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Sembra popolato da assassini, oggi, il Cairo: tu cammini e incroci signori insanguinati con tanto di stivali di gomma che vanno lasciando scie inquietanti, bambini con sangue sparso un po’ ovunque, macchine e taxi con impronte così:

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Passi davanti alle macchine con il cofano aperto e, dentro, ci trovi una testa di mucca recisa con tanto di lingua tra i denti, o un fegato, e cammini per strada scansando zampe di pecora abbandonate senza il resto della pecora.
Per il Cairo Islamico era tutto un susseguirsi di botteghe che, sul marciapiede, avevano messo pentoloni d’acqua a bollire e li usavano per sbucciare le vittime (lo so che uno si aspetta che io dica ‘spellare’, ma loro le stavano letteralmente sbucciando). Vedevi queste zampe pelose emergere dai pentoloni e sembrava un po’ di vedere all’opera dei serial killer cannibali o la saponificatrice di Correggio, cose così.
Solo che i miei killer di oggi parevano simpatici e trovavano divertente essere osservati da noi due stranieri. Scommetto che speravano di impressionarci, ma noi ci siamo mantenuti disinvoltissimi tutto il tempo. Tzk.

Non sono riuscita a vedere sgozzare un bel niente; arrivavo sempre a sacrificio consumato e mi toccava stare attenta a dove mettevo i piedi, che una non vuole scivolare tra sangue, milze e contenuti di stomaci facendo sbellicare l’intera popolazione del Cairo.

Io credevo che sacrificassero solo le pecore, invece c’erano diversi signori che scuoiavano mucche sui marciapiedi: avevano tutti il loro bravo pubblico di bambini e, in realtà, l’operazione è una lezione di anatomia bovina (e non solo) per nulla disprezzabile.
Io, quando ho visto incidere la mucca, mi aspettavo di vedere il sangue. Invece no: c’è prima lo strato di grasso etc. etc. Uno le sa in teoria, queste cose, ma vederle dal vivo e scoprire che è proprio così è tutta un’altra cosa.

Io non so perchè, ma tutto questo non è impressionante.
C’è come un’atmosfera di normalità estrema, una tale strettissima relazione con il cibo che, invece di impressionarti, ti viene voglia di mangiare costolette di agnello, e in fretta.
Eppure sono incapace di uccidere un ragno, io. (A mangiare agnello, invece, sono bravissima.)

“Ma pensa… allora anche noi facciamo questo, in Italia?”
“Sì, ma da noi si fa di nascosto.”

La normalità, dicevo, è assoluta.
Come dimostra il bambino qui sotto, che sbocconcella assorto il suo panino mentre viaggia su un carro di ossa…

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Ora: io lo so, che l’Isterico Neocone non vede l’ora di starnazzare: “Ecco!! Visto?? Sono sanguinari, gli arabi!! Assassini!! Terroristi!!”
In realtà, gli assassini in questione prendono la loro pecora sgozzata e la distribuiscono in tre parti: alla famiglia, agli amici, e ai poveri della comunità.
Dalla Mecca, partiranno tonnellate di carne di montone congelata destinata ai paesi poveri.
Nel nostro piccolo, qui al Cairo, credo che stasera andranno a dormire tutti, ma proprio tutti, con la pancia piena. A me piace molto, questo dovere islamico di condividere con i poveri. Lo vedi in Ramadan, lo vedi oggi, lo vedi nella “tassa” annua che ogni musulmano deve devolvere in beneficienza… mi pare più vero e meno pelosetto del nostro consumistico Natale, e mi chiedo quanta attenzione abbiano i Neoconi verso i poveri nostrani.
L’attenzioni di sganciargli bombe in testa, per lo più.
(E poi sarebbero gli arabi, i sanguinari. Perchè sacrificano le pecore in ricordo di Abramo.)
Già: il nostro Abramo, non so se abbiamo presente…