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¡Hay motivo! vuol dire: “Ci sono motivi” ed e’ il titolo di un “lungometraggio collettivo” consistente in 32 cortometraggi di tre minuti ciascuno, realizzato da altrettanti registi spagnoli (c’e’ tutto il cinema spagnolo, praticamente) e messo a disposizione, assolutamente gratis, su internet.
E’ ospitato dalla pagina di El Pais, di El Mundo e, ovviamente, ci si puo’ accedere dal sito che spiega il progetto.
IU lo aveva chiesto per la propria campagna elettorale ma, saggiamente, gli autori hanno optato per svincolarlo dai singoli partiti e renderlo, semplicemente, accessibile al maggior numero possibile di cittadini.

Io lo consiglio caldamente: i cortometraggi sono visibili separatemente, durano poco e, suvvia, “lo spagnolo si capisce”, come e’ noto. :)

Ci troverete i motivi per cui gli spagnoli hanno dato il botto e hanno spedito a casa il governo.
Sono tanti, e tutti ottimi.
Causano una curiosa sensazione di familiarita’ nello spettatore italiano: sono cose che conosciamo bene anche noi, solo che da noi e’ peggio.

Probabilmente non sarebbero bastati, tuttavia, a fare uscire la frammentata Spagna dal torpore: spargere veleno nella societa’ paga, come sappiamo.
Il malessere presente nella societa’ spagnola si sfogava in mille forme e in milioni di solitudini e avrebbe potuto non trasformarsi in una spinta collettiva, comune, verso il cambiamento.
Ne sappiamo qualcosa, ripeto.

Invece e’ successo che gli spagnoli si sono incazzati.
Ma come bisce, proprio.
Con quello che si chiama “l’ira dei miti”, che sopportano uno stillicidio di robaccia (arroganza, prepotenza, disprezzo verso i cittadini, bugie, ostentazione volgare del potere etc.) senza apparentemente reagire e poi, quando esplodono, esplodono in una volta sola e mettendo tutto insieme.

Non capisce niente di Spagna, chi parla di “resa al terrorismo” e altri deliri.
Se c’e’ un paese in Europa che i controcoglioni li ha sempre messi sul piatto (e mica a chiacchiere, specialita’ -temo- nostrana) e’ quello.
Il fatto e’ che sono suscettibili, gli spagnoli.
Io lo dicevo da giorni, che la commedia di ETA era indecente. Come si fa, con tutta la buona volonta’, a votare chi ti prende spudoratamente in giro proprio quando il tuo paese e’ cosi’ profondamente colpito?
Quale fiducia gli dai?

Da li’ a cominciare a stilare fatture generali il passo e’ breve: quanto e’ stato insultato e offeso l’elettorato catalano per la vicenda di EU, assurda fin che si vuole ma ascrivibile piu’ alla categoria “errore da idioti” che a quella “dolo”?
E ai catalani sono girate le scatole e gli hanno dato una sonora lezione, al bieco insultatore di Madrid.
Basta averli conosciuti un quarto d’ora, i catalani, per capirlo.

E la guerra all’Iraq: non la volevano, gli spagnoli.
Non e’ che scherzassero, o dicessero tanto per dire, o manifestassero distrattamente.
Non la volevano. Proprio no.
Lo hanno detto e ripetuto, ed erano seri e convinti.
Seri e convinti, non so se mi spiego.
Aznar ce li ha cacciati dentro a forza e poi, davanti alle bombe, e’ corso a nascondersi sotto la sottana di ETA.
Ma di cosa ci si sorprende, cosa si va cianciando di “resa”, nei penosissimi circoli dei perdenti odierni?
Uno mette a forza il proprio popolo in una guerra in cui c’entra meno di nulla.
Lo fa mentendo ripetutamente sui motivi (le armi di distruzione di massa, fatemi ridere).
Quando il paese in questione se le ritrova in casa, le bombe, si mette a mentire e a depistare come un arrogante Pinocchio usando TVE come se fosse il suo cortile di casa.
E il popolo in questione non lo dovrebbe rispedire a casa a pedate?

Forse nel regno del bizantinismo, delle piroette logiche e delle contorsioni mentali (sono italiana e mi fischiano le orecchie), un comportamento del genere riesce persino ad essere premiato dalle urne.
Ma gli spagnoli, gia’ lo avvisava Ortega y Gasset, sono gente realista priva di eccessi immaginativi e dotata di una grande dimestichezza con il concetto di “le cose come stanno”.
Loro la chiamano malgoverno e disprezzo dell’elettore, una cosa cosi’, e cambiano governo.
Che poi, pensa te, sono talmente poco raffinati da prenderlo alla lettera, il concetto di democrazia. Non lo diluiscono nella ragnatela di sfumature in cui lo abbiamo cacciato noi.
Si presentano in massa alle urne armati di ‘voto utile’ e ti fanno fuori.
Ma tu pensa.
Non e’ il caso di lasciare l’Iraq, non e’ il momento, bisognerebbe prima rimettere tutto a posto etc. etc. etc.? Be’, guarda: sono gli inconvenienti del cacciare a forza le democrazie in guerre non volute.
Se proprio ci tieni, fa’ come si e’ sempre fatto e organizza un bel colpo di Stato, prima.
Altrimenti, corri il rischio che il popolo te lo faccia cadere, il governo, e tocca invocare l’ONU e richiamare indietro le truppe. Gia’.
Spiacevole e paradossale.
Bene.
Che prendano nota, i governi democratici: la politica del fatto compiuto puo’ non pagare.
Ci pensino meglio, in futuro.

Eravamo rimasti a che non si voleva la guerra, dunque.
Zapatero ha detto e ripetuto, in campagna elettorale, che in caso di vittoria avrebbe ritirato le truppe dall’Iraq.
Ci mancherebbe solo che non lo facesse: mi pare ampiamente dimostrato, che la gente e’ stufa di farsi prendere per il naso.

Trovo pietoso lo spettacolo dei pasdaran della democrazia che, bocciati dalle urne, si mettono ad offendere in modo indecente un intero paese perche’ non ha votato come a loro sarebbe piaciuto.

Circolano analisi del voto che una non sa se arrossire per l’altrui stupidita’ o rotolarsi dal ridere.
Una per tutte:

But there’s another obvious reason for the targeting of Spain.
It was once in part a Muslim-controlled country.
The agenda of bin Laden and other Islamo-fascists is to reconquer those regions in Europe and the former Soviet Empire for a new Islamic Reich. The existence of Israel is obviously the most horrifying because it is in the heart of the Muslim world.
But Spain, too, was once a region in an Islamic world, as this piece in the Daily Telegraph explains.
(No, aspetta che questa la traduco in italiano. Questo qui dice: “Un tempo faceva parte del mondo islamico, come spiega il Daily Telegraph.” (Uh. Meno male che c’e’ il Daily Telegraph, gessu’… :-))) )
In October 2002, according to Debka.com, al Qaeda began issuing a stream of fatwas designating its main operating theatres in Europe. Spain was on the list, but not the first.

1. Turkey was first. Islamic fundamentalists were constrained to recover the honor and glory of the Ottoman caliphates which were trampled by Christian forces in 1917 in the last days of World War I.
2. Spain followed.
There, al Qaeda set Muslims the goal of recovering their lost kingdom in Andalusia.
(Qui pero’ non ce l’ha messa, la data. Il furbetto. Che magari faceva uno strano effetto, scrivere ‘1492’ dopo ‘1917’.)

Vabbe’.
Quando si arriva a questo punto, uno chiama la neurodeliri, fa un post sull’inopportunita’ del mettersi alla tastiera ubriachi e poi, espletati questi doveri, torna a congratularsi con gli spagnoli per la lucidita’, il coraggio (mai visto, un popolo che non si chiude nella risposta conservatrice, di fronte a un’emergenza) e la sanita’ mentale dimostrata.
Merce, quest’ultima, che in epoca di scarsezza diventa di valore inestimabile.