
Ho un rapporto distaccato con le notizie: sono convinta che il bombardamento informativo, alla fine, disinformi, facendoci vedere la realtà ridotta a milioni di frammenti slegati tra loro, ricomponibili in forme diverse secondo i desideri, in buona o cattiva fede, di chi è chiamato a riassumerli in quadri globali.
Mi chiedo quanti, per esempio, leggendo le notizie dall’Iraq, ricordino che stiamo parlando di un paese in cui, prima della I Guerra del Golfo e delle successive sanzioni, “le donne erano libere, emancipate, protagoniste del mondo del lavoro e della cultura, elemento emergente nel pubblico come nel privato e nella società. I servizi sociali, scolastici e sanitari erano poi all’avanguardia, invidiabili da ogni altro paese arabo. L’arte e le università fiorivano e gi indicatori economici parlavano di un welfare iracheno certamente non fallimentare, anomalo per il mondo arabo e più in generale per il terzo mondo. Tutto questo era stato ottenuto dagli iracheni partendo da zero. Gli anni ruggenti dei regimi filobritannici si erano chiusi lasciando il 90% dei centri abitati iracheni, per fare un esempio, senza acqua corrente.” (Cristiano, R. La speranza svanita, Editori Riuniti, 2002, pp. 144-145)
Gli arabi lo ricordano bene, invece: gli egiziani ci emigravano, in Iraq, come a suo tempo noi emigravamo in Germania.
Le notizie, dicevo.
A me, residente in un paese arabo, pare un po’ indecente preoccuparmi della sorte dei tre connazionali rapiti mentre la guerra infuria, le vittime irachene non si contano, i rifugiati si moltiplicano ecc.
Non troverei solidarietà, anche se ci provassi.
Non mi propongo pseudoraffinate analisi politiche sulla spiazzante proposta fatta dai rapitori agli italiani contro la guerra.
Non so nulla di loro, come non ne sapete nulla voi.
Forse voi ne sapete un po’ di più, anzi, visto che a me pare inutile e fuorviante concentrarcisi troppo.
So qualcosa di quello che pensa la gente di qui, invece, mirabilmente riassunto da una frase in un tema pescato a caso: “ONU e Lega Araba devono risolvere la crisi irachena. Inoltre devono applicare sanzioni internazionali contro gli USA, dissidenti della legalità.” (Nady, III anno).
Inutile discuterla con me, questa frase: andate da Nady e spiegatelo a lui, che il mondo non dovrebbe sottoporre gli USA a un embargo.
Se siete capaci.
Manifestare per la liberazione degli ostaggi, dunque.
Visto da qui, parliamo di ostaggi andati a collaborare, armi in pugno, con le forze che occupano il paese illegalmente allo scopo di rapinarlo. Lavoravano per imprese e non per l’esercito? Peggio. Chi dovrebbe rapinarlo, il paese, se non le imprese?
La cosa strana è che siano ancora vivi, questi ostaggi. Mica che li abbiano rapiti.
I musulmani insistono molto sull’aspetto misericordioso della loro religione.
Che questi rapitori propongano di consegnare gli ostaggi all’Italia pacifista, anzichè a Berlusconi e ai suoi, da questo punto di vista non fa una grinza.
Io mi sono sempre lamentata della goffaggine degli arabi nel comunicare: le mie preghiere devono essere state ascoltate in Alto Loco, perchè questa è geniale. Mettetevi dal punto di vista di uno di qui: perchè dovrebbe trattare con Berlusconi, la resistenza irachena? In cambio di cosa, poi? Di soldi?
E permettergli il colpaccio propagandistico, il plauso dei media, la vanità del vincitore?
Chi se lo deve aggiudicare, il merito della vittoria del dialogo sulla forza? Berlusconi?
Qui si sognava, l’altro giorno: “Immagina: una manifestazione enorme, una festa, una plebiscitaria presa di distanza dalle bombe che piovono in Iraq. Rivolta non a quattro rapitori, ma all’intero popolo iracheno: ‘Non lo abbiamo voluto noi, gente!’ E poi? La destra che fa, lincia i manifestanti come ha linciato l’intero popolo spagnolo? Come no: mentre gli ostaggi tornano a casa, loro staranno lì a strillare che non doveva succedere e che dovevano morire! Ma ce li vedi?”
“Uh, no. Berlusconi è capace di assumere un sicario e farli eliminare personalmente, pur di non dovere andare a prenderli all’aeroporto in nome dell’Italia pacifista.”
“Ma se, poi, noi si manifesta e loro li uccidono lo stesso?”
“Chi lo sa. Chi lo sa, chi sono.”
Se non è importante sapere esattamente chi sono, è importantissimo avere torto o ragione.
Essere dalla parte del giusto. Il mondo arabo mi sta facendo diventare leggermente retorica, temo, ma qui Giusto e Sbagliato sono parole importantissime.
Se li uccidono lo stesso, noi saremo nel giusto e loro avranno torto.
Poche idee, ma chiare. Come piace qui.
E’ da un anno che assisto al curioso fenomeno dell’Italia perdonata perchè è l’Italia, dall’opinione pubblica di qui, mentre impera la freddezza verso gli altri paesi guerrafondai.
Ancora l’altro ieri, in treno, un professore egiziano discuteva accigliato con la collega spagnola. Con me, si è limitato ad una risata complice su Berlusconi.
In un anno, mi sono data diverse spiegazioni:
– L’Italia ha una storia di amicizia verso i paesi arabi che noi abbiamo dimenticato in fretta ma loro no.
– Ci siamo risparmiati la marziale foto delle Azzorre, e abbiamo fatto benissimo.
– Non ce la fanno, a prendere sul serio Berlusconi. E’ più forte di loro. In mezzo al dramma, pensano a Berlusconi e gli scappa da ridere. Io non ho ancora visto un egiziano capace di pronunciarne il nome rimanendo serio.
– Il ridicolo Berlusconi è salito al potere con i soldi e con il controllo dei media: noi, abituati alla democrazia, non captiamo questo fenomeno fino in fondo, forse. Loro, abituati alla dittatura, danno il giusto valore alla potenza dei soldi e del controllo sull’informazione. Direi che ci capiscono.
– La TV italiana, qui, si prende. Così come vedono la nostra disinformazione (io conosco italiane che vivono qui da decenni e che rimangono incredule, davanti alla RAI) hanno visto pure le manifestazioni e le bandiere.
– Gli italiani vengono qui a milioni, da sempre. Sono un nemico improbabile, visto da vicino.
Su tutti questi punti io ci campo, qui.
E, al momento, prendo meno paura di molti altri stranieri. E’ ingiusto ma è così.
Mi pare che voi ve la stiate menando parecchio, con il dilemma sulla manifestazione.
Noi, qui, siamo gente semplice.
Gli italiani sono contro la guerra? Bene, che lo ribadiscano. Cos’è, una cosa da nascondere?
Io non saprei nemmeno da che parte cominciare se dovessi andare a spiegare che, messi alle strette, i pacifisti italiani sono corsi a schierarsi con Berlusconi.

il vocaBLOGario
Gli italiani sono contro la guerra?
da Haramlik il blog di Lia «Mi pare che voi ve la stiate menando parecchio, con il dilemma sulla manifestazione. Noi, qui, siamo gente semplice. Gli italiani sono contro la guerra? Bene, che lo ribadiscano. Cos’?, una cosa da nascondere?…
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Gli italiani sono contro la guerra?
da Haramlik il blog di Lia «Mi pare che voi ve la stiate menando parecchio, con il dilemma sulla manifestazione. Noi, qui, siamo gente semplice. Gli italiani sono contro la guerra? Bene, che lo ribadiscano. Cos’?, una cosa da nascondere?…