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Se io mi chiamassi Pasquale, fossi cattolico e cercassi moglie in Medio Oriente, le mie prospettive sarebbero più o meno le seguenti:

A) Puntare alla maggioranza e sposare una musulmana: si può (se compri una casa, le fai il completo d’oro e le dai i soldini da mettere da parte caso mai si finisse col divorziare), a condizione che ci si converta all’islam.

B) Stare qui e sposare una copta: si può, a condizione che ci si faccia ribattezzare da un prete copto.

C) Andare in Israele e sposare un’ebrea: si può, a condizione di fuggire a Cipro e sposarsi lì.

Tutte e tre le opzioni richiedono, comunque, una fibra capace di resistere ad un terrificante frontale contro le famiglie delle ipotetiche spose: alla vostra futura suocera verrà un coccolone, ed è giusto che lo sappiate da subito.

Mi pare che, tutto sommato, sia più pratico portarsela dall’Italia, la moglie. Assieme al caffè e alla pasta De Cecco.

(Chiamandomi Lia anzichè Pasquale, però, io posso sposare un musulmano anche senza convertirmi. Posso sposarlo pure temporaneamente, volendo. Un cristiano no, non mi piglia nemmeno se mi battezzo 30 volte. Sono divorziata, ahimè.)