
Premessa e sintesi: questo paese può decisamente condurti dritta al manicomio, quando ci si mette.
Epperò, negli stessi attimi in cui ti spinge a desiderare un’atomica portatile da sganciargli sopra, ti fa capitare qualcosa che ti disarma completamente e ti obbliga ad amarlo un’altra volta, e più di prima perchè sei più stressata e hai fatto più fatica, e l’amore faticato tende al passionale, si sa.
E’ successo, insomma, che la circolare del rettorato che ci spediva tutti nel nuovo albergo (finito di costruire l’altro ieri) è arrivata mentre io ero in Italia.
Ignara della mia sorte e preoccupata solo di tornare in tempo per essere in aula Domenica mattina (oggi, cioè) alla prima ora, io mi sono imbarcata a forza sullo strapieno Egypt Air di ieri mattina, sono corsa dall’aeroporto fino alla stazione Ramses, ho preso per i capelli il treno per Luxor e, esausta nonchè febbricitante e zeppa di milanesissimi virus del raffreddore, ho baciato la terra della mia cittadina all’una di notte presentandomi festosa e carica di borse e scorte di caffè dal portiere di quella che, giuro, era casa mia.
Il portiere mi vede e mi corre incontro stupefatto e accigliato.
Lo saluto e cerco di imboccare le scale, ma lui mi blocca.
Capisco che mi vuole spedire in albergo, ma non capisco perchè. Per spiegarsi, lui mi mostra una lettera scritta in arabo. Non facciamo progressi e sfioriamo la colluttazione: io voglio andare a dormire, cribbio! Quale albergo? Ma è matto???
Verso le due di notte eravamo ancora lì: lui che ripeteva in arabo il suo discorso di cui io capivo solo “funduq” o qualcosa di simile, ovvero albergo, ed io che gli rispondevo, in un italiano virante sempre più al napoletano, spiegandogli ciò che pensavo di sua madre, sua sorella e i suoi parenti tutti.
No, dico: le ho pensate tutte… ci sarà un cadavere in casa mia e vuole impedire che io lo veda? E’ andato a fuoco il piumone? Mi hanno licenziato per aver chiesto una settimana di ferie? Ho cambiato forse pettinatura e non mi riconosce? Ha paura che diffonda il raffreddore e vuole mandarmi in quarantena?
Va’ che è brutto, non capirsi in circostanze simili…
Alle due, si apre una porta e ne emerge un dignitosissimo professore in giacca, cravatta e faccia di chi si è svegliato un attimo prima e si è vestito per venirmi a salvare: è un ordinario di filosofia a Lettere, mi informa, e parla inglese. Dio lo benedica.
“Il nuovo albergo dell’università. L’hanno inaugurato e tutti gli stranieri devono trasferirsi lì.”
“ADESSOO??? Ma sono le due di notte!!! IO ho il raffreddore!!!! Le mie cose sono a casa!!!!”
Il prof prende le mie difese, litiga con l’inflessibile portiere, ne esce sconfitto. E’ che, cacchio, quando un egiziano si mette a fare il burocrate è la fine… lì c’è scritto che devo andare al loro cacchio di albergo, e lui sarebbe disposto a dare la vita pur di mandarmici. Alle due e mezzo capitoliamo: vengo autorizzata a prendermi un pigiama pulito dal cassetto della mia ex casa e, intanto, l’ordinario di filosofia parte alla ricerca di un taxi.
“Ma no, non mi accompagni, è tardissimo, non è mica colpa sua, non si preoccupi….”
“I’m so sorry!! I’m really, really sorry!!! Benvenuta in Egitto, non pensi male dell’Egitto, I’m too sorry!!!!”
Inconsolabile, il prof.
Paga il taxi con la forza e, alle 3 di notte, minaccia di morte il portiere dell’albergo che osa chiedermi i documenti: “La professoressa è una duktora ed è stanca, i documenti glieli chiedete domani!!! Roarr!!”
Non so cosa avrei fatto, se non ci fosse stato lui.
Alle 3,30 sto per addormentarmi in questa surreale camera d’albergo con gli interruttori della luce in finto oro e l’odore di vernice fresca, quando bussano alla porta: “Chi è???”, ululo estenuata.
“Room service”.
“Room service???? Ma siete matti???? Alle 3,30????”
E’ uno con una coperta.
Ci guardiamo in silenzio, io terrorizzata dal room service notturno in una cattedrale di cui sono l’unica cliente, e lui terrorizzato dall’attacco di pessimo carattere della straniera scarmigliata.
Mi porge la coperta e scappa.
Prendo la coperta e mi ci avvolgo.
Ho fatto cadere l’università, oggi. Troppo incazzata, ero.
La mia casetta, cavoli.
Non c’è niente da fare, la decisione è inappellabile.
Stasera mi hanno comunicato che mi raddoppiano lo stipendio per risarcirmi della perdita. Ok, sono un po’ più tranquilla.
Io non ci voglio stare, nell’albergone con il poliziotto attaccato al sedere che vuole sapere dove vado e quando torno. E’ orribile, ‘sta storia, e questa mania della scorta mi fa venire le reazioni allergiche.
Io stavo così bene prima, mannaggia…
Piuttosto me ne vado al Cairo e faccio la pendolare, ma starmene nell’acquario degli stranieri è superiore alle mie forze.
Ma da chi mi vogliono proteggere, dico io?? Da Yasser che è corso a farmi le feste, appena mi ha visto?? Da Omar che voleva farmi il trasloco e non può credere all’assurdo della situazione?? Da Umm Ali?? Dai miei studenti, dai vecchietti della zona, da chi???
Leggo in giro che l’Italia è piena di idioti che “si sentono in guerra”.
Assisto al delirio collettivo di un mondo determinato a metterla in scena a tutti i costi, ‘sta cacchio di guerra, e mi pare di essere stata messa in castigo perchè non ci voglio giocare. Ma quale guerra, ma che vadano a quel paese…
E intanto mi tocca tornare all’albergone, che magari lo sbarbino in uniforme è lì con l’orologio in mano che mi aspetta.

Vedo che anche da voi ? scoppiata la psicosi…
Qui, da quando ? finito il Ramadan non si lavora pi?, l’Ambasciata italiana ha deciso di sospendere i corsi dell’Istituto fino a gennaio, intanto stiamo cercando una nuova destinazione lontana dall’Ambasciata, che sembra ormai ipnotizzata dalle circolari (quelle s?) terroristiche del Ministero degli Interni. Insomma, la morale ? che io dal 26 non lavoro e quindi non percepisco una lira (siriana), e cos? sar? fino a gennaio. In compenso, mi hanno telefonato dall’ambasciata “vuole un uomo di guardia davanti a casa?” Come, quando lavoro non figuro (anche come stipendio) tra i dipendenti dell’ambasciata, ma per le idiote misure di sicurezza divento addirittura uno da proteggere…. Che se lo tengano il loro sbirro, se non sono un obiettivo lo diventerei immediatamente col tizio fuori armato di mitraglietta (ma su…).
E’ proprio vero, come diceva la buon’anima di De Andre’: “Qui chi non terrorizza, si ammala di terrore”…
c’? chi aspetta la pioggia per non piangere da solo.. Mi chiedevo dove fossi finita, cara. :-))
Cavoli, ne parlavo poco fa con la collega spagnola: chissa’ cosa sta succedendo in Siria, ho un collega che lavora li’ (tu, ovviamente) e mi pare piu’ tranquillo…
Be’, questa e’ telepatia, oltre che smentita al mio ottimismo…
A zonzo in un mondo di pazzi, Cecilia….:)
Salve.
Mi sono imbattuta in questo sito per caso (stavo cercando l’e-mail dell’Ambasciata d’Egitto in Italia, che non ho ancora trovato, fra l’altro)
mi sono incuriosita ed ho un po’ sbirciato anche nell’archivio di Dicembre. Chi siete? E che cosa e’ un BLOG? Non sono una navigatrice internet, uso la mail per comunicare con i miei amici e parenti o per lavoro quindi scusate se certe terminologie tecniche mi sono sconosciute (se di termine tecnico si tratta).
Comunque, Signora Lia -come la canzone- mi ha fatto proprio divertire. Credo non sia facile spiegare a chi non ci vive, perche’ l’Egitto piaccia. Non mi sognerei infatti di spiegarlo a mia sorella con i suoi biondissimi figli (io sono bruna) che d’estate va sempre in vacanza in Austria. Non si lamenti pero’ della pulizia a dell’ordine italiani! E’ mai stata in Germania? Nel paesello dove vivevo, simile a quello del Truman show (ma piu’ grigio)io, che in Italia faccio l’ecologista (In Egitto e’ una lotta contro i mulini a vento)mi era venuta una gran voglia di sporcare. Non ci sono piu’ tornata.
Ne ho conosciuti tanti di tedeschi e svizzeri che scappano per trovare il sole e la semplicita’ egiziani. E per rimanere.
Pazienza se alla fine di una semplice giornata in ufficio lavorando solo premendo con i polpastrelli sui tasti ti ritrovi le unghie irimediabilmente nere.
A proposito della differenza tra i giovani in Italia ed in Egitto: tempo fa, parlando con una mia amica franco-italiana anche lei in Egitto, abbiamo scoperto di avere lo stesso timore: far crescere le nostre figlie in Europa. Abbiamo paura che perdano quella, diciamo, “purezza” che ancora hanno i bambini, qui. Ci sarebbe molto altro da commentare (tipo il decadimento della TV italiana forse seconda solo a quella tedesca negli ultimi 5 anni)ma per fortuna vostra, mi fermo qui. Cordiali saluti.
Silvia.
Ciao. Possiamo darci del tu? :)
Non so bene cosa sia un blog: le teorie in proposito sono diverse. So solo che il mio blog ? il luogo dove do via libera al mio piacere di raccontare e raccontarmi ci? che vedo; da piccola lo facevo sui diari o dove capitava, oggi lo faccio qui. I vantaggi consistono nel meraviglioso sistema di archiviazione dei propri scritti che internet ti consente e, anche, nel fatto che pu? capitare di scambiare poi idee ed opinioni con personi interessanti.
Sono lieta di averti fatto divertire.
Io, al momento, sono a Milano e non mi diverto per niente. Non scrivo nemmeno, infatti.
Dovrei riuscire a raggiungere il Cairo nelle prossime ore, sciopero permettendo, e l? torner? alla normalit?, blog compreso.
Forse bacer? anche il suolo egiziano, pulito o sporco che sia: non vedo l’ora di essere di nuovo l?.
Non ? facile fare capire perch? si ama questo paese, ? vero. Per? capita di amarlo davvero molto e, come nel mio caso, di averne bisogno per sentirsi contente di stare al mondo.
Mi far? piacere se ripasserai da queste parti…:)