5.jpg

Dice Aljazeera che è più che probabile.
Che pare che sia una balla fabbricata apposta per i giornali.
La storia dei piccoli kamikaze fermati ai posti di blocco israeliani, del resto, è di quelle che le leggi e sospiri e, chissà perchè, ti torna in mente Jessica Lynch.
Dubito che ci sia qualcuno, qui da noi, disposto a crederci.

I leader palestinesi, le Brigate Martiri di Al-Aqsa e così via smentiscono.
Il ragazzino, dal canto suo, ha delle capacità mentali ridottissime e pare che non sia in grado di distinguere tra fantasia e realtà.
Sarà difficile che possa spiegare come è andata.
L’altro bambino (quello della volta precedente) ha invece smentito. Dice che gli israeliani lo avevano costretto a mentire con le minacce.
O forse, pensa una, con qualche soldino, che così è più sicuro che non farà troppo casino. E’ un bambino, appunto.

Dice Aljazeera, dando voce ai palestinesi, che non ha molto senso promettere a un bambino 100 shekel perchè si faccia esplodere. Va bene tutto, ma non è che i palestinesi siano cretini. Quando se li dovrebbero spendere, dopo morti?
Aljazeera ha chiesto all’esercito israeliano come mai ci fosse la TV pronta a quel posto di blocco due ore prima che succedesse il fatto. Per il momento, non ha ancora ricevuto una risposta.

La sensazione è che Israele continui nella sua campagna tesa a presentare i bambini palestinesi come tanti piccoli assassini.
Avendone già uccisi 236 sotto i 14 anni, non è una campagna pensata a sproposito.
In questi giorni, poi, credo che ci fosse bisogno di guadagnare un po’ di punti presso l’opinione pubblica. E, da quel che si legge in giro, funziona.
D’altronde, che gli israeliani sappiano usare i media infinitamente meglio dei palestinesi non è certo una novità.

Immagino che stabilire come siano andate veramente le cose sia impossibile, almeno per adesso.
Personalmente, ho smesso di credere a questa storia quando ho letto che gli israeliani avevano rispedito a casa i due piccoli bombaroli.
A casa???
Ma dai!

Io non ce la vedo, Israele, che sequestra l’esplosivo e rimanda a casa chi lo indossava, che abbia 12 anni o 92.
Non funziona così, che io sappia.
Credo che persino la polizia italiana si comporterebbe diversamente, figuriamoci quel monumento alla paranoia che è l’esercito israeliano.

Io so che i prof stranieri che lavoravano (ora non riescono ad entrarci) nei Territori hanno la proibizione di volare con gli aerei di El Al, fosse mai che qualche alunno ti convinca a dirottarli.
So di colleghe spagnole tenute nude, per ore, negli uffici della polizia di frontiera tra Israele e la Giordania.
So di gente che, nello stesso posto di frontiera, ci ha passato il weekend senza cibo e senza potersi muovere, in attesa che arrivasse il Lunedì e potessero essere liberati dalla propria ambasciata.
E mi vogliono convincere che hanno rimandato a casa i bombaroli perchè erano giovani?
Io non ho la sfera di cristallo e posso tranquillamente sbagliarmi.
Al momento, però, non ci credo.

E poi, vi sembrerà strano, ma nei paesi arabi i bambini sono molto importanti e molto amati.
Poi, certo, il mondo è pieno di gente cattiva e la Palestina non è un luogo dove ci si senta invogliati ad essere buoni.
Eppure, che ci devo fare: ‘sta storia non mi torna proprio.