Dopo il tizio (o la tizia) che si è messo/a a sfrugnare nell’ambiente professionale di Traina alla ricerca di nomi di cui abusare, adesso è il turno di quello che invia le email ai capi di Dotcoma per “avvisarli” del fatto che ha un blog.

Io, la tentazione di mettere il mio nome e cognome sul blog l’ho avuta diverse volte: trovo un po’ stupido, per esempio, essere forse l’unica tra gli autori di articoli apparsi su Kelebek a firmarsi col solo nick.

Poi però ci penso meglio e me la faccio passare, la tentazione: da una parte, io racconto il mio Egitto a partire dalle cose che vedo e dalla gente che mi circonda. Non è il caso di dichiarare indirettamente anche l’identità di studenti, colleghi, vicini e conoscenti.

E poi, essendo già incappata in personcine di questo genere in passato, non vedo perchè si debba fare un favore ai paranoici e agli squallidoni facilitandogli il compito.

Tira una brutta aria, comunque, e credo che il numero di quelli che firmano il proprio blog con nome e cognome per semplice chiarezza, e non per lavoro, sia destinato a calare parecchio.
Come quando, in certe città, sulla targhetta del citofono ci metti un numero e basta, ché non hai voglia di fare sapere a vicini e passanti che ti chiami Maria Rossi.

(La faccenda l’ho appresa leggendo Gaspar Torriero.)