
Quella qui sotto deve essere Alessandria.
Giù c’è un mare talmente trasparente che, dall’aereo, riesci a vedere gli scogli sommersi.
Il Cairo, invece, questa mattina era sotto una cappa di smog e polvere che ti pareva di poterla appartare con le mani o di stare guardando il mondo con degli occhiali dalle lenti sporchissime. Credo che si stia avvicinando l’epoca del Khamsin: pare rossastra, l’aria cairota. Oppure è semplice inquinamento.
L’ho già scritto che, per combattere l’inquinamento, il governo ha deciso di proibire la circolazione alle macchine degli anni ’40 e ’50?
Mi pare stranamente disciplinato, il mio volo Egypt Air, forse perché è mattina presto. In genere, gli egiziani sono i viaggiatori più riottosi alla disciplina dell’universo mondo e ne combinano di tutti i colori.
La normale amministrazione sui voli per e dal Cairo è la seguente: Spegnete i cellulari!, e fanno finta di spegnerlo. Poi passa la hostess, lo scopre acceso e lo fa rispegnere. Il viaggiatore obbedisce e poi, zitto zitto, lo riaccende. Allora io lo guardo severa e gli faccio segno di no col dito puntato. Lui fa l’aria da cane bastonato, passa un dito sul pulsante che dovrebbe spegnerlo e si caccia il telefono, accesissimo, in tasca.
Sospetto che, se fosse davvero tanto pericoloso, gli Egypt Air cadrebbero come fiocchi di neve.
La lotta per le sigarette, invece, mi trova solidale. L’Egypt Air ha proibito del tutto il fumo solo pochissimo tempo fa e i passeggeri non riescono a farsene una ragione. Ogni tanto ne vedi uno acquattato e la nuvoletta azzurrina che si alza da un angoletto,oppure passi e noti chiaramente l’odore del peccato.
Vorrei farlo anch’io, ma non ne ho il coraggio.
Comunque, con tutto il suo disordine, l’aeroporto del Cairo ha la saletta per i fumatori e non è sadico come i nostri aeroporti, dove sembra che tutto congiuri per renderti il più infelice possibile. Ha anche i carrelli che puoi prendere senza necessità di monete, e una decina di postazioni internet gratis a disposizione dei passeggeri.
Sarà anche indisciplinato, l’Egitto, ma è umano e ti fa stare comodo.
Di paranoia antiterrorismo, al Cairo, nemmeno l’ombra: il metal detector suonava che era una bellezza, ad ogni passaggio di signora velata, e il poliziotto faceva l’aria infelice e rassegnata. Non so in quali casi vengano perquisite le donne, qui, ma certo non mentre si stanno imbarcando su un aereo facendo impazzire gli allarmi.
Erano da vedere, tutte tonde e con l’aria birichina che se ne trotterellavano via tranquille inseguite dai biiip?
Tutt’altra storia partendo dall’Italia: due settimane fa, all’entrata dell’aereo, c’erano i servizi di sicurezza dell’Egypt Air che perquisivano sul serio, svuotando bottiglie e flaconi dei bagagli a mano e sollevando maglioni o facendo togliere scarpe.
Si vede che se li aspettano dall’Italia, gli attentati.
Quattro ore più tardi guardi sotto e, al posto del mare o della terra, vedi un’area circolare coperta da qualcosa che sembra schiuma da barba, e invece e’ il cielo di Milano.
Benvenuti a Malpensa, Val Padana.
Dove non puoi fumare e le valigie devi portartele da sola e non hai l’euro per il carrello e sei una donna occidentale e ti tocca far fatica e tu non sei più abituata e, se non fosse che hai voglia di rivedere un po’ di gente, torneresti difilato alla zona delle partenze per riprendere il primo Egypt Air che passa di lì.
