
“[…] cosa errata, la superficiale conoscenza che gli europei spesso hanno dell’arabo […] E tutto quanto si può pensare di male è una bugia.
E qui si tratta dei sentimenti che per conoscerli occorre tempo e famigliarità con questa gente. Saper la lingua e gli usi. Affratellarsi senza albagia. Vivere, insomma.
Non passare attraverso i paesi da forestiero sempre in gita.
Dico anche a chi passi europeo, pur nato e cresciuto su questo suolo. Perchè è proprio così che i più rimangono: stranieri alla comunità indigena. Sempre con le opinioni ormai bell’e fatte circa il sentimento loro nutrito verso noi nemici da schiacciare il giorno che sventoli la bandiera verde del Profeta.
Nulla è più falso che credere alberghi simile speranza in questo umile fellah che, da secoli, non alza il collo dalla terra che per la preghiera.
E subito si rifà sull’aratro a sudare perchè l’ortodosso, l’ebreo, il protestante dei paesi freddi, e perchè non anche il cattolico?, e quando non è altrimenti, i fortunati pascià scialino nel così detto bel mondo orientale.”
Enrico Pea, Rosalia, 1945.
(Verso le 11 dovrebbero esserci i risultati delle elezioni, dicono.)
