, da noi, come strumento per ottenere approvazione sociale e professionale. E pensa a quanto costa, tutto ci?, anche solo in termini economici.
Io mi chiedo da anni come facciano le impiegate di imprese che conosco, per esempio, a conciliare lo stipendio con le necessit? di tailleur, tacchi a spillo, parrucchieri plurisettimanali, estetiste, massaggi e tutto ci? che serve a mantenere una professionista ?in forma?, quindi piacevole agli occhi di capi e clienti.
E quanto lavoro di una donna vada direttamente a coprire queste spese, che sono enormemente pi? elevate di quelle richieste a un uomo.
Se la vedi da questo punto di vista, il fatto che io colga la dimensione ?politica? del ritorno al velo in modo diverso dal tuo, e con maggior voglia di mettermi in discussione, non ti sembrer? pi? tanto strano?
Secondo me mi hai letto troppo in fretta, oppure non sono riuscita a trasmettere il mio tono in ci? che scrivevo.
Non volevo assolutamente essere aggressiva o accusatoria: semplicemente, mi/ti ponevo delle domande.
Se tu dici “se una non porta l’hijarb non vuol dare il messaggio di essere un oggetto sessuale” io sono d’accordo, ma mi pare che tu stia vedendo solo la dialettica tra le donne, non quella al di fuori.
E, come donna, non ho l’impressione che le donne con l’hijab stiano annullando o tarpando la propria femminilit?.
Credo che la stiano amministrando, mirando al destinatario eletto ed evitando destinatari casuali.
Il che vuol dire che la mia sensibilit?, su questo tema, ? profondamente diversa dalla tua, e non mi pare che ipotizzare che ci? possa essere dovuto alla nostra differenza di genere sia un insulto.
N? ti puoi offendere se faccio l’equazione seduzione= esercizio di potere. E’ cos?. Sia che seducano gli uomini, sia che lo facciano le donne…
boh
Traduzione del boh = pensala come vuoi, io sono innamorato, in definitiva me ne strainfischio che una si metta o no l’hijarb.
Ma, perdiana, spero ti entri nella mente che io non faccio altro che un discorso di LIBERTA’: se te lo metti perch? vuoi (al di l? del messaggio o dei tuoi motivi), sia, ma se ? una forzatura, sociale, familiare, religiosa, QUESTO lo trovo castrante, umiliante, e, DA UOMO, intollerabile gesto di POTERE e PREPOTENZA di una societ? sostanzialmente regolata da uomini.
Stop. Tutto il resto sono chiacchiere e acqua da scaldare, per poi evaporare.
Ah, la mia dolce fanciulla ? cristiana, non mi devo convertire, perci?, non ho la minima intenzione di comprare una cosa (visto che me ne andr? tra un annetto, con lei) n? di coprirla d’oro, come so che si usa qui. Dalle mie parti , le Marche, non si usa, cercheremo un compromesso.
Del resto, anche lei se ne infischia di tutto ci?.
Auguri e figli vari.
L’ho appreso dopo l’avvio di questa discussione, che sei un novelo futuro sposo, quindi niente di personale.
E’ un po’ da mal di mare, felicitarmi di la’ e trovare la risposta di qua, e temo che eventuali passanti si siano definitivamente persi il senso del tutto, a questo punto…
In realta’, io stavo cercando di fare un discorso un filino piu’ complesso, ma vedo che non e’ possibile.
Niente di male: non sei obbligato a seguire nessuna ricerca di complessita’ al di la’ delle tue maiuscole, ovviamente.
Pero’, allora, lasciami fare il mio discorso senza per forza sentire l’esigenza di iniziarla, la discussione.
Se cominciamo a guardare le acque da scaldare nei reciproci discorsi, tra l’altro, rischiamo di iniziare un conflitto Egitto-Siria che e’ uno dei pochi a mancare, in quest’appassionante e appassionato Medio Oriente.