
Dice Aljazeera che è più che probabile.
Che pare che sia una balla fabbricata apposta per i giornali.
La storia dei piccoli kamikaze fermati ai posti di blocco israeliani, del resto, è di quelle che le leggi e sospiri e, chissà perchè, ti torna in mente Jessica Lynch.
Dubito che ci sia qualcuno, qui da noi, disposto a crederci.
I leader palestinesi, le Brigate Martiri di Al-Aqsa e così via smentiscono.
Il ragazzino, dal canto suo, ha delle capacità mentali ridottissime e pare che non sia in grado di distinguere tra fantasia e realtà.
Sarà difficile che possa spiegare come è andata.
L’altro bambino (quello della volta precedente) ha invece smentito. Dice che gli israeliani lo avevano costretto a mentire con le minacce.
O forse, pensa una, con qualche soldino, che così è più sicuro che non farà troppo casino. E’ un bambino, appunto.
Dice Aljazeera, dando voce ai palestinesi, che non ha molto senso promettere a un bambino 100 shekel perchè si faccia esplodere. Va bene tutto, ma non è che i palestinesi siano cretini. Quando se li dovrebbero spendere, dopo morti?
Aljazeera ha chiesto all’esercito israeliano come mai ci fosse la TV pronta a quel posto di blocco due ore prima che succedesse il fatto. Per il momento, non ha ancora ricevuto una risposta.
La sensazione è che Israele continui nella sua campagna tesa a presentare i bambini palestinesi come tanti piccoli assassini.
Avendone già uccisi 236 sotto i 14 anni, non è una campagna pensata a sproposito.
In questi giorni, poi, credo che ci fosse bisogno di guadagnare un po’ di punti presso l’opinione pubblica. E, da quel che si legge in giro, funziona.
D’altronde, che gli israeliani sappiano usare i media infinitamente meglio dei palestinesi non è certo una novità.
Immagino che stabilire come siano andate veramente le cose sia impossibile, almeno per adesso.
Personalmente, ho smesso di credere a questa storia quando ho letto che gli israeliani avevano rispedito a casa i due piccoli bombaroli.
A casa???
Ma dai!
Io non ce la vedo, Israele, che sequestra l’esplosivo e rimanda a casa chi lo indossava, che abbia 12 anni o 92.
Non funziona così, che io sappia.
Credo che persino la polizia italiana si comporterebbe diversamente, figuriamoci quel monumento alla paranoia che è l’esercito israeliano.
Io so che i prof stranieri che lavoravano (ora non riescono ad entrarci) nei Territori hanno la proibizione di volare con gli aerei di El Al, fosse mai che qualche alunno ti convinca a dirottarli.
So di colleghe spagnole tenute nude, per ore, negli uffici della polizia di frontiera tra Israele e la Giordania.
So di gente che, nello stesso posto di frontiera, ci ha passato il weekend senza cibo e senza potersi muovere, in attesa che arrivasse il Lunedì e potessero essere liberati dalla propria ambasciata.
E mi vogliono convincere che hanno rimandato a casa i bombaroli perchè erano giovani?
Io non ho la sfera di cristallo e posso tranquillamente sbagliarmi.
Al momento, però, non ci credo.
E poi, vi sembrerà strano, ma nei paesi arabi i bambini sono molto importanti e molto amati.
Poi, certo, il mondo è pieno di gente cattiva e la Palestina non è un luogo dove ci si senta invogliati ad essere buoni.
Eppure, che ci devo fare: ‘sta storia non mi torna proprio.

Cara Lia,
vorrei potermi sentir libera di dire le cose che tu scrivi (e che ho pensato per conto mio) ma l’escalation quotidiana dell’orrore rende tutto difficile. Vorrei (e mentre lo scrivo mi sento assurda) che i palestinesi dichiarassero la loro dissociazione da Hamas, riducendolo a un piccolo gruppo isolato, e vorrei che, quando mettono in atto un’azione terroristica, sapessimo in molti chiedere apertamente a chi giova (e trovare una ragionevole, credibile risposta). Nello stesso tempo vorrei che gli israeliani e le israeliane si rifiutassero al servizio militare nei Territori o meglio al servizio militare tout court: penso che sia una delle pi? devastanti pestilenze di quella societ?.
E mentre sono convinta che la pace in Palestina non verr? mai dalla diplomazia, mi rendo conto delle terribili difficolt? in cui si mette chi tenta un’azione “dal basso”.
Se per? qualche giornalista serio e internazionalmente rappresentativo/a indagasse davvero nella vicenda dei ragazzini -e desse una risposta certa- sarebbe un gran passo avanti.
Quale che fosse la risposta questo clima di legittimi sospetti peggiora la situazione. I “grandi” media europei potrebbero assumersi almeno la responsabilit? del far chiarezza.
Da tempo circolano su Internet le immagini di un sito israeliano che “illustra” lo sfruttamento mediatico dei bambini palestinesi. Come tu dici nei paesi arabi i bambini sono importanti e amati, ma non ? una risposta sufficiente alle immagini che ci sono state offerte e che per molti sono verit? accolte senza dubbi.
augusta
Il problema non sono MAI i bambini. Sono gli adulti. Le loro maledette questioni di razza, orgoglio ed egoismo. Le loro maledette vendette millenarie. E non vanno difesi, questi adulti. Mai. Sono nel torto. Per questo mi sono arrabbiato sulle note delle canzoni “innocenti” che tu e Macchia avete intrecciato maldestramente agli eventi terribili di queste settimane. Ma ti stimo, stanne certa.
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Piccolo kamikaze, un’opinione diversa
Dice Aljazeera, dando voce ai palestinesi, che non ha molto senso promettere a un bambino 100 shekel perch? si faccia esplodere. Va bene tutto, ma non ? che i palestinesi siano cretini. Quando se li dovrebbero spendere, dopo morti? Aljazeera…
Filo-semita e “mezzosangue”, non posso che essere agghiacciato per le politiche di Sharon. Per favore per?, voi che leggete questi bei racconti di Lia, ricordatevi di non dire mai “gli ebrei sparano e uccidono”. Sparano e uccidono alcuni israeliani. Altri israeliani dissentono e chiedono pace, con forza.
Angelocesare: ma sei sicuro di avere letto ci? che io ho scritto nel post a cui ti riferisci, data compresa?
Capito qui seguendo un filo che poi mi sono perso, chiss? che giro ho fatto, comunque capito qui e comincio a leggere poi continuo tornando indietro e resto agganciato a quello che scrivi e quello che scrivi mi piace molto. Ti aggiungo ai miei link. Ciao
e’ una riflessione molto attenta e molto probabile (non faccio fatica a crederti). purtroppo pero’ anche il terrorismo sta’ subendo una escalation spaventosa, e non solo per il numero di attentati, ma anche permodalita’. se infatti credo tu abbia ragione sui bambini camikaze temo che il fatto che anche delle donne (considerate privilegiate in quanto prtatrici di vita nelle culture orientali) inizino a farsi saltare in aria sia preoccupante, inoltre anche le associazioni universitarie, una volta contrarie, sono ora schierate con la strategia del terrorismo. E’ cosi’ desolante che Sharon e la comunita’ internazionale non si rendano conto della inefficenza della strategia degli omicidi mirati!
Offri una chiave di lettura a cui non avevo pensato. La manipolazione della verit? non ? cosa nuova. Credo che Israele possa fare una cosa del genere .Dopo aver ucciso lo sceicco Yassin c?era il bisogno di dare al mondo delle immagini forti che giustificassero le azioni di guerra contro un popolo che non teme di usare i bambini pur di colpire? ..ma?. esiste un ma ? .il ma dato dalle immagini dei reporter di tutto il mondo, quelle immagini che mostrano i ragazzini tirare i sassi contro l?esercito. Maree di bambini e ragazzini che combattono con i sassi lungo le strade palestinesi, bambini che dovrebbero stare al riparo dentro le mura di casa giocano alla guerra contro il nemico di sempre. In un ambiente come questo ? forse molto pi? facile di quanto si creda trovare dei martiri pronti ad immolarsi nel nome di Dio. Nel mio blog, ti prego di venire a vedere, ho inserito un link che mostra una sequenza di fotografie di bambini e ragazzini vestiti da guerrieri di Dio con tanto di armi e scritte sulla testa. Forse non saranno futuri martiri ma certo rappresentano un messaggio forte??Israele sa tutto questo e probabilmente lo sfrutta per ottenere i suo scopi, ma il problema rimane?.
Anche se tu avessi ragione, e temo che tu l’abbia, non credo che qualcuno di “autorevole” (minuscolo e virgolettato non casuali), lo riconoscerebbe, ma pi? semplicemente, ne parlerebbe mai nei media mainstream di questa parte di mondo.
Complimenti per tutto.
Letto ho letto. E riletto. No, non sono sicuro di avere interpretato bene. E’ troppo il fastidio per questa situazione. E poi io ne sono lontano.
se non si fosse capito.
E’ una chiave di letteura quella che tu proponi Lia. Che a me personalmente convince. Eppure ti devo dire che ho lavorato per qualche anno con un ingegnere israeliano fuggito praticamente dal suo paese per l’inivivibilit? del clima che vi regna (e lui l? aveva mansioni militari). Questa persona mi ha raccontato come vengano educati i nabombini palestinesi all’odio verso gli ebre fin dalla nascita. E se anche solo una parte di quello che mi ha detto fosse vero non ? certo con l’odio che si ottengono risultati positivi. Eppure quel ragazzetto dallo sguardo spaventato e perso nel vuoto non mi convince per niente…
Pfaall
L’insostenibile incertezza delle notizie
Leggo da Lia che gli arabi non credono alla storia del quattordicenne pronto a farsi saltare. Sono convinti che si tratti di una montatura mediatica israeliana. In effetti, a parte ogni altra considerazione un dubbio tecnico c’è: che ci fa…
Penso che tu abbia ragione.
Penso anche che la situazione sia ormai (non trovo le parole)putrefatta.
Non mi viene altra parola.
Baci,
Gianna
Che si fa, si parla di Israele?
E’ da ieri sera che, leggendo qui, mi viene da rispondere a ogni messaggio che leggo. Poi penso che non ? necessario e, come ho detto altre volte, io in fondo detesto parlare di Israele. Anche se, certo, quando parli di arabi, l’ombra di Israele incombe sempre e, pi? di tanto, non ? possibile scansarla.
Quando sono stata in Palestina e in Israele, cercare costantemente un equilibrio tra le rispettive ragioni mi pareva l’unico possibile appiglio contro l’impazzimento.
In Italia, la pressione mediatica e sociale ? tale da costituire un serio limite alla libert? di parola e, persino, di sentimenti e di emozioni.
Qui dove sono adesso, sono libera da pressioni e vedo il re – Israele – completamente nudo.
I bambini palestinesi vengono “educati” all’odio contro Israele, Pietro?
No. I bambini palestinesi vedono i propri padri picchiati, le proprie madri umiliate, le proprie case distrutte.
Non stanno bene, no, ma l’educazione ricevuta non c’entra. La realt? gli basta e gli avanza, per stare male.
Esistono studi di psicologi infantili di Amnesty, in proposito: l’alternativa ? tra l’aggressivit? e l’impazzimento, da quelle parti.
Per?, sai che c’?? C’? che io scrivo e cancello, e non ho voglia di parlarne.
Ecco, infatti, ne hanno fatto fuori un altro a Nablus (di ragazzino).
Hasta pronto,
Gianita