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Volendo fare un bilancio delle mie impressioni sul caso Traina e dell’inopinato raptus di mondanità che questo mi ha provocato, spingendomi ad andare a polemizzare su altri blog e a leggere praticamente tutto ciò che si è scritto sull’argomento, non posso fare a meno di interrogarmi sulla figura del Pisquano, a cui era dedicato Tua sorella, e sull’esatta portata di tale figura.

Da quello che ho visto in giro, solo Floria ed io ci siamo costituite come Pisquane potenziali e/o quanto meno saltuarie.
“Lo stile e’ importante, lo so bene, e capita a dilettanti della scrittura quali noi blogger, per lo piu’, siamo, di peccare assai in questo senso”, ha detto lei.
“Mi è capitato di rileggermi e andare a letto immaginandomi arruolata tra i Pisquani la mattina dopo” ho detto, più o meno, io.
Mi pare di poter dire che, entrambe, consideriamo la Pisquanaggine come una possibile deriva dell’esprimersi su un blog da cui nessuno è immune e di cui è bene essere consapevoli.
E, a dire il vero, mi pare anche di stare dicendo una cosa ovvia e scontata.
Eppure, da quello che leggo in giro, anche su blog per altri versi benintenzionati fino al candore, tanto ovvia e scontata, la faccenda, non deve essere.

Mi domando se il fatto di fare lo stesso mestiere abbia un ruolo, nello spirito “laico” con cui io e Floria ci siamo poste di fronte alla Pisquanaggine.
Ebbe’, certo.

Io ce l’ho tra i miei link, Tua sorella, e non certo perchè mi piaccia assistere alle arrabbiature di gente che non conosco, che spesso non leggo e verso cui, comunque, non provo alcun sentimento ostile.
Ce l’ho perchè la consideravo una specie di rivista critica dell’italica blogpalla, con il vantaggio di essere ironica e divertente e di avere una “linea editoriale” che corrispondeva ai miei interessi.
C’è chi ama gli aggregatori e chi le riviste critiche.
Che problema c’è?

I vizi della blogpalla sottolineati da Traina non erano né più né meno che i vizi dell’Italia dotata di microfono, che sia un giornale, un programma TV, una patente da scrittore o da intellettuale o un semplice blog: il provincialismo, un certo conformismo di fronte a chi è “affermato”, un ripiegarsi di maniera sul proprio ombelico (non ho nulla contro gli ombelichi, purchè uno se lo osservi per passione e non per retorica), una diffusa propensione a spacciarsi per specialisti di cose che si ignorano. Cose così.
Se esistesse la rivista Tua sorella dedicata ai giornali, agli scrittori o agli intellettuali, io la comprerei di corsa e la considererei un servizio pubblico.
Certo, sospirerei nel vederci incappare, chessò, il Manifesto (giornale che mi piace) come ho sospirato nel vederci incappare Brodo, che mi piace moltissimo, o qualche altro.
Alzerei un sopracciglio nello scoprire le scivolate di giornali per altri versi interessanti, come l’ho alzato nel vedere riportata una clamorosa sciocchezza di Petunia’s sugli iracheni.
Mi divertirei nel vedere sottolineate le sciocchezze di Fede, come mi sono divertita di fronte ai corrispettivi di Fede sui blog.
E potrei anche non essere d’accordo, come non sono stata d’accordo sulla crocefissione di un post sulla caducità delle verdure in frigorifero di non so quale blogger che, personalmente, avevo trovato delizioso.
Ma sai quanti film o libri bistrattati dalla critica, uno apprezza di cuore?
E, magari, li scopre proprio grazie al critico, come io lessi e apprezzai il post sulle verdure grazie a Tua sorella.

Alla fine, insomma, avrei una rassegna stampa alternativa e godibile sotto gli occhi, come ho avuto una rassegna blog.
Avercene.

Mi pare evidente che Traina non si è mai messo a sparare sulla Croce Rossa, a ferire sprovveduti o ragazzetti o a insultare in modo greve.
Ha fatto il critico, spigolando tra blog rappresentativi per anzianità, seguito, presenzialismo o, persino, per genere.
Io non l’ho mai ringraziato per avermi spalancato davanti il mondo di certi blog poetici, e lo faccio adesso: il mio compagno ci ha passato pomeriggi interi, a leggerseli, e ancora gli brillano gli occhi al pensiero.
Chi l’avrebbe mai detto, che c’erano.
Gli ha detto: “Lascia perdere, la poesia non è cosa tua”?
Sì, certo. E ha fatto bene, santo cielo.
Ma perchè il dilettantismo e l’incompetenza esibiti devono essere sacri, mentre la competenza e le capacità critiche dovrebbero essere celate e autocensurate come se fossero una vergogna?
Qui c’è un mondo di gente che si esprime pubblicamente coltivando desideri di professionismo. Uno me lo segnala e lo valuta? Secondo me, mi offre un servizio.
Cos’è questa dittatura della mediocrità intoccabile, da proteggere e tutelare contro, come no, l’ “arroganza”, la “spocchia”, il “salire in cattedra” di chi, magari, ha pure l’aggravante di non salirci da dilettante?

Qui sono state offerte, aggratis, competenza, capacità critiche ed ironia.
E chi ha detto che i critici debbano essere buoni?
I critici di professione possono essere delle carogne inaudite, vorrei ricordare. Specie laddove c’è un clima intellettuale libero da troppe pressioni.
Non per questo si sussurra a mezza bocca il “Se l’è cercata”, se un pazzo gli spara per strada.

Cattivissimo era, Traina. Grande stroncatore, volendo.
Purtroppo, lo è stato gratis.
Avrebbe dovuto farsi pagare, gessù…
La differenza tra un troll, un commentatore qualsiasi e Tua sorella andava marcata in qualche modo.
No, non era ovvia: quello di sopravvalutare i Pisquani, tutti, è un vizio tipico dei prof.