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(Ehilà, webmaster, sono tre giorni che cerco di dirtelo!)

Alla mia regressione da quarantenne con sindrome post-adolescenziale mancava giusto la condivisione dell’appartamento con altri studenti professori.
E non sia mai detto che qui ci si faccia mancare qualcosa.

Da domani, dunque, dovrebbe inserirsi nel mio panorama domestico tale Pepe che in realtà conosco già da diverso tempo e che aveva lasciato il Cairo per sempre, credevo io, stufo di stare qui da anni e, anche, esaurito dal fatto che tu puoi averci rapporti pluriennali, con un fidanzato egiziano, ma poi lui prende e si sposa (con una donna, dico) convintissimo di ciò che fa e cadendo dalle nuvole di fronte alla tua idea che lui sia gay. “Gay io?” “Ma scusa, stiamo insieme da due anni!” “E che c’entra?”
Trattasi di uno degli incidenti culturali più tipici tra quelli che si danno al Cairo.

Sta di fatto che Pepe è tornato per due o tre mesi e, non avendo più casa, mi ha proposto di condividere la mia.
Qui si porta; a dire il vero, tutti i colleghi spagnoli che conosco lo fanno e la cosa presenta diversi vantaggi. Le case cairote, poi, tendono ad essere enormi, costruite per famiglie numerose. La mia, con le sue due stanze da letto e la sala grande divisa in tre zone è una delle più piccole che abbia visto.
Però, insomma: voglio dire, solo la settimana scorsa ero lì che dicevo a mia figlia che era inutile lamentarsi dei prezzi delle case a Madrid se poi, invece di fare la studentessa che condivide casa come tutti gli studenti del mondo, si ostina a volere avere la sua casetta e le sue cosine manco fosse una già laureata che lavora.
E lei, disgustata e impossibile da convincere.
Tempo una settimana e quella che si ritrova con un coinquilino sono io. Quel che si dice dare il buon esempio.

La situazione, quindi, sarà che avrò spagnoli al piano di sotto, altri spagnoli ancora sotto, spagnola di fronte e spagnolo in casa. Poi una si chiede come mai fa pochi progressi con l’arabo. C’è di buono che l’arabo di Pepe è famoso per la sua perfezione e cercherò di farmene travasare un po’.
E poi ha diverse altre virtù, tra cui quella di avermi dato l’idea di aggiungere i chiodi di garofano al pollo stufato perchè, dice lui, gli danno “un sapore più antico”. L’idea mi affascina.

L’unico difetto che ha, in realtà, è quello di essere un uomo.
Non che la cosa in sé sia un difetto, intendiamoci. Solo che io, per la prima volta da quando sono al Cairo, ho finalmente trovato un equilibrio perfetto con una donna delle pulizie e lo vorrei conservare.
Ora: Sahar è simpatica, gioiosa e materna ma, ovviamente, si è informata ben bene sulla mia situazione familiare e mi spolvera con grande attenzione le foto di figlia, webmaster che lei definisce “marito” senza che io faccia nulla per correggerla ed ex-marito a cui, quando mi chiederà lumi, non esiterò a dare la qualifica di “fratello”. Sono dell’idea che avere una buona reputazione sia vitale, se si vuole che qualcuna venga da te a passare l’aspirapolvere.

Sa anche che mio marito dovrebbe arrivare qui al Cairo tra qualche settimana, Sahar, quindi già mi immagino la scena.
Arriverà e, trovando vestiti da uomo nell’altra stanza, ne dedurrà che si tratta del famoso marito.
Penserà: “Strani, questi due coniugi. Ma non dormono insieme?” ed io dovrò spiegarle che, uhm, non si tratta di mio marito. Di fronte alle sue sopracciglia inarcate verrò colta da chissà quale atavico e terrorizzante senso di colpa e, per tranquillizzarla, esclamerò: “Ma non pensare male, Sahar! E’ tutto a posto, è felicemente gay e non mi toccherebbe manco con una canna da pesca!”
E Sahar, invece di tranquillizzarsi, correrà a chiamare la Buoncostume.

Questo pensavo, insomma.
Ma forse no, forse non succederà nulla di simile.
Chi può dirlo.

(Comunque, quando arrivi tu lui si ritrasferisce al piano di sotto, siamo già d’accordo. E vieni presto, soprattutto.)