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Trascinata da amici mondani e giocatori, la qui presente prof faceva, ieri sera, il suo ingresso al Casinò del Ramses stringendo al cuore, con evidente preoccupazione, i suoi soldini, per giunta in valuta forte.
“Mumble, ho 13 dollari in dollari, mi gioco quelli, ma forse sono troppi, sono 100 LE, 100 LE??? No, io non me li gioco, 100 LE”.
Gli inconvenienti del ragionare in soldi egiziani, che si diventa poco glamour e assai tirchi, come ho già spiegato altrove.

Il casinò in Egitto è divertente anche solo da guardare, non c’è bisogno di giocare: ci sono questi giovanissimi croupier egiziani con gli occhioni neri, che una li metterebbe in cornice e li appenderebbe in salotto, tanto sono belli, e passano queste signorine arabe scollatissime ad offrirti superalcoolici, ed è pieno di belle signore provocanti e di arabi del Golfo con un tasbi (il “rosario” musulmano) in una mano, il whisky nell’altra, un occhio alle fiches e un altro alle scollature che passano.
(“Le contraddizioni del mondo arabo”, ha mormorato il mio amico.)
Si divertono, e io mi diverto a guardarli.

Mi sono seduta vicino a uno di una certa età, col suo copricapo tradizionale, una panciona enorme, l’aria da buono, il tasbi e il whisky d’ordinanza e una montagna di fiches davanti.
Mi ha sorriso e me ne ha allungate due.
Praticamente mi ha dato 50 dollari da giocare ed io, un po’ sconcertata, mi sono affrettata a chiedere al mio amico come ci si comporta, quando un emiro sconosciuto ti dà 50 dollari.
“Te li giochi”, mi ha detto lui, ed io ho giocato, obbediente. Accanto all’emiro, con i soldi dell’emiro e, quando da sola perdevo, assieme al’emiro, che giocava bene e mi faceva vincere.
Del Kuwait, era.
Mi ha chiesto se il mio amico (visibilmente abbracciato alla sua fidanzata) era mio marito.
“E’ mio fratello”, gli ho risposto, e si è un po’ dispiaciuto, che in Kuwait non è gentile tacchinare le signore munite di fratelli.
Era un emiro sportivo, comunque, e un gentiluomo.
La mia amica afferma di averlo visto sbirciare nella mia scollatura, ma io non me ne sono nemmeno accorta.
Bravo, davvero.

Alla fine, insomma, saggiamente guidata e consigliata dal mio munifico pigmalione, avevo vinto 150 dollari e volevo dividerli con lui, ma proprio non ha voluto.
Ha alzato il sopracciglio, si è addolorato profondamente ed è stato chiaro che non sarei mai riuscita a darglieli.

La qui presente prof, quindi, è tornata a casa con i dollari dell’emiro e oggi pensa che, tutto sommato, andare al casinò le piace moltissimo.