
Non sono piu’ homeless.
Abito a Doqqi, quartiere fighetto del Cairo, in una casetta a quattro piani che e’ un piccolo feudo spagnolo: spagnoli nell’appartamento di fianco, spagnoli al piano di sotto, spagnoli ovunque. L’ho trovata grazie alla collega spagnola, infatti, e l’occupero’ dopo la Befana, quando gli spagnoli che attualmente la abitano traslocheranno.
Ole’.
Mi dicono tutti che vivere al Cairo e’ molto meglio e che, del resto, non si sono mai spiegati che cavolo ci facessi stabilmente in Alto Egitto. “Ma no, era bellissimo, mi piaceva tanto…” e mi guardano perplessi.
Vabbe’.
Faro’ la pendolare: staro’ giu’ due giorni alla settimana (nell’albergo tremendo) e il resto qui nella metropoli.
Che e’ metropoli davvero, mica come la piccola Milano; questa e’ la New York dell’Africa e del Medio Oriente, oltre ad essere la Napoli piu’ gigantesca che io abbia mai visto.
Ora che il dispiacere per il trasloco inaspettato mi sta passando, scopro di essere parecchio intrigata ed emozionata per la novita’. Di certo non saranno gli stimoli a mancarmi, d’ora in avanti.
Come in tutte le case cairote, anche nella mia c’e’ il famoso portiere-guardiano-factotum-anima del palazzo, detto bowab, che e’ un’istituzione egiziana tanto quanto il Museo del Cairo.
Mi raccontano che, tra gli altri compiti, i bowab hanno spesso anche quello di santo protettore degli adulteri: mi e’ stato spiegato che i matrimoni egiziani sono piu’ inquieti di quanto non si direbbe, e che spesso si creano intrecci condominiali in cui i bowab hanno un po’ il ruolo dei vigili urbani agli incroci.
Dio gliene renda merito, che ogni allarme del tipo: “Suo marito sta salendo!” vale il suo peso in oro.
Il mio bowab prende 20 LE al mese da ogni famiglia: quasi tre euro.
Ha moglie, tre figli e un fratellino di dieci anni. Quattro bambini, quindi. Li ho conosciuti: appena ti vedono con mezza borsa in mano fanno a gara per togliertela, portarla su e guadagnarsi la mancia.
La coppia (gay: lo specifico perche’ c’e’ sempre chi pensa che i gay vengano lapidati per strada, in Egitto, e invece no) di spagnoli che sta andando via mi ha spiegato dieci volte che, mancia a parte, loro gli hanno sempre comprato dolcetti, pizza, queste cose qui. Alla decima volta che me lo ripetevano ho capito che li dovevo tranquillizzare: “Non preoccupatevi, li lasciate in buone mani, ‘sti bimbetti. Giuro che rispettero’ la tradizione.”
Si vede, che gli dispiace andare via, e certo vado a vivere in una casa che e’ stata molto amata. Porta bene, direi.
Mi tocchera’ cercarmi un altro lavoro, per fare fronte alle spese metropolitane; e dire che mi ero abituata cosi’ bene alla mia parca vita di campagna. Ora sono qui che non faccio altro che vedere cose bellissime che vorrei comprare (lampade, tappeti, cuscini, cose per arredare la casetta) ed ho gia’ speso mentalmente i prossimi otto stipendi in un solo pomeriggio. Ed io che volevo sfuggire al consumismo, gessu’.
Bene. Sono un’egiziana metropolitana.
Mi piacera’.

wow. allora ti telefoniamo durante il nostro soggiorno cairota (tra il 16 e il 19 gennaio.
Giusto
Dai, sai che sono un sacco curiosa di cosa ci racconterai dell’arredo della tua casina nuova. Mica ci sar? l’ikea al Cairo (no dai…) siss?, non vedo l’ora. Scusa ma lo sai che a me i tuoi racconti di vita quotidiana piacciono un sacco. :-D Buon Natale padano e nebbioso intanto.
Ok. Preparo la teiera…:)
Ti invidio Lia,
ogni riga in pi? che leggo dei tuoi commenti mi fa aumentare la nostalgia per la mia vita cairiota… un giorno di questi mi trasferisco(magari il giorno dopo la defintiva conferma della legge Gasparri…)
Saluti from Berlusconiland
Andrea
Guarda: se cedo alla tentazione dell’arredo ? la fine, che questo ? il regno delle lampade e io ci sto diventando matta…
E al Khan al Khalili potrei lasciarci tutti i miei stipendi futuri e queli della mia discendenza, che vedi cose meravigliose che, pensando in Euro, costano pochissimo e ti pare criminale non comprarle: peccato che io stia guadagnando in LE, per?, e far? la mia solita fine da cicala, lo sento…!!
(E gi? mi vedo, quando prima o poi mi toccher? tornare in Italia, che salgo sull’aereo con i lampadari in mano…)