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Esiste una categoria di insegnanti mandati qui dal nostro Ministero degli Esteri.
Sono insegnanti di ruolo, di lettere o lingue, che fanno apposito concorso e poi, seguendo l’italica logica delle graduatorie, dell’anzianità di servizio etc., prima o poi approdano all’ambita destinazione oltre frontiera.
Ambita è dire poco: prendono circa 6000 euro al mese (qualcuno mi corregga se sbaglio o se dimentico qualcosa) e, in più:
– mantengono lo stipendio in patria.
– ricevono rimborsi di ogni tipo, tra cui i viaggi in Italia.
– ogni anno trascorso all’estero gli vale il doppio in termini di pensione.
– varie ed eventuali: io, a un certo punto, mi perdo.

A chi viene in “sedi disagiate” (??) come l’Egitto, l’Italia riconosce pure lo stipendio al coniuge accompagnante.
Non solo: tale coniuge percepisce il suo bravo milione e mezzo al mese anche se rimane in Italia, mica è obbligato ad accompagnare sul serio…

In un paese come l’Egitto, spendere più di mille euro al mese è praticamente impossibile. A meno che non cominci a usare le banconote per accenderti la sigaretta, non ce la puoi fare.
Questo vuol dire che uno stipendio del genere lo risparmi praticamente tutto. Mica male…

Questi italiani Paperoni sono la barzelletta delle altre comunità straniere.
Gli spagnoli, almeno, si sganasciano: loro vengono qui attorno ai 30 anni tramite borsa di studio o concorso del Cervantes: mica un concorso farraginoso come quelli italici, intendiamoci: semplicemente, mandi il tuo curriculum al Cervantes ed ogni voce (titoli, formazione nell’insegnamento della propria lingua come lingua straniera , pubblicazioni etc.) vale un tot di punti. Chi totalizza più punti passa avanti.
Semplice, no?
Altro che “essere di ruolo” e balle varie.
Ricevono un normale stipendio europeo (con cui, qui, stravivi, e che in genere investono in master o dottorato) e, alla fine della trasferta, tornano in patria con una signora esperienza di cui, poi, il loro sistema scolastico o universitario potrà pienamente usufruire.

I nostri, invece, arrivano qui praticamente a fine carriera: ora che passi di ruolo, che totalizzi il tuo pacco di anni di insegnamento, che aspetti che esca il concorso per l’estero etc. ti passa una vita.
Parecchi, finita la trasferta, vanno in pensione.
Il nostro Stato, quindi, dà loro un ricco premio di fine carriera completamente a perdere: al contrario della Spagna, non investe su professori che torneranno in patria, ma regala uno sproposito di milioni a carissime persone che, se solo potranno, se li intascheranno e, in cambio, offriranno tanti cordiali e festosi saluti.

E’ paradossale, ma siamo i professori peggio pagati d’Europa finchè ci dedichiamo agli studenti italiani e diventiamo i meglio pagati non appena andiamo ad insegnare fuori.

Lo dicevo al collega ministeriale, l’altro giorno, e lui ha fatto un’arietta ministeriale (appunto) e ha risposto: “Già, ma gli insegnanti degli altri paesi sono gente ancora giovane, senza esperienza… l’Italia manda all’estero professori altamente qualificati, di ruolo e col concorso…”

Mi sono incazzata.
“No, cribbio: ci siamo solo io e te, qui, non è che ci siano giornalisti da intortare! Non prendiamoci per il culo, per favore. Tu sai benissimo che chi viene qui sarà pure qualificato, ma in un altro lavoro!!! L’Italia non richiede nemmeno 10 minuti di formazione o esperienza nell’insegnamento di Italiano L2!”

Perchè, cribbio, l’insegnamento dell’ italiano come lingua straniera non ha nulla a che fare con l’insegnamento dell’italiano ai nostri liceali. E’ proprio un’altra cosa, che prevede altre tecniche, altre conoscenze, altra esperienza.
E’ un mestiere diverso, e un prof di Lettere che ti arriva da un liceo di Brescia o di Crotone (anchilosato da 20 anni di Pascoli e Verga, magari), non lo sa fare. Non l’ha mai fatto. Può anche mettersi lì e capire come si fa, non dico di no… ma non venitemi a dire che è altamente qualificato, per cortesia….
Lo puoi dire a chi non ne capisce nulla, ma non venirlo a dire a una collega, fammi il piacere.

(Potrei continuare a lungo, su questo tema: la didattica dell’Italiano L2, praticamente inesistente, che andiamo avanti a Katerinov da mille anni; le garbate perplessità di chi vorrebbe imparare la nostra lingua e scopre che non esiste un unico tipo di certificazione ma ben cinque in cui perdersi; gli… no, vabbe’, lasciamo perdere…)

A me, poi, sta terribilmente sulle balle chi si vanta di essere di ruolo, come se fosse una certificazione di qualità: una volta che sei abilitato, passare di ruolo o no è una semplice questione di tempo e dipende dalle cattedre disponibili, mica dalla bravura di chi è lì ad aspettare coi suoi punticini…
Bah.

P.S. autobiografico: tre anni fa, il fatidico ruolo mi venne offerto. Ma non a Milano, ahimè: a Treviso.
Dissi di no: Treviso è una splendida città, ma fare la prof napoletana in mezzo ai leghisti mi parve un’impresa troppo superiore alle mie forze. Mi viene ancora il panico, ad immaginarlo.
Il Cairo non mi fa paura, ma Treviso sì…