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Sono abituata a vedere le facce di queste due ragazzine: campeggiano da tempo nella homepage del sito dove mi guardo di solito la rassegna quotidiana di vignette arabe.
Quindi so che hanno 15 anni e che sono state arrestate all’alba del 16 Giugno scorso dai militari israeliani e portate via bendate e in pigiama, come nei film sulla dittatura argentina che facevo vedere ai miei studenti, in Italia, quando facevamo il modulo sulle dittature.
E che sono state portate alla prigione di Al Ramleh.

Poi so che a Settembre erano ancora là: nessuna accusa, nessun processo, nessuna informazione sulla loro sorte.
Lo so perchè ne parla il n. di Settembre della rivista di un’associazione femminile che è in Australia (file PDF).

I bambini (quelli attorno ai 14 anni sono circa 350) detenuti in Israele non sono una novità.
Vengono torturati (in Israele è legale) e firmano circostanziate confessioni in solo ebraico, lingua che di solito non parlano.
Di solito li portano in territorio israeliano e per le loro famiglie e per gli avvocati è impossibile ottenere il permesso per raggiungerli.
Le tecniche di tortura usate dagli israeliani e su cui testimoni e associazioni umanitarie concordano consistono nel tenerli legati in posizioni dolorose, in doccie gelide e bollenti, privazione del sonno, pestaggi alla testa e ai genitali e cose così.
Questi bambini vengono tenuti in isolamento in celle senza luce o con luce 24 ore al giorno, non hanno accesso al bagno ma solo al pavimento della loro cella, mangiano cibo marcio e bevono acqua contaminata e non ricevono, ovviamente, alcuna cura medica nè visite o generi di conforto dai familiari.
Vengono picchiati mentre sono legati e bendati e soggetti a scherzetti terrorizzanti di vario tipo, con l’obiettivo di spezzarli psicologicamente. A vita.
Le femmine vengono interrogate nude e minacciate di stupro. Che poi siano stuprate o meno, non lo so, e non lo sa nemmeno chi mi legge. Gli arabi non le dicono, queste cose.
(A dire il vero non c’è nemmeno bisogno di essere prigioniere palestinesi, per essere interrogate nude dagli israeliani. So di cooperanti spagnole a cui è successa la stessa cosa.)
I bambini, in genere, sono accusati di aver tirato pietre. Ai carroarmati, di solito.

In realtà, sono fermamente convinta che scrivere queste cose non serva a nulla: chi le sa non ha bisogno di leggerle da me, e chi non vuole saperle continuerà tranquillamente a ignorarle.
Poi ci stiamo abituando al concetto di tortura. Il povero Primo Levi deve starsi rivoltando nella tomba.

E credo anche che ci sia gente che ci si eccita, con queste cose qui: attorno al “nuovo ordine mondiale” si raccolgono molti malesseri psichici individuali a cui la politica fa da contenitore.

A proposito di Primo Levi: credo che quest’anno non lo farò, con i miei studenti.
Non so che senso abbia, farlo.
Fino a quando si credeva che certe cose non fossero a conoscenza della nostra opinione pubblica, di discorsi se ne potevano ancora fare, e l’anno scorso fu una bella esperienza.
Ma ormai, dopo Abu Ghraib, l’indifferenza del mondo e la rielezione di Bush, io non me la sento più.
Sarebbe come prenderli in giro, o provocarli stupidamente.

Più che altro, vorrei davvero sapere se ci sono novità, sulla sorte di queste due faccette che ormai mi sono familiari, e ho pensato che forse i blogger che seguono abitualmente questo tipo di faccende (sì, Gianna, dico a te!) potrebbero saperne qualcosa. Io le cose di Israele le seguo in modo intermittente perchè mi fanno stare male.

Mentre cercavo le bambine in rete, comunque, sono incappata in questa scuola e, francamente, il mestiere che faccio mi obbliga a segnalarla.

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E’ una scuola elementare in Israele, ovviamente riservata ai bambini cosiddetti “arabo-israeliani”.
Illustra uno studio dell’HRW sulla discriminazione che questi bambini subiscono all’interno del sistema scolastico israeliano.
Lo studio è del 2001 ma è accurato ed esaustivo e mi pare interessante per gli addetti ai lavori.