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Dice Riverbend:

And you know what? You won’t hear half of the atrocities and stories because Iraqis are proud, indignant people and sexual abuse is not a subject anyone is willing to come forward with. The atrocities in Abu Ghraib and other places will be hidden away and buried under all the other dirt the occupation brought with it…

Poi aggiunge: “Mi ribolle il sangue all’idea di ciò che deve stare accadendo alle prigioniere donne”.
Già.

Pare che da tempo circolassero storie storie tremende su ciò che gli americani facevano in quella prigione. “Poi la gente si stupisce dei quattro americani uccisi e trascinati per strada a Falluja”, dice.

Questa cosa del silenzio orgoglioso degli iracheni l’ho già sentita.

Riccardo Cristiano in La speranza svanita, dice che “quello della dignità è un grande problema politico e umano, nelle relazioni con il mondo arabo.

Racconta che, per esempio, nell’Iraq di Saddam erano tutti ansiosi di coinvolgere i giornalisti per fare propaganda contro le sanzioni. Poi, però, impedivano agli stessi giornalisti di riprendere “i luoghi della miseria o della morte dell’infanzia innocente perchè quelle immagini sono lesive della dignità, dell’onore del popolo. Il danno al proprio intento propagandistico è evidente“.

Questa dignità del popolo non è, ahimè, condivisa dalle leadership: che farà adesso, per esempio, il cosiddetto governo iracheno?
Da che parte guarderà, per non vedere?

Tutto ciò è disgustoso.