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Siccome Dio c’è, lo scarafaggio non è apparso durante la settimana in cui ho avuto ospiti in casa.
Ha gentilmente atteso il giorno della loro partenza ed è venuto a presentarsi ai piedi del mio letto un paio di ore fa, mentre io fermavo il film che stavo vedendo, appunto, a letto per andare in cucina a rifornirmi di biscotti e miele.

“Ah!”, ho detto io, e lui si è girato e, camminando come un po’ chino e dinoccolato, ha cercato di guadagnare l’uscita.
Io l’ho scavalcato (sì, a piedi nudi: ero a letto un attimo prima!) e sono corsa a prendere il Raid.
Sono tornata e non c’era più.
Armata di Raid l’ho chiamato.
Zio Peppino, l’ho chiamato, certo per il bisogno di associarlo a qualcosa di familiare.
Si era rifugiato in camera degli ospiti.
L’ho ucciso col Raid. Con moltissimo Raid, che sono passate due ore e qui ancora non si respira.
Il suo cadavere giace dietro la porta chiusa della camera in cui l’ho assassinato.
Aspetterò la luce per farne sparire il corpo.
A quest’ora, sono impressionabile.

Deve essere entrato dalla finestra; non ho altre spiegazioni e, soprattutto, non voglio averne: il mio amore per l’Egitto non basta a convincermi a condividere l’appartamento con gli scarrafoni .
La questione si pone nel più classico dei termini: “O tu o io”.
Non c’è spazio per negoziati.

Io non ho paura degli scarrafoni.
Non potrei averne anche perchè, se i colleghi, gli amici e i vicini mi scoprono, sono finita: non c’è nulla di più piacevole, per la comunità degli expats, che terrorizzare i nuovi arrivati con storie truculante di bestie in casa.
“Oh, hai la cucina in legno!”, mi fa il simpatico arabista del terzo piano, l’altro giorno. “Bella. Però le cucine in legno sono un ottimo nido per scarafaggi”, ha sogghignato.
Ho sorriso controllando la deglutizione e non gli ho dato nessuna soddisfazione. “Stronzo!”, gli ha detto la fidanzata, e lui ha sogghignato di nuovo.
Forse me l’ha mandato in casa proprio l’arabista, zio Peppino, con la speranza di movimentarsi la serata con i miei strilli. E io no, invece. Un’esecuzione fredda e pulita, è stata. Ho detto solo: “Ah!”, non una parola di più.

Poi, l’altra notte, riflettevo sul fatto che le cucine sono tutte in legno.
Solo che alcune sono verniciate di bianco ed altre no.
Giusto?
Io gli tiro uno schiaffo, all’arabista, appena torno a incrociarlo per le scale.

In Alto Egitto, come nel Sinai, gli scarrafoni mi impressionavano di meno: lì sono volanti, quindi ne conosci la provenienza.
Dopo una certa ora, sai che devi chiudere le finestre. Qualcuno riesce comunque ad introfularsi, ma è in qualche modo previsto, sei psicologicamente preparata.
Qui al Cairo, invece, non mi risulta che volino, e comunque io sono al quarto piano.
E’ molto seccante, questa cosa.
Bisognerà studiare la situazione con calma e metodo.

Naturalmente, io non sono affatto al computer alle 3 di notte perchè impressionata da un semplice scarafaggino, per giunta parente.
E’ che mi era venuta voglia di scribacchiare due scemate, tutto qui.